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Una VENTata SOLare a quattrocchi

“Ciao Ivana ci vediamo in Piazza Duomo? Dimmi tu dove”

“Davanti al bar con quei lampadari così grandi… tanto mi riconosci vero Sol'”

Esordisce così la nostra Venticello a telefono, poche ore fa.

Immaginavo che si presentasse con i suoi grandi occhiali neri invece è lì davanti a me, i suoi dolci occhi allo scoperto e un bel sorriso felice.

Ordina un caffè con panna, perchè  “il cappuccino è troppo da tedeschi” mi dice,  e arrossisce quasi quando io, scanzonatamente, faccio un complimento al  bel cameriere che ci ha servito.

E’ un fiume di parole Ivana. Con il cucchiaino assapora con calma la panna,  fiocchetto per fiocchetto, in maniera così elegante che non sembra proprio la stessa persona, a tratti scalmanata, che spesso appare nei commenti che lascia  in rete.

Il suo accento marcatamente pisano mi diverte e la lascio raccontare del suo cane che sembra cambiare il pelo continuamente  e della sua vacanza in barca a vela, trascorsa per buona parte, mi racconta,  piegata in due per  il mal di mare.

E’ una donna che appare docile nei suoi pantaloni verdi, le sue collane di perline e i braccialetti in legno colorato. Ma dentro ha un gran carattere forte: una donna che sa ciò che vuole e credo  sappia anche come ottenerlo.

Ha solo bisogno a volte di un po’ di carica, qualcuno che le faccia vedere il bicchiere mezzo pieno. Per il resto le carte per riuscire ce le ha tutte.

A due passi dalla stazione ci salutiamo. Io riparto con la mia bicicletta e lei con il suo treno.

Dopo poco mi arriva un suo sms:  è felicissima di avermi conosciuta.

A presto, Ivana cara, a presto.

Martina


Unità di misura

(…segue da Solindue)

Solindue è un po’ febbricitante.  Diciamo in un “normale” stato influenzale: raffreddore abbondante, occhietti lacrimosi, difficoltà a deglutire per una persistente laringite e un inizio di tosse.

Ma non vedeva Sol’Lui da un po’ di giorni.

Così aspirina alla mano ieri pomeriggio Sol’ è  uscita.

Si è fatta accompagnare a finire il  lavoro fotgrafico sui murales – metà delle foto senza cavalletto sono venute mosse, immagino per il tremito_influenzale – … poi sono stati al ristorante con gli amici della vela e prima di rientrare ognuno nel proprio nido, Sol’ con il suo Lui, si sono fermati mezz’ora per “due chiacchere” al calduccio.

Tipica situazione da film.

Divano, luce soffusa, bevanda calda.

Sol’ appariva come un pettirosso tutto tremolante e bisognoso di calore. Lui come un bel giovame cacciatore felice di aver appoggiato il suo fucile al chiodo.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, bastano il silenzio e gli sguardi a fare da musica e a riempire gli istanti. Ma un piccolo pettirosso malato ha sempre bisogno di un qualcosa di più, di un momento di sicurezza, di rassicurazioni.

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Amore, quanto mi vuoi bene?”

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Le braccia del cacciatore si sono fatte ancora più forti. L’abbraccio è diventato ancora più potente.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, il calore di un abbraccio riempie il cuore più di mille frasi.

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Tanto quanto una scatola di matite colorate Caran d’Ache da 84 pezzi!

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…   Oh Cielo! Tanta roba!


Anno 1 giorno 1

Oh Cielo!

… è un anno che sono in rete!

Immagino che in una situazione del genere si debba partire con qualche frase di rito: segnali di riconoscimento verso i lettori e i commentatori, ringraziamenti verso le autorità ed i padroni di casa, baciate di mano a coloro che mi forniscono una veloce linea adsl, per salutare infine tutti i parenti, gli amici e, come si conviene in questi casi, “tutti quelli che mi conoscono”.

Suvvia, ma vi sembro il tipo?

Forse in una situazione del genere dovrei sciorinarvi il numero di articoli fatti, farmi bella con il numero di visitatori avuti o enumerarvi tutte le mie attività ed il numero di blog che sto tenendo contemporaneamente in rete, senza dimenticarmi di TB, DeviantART, aNoobi e chi più ne ha più ne metta.

