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Lo sai che lo so

Lo so che mi hai mentito, o almeno che hai volutamente omesso di raccontarmi tutto.

Lo sento dall’ondeggiare della voce quando mi parli. Lo sento dalla variazione dei toni, da quell’oscillare fra alti e bassi.  Lo vedo nei tuoi occhi che evitano d’incontrare i miei. Li vedo svolazzare fra le pareti e il soffitto; si concentrano sulla luce artificiale, sul quadro appeso lì sul muro. Guardo le tue mani, normalmente tranquille, che gesticolano senza armonia, quasi volessero cancellare su una lavagna immaginaria quel racconto rimasto a metà; volutamente lasciato sospeso all’inizio di un precipizio. E’ lì, fermo che si  dondola, in attesa che qualcosa accada. Ma non accadrà niente.

Rifletto, seduta sul divano. Sospiro. No anzi non è un sospiro, è solo un respiro più profondo, perchè l’istinto mi spinge a smascherarti. Sarebbe così semplice! Ma non voglio, dunque cerco di rilassarmi e mantengo tutta la mia razionalità. E tu continui a parlare come niente fosse, sorridi.

Non posso non domandarmi il perché di questa tua menzogna. Cosa ti ha spinto a non dirmi, a non raccontarmi. Sono talmente brava che finisco per pensare che la colpa sia mia, del mio modo di essere spesso “brusca”, del mio non concedermi errori e nel non volerne concedere agli altri. Pensi che non sarei stata capace di ascoltarti? Di capirti?  Di accettare?

Ecco, finalmente mi guardi negli occhi e sorridi. Pensi forse di avercela fatta. Ma il mio volto è immobile. Non  ricambio il tuo sorriso.

 Allora ti siedi anche tu sul divano. Lontano da me con le braccia conserte.  Il tuo sguardo si ferma, sconfitto. Lo sai che ho capito e questa mia calma ti innervosisce. Avresti voluto sentirmi urlare, strillare, esplodere in un ringhio feroce. Volevi lottare, fronteggiarmi e contraddirmi. Avevi pronte così tante scuse! Eri pronto a ribattere, a combattere, ad attaccare e  a misurarti con me.

So bene a  cosa stai pensando: così non è leale! E’ una sconfitta assurda, senza possibilità di recupero, né tanto meno di tempi supplementari.

Nessuna chance,  credimi mi spiace … ma in guerra e in amore tutto è concesso.

つづく

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Il silenzio perfetto

 

C’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, di quelli che si amano, della nostra anima, poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.

(R. Battaglia, “Un cuore pulito“)

 

Amo molto il silenzio. Situazione ottimale per la concentrazione e la riflessione anche se per me non indispensabile. Con facilità riesco ad estraniarmi dal mondo e dai suoi rumori per poter pensare, immersa nel mio personale silenzio.  Ciò non toglie che sia spesso alla ricerca del silenzio, che non ami anzi affatto lo strillare o lo schiamazzare … a volte mi imbarazzo pure per la mia risata, assai riconoscibile ma, per quanto sincera, troppo “grassa” ed esibita!

Certo è che, nei momenti di forte difficoltà della mia vita, sono stata alla ricerca del vero silenzio. Quel silenzio che rappresenta l’oblio, la voglia di perdita di contatto con la realtà. Un “silenzio perfetto” che fa dimenticare chi siamo e dove siamo. Ho cercato un silenzio che riempisse l’anima solo ad ascoltarlo e che fosse rigenerante per tutte le cellule. Un silenzio che rallentasse il ritmo del mio cuore e del respiro tanto doveva essere intenso. Un silenzio dove poter rilegare i miei dolori più privati, non tanto per dimenticarli, ma perchè a volte non ci sono parole che possano servire a descriverli o ad alleviarli. Ritengo che in quei momenti solo il silenzio possa avvolgere un dolore per renderlo meno assordante, meno fragoroso o rimbombante.

* * * * * * * *

More about Il silenzio perfettoHo letto “Il silenzio perfetto”  di Ilaria Mazzeo edito da Intermezzi.

Ilaria  ha solo 30 anni e questo è il suo primo romanzo breve, che devo ammettere, si legge in un soffio. Una scrittura semplice ma ricca di dialoghi ben articolati.

La trama: un concentrato di dolori, spesso solo sussurrati, o appena accennati che lasciano però il lettore  – almeno quello munito di fantasia – forse troppo libero di immaginarsi i personaggi e le loro storie. In sole centoventi pagine si concentra il dolore di due fratelli abbandonati dal padre; il dolore per la morte di un fratello precedentemente scomparso; il dolore per una storia d’amore ritenuta sbagliata e per questo terminata.   Fra le righe del racconto, si intuisce il dolore del nipotino rimasto orfano (liquidato in una frase “Chi restituirà l’infanzia a questo bambino?), nonchè quello per un vecchio amore abbandonato; il dolore nel rivedere il vecchio padre e potrei forse continuare. Chiaramente, un po’ tanto; quasi il libro fosse dedito alla ricerca di un “dolore perfetto” più che di un tale silenzio … 

Il racconto tende anche, per quanto assolutamente scorrevole,  a non delineare molto i personaggi, tranne giustamente un po’ la protagonista, Ginevra, che rimane però sempre con una consistenza ed un’ampiezza leggermente limitata. Tutto scorre velocemente e velocemente viene liquidato. A momenti resta difficile immedesimarsi in lei, nei sentimenti che prova e infine, considerato il periodo nero che sta passando, non possiamo che condividere la scelta del suo medico nel prescriverle dei potenti e “miracolosi” sonniferi!

Ma, ironia a parte, ci sono tratti di scrittura molto interessanti come le visioni oniriche della protagonista che si sviluppano come un leggero filo conduttore in tutto il romanzo. Presenze costanti che danno un senso alle sue scelte e che forse l’aiutano a non sentirsi così sola e “ad andare avanti come un cavallo con il paraocchi, ben imbrigliato ed addestrato a percorrere sempre la stessa strada“.

Non sono pertanto nel complesso, certo centoventi pagine che si fanno sfogliare senza lasciare il segno. Anzi forse il cruccio arrivati alla fine è che avremmo voluto leggerne ancora, avere altri dettagli e saperne di più. Vi lascio volentieri una traccia che ritengo fra le più interessanti:

“Una volta pronta, mi fermo a fissare il mare. (…) Cammino fin dove si tocca, poi, quando arrivo in prossimità della barriera corallina, mi butto. (…) Ma appena mi riprendo dall’impatto con le meraviglie del mondo sommerso, è qualcos’altro a catturare la mia attenzione: il silenzio.

E’ come se qualcuno avesse tolto il sonoro al mondo. Sono sola, come spesso mi accade, ma stavolta non c’è nessun rumore di fondo a turbare il rumore dei miei pensieri. (…) Mi sento protetta come non mi accadeva da tempo, avvolta come sono nell’abbraccio dell’oceano che quietamente mi accoglie, senza pormi domande, senza cercare di turbare in alcun modo il dolore che ad ogni bracciata mi riaffiora dentro, ma delicatamente, sotto forma di una melanconia dolce, irresistibile.”

Chiaramente una bella lettura – a tratti anche intensa – che ci avvolge con piacere, e che tenta di proiettarci  dentro l’anima di una giovane donna moderna che cerca, certo non senza fatica, di  “sopravvivere” ad una vita troppo spesso per tutti noi non proprio gentile.