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… so this is Christmas

Scatto di Sol'

Ammetto che con l’arrivo di Dicembre la mia idiosincrasia per il Natale fa capolino ogni anno.

A Novembre vedo i camion di elettricisti girare per la città a montare le luci fra i palazzi e sugli alberi, e non posso fare a meno di pensare:”Eccoci qui un’altra volta”.

E’ chiaro che non amo del Natale le vetrine fluorescenti, il “dover” far gli auguri e far regali. Non sopporto lo sperpero di soldi…per non parlare dei cenoni e dei pranzoni, ogni anno uguali nei menù e negli avanzi.

Ma a Natale è certo che riesco ancora a riunire la mia famiglia e a vivere assieme ai figli qualche tradizione casalinga che fa tanto “radici di casa mia”.

In casa viene fatto sia l’Albero che il Presepe, ed è obbligo ogni anno comprare una pallina di vetro per l’Albero e qualche personaggio o attrezzo nuovo per il Presepe. Pensate: negli anni propizi di guadagni le palline nuove erano addirittura tre: una per figlio!  La scorsa settimana sono dovuta andare a Roma e nella mezz’ora libera da impegni sono stata in Piazza Navona per fare acquisti. Ammetto che è stato divertente, ed il clima festivo delle bancarelle non mi è dispiaciuto.

Ma c’è qualcosa nell’aria di questi ultimi Natali che non gira bene, come se stessi forzando le “radici”, come se avessi bisogno di un cambio di tradizioni.

Non credo che cambiare menù possa bastare, certo gioverebbe ad un cappone, ma …


Carogna fetente

Sul Blog di Dubbasonic mi sono domandata pochi giorni fa come mai nei blog di noi  donne c’è sempre una storia di Lei che piange perché Lui l’ha mollata e nei blog dei maschietti l’inverso: in questo caso è sempre Lei quella cattiva.

“Possibile”, terminava il mio ragionamento  “che lo/la stronzo/a di turno non tenga un blog dove raccontare quanto sia stato/a fetente e carogna?”

Dubbasonic mi scrive che è possibile perché i blog hanno la grande capacità di essere solo una FACCIATA, dove mostriamo quindi solo la parte che consideriamo più “in” di noi stessi. Il lato buono, triste, malinconico, dolce,  innamorato … e spesso anche un po’ sfigato.

Forse varrebbe la pena fare assieme un esame di coscienza.

Non sono mai stata lasciata da un uomo (almeno non ancora…) e non ho mai mollato un amore, ma forse un po’ carogna e fetente lo sono stata.

Ho “convissuto”, lavorativamente parlando, con un uomo per quattro anni. Eravamo grandi amici e lavoravamo ogni giorno fianco a fianco alla stessa scrivania. Abbiamo viaggiato assieme per l’Italia in cerca di lavoro e chiuso assieme diversi contratti importanti, divertendoci anche come matti. C’era fra noi una sintonia fantastica. Dopo tanto tempo però qualcosa è andato storto. La sua vicinanza mi faceva mancare l’aria. Abbiamo iniziato ad avere visioni diverse sul lavoro. Non ridevamo più alle stesse battute ed io in particolarmodo ero insofferente.  Cercò di “farmi le scarpe” ma non fu abbastanza  furbo ed io me ne accorsi.   In un balletto troncai un’amicizia e lo mandai fuori dalla società.

Ovviamente questa fu la mia visione di allora.

Oggi a distanza di quattro anni, mi sono resa conto di come io abbia usato un suo “errore” per chiudere un rapporto di lavoro che non sopportavo più, che mi stava stretto e mi soffocava. Certo all’epoca mi sono sentita ferita e tradita dal suo atteggiamento ma non ho voluto sentire scuse o spiegazioni  e so di averlo ferito davvero tanto.

Ci sentiamo ancora tre o quattro volte all’anno e spesso anche se solo per telefono ridiamo come matti ricordando i vecchi tempi. Abbiamo sotterrato il rancore reciproco, ma non esiste più nessuna amicizia. La mia agenda mi ricorda ogni anno che il tredici Luglio è il suo compleanno (domani appunto) e non manco mai una telefonata di auguri.

Oggi, in previsione della telefonata che farò domani di FACCIATA , mi sento un po’ una carogna fetente.


Inalberarsi

Linus: Ieri sono stato in ascensore.
Violet: Io soffro di claustrofobia negli ascensori.
Linus: Io soffro di claustrofobia perfino in una stanza piccola…
Violet: Io soffro di claustrofobia nei negozi, se c’è tanta gente.
Linus: Io soffro di claustrofobia solo a essere in certe città…
Charlie Brown: Io soffro di claustrofobia nel mondo.  

Mi ha chiamato un amico questa sera alle 00.01. Ha aperto la telefonata dicendomi “E’ domani Charlie Brown!”. Avevamo avuto qualche sera fa una bella discussione – sempre a telefono – e sembra che non riusciamo ad andare oltre (forse io non riesco ad andare oltre).

