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CouchSurfing

Vorrei parlare a tutti i ventenni, a quelli che trascorrono i fine settimana ciondolando negli centri commerciali. Avete mai pensato di viaggiare?

Zaino in spalla e via. Perchè vivere la vita, ragazzi miei, fa tutto un altro effetto …  dal vederla riprodotta al cinema. Perchè è viaggiando che si cresce, che ci si misura con gli altri e con le proprie capacità.

Se solo avessi ancora vent’anni … io farei del CouchSurfing. 

In altre parole girerei il mondo cercando ospitalità sui divani degli altri! Il Couchsurfing funziona così: da una parte c’è chi mette a disposizione una stanza o il divano della sua casa, mentre dall’altra c’è chi parte per  paesi stranieri e cerca un posto in cui poter sostare per qualche giorno. È un’esperienza che sicuramente offre la possibilità di viaggiare a costi molto bassi ma dà anche la possibilità di creare dei legami e farsi amici in tutto il mondo.

Come funziona:

  • La prima cosa da fare è ovviamente registrarsi sul sito ufficiale … gratuitamente.
  • È importante completare il proprio profilo con più informazioni possibili: la chiarezza delle informazioni è la base di questa community.
  • Si inizia poi a cercare un divano, almeno una settimana prima della partenza comunicando chiaramente a chi ci vuole ospitare di cosa si ha bisogno e per quanti giorni. Più sarà chiaro lo scambio, più facile sarà non restar delusi dall’esperienza.
  • Una volta arrivati “sul divano”, dovremmo cercare di essere un buon ospite. Il servizio è gratuito ma un pensiero dal paese da cui si proviene è sicuramente benvenuto, ricordando sempre che non si tratta solo di avere un posto dove dormire, ma di incontrare persone che vivono in altri paesi.
  • Infine, se si è  trovato il “divano perfetto, al ritorno dal viaggio scriveremo le nostre referenze positive (o negative) che  saranno molto utili per gli altri couchsurfer!
  • Semplice non credete?
  • Le statistiche dicono che ad oggi nel mondo ci sono 1.226.011 divani disponibili. Uno è il mio. Perchè non ho più ventanni e il mal di schiena mi sconsiglia di dormire su di un divano “sconosciuto”, ma questo non limita la mia volontà di fare conoscenze e  amicizia. Anzi.

    In altre parole sto dall’altra parte del CouchSurfing …  quindi … indovinate chi dorme sul mio divano stanotte?

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    Editoriale TB#5

    Bene ragazzi, eccoci tutti riuniti nuovamente, nella sala d’attesa di questa stazione.

    Abbiamo viaggiato assieme per sei lunghi mesi, confrontandoci e regalandoci reciprocamente i nostri sogni le nostre avventure. Quelle fatte e quelle da intraprendere. Da un viaggio non si torna mai uguali a come si era partiti. Ogni viaggio è un investimento su noi stessi, un arricchimento delle nostre risorse emotive e intellettuali. Un investimento sulla nostra anima. Ecco questo è stato per me The Best.

    Ho viaggiato volentieri con voi anche se non ho mai avuto una vera e propria meta. Forse l’unica meta era il percorso stesso, senza un punto di arrivo.

    E’ come se vi vedessi adesso, accampati qui intorno a me. Vestiti comodi, valige accatastate e zaini in spalla. Le ultime chiacchiere prima dei saluti.

    Ognuno di noi nelle valige che ha preparato ha messo dentro una parte di sé, dei propri sogni. I libri preferiti, le foto di famiglia e gli indirizzi degli amici, quelli a cui inviare le cartoline. La maglietta o il golfino senza il quale non andiamo da nessuna parte. Il nostro portafortuna.

    … leggi il resto su THE BEST # 5

    … oppure sfoglialo tutto The Best Magazine#5


    Amauri, Camoranesi & Blues

        

    To feel blue in inglese significa sentirsi depresso, triste. Non a caso lo stile musicale Blues  è nato originariamente come un canto di tristezza, dolore e angoscia quotidiana, diffuso tra le comunità nere americane in schiavitù.

    Per i nostri amici anglosassoni attualmente io sono in piena Post Vacation Blues, sindrome molto diffusa specialmente a  settembre, che si traduce, per chi torna al lavoro dopo una vacanza, con senso di stordimento, calo dell’attenzione e più che altro fortissima apatia.

