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The Best number one

   

Hei, hei ragazzi,

è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

Ma non finisce qui!

Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

 

Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


Miele

(…) In quanto alle api e , io le considero delle bestie divine, perché vomitano miele, seppure si voglia dire che lo ricevano da Giove. E se è vero che esse pungono, gli è perché là dove è dolcezza, vi troverai unita amarezza. (Petronio)

Appunto, l’amarezza assaporata a seguito di una litigata, ha coinvolto i miei sensi. Così il successivo “fare pace”. Che meraviglia litigare! In dieci minuti buttare fuori la rabbia che teniamo dentro. Alzare la voce, gesticolare a vanvera. Strabuzzare gli occhi e diventare tutti rossi, con il sangue che pulsa nelle tempie e gli occhi sembrano iniettarsi di sangue. Sparare a vuoto tutto ciò che passa per la testa.

Poi guardarsi negli occhi. Basta un secondo. Un attimo, e  vedere che la scintilla è sempre lì. Un attimo di silenzio e la rabbia diventa energia. Il litigio è solo frutto di incomprensioni e di errori di comunicazione. Così ribaltare la guerra in pace può diventare un bel momento, a patto di mettere da parte l’orgoglio.

Dovremmo veramente  ringraziare tutte quelle piccole operose api che donandoci quel delizioso nettare  ci hanno insegnato quanto buona sia la dolcezza.  Così mentre la mia mente vola e le lacrime abbandonano le catene di quella sofferenza forzata, arriva una prima carezza donata con gli occhi, sussurrata con il respiro.  Il profumo dei fiori riempie adesso l’aria fresca della stanza e una piccola ape inizia ad aggirarsi  fra le nostre due corolle profumate, prelevando dai nostri cuori il prezioso nettare che dopo poco addolcirà la nostra tavola.

Adesso anche l’acqua sa di miele. 


Amarezza

Ci sono mattine in cui il caffè è amaro e non capisco il perchè.

Uso la stessa macchinetta vecchio stile con l’omino coi baffi al lato; la stessa marca di caffè …oro; stessa tazza, stessa quantità di zucchero e di latte. Eppure, ci sono mattine in cui il caffè è amaro, al punto tale che non riesco a berlo. Lo stomaco si ribella e la giornata inizia male.

Immagino sia un problema di “bottone gustativo”, di ricezione sensoriale, di differente percezione del sapore dovuta ad una mia sensibilità del momento, come se il mio senso del gusto potesse variare in armonia ai miei differenti stati d’animo. L’arrabbiatura di ieri fa il caffè amaro di oggi.

“Dire che questo fiore è bello vale quanto esprimere la propria pretesa al piacere di ognuno. Il piacere del suo odore non ha simili pretese. Ad uno piace, ad un altro dà alla testa. E che cosa si potrebbe presumere da ciò se non che la bellezza dovrebbe essere considerata come una proprietà dell’oggetto stesso, non regolata dalla diversità degli individui e dei loro organismi, ma su cui invece questi dovrebbero regolarsi, volendone giudicare? E nondimeno non è così. Perché il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamar bella (o buona) una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla. (I. Kant)

Il gusto – come la bellezza – non solo è soggettivo, ma varia nello stesso soggetto col variare  dello stato d’animo, e a seconda del coinvolgimento o meno degli altri sensi. Sono certa che gusto e olfatto si integrino fra di loro. Sorseggiare un caffè circondati dal delizioso profumo di questa bevanda contribuisce alla valutazione finale di godimento. Il caffè in autogrill, in mezzo all’odore di panino bruciacchiato ha un sapore chiaramente meno piacevole.

Mi sovviene però alla fine di questa mia disquisizione un dubbio: ma ho messo lo zucchero nella tazza stamani? Oh Cielo!


Buon non S. Valentino

  

Fa del tuo amore una pioggia di Baci sulle mie labbra. (Shelley)

E’ lunedì mattina ma la vetrina è tutt’ora illuminata. Ancora piena di scatole argentate che riflettono le luci.

“Credimi AMORE, io non sopporto di fare regali per dovere…”

Che faccenda maledettamente pazza è l’amore. (Emanuel Schikaneder)

Nello scaffale in mezzo, piccoli pupazzi di peluche si abbracciano, nascondendo rossi cuoricini palpitanti. Più sotto la riproduzione di un cellulare con la scritta “Amore chiamami” e quella di una vespa color argento anni ’70, tempestata di stelle azzure; due amanti di cartone che sembrano vissuti in  un’altra epoca  abbracciati, si baciano; due grandi labbra, chiaramente rosse, con la scritta “Baciami ancora” spiccano in primo piano.