Sì lo so, ho un gran bel caratterino, il fatto forse è che come Charlie Brown “soffro di claustrofobia nel mondo” e come Charlie Brown amo far volare gli aquiloni colorati … solo che mi finiscono sempre su quell’albero “mangia-aquiloni”!  Le due cose immagino che vadano di pari passo: più gli aquiloni si “inalberano“**, più io soffro di claustrofobia verso gli altri.

Ma in fondo aveva ragione lui, Schulz: è già domani.

La rabbia e arrabbiature  finiscono sempre per transitare nella regione dell’oblio. Prima di ricevere la telefonata era proprio di questo avrei voluto parlarvi questa notte…

                      

L’Oblio è una facoltà attiva possiamo decidere ciò che vogliamo dimenticare.

     

(Nietzsche)

**Sinonimi di “inalberarsi”: arrabbiarsi, impermalirsi, indignarsi, piccarsi || Vedi anche: adombrarsi, aversene a male, impennarsi, indispettirsi, inquietarsi, irritarsi, risentirsi, spazientirsi, stizzirsi, prender cappello, prendersela, scocciarsi, seccarsi, offendersi.


Se ce lo chiede LUI

         

Tutta presa dal mio “Post vacation Blues” stavo per perdermi la sua lettera. Sarebbe stata davvero una tristezza.

Adoro la sua voce, le sue canottiere slargate e passerei ore a guardarlo mentre ripara un orologio. Ancora 37 giorni ed aprirà il suo nuovo sito … sto in attesa … oramai aspetto da una vita.

La sua lettera viene pubblicata oggi da La  Repubblica e ovunque catalogata come notizia di politica. Il Celentano predicatore – perché è di lui che sto parlando –  mancava dalla ribalta da tempo. Finalmente si fa sentire, con una lettera, che ammetto mi lascia un po’ delusa. L’invito a spengnere il televisore (in questo caso se Masi oscurerà Anno Zero di Santoro) mi ricorda il suo “Fantastico 8”, programma Rai che si occupava nel lontano 1980 della Lotteria. All’epoca l’invito a spengere la telvisione fece un record di audience pazzesco, ma si sa, lo diceva lui ed erano altri tempi.

La lettera, ben scritta e priva, ahimè (!), di errori grammaticali, è ben lontana dagli sproloqui che il Mio caro Celentano ci aveva abituati: ricordate quando, in piena campagna elettorale referendaria, sciorinò il suo monologo contro la caccia in cui si definì “figlio della foca” invitando gli elettori a scrivere sulle schede elettorali la frase “La caccia è contro l’amore”, ignorando che questo atto avrebbe causato la nullità delle schede stesse? Un mito….anche per il famoso  errore di ortografia: Celentano infatti, scrisse “La caccia e contro l’amore” (con la e senza accento!) e continuò imperterrito il monologo senza mai accorgersi dell’errore! Ma si sa, lo diceva Lui ed erano altri tempi.

Comunque, tanto più se lo dice Lui, anche io  non credo che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, e risvegliata dal mio “torpore  Blues”, sono preoccupata per questo nostro Mondo tanto quanto Celentano … mi domando però … com’è che dopo tanti anni il Mio amico Molleggiato si è risvegliato? Che anche lui fosse affetto dal “Post Vacation  Blues”? Sarà davvero preoccupato per il suo amico Santoro e la nostra amata Sorella Terra? O ci sarà dietro qualcosa di personale? Un programma da far decollare o un nuovo album da pubblicizzare?

…però, suvvia, se ce lo chiede Lui … spengeremo nuovamente  la nostra tanto amata televisione!

 


Dove sei?

Volti grandi, piccoli, medi, volti che scutano, sorridono, invitano, volti che ballano, da avanspettacolo, volti da mostrare, da passerella, da dèjeuner sur l’herbe, volti floridi, avvolgenti, lucenti, estroversi, sovraesposti, baciati dalla fortuna o sfigurati dalla miseria, volti normali, misteriosi, crucciati, infreddoliti, volti ritmici, saffici, soffici, colorati, volti malinconici, simpatici, dispettosi, ambiziosi, volti provocanti e provocatori, libidinosi, irrispettosi, traumatizzati, emacipati e riservati, volti moralisti, estremisti, esibizionisti, ironici, volti seducenti, giocosi, sfuggenti, volti che recitano, grafici, immaginifici, volti da cinema, da fotografare, fotomontati, sfumati e reclamizzati.

Ferma.  In attesa alla fine del binario 9.

Ti cerco fra la folla.

Dove sei?

(foto: Ernesto Treccani – Popolo di volti – 1975)


Sogni d’oro

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Anche stasera è finalmente giunta l’ora.

La mente inizia a liberarsi dei problemi della giornata. Questi interminabili giorni di pioggia sembrano acutizzare le difficoltà. Ma adesso qui con te sembra tutto così lontano.

Rilassati sul divano, abbassiamo la televisione. La luce è quella del tavolino piccolo, tranquillamente soffusa. Hai preso la piccola trapunta rossa e ti sei avvolto dentro. Anche tu hai bisogno di calore. Mi avvicino, tiro su le gambe che nascondo vicino alle tue. Il calduccio si diffonde anche verso di me.

