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sincope

  

Sincope: la sincope in medicina è una forma di patologia caratterizzata da una improvvisa perdita di coscienza.
Sincope: la sincope in musica,  dal punto di vista ritmico, è un particolare effetto ottenuto dal prolungamento del suono, dal tempo debole della battuta al tempo forte della stessa battuta o di quella successiva.

Sincope: la sua etimologia (dal greco syn koptein ‘spezzare, tagliare insieme’) comunica quell’idea di improvvisa rottura che  in generale la difficile parola lascia trasparire. 

Sincope: la sincope in linguistica esprime la caduta, il perdersi di un suono all’interno di una parola. In  termini drastici sincope è un abbreviazione mediante la quale viene eliminata la parte centrale di una parola: dr [doctor], jr [junior], sr [senior], cfr [dall’imperativo latino confer, confronta].

E dunque veniamo a noi: la sincope linguistica non vuole il punto.

Purtroppo molti di coloro che scrivono sottovalutano l’importanza della punteggiatura (magari io per prima), che invece ritengo debba servire a dare il tempo della lettura e della narrazione. Capita spesso di imbattersi in stonature di ritmo nelle frasi. Forse dovremmo provare a scrivere tenendo in sottofondo un metronomo che ci potrebbe, con le sue oscillazioni, a battere il tempo  e a farci tenere il ritmo giusto fra virgole e punti.

Immagino che ognuno di noi abbia il proprio movimento sinuoso e ondulatorio dell’andamento del paragrafo nella propria testa. Ma quanti di noi usano il punto e virgola? Siamo normalmente abituati, forse per semplicità a fare: frase-punto, frase-punto; oppure frase-virgola, frase-virgola. Provate a scrivere seguendo una regola diversa: frase-virgola, frase-punto e virgola, frase-punto. Vi faccio un esempio:

Questo articolo è diviso, per ragioni di comodità, in paragrafi; ogni paragrafo è più insignificante dell’altro.

Non è meraviglioso? Leggere un articolo con una delicata e musicale cadenza aiuta ad arrivare in fondo al testo senza ansia né affanno; mantenendo il nostro cuore rilassato, con il giusto battito; allontanando  l’odiosa possibilità di accelerazioni brusche e violente che potrebbero comportare cardiopatie importanti con rischio effettivo … di una sincope … che vi obbligherebbe a chiamare il dr di turno!

Se avete dubbi sull’uso della punteggiatura: Accademia della Crusca.


Vento

 

 

              

Freddo, troppo freddo ancora.

Questo inverno è davvero troppo lungo. Il vento questa mattima trascina con se piccoli fiocchi di neve che ruotano vorticosamente nell’aria e non riescono neanche ad atterrare. Vento e ancora vento che solleva polvere lasciando affiorare dal niente la tristezza.

La mia giacca è logorata anche lei da questo inverno. Le maniche hanno preso una forma insolita, la piega del gomito. Il cappello di lana si è slargato e tende a calarmi sugli occhi. Le mie labbra sono rovinate, e ad ogni raffica di vento sento bruciare la pelle del viso.

Per la strada è impossibile incontrare gli sguardi delle persone. Tutti camminano avvolti nei loro pensieri, nei loro cappotti. Baveri alzati e cappelli calati. Testa bassa a contrastare le gelide folate di vento che si insinuano fra le pieghe della sciarpa e dentro le maniche del cappotto.

Le previsioni del tempo non danno segni di speranza. Ancora freddo, ancora neve, ancora gelide giornate di vento.

Immagino che tutto questo avrà un senso. Voglio sperare che lo abbia, almeno per Madre Natura.

“Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa.” R.M.Rilke

Ma io dove sto andando?


Leggere

   

Vedo fiumi di simboli in movimento che si rincorrono. Nero su bianco. Sono fregi tutti diversi ma in fondo tutti uguali. Segni dritti, segni curvi. I s o l a t i, uniti-da-trattini, (chiusi in parentesi).