“Tranquillo TESORO,  neanch’io. Pensa che a Natale faccio i regali solo ai miei figli e a mia nipote. Ma sai sono bambini … c’è tutta la scena delle renne … altrimenti non esiste…”

Armoniosi accenti – dal tuo labbro volavano, e dagli occhi ridenti – traluceano di Venere i disdegni e le paci – la speme, il pianto e i baci. (Ugo Foscolo)

Il negozio accanto espone in vetrina una meravigliosa tavola tonda, elegantemente apparecchiata per due. Tovaglia di lino, brillanti calici di cristallo, candele laccate a torciglione rosse. Sullo sfondo due enormi cuori rossi stilizzati.

“Ti capisco, i regali si fanno quando se ne ha voglia. Vedo un negozio, ti penso e ti regalo quello che più mi piace in quel momento. Quando non te lo aspetti.”

Dall’amicizia all’amore c’è la distanza di un bacio. (Anonimo)

Proseguiamo. Bottiglia di spumante ed una serie di completini intimi attira la nostra attenzione. Attraversiamo la strada e ci avviciniamo. Il negozio è un tripudio di voluttuosità ammiccanti. Sullo sfondo una bella foto di due volti sorridenti e felici. E’ certo che sono innamorati, o almeno sono bravi attori.

“Hai ragione, AMORE,  i regali così valgono il doppio.”

Chi ama non teme la tempesta, teme solo che l’amore si spenga. (Anonimo)

Il bar all’angolo non fa eccezione. E’ tutto un tripudio di rosso e oro. Cioccolatini a cuore ovunque. Entriamo per un caffè. Sul bancone un grande mazzo di rose rosse dentro un vaso, troppo piccolo per contenerle comodamente. Più della metà dei boccioli hanno la testa reclinata in segno di decadimento. Ordiniamo due caffè.  Mi avvicino a un enorme cuore che sembra ricamato con cioccolatini, tulle rosso e una cascata di brillantini dorati.

Il cassiere sta preparando un cartello.

“Tutto scontato del 50%”

 

S. Valentino … il giorno dopo: anche l’amore è a saldo.

L’amore è la più nobile debolezza dello spirito. (J.Dryden)

 

 


Sogni d’oro

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Anche stasera è finalmente giunta l’ora.

La mente inizia a liberarsi dei problemi della giornata. Questi interminabili giorni di pioggia sembrano acutizzare le difficoltà. Ma adesso qui con te sembra tutto così lontano.

Rilassati sul divano, abbassiamo la televisione. La luce è quella del tavolino piccolo, tranquillamente soffusa. Hai preso la piccola trapunta rossa e ti sei avvolto dentro. Anche tu hai bisogno di calore. Mi avvicino, tiro su le gambe che nascondo vicino alle tue. Il calduccio si diffonde anche verso di me.

Ti guardo, ti scruto mentre sorridi ad una battuta del film. Una breve risata un po’ più sguaiata e poi di nuovo rilassato. Ti accomodi meglio sotto la coperta. Allunghi una mano, sfiori la mia. Mi guardi con gli occhi che sorridono. Sembri più felice, più tranquillo.

Non posso non pormi centinaia di domande ogni giorno. La difficoltà di decidere da soli cosa sia bene anche per gli altri a volte mi destabilizza, mi affatica. Cento compromessi, costrizioni, limitazioni e vincoli dai quali non posso nè esimermi nè tanto meno rifiutare.

Mi allungo, cerco il tuo volto, i tuoi occhi. Ti sei addormentato. Il respiro è regolare quasi semplice nella sua linearità. Il volto è disteso, solo i capelli sono ancora arruffati e disegnano sulla tua fronte un cerchio strano. Ti  osservo cercando di custodire nel mio cuore questo interminabile momento di tenerezza che provo. Mi convinco davvero che sei felice.

Con delicatezza mi discosto. Tiro giù le gambe, mi alzo.

Sposto la trapunta. Emetti un piccolo e breve mugolio di disagio.  La fronde si incrina e poi torna rilassata. Le tue labbra sorridono,  magari stai già sognando.

Ti prendo in collo, mi abbracci,  ti sistemo a letto …  non senza averti baciato un’ultima volta.

Sogni d’oro Baby G.


Ultimi riflessi II

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Correva l’anno 2009, quando a conclusione di un  fine settimana …come dire alternativo o birichino, postavo una mia foto, con accennata, nell’angolo destro,  una linea gialla e sottotitolavo:

Forse non avrei mai dovuto oltrepassare la “linea gialla”

Bene, questo pomeriggio l’ho fatto di nuovo.