    C’è una pubblicità che esprime al meglio il mio attuale stato d’animo…

    Ecco la scena:

    siamo in un grande stadio, durante un’importante sfida internazionale di calcio. E’ in campo la Vecchia Signora. Siamo sullo 0-0. Camoranesi lanciato a rete sta per portare in vantaggio i bianconeri, quando Amauri, appena rientrato nello spogliatoio, appende per errore (!)  la sua maglia all’interruttore elettrico generale dell’impianto (così incustodito nello spogliatoio?) e stacca la corrente in tutto lo stadio (maddai!), che piombando nell’oscurità costringe l’arbitro a sospendere la partita (roba da spot).

    Camoranesi e compagni rientrano arrabbiatissimi nello spogliatoio dove scoprono che il colpevole del blackout è lui: Amauri.   “Sono appena tornato” si giustifica il centravanti uscendo dalla doccia e viene così  immediatamente perdonato dai compagni….

    “Sono appena tornata” anche io da una mini vacanza in barca. Mi giustifico quindi e spero vogliate perdonarmi, se non ho voglia di fare niente, se ho dimenticato di fare la spesa, se non ho messo benzina nella macchina, se continuo a tenere quel sorriso ebete da ieri mattina.

     …e tu mi perdoni se il mio cellulare si scarica sempre interrompendo la nostra conversazione sul più bello?


    Eyjafjallajokull

    Finalmente qualche buona notizia!

    Forse voi non ci crederete ma da due giorni Sharm el Sheik è diventata una località esotica. Di quelle difficili da raggiungere. Solitarie. Che richiedono passione e sforzi per essere conquistate. Non più scorribande di Italiani che da Malpensa prendono l’aereo la mattina come fosse una metropolitana  e si ritrovano, tutti assieme  il pomeriggio,  in coda per lo snorkeling. Pesci Napoleone, Angelo, Leone, e Cernie libere di vagabondare nei fondali senza dover sorridere forzatamente agli scatti subacquei dei turisti connazionali. I voli da Milano sono stati cancellati.

    Il mare resta calmo, di un azzurro invitante. Le onde scorrono tranquille fino a riva, increspandosi solo un po’ più dolcemente laggiù dove la barriera corallina è rialzata. Niente più Banana boat si aggirano rumorose e schiamazzanti nell’acqua, nè ragazzini immersi in  cavalcate su neri pneumatici.  Ferme in porto anche le glass-boat: magnifica idea di barca con lo scafo di plexiglass che permette al turista di vedere i pesci senza bagnarsi neanche i piedi. Cito pedissequamente la pubblicità: “adatta soprattutto per chi non sa nuotare ma ama comunque  fare un’esperienza diretta a contatto con il mondo marino…” Esperienza diretta a contatto… con un vetro graffiato e opaco, più che con il fondo marino!

    Cammelli rilassatamente seduti in riva  al mare e non più obbligati alla “cammellata” sulla spiaggia con la turista imbranata che ridacchia urlacchiando – “Aiuuuuto!” – ad ogni passo.

    Ma il silenzio si nota la sera. Terminati gli schiamazzi nei pub anche l’Hard Rock Cafè sembra aver messo il silenziatore alle sue urlanti casse stereofoniche. In realtà io non ho mai capito come si possa fare ad andare in Egitto e finire a mangiare un hamburger “unto e bisunto” all’Hard Rock Cafè di Sharm, lo posso concepire a Memphis … ma tant’è!

    Così, mentre è sempre più difficile la situazione dei trasporti aerei  e molti passeggeri, non potendo partire in aereo si sono riversati nelle stazioni e alla ricerca di traghetti – comunque insufficienti ad arginare il problema – una parte del modo sta respirando. Eolo e Vulcano hanno finalmente deciso di allearsi, liberando i nostri cieli da mostri alati che perforano bianche candide nuvole … inquinandole. Pensate, miei cari lettori, che il gas di scarico di un aeromobile contiene: anidride carbonica, vapore acqueo, ossido di azoto, monossido di carbonio, idrocarburi come il metano, solfati, fuliggine  e particelle metalliche!! 

    Non sapremo quanto durerà. L’ultima eruzione del vulcano Eyjafjallajokull nel lontano 1821 è durata un anno e mezzo. C’è quindi molta speranza per tutti.