Maddai ragazzi, potrei mai?

No, che non potrei. Anzi vi regalo una curiosità negativa di questo blog: schhhhh è la pagina che ha avuto meno cliccate in questo lungo anno. Incredibile vero? Eppure è lì che vi aspetto ogni giorno.

Ma è così che funziona il mondo… e va bene anche così, almeno per me artista della vita, con una continua, maledetta  “fame vagabonda di sapere”, di conoscere, di scoprire, di essere. Voi siete la mia scoperta continua, la mia fonte di conoscenza, di rivelazione; ognuno di voi con la propria differente sensibilità e conoscenza. Che belli che siete!

Non cerco regali per questa festa, ma anzi ho pensato di donarvi io una mia foto per festeggiare questo piccolo compleanno. Spero che  doni un po’ di quiete e tranquillità alle vostre anime così complesse e troppo spesso tormentate.

Anno uno giorno uno.

Come direbbe il mio grande Amico …”l’avventura continua”.  😉

><  sospiro  ><

 


Solindue

 

(Beach View – David Doss)

Solindue è partita.

Un po’ di soppiatto e senza salutare, ma Sol’ non ama gli addii: esprimono tristezza a  prescindere dal viaggio.

L’inverno è stato lungo ma d’una intensità che lei non prevedeva, principalmente grazie al suo nuovo blog, a tutti i suoi nuovi amici, nati per caso, ma che in pochi mesi hanno raggiunto quasi le 20.000 visite.  Una vera e propria scarica di adrenalina giornaliera; persone che l’hanno seguita, sostenuta e aiutata ad andare avanti … fortissimamente.

Solindue, un nick, una scelta singolare, ma non certo una scelta decisa dal caso. 

Sol’ vive da più di 25 anni in una grande casa di campagna condivisa, fino a pochi anni fa con altre sei persone, due cani e un gatto: un caos intorno che pochi possono immaginare. Ma l’energia, allora, non le mancava.

Poi in tanti hanno finito per prendere strade diverse, divise equamente fra cielo e terra. A ottobre 2009  nella grande casa erano rimasti in due. Lei e Baby G: 

Sol_in_due, appunto.

Ma il mondo aveva in riserva altre storie per Lei. Il mondo offre sempre altre strade.

Poco dopo aver scritto la  pagina Solindue perché  … perchè  ci sarà un due da qualche parte – le si presentò davanti un tipo. Portava delle strane scarpe, ma si manifestò  avvolto in un pacchettino delizioso. Al primo approccio Sol’ pensò a un errore di spedizione e con gentilezza (forse neanche troppa)  rimandò velocemente il tipo al mittente.

Ma Lui, il tipo dalle strane scarpe, non si dava per vinto e insisteva:

– “L’indirizzo di spezione è giusto”, diceva Lui, “apri il pacchetto e prova a guardare”.-

 

 

 

– “No, grazie davvero” rispondeva Lei, “adesso non ho assolutamente tempo”. –

 

 

     

Il balletto andò avanti per almeno un mese. Infine, certo grazie alla tenacia dell’uomo dalle strane scarpe, Sol’  iniziò ad aprire il pacchetto, lentamente, con diffidenza e  poco per volta. Ogni tanto dava una sbirciatina dentro. Poi richiudeva.

Son trascorsi più di otto mesi  da allora, e anche questo lungo inverno ha terminato il suo percorso, assieme alla primavera e a un pezzettino di questa afosa estate. Sol’ ha tolto i maglioni di lana e le calze. Riposto gli anfibi nella scatola e indossato i sandali. Sempre con il suo pacchettino vicino, finché, gustando patatina dopo patatina è arrivata alla sorpresa.

Adesso Sol’ ha per mano il regalo, avvolto con semplice carta bianca e ha scoperto che oltre alle strane scarpe, il tipo ama sfoggiare anche pantaloni colorati  e porta sempre con sè tanta allegria e sincerità.

Oggi  Solindue è partita.

Con l’uomo dalle scarpe strane e i pantaloni colorati.

Lei e Lui.

Sol_in_due.