Premetto che avevo letto all’epoca  – nel lontano 2009 – con serietà e consapevolezza i vostri consigli e/o commenti, ma questo non è servito a tenermi lontana dal ripetermi.

Il problema, evidente, è che amo il rischio. Rischio che io ritengo calcolato…ma chi può dirlo?! Non ne sono mai certa fino all’ultimo. E allora allungo, tiro e moltiplico la situazione fino a che non diventa, a mio sentire,  “troppo pericolosa” e mollo. Lascio la presa. Chiaramente pronta a pagarne le conseguenze. Conseguenze che io ritengo calcolate…ma chi può dirlo?!

Il quesito è: imparerò mai?  Potrò mai smettere di godere nel portare le situazioni al limite? Quante volte ancora oltrepasserò quella linea gialla, nella consapevolezza per di più che rischio anche sofferenze altrui?

Confesso in realtà che provo un gran piacere a essere un po’ birichina e a trasgeredire alle regole, ma a volte, come questo pomeriggio, sembra che io lo faccia per mettere alla prova gli altri, per vedere fin dove arrivano, come reagiscono, per capire che persone sono, convinta, consapevole e sicura che comunque sarò io a dire stop, nel caso il gioco diventasse troppo “esuberante”… certo sempre con un mio dispedio di energie,  logoramento e sovraffaticamento non indifferente. Ma fa parte del “gioco”. Ogni vetta va raggiunta con travaglio e sacrificio.

Beninteso che se mi guardo indietro mi sovviene da esclamare:” Oh Cielo, come sono birichina!”

 Aggiungendo poi “Oh Cielo però, quali vette sto scalando!”

 

 

 


Profumo di pane

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Una delle prime cose che ho fatto rientrata dalle vacanze è stato il pane.

Uno s’immagina lavatrici, pulizie, apertura della posta arretrata, ma invece io ho fatto il pane.

Una casa chiusa per quindici giorni, ha bisogno di calore e niente come il profumo del pane fa sentire a casa: immagino sia un po’ come la vista di un San Bernardo quando ti ritrovi congelato in mezzo alla neve!

Non è facile,  in effetti,  ricollegarsi al mondo di sempre dopo un’assenza così prolungata. Tutto sembra pesare. La mente continua a volare altrove. Impossibile impostare l’ordine del giorno. Sembriamo nervosi, scontrosi, irrascibili e insofferenti. La quotidianeità ci sta stretta e allora pensiamo positivo e abituiamo i nostri sensi a un rientro tenero e ottimista. Le valigie da disfare possono attendere.

Non appena il pane è in forno ed il profumo inizia ad invadere la casa, ecco una bella doccia che allontani la stanchezza del viaggio. Le ore di macchina di un rientro sotto la pioggia e il nevischio si possono cancellare con acqua calda e un massaggio con quella buona crema profumanta che ci hanno regalato a Natale e che non abbiamo ancora inaugurato. La pelle prende così vigore e noi ci sentiamo fresche ed in forma subito. Abiti puliti e magari un buon tè bianco, leggero, soreggiato sul divano. Così si può anche iniziare ad aprire la posta arrivata. Le lettere di auguri in ritardo ci faranno sorridere e le bollette da pagare sembreranno meno pesanti.

Due telefonate agli amici per rassicurarli sul rientro in salute, unito a qualche racconto di gioie appena passate e saremo pronti anche a fare la prima lavatrice.

Il profumo del pane arriva fino in camera adesso.

Mi mancava, così come mi mancava un po’ il mio blog e le mie morbide ciabattine nere di Betty Boop.  Certo è che dalla vacanza ho portato con me ricordi di vita magnifici … ma niente nostalgia o mestizia, solo felicità per ciò che ho avuto la possibilità di vivere, di assaporare e di sognare.

Non dimentico mai che vita privilegiata  sia la mia.


Il Paradiso è…

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Un giorno l’Allievo chiese al proprio Maestro:

“Maestro, ma esiste il Paradiso su questa terra?”

“Ma certo che esiste.” rispose il Maestro.

“Maestro, ma esiste anche l’Inferno, su questa Terra?”

“Ma certo mio caro che esiste anche l’Inferno.”

“Scusa ancora Maestro, ma quali sono le persone che vivono nell’Inferno?”

“Tutti coloro che non si sono accorti che questo è il Paradiso”. **

Alla Vigilia di queste settimane di festa vorrei dedicare questo dialogo a tutta la mestizia e scontentezza che continuo a riscontrare fra le pagine dei giornali, quando la sera accendo la televisione e anche in molti dei vostri birbantissimi blog.