    Sopratutto per le aragoste, torturate nei ristoranti di Sharm  in piccole vasche di plastica: loro sì che tirano un sospiro di sollievo, anzi se da ieri provate ad appoggiare un orecchio al vetro della vasca sentirete una nenia ridondante che assomiglia però molto a un coro esultante da stadio: Eyjafjallajokull, Eyjafjallajokuull, Eyjafjallajokuuull, Eyjafjallajokuuuull!!!”  C’è da capirle, ogni giorno in più di vento e di fumate vulcaniche, si traduce per loro in  un giorno in più di vita!


    Leggere

       

    Vedo fiumi di simboli in movimento che si rincorrono. Nero su bianco. Sono fregi tutti diversi ma in fondo tutti uguali. Segni dritti, segni curvi. I s o l a t i, uniti-da-trattini, (chiusi in parentesi).

    Allontanati da spazi                                    che a volte sembrano infiniti.

    I miei occhi cercano di vedere fregi isolati e insignificanti. Ma il mio cervello insiste nel decodificarli. Così, un cerchio diventa una “o”, un serpente arrotolato su se stesso una “@” e tutte quelle linee assumono significati diversi a seconda della lunghezza e dell’inclinazione: “i” oppure “l” o ancora “/”.

    Ma non basta. Per quanto mi sforzi, la mia mente persevera nel voler andare oltre. Così quattro segni vicini diventano una parola: “casa”.  Quell’ambiente delizioso, caldo profumato di consuetudini e quotidianità, dove ci sentiamo coccolati e al sicuro.  Quelle quattro mura, a volte colorate, dove ci rintaniamo la sera e ci spogliamo delle fatiche accumulate durante la giornata. Quattro segni, quattro lettere, una parola.

    Insiste. Ancora non basta. Il mio cervello sembra non accontentarsi. Vuole dare un significato cumulativo anche a quelle cinque parole vicine, legate assieme da una lettera maiuscola iniziale ed un puntino finale: “La mia casa è lontana.” Tutto cambia. Quell’ambiente caldo e delizioso diventa ad un tratto lontano, quasi irraggiungibile. Fra quelle cinque parole si cela un senso di insoddisfazione, di inquietudine e di tristezza. Non più una visione morbida e  accogliente di rifugio, bensì una visione che richiama malinconia e sconforto.

    Il mio cuore reagisce.

    Non posso smettere. Per quanto cerchi di sforzarmi la situazione non è più sotto il mio controllo. Gli occhi scivolano sulle righe, lungo i paragrafi e attraversano le pagine con una velocità impressionante. La mia mente elabora velocemente ogni informazione in maniera atletica e leggermente allucinata. Non tralascia niente. Ogni pausa, ogni virgola, ogni accento o maiuscola ha un proprio significato. Ma non è un significato isolato. Tutto è collegato in un unione che sembra risultare perfetta.

    Passano le ore e non me ne accorgo. La passione ha avuto il sopravvento sulla stanchezza e sulla fame. Ancora segni da decodificare, ancora lettere e parole che si uniscono per poi allontanarsi senza mai saturare la mia mente, nè tantomeno il mio cuore. Ancora pagine e pagine di scrittura …  fino all’ultimo, significativo …  puntino.

    Anche questo libro è terminato. Davvero un capolavoro!

    UPDATE

    Ho postato lo stesso scritto su Anobii impostando una discussione:

    “Cosa significa amare leggere” … piacevoli e romantiche spesso le risposte  andate a vedere     ANOBII


    The Best number one

       

    Hei, hei ragazzi,

    è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

    Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

    Ma non finisce qui!

    Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

    Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

     

    Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


    Dove sei?

    Volti grandi, piccoli, medi, volti che scutano, sorridono, invitano, volti che ballano, da avanspettacolo, volti da mostrare, da passerella, da dèjeuner sur l’herbe, volti floridi, avvolgenti, lucenti, estroversi, sovraesposti, baciati dalla fortuna o sfigurati dalla miseria, volti normali, misteriosi, crucciati, infreddoliti, volti ritmici, saffici, soffici, colorati, volti malinconici, simpatici, dispettosi, ambiziosi, volti provocanti e provocatori, libidinosi, irrispettosi, traumatizzati, emacipati e riservati, volti moralisti, estremisti, esibizionisti, ironici, volti seducenti, giocosi, sfuggenti, volti che recitano, grafici, immaginifici, volti da cinema, da fotografare, fotomontati, sfumati e reclamizzati.

    Ferma.  In attesa alla fine del binario 9.

    Ti cerco fra la folla.

    Dove sei?

    (foto: Ernesto Treccani – Popolo di volti – 1975)