Allontanati da spazi                                    che a volte sembrano infiniti.

I miei occhi cercano di vedere fregi isolati e insignificanti. Ma il mio cervello insiste nel decodificarli. Così, un cerchio diventa una “o”, un serpente arrotolato su se stesso una “@” e tutte quelle linee assumono significati diversi a seconda della lunghezza e dell’inclinazione: “i” oppure “l” o ancora “/”.

Ma non basta. Per quanto mi sforzi, la mia mente persevera nel voler andare oltre. Così quattro segni vicini diventano una parola: “casa”.  Quell’ambiente delizioso, caldo profumato di consuetudini e quotidianità, dove ci sentiamo coccolati e al sicuro.  Quelle quattro mura, a volte colorate, dove ci rintaniamo la sera e ci spogliamo delle fatiche accumulate durante la giornata. Quattro segni, quattro lettere, una parola.

Insiste. Ancora non basta. Il mio cervello sembra non accontentarsi. Vuole dare un significato cumulativo anche a quelle cinque parole vicine, legate assieme da una lettera maiuscola iniziale ed un puntino finale: “La mia casa è lontana.” Tutto cambia. Quell’ambiente caldo e delizioso diventa ad un tratto lontano, quasi irraggiungibile. Fra quelle cinque parole si cela un senso di insoddisfazione, di inquietudine e di tristezza. Non più una visione morbida e  accogliente di rifugio, bensì una visione che richiama malinconia e sconforto.

Il mio cuore reagisce.

Non posso smettere. Per quanto cerchi di sforzarmi la situazione non è più sotto il mio controllo. Gli occhi scivolano sulle righe, lungo i paragrafi e attraversano le pagine con una velocità impressionante. La mia mente elabora velocemente ogni informazione in maniera atletica e leggermente allucinata. Non tralascia niente. Ogni pausa, ogni virgola, ogni accento o maiuscola ha un proprio significato. Ma non è un significato isolato. Tutto è collegato in un unione che sembra risultare perfetta.

Passano le ore e non me ne accorgo. La passione ha avuto il sopravvento sulla stanchezza e sulla fame. Ancora segni da decodificare, ancora lettere e parole che si uniscono per poi allontanarsi senza mai saturare la mia mente, nè tantomeno il mio cuore. Ancora pagine e pagine di scrittura …  fino all’ultimo, significativo …  puntino.

Anche questo libro è terminato. Davvero un capolavoro!

UPDATE

Ho postato lo stesso scritto su Anobii impostando una discussione:

“Cosa significa amare leggere” … piacevoli e romantiche spesso le risposte  andate a vedere     ANOBII


The Best number one

   

Hei, hei ragazzi,

è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

Ma non finisce qui!

Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

 

Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


Dove sei?

Volti grandi, piccoli, medi, volti che scutano, sorridono, invitano, volti che ballano, da avanspettacolo, volti da mostrare, da passerella, da dèjeuner sur l’herbe, volti floridi, avvolgenti, lucenti, estroversi, sovraesposti, baciati dalla fortuna o sfigurati dalla miseria, volti normali, misteriosi, crucciati, infreddoliti, volti ritmici, saffici, soffici, colorati, volti malinconici, simpatici, dispettosi, ambiziosi, volti provocanti e provocatori, libidinosi, irrispettosi, traumatizzati, emacipati e riservati, volti moralisti, estremisti, esibizionisti, ironici, volti seducenti, giocosi, sfuggenti, volti che recitano, grafici, immaginifici, volti da cinema, da fotografare, fotomontati, sfumati e reclamizzati.

Ferma.  In attesa alla fine del binario 9.

Ti cerco fra la folla.

Dove sei?

(foto: Ernesto Treccani – Popolo di volti – 1975)


Bisogno di un proposito?