Il dialogo è lineare e rappresenta molto bene il mio pensiero personale. Se vogliamo, qui su questa terra, possiamo trovare il nostro piccolo Paradiso personale .  

 Un caffè al mattino,  tostato male, ma preso guardando negli occhi un amico, è il Paradiso.

Dieci minuti dopo pranzo seduta in poltrona con le pagine del mio libro preferito, è il Paradiso.

Vedere che il tanto sospirato golfino rosso è arrivato finalmente in vetrina scontato, è il Paradiso.

Potersi soffermare a guardare un  prato bianco di brina al mattino, è il Paradiso.

Offrire un cappuccino caldo ad Alì, il mio amico del Senegal, è il Paradiso.

Dipingere di azzurro la porta di cucina, è il Paradiso.

Il beep del tuo sms che mi da il bacio della buonanotte, è il Paradiso.

Riscoprire la gioia della  libertà dopo che tu mi hai lasciato, è il Paradiso.

Trovare subito  le chiavi della macchina nella borsa al mattino, è il Paradiso.

Lo spi che si gonfia stagliandosi colorato nel cielo, è il Paradiso.

La barretta di cioccolato fondente che ho appena finito…quella sì che mi ha fatto stare in Paradiso!

**(Ricordo di aver letto un dialogo simile in un racconto di Borges, non ricordo quale e chiedo scusa. Suvvia ogni tanto concedetemi una mezza citazione!!)


Giochiamo senza la O

 

Mi piace l’idea di scrivere with an Handicap. La mancanza di una lettera. Sì quella.

Avrei per tutti quanti degli af*rismi:

– Cerca di essere sempre te, un dì dirai di essere l’unicita.

– Dal diamante nasce nulla, dal letame nasce margherite.

– L’arte della vita sta nell’imparare a ridere, e nell’imparare a patire.

– La gente è la più grande recita della terra, e mai si paga il ticket.

 Facili sistemi per cambiare qualche frase e far sì che sempre vada bene. Mica sempre.  Ma divertente come cantare la frase di Garibaldi che si fece male alla gamba e che faceva:

Garabalda fa farata fa farata ad ana gamba Garabalda ca camanda, ca camanda al battaglan!

Ghirighildi fif firiti fi firiti id ini ghimbi Ghirighildi chi cimindi, chi chiminfi il bittiglin!

Ghereghelde fe ferete fe ferete ed ene ghembe Ghereghelde che chemende che chemende el betteglen!

Guruguldu fu furutu fu furutu ud unu gumbu Guruguldu cu cumundu cu cumundu ul buttuglun!

 Rimembri? Anzi rimembrate?

Vai avanti anche tu, se canti e balli va bene assai anche se scrivi è diligente… basta dimenticare una lettera.

Sembra di essere scemi, ma è divertente assai!


Aspettando Godot

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Quel che si deve fare è ‘passer le temps’.

La piazza è quasi vuota. Gli scricchiolii delle chiusure dei negozi di questa piazza inquietano. 
Non di  meno le sagome che spiccano in fondo alla strada. Dopo tanta pioggia, un rosso tramonto illumina i monumenti.

Come in un fondale  scarno spicca Lei la torre completamente  inanimata. Quella che dovrebbe essere un simbolo del nostro paese ridente, che con la sua stranezza perpetuata nel tempo scandisce le sue stagioni. 
A  quest’ora un luogo che non offre niente.
Solo desolazione e forse paura.
Eventi misteriosi e violenti mi tormentano all’avvicinarsi della notte.

Ricordi angoscianti di un undici settembre di diversi anni fa.
Fitte lancinanti scandiscono ancora il tempo. Un tempo che per molti non c’è più.
Un dolore mi trafigge il corpo e l’anima o forse una paura che si  trasferisce dall’anima al corpo quando qualcosa mi scuote, che sia un pensiero o un ricordo scomodo? Uno stato emotivo alterato?
Un impulso di fuga mi rapisce l’anima.

Devo correre. Fuggire. Mi volto. Il boato.

Due corpi e due anime ammaccate e pericolanti. Io e Lei la torre.  Intrepide, sospese oramai tra ansia e inazione. Il non più.

Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove smette. E così per il riso. Non diciamo troppo male, perciò, della nostra epoca; non è più disgraziata delle precedenti. Ma non diciamone neanche troppo bene. Non parliamone affatto.
 
– E adesso che facciamo?
– Non lo so. 
–  Perché?
–  Aspettiamo Godot.
–  Già, è vero.

OH CIELO!!!

(Dedicata al nio nuovo lettore Esragone ed al mio Quid Pluris…)

UPDATE 10.12.2009  

Assurdo per Assurdo…foto di NON STATICHE … PRESENZE…