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D’un colpo ogni cosa è cambiata. Il tono, l’aria, non si sa che pensare, chi ascoltare. Quasi che per tutta la vita ti avessero condotto per mano come un bambino e, a un tratto, ti avessero lasciato: impara a camminare da sola. E non c’è nessuno intorno, né amici, né autorità costituite. Allora ci si vorrebbe affidare all’essenziale, alla forza della vita o alla bellezza o alla verità, perché esse, e non le autorità umane ormai travolte, ti dirigano in modo sicuro e senza riserve più di quanto non avvenisse nella solita vita di sempre, ora tramontata e lontana.

(B. Pasternak, Dottor Zivago).

Ci sono momenti nella vita in cui l’orizzonte scompare e con lui le certezze di un tempo. Non sappiamo più bene a cosa aggrapparci per imparare a camminare da soli. Ogni decisione anche la più banale sembra un macigno che pesa sulla nostra coscienza. Restiamo in balia del fare e del non fare, del vivere e del non vivere, nell’attesa che il peso dei problemi possa diminuire.

Ci sono momenti nella vita in cui l’orizzonte riappare. Magari in lontananza e con lui certezze diverse di quelle di un tempo. Ma sempre pur certezze. A volte basta attendere. Lasciare che il tempo scorra tranquillo. In presenza di un orizzonte quanto meno visibile, il restare in balia del fare e del non fare, resta comunque un modo di vivere. Un’attesa e piacevolmente rilassata, affinché quell’orizzonte non si avvicini da solo.

Alla fine senza pensarci due volte, basta allungare la mano e la forza della vita è di nuovo lì alla nostra portata.

Pensiero  positivo.


The origin of “The Best”

 

È cosa molto interessante il contemplare questo Web ridente, coperto di molti Blog d’ogni sorta, cogli uccelli dei vostri sogni che cantano nei cespugli, con diversi insetti che romanzano da ogni parte e perchè no, coi vermi che strisciano sull’umido terreno della rete: ed il considerare che queste forme concepite, elaborate e scritte con tanta maestria, tanto differenti fra loro e dipendenti l’una dall’altra, in maniera così complicata, furono tutte prodotte per effetto delle leggi che agiscono continuamente intorno a noi Bolgger. Queste leggi, prese nel senso più largo, sono: lo Sviluppo colla Riproduzione; l’Eredità che è quasi implicitamente compresa nella Riproduzione; la Variabilità derivante dall’azione diretta e indiretta delle condizioni esterne della vita “reale” e dall’uso o dal non-uso; la legge di Moltiplicazione  dei Blog in una proporzione tanto forte da rendere necessaria una Lotta per l’Esistenza, dalla quale deriva l’Elezione naturale, la quale richiede la Divergenza del Carattere e l’Estinzione delle forme di Blog meno perfezionate. Così dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte segue direttamente l’effetto più stupendo che possiamo concepire, cioè la produzione di Blog più elevati e interessanti. Vi ha certamente del grandioso in queste considerazioni sulla vita in rete e sulle varie facoltà di essa, che furono in origine impresse dal Creatore del Web  in poche forme od anche in una sola; e nel pensare che, mentre il nostro pianeta di onde si aggirò nella sua orbita, obbedendo alla legge immutabile della gravità, si svilupparono da un principio tanto semplice, e si sviluppano ancora infinite forme, vieppiù belle e meravigliose.

Con queste parole (modificate da me nei termini in chiaretto)  si chiude l’Origine della specie di Charles Darwin. L’opera pubblicata nel 1859 capovolse la teoria della nascita dell’uomo e i meccanismi della sua evoluzione.

Considero THE BEST magazine una forma di evoluzione e integrazione del mio e dei vostri Blog. Spero una delle forme  più “belle e meravigliose” auspicate nel lontano ‘800 . La redazione è in fermento. Le rubriche in aumento. La mia posta al collasso.

La prossima settimana dovremo riuscire a mettere on line il primo numero.  Abbiamo, nel frattempo,  deciso di istituire una casella di posta dedicata thebest.redazione@gmail.com .

Come sempre pronti a migliorare assieme a voi.