Ti guardo, ti scruto mentre sorridi ad una battuta del film. Una breve risata un po’ più sguaiata e poi di nuovo rilassato. Ti accomodi meglio sotto la coperta. Allunghi una mano, sfiori la mia. Mi guardi con gli occhi che sorridono. Sembri più felice, più tranquillo.

Non posso non pormi centinaia di domande ogni giorno. La difficoltà di decidere da soli cosa sia bene anche per gli altri a volte mi destabilizza, mi affatica. Cento compromessi, costrizioni, limitazioni e vincoli dai quali non posso nè esimermi nè tanto meno rifiutare.

Mi allungo, cerco il tuo volto, i tuoi occhi. Ti sei addormentato. Il respiro è regolare quasi semplice nella sua linearità. Il volto è disteso, solo i capelli sono ancora arruffati e disegnano sulla tua fronte un cerchio strano. Ti  osservo cercando di custodire nel mio cuore questo interminabile momento di tenerezza che provo. Mi convinco davvero che sei felice.

Con delicatezza mi discosto. Tiro giù le gambe, mi alzo.

Sposto la trapunta. Emetti un piccolo e breve mugolio di disagio.  La fronde si incrina e poi torna rilassata. Le tue labbra sorridono,  magari stai già sognando.

Ti prendo in collo, mi abbracci,  ti sistemo a letto …  non senza averti baciato un’ultima volta.

Sogni d’oro Baby G.


Caro Babbo Natale,

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Caro Babbo Natale,

davvero non saprei dire se quest’anno sono stata buona o meno.  Anzi a pensarci bene un po’ più birbona rispetto agli altri anni lo sono stata senza dubbio. Ma chi non lo è? Sono solo una bambina che ogni tanto fa un po’ di capricci e dice qualche bugia, abbastanza innocua, ma a volte si sa la verità vera, vera, spesso nessuno la vuole sentire.

Per questo Natale sono un po’ in imbarazzo e non so cosa chiederti. Gli ultimi cinque anni ti ho sempre chiesto qualcosa più per gli altri che per me. La salute per la mia famiglia, la fine di tutte le guerre e la pace nel mondo…

Capirai che mi sento un po’ delusa. A questo punto immagino che tutto questo sia impossibile per te e non vorrei quindi perseverare e diventare magari noiosa con queste richieste un po’ dèja vu.

Quindi faremo così, se sei d’accordo: come tutti gli anni il 24 sera io ed i miei bambini ti prepareremo i biscotti con gli smarties e lo zucchero a velo. Lasceremo vicino all’albero una grande ciotola con  il latte per le tue renne (a proposito come sta Rudolf? Lo scorso anno aveva un po’ di tosse, ricordi?); e non mancherà neanche un goccetto di grappa per riscaldarti le ossa se sarà una serata fredda.

 In cambio pensavo: io farò da sola i regali ai miei bambini (tu devi già pensare alle famiglie povere…) ma se tu potessi farmi avere le scarpette rosse come quelle di Karen, perchè io possa ballare incessantemente per tutto l’anno…sarebbe meraviglioso!

Grazie.

Ti abbraccio con immenso affetto,

Sol’

(Chiunque voglia scrivere a Babbo Natale può farlo sul suo sito http://babbonatale.wordpress.com)


Aspettando Godot

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Quel che si deve fare è ‘passer le temps’.

La piazza è quasi vuota. Gli scricchiolii delle chiusure dei negozi di questa piazza inquietano. 
Non di  meno le sagome che spiccano in fondo alla strada. Dopo tanta pioggia, un rosso tramonto illumina i monumenti.

Come in un fondale  scarno spicca Lei la torre completamente  inanimata. Quella che dovrebbe essere un simbolo del nostro paese ridente, che con la sua stranezza perpetuata nel tempo scandisce le sue stagioni. 
A  quest’ora un luogo che non offre niente.
Solo desolazione e forse paura.
Eventi misteriosi e violenti mi tormentano all’avvicinarsi della notte.

Ricordi angoscianti di un undici settembre di diversi anni fa.
Fitte lancinanti scandiscono ancora il tempo. Un tempo che per molti non c’è più.
Un dolore mi trafigge il corpo e l’anima o forse una paura che si  trasferisce dall’anima al corpo quando qualcosa mi scuote, che sia un pensiero o un ricordo scomodo? Uno stato emotivo alterato?
Un impulso di fuga mi rapisce l’anima.

Devo correre. Fuggire. Mi volto. Il boato.

Due corpi e due anime ammaccate e pericolanti. Io e Lei la torre.  Intrepide, sospese oramai tra ansia e inazione. Il non più.

Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove smette. E così per il riso. Non diciamo troppo male, perciò, della nostra epoca; non è più disgraziata delle precedenti. Ma non diciamone neanche troppo bene. Non parliamone affatto.
 
– E adesso che facciamo?
– Non lo so. 
–  Perché?
–  Aspettiamo Godot.
–  Già, è vero.

OH CIELO!!!

(Dedicata al nio nuovo lettore Esragone ed al mio Quid Pluris…)

UPDATE 10.12.2009  

Assurdo per Assurdo…foto di NON STATICHE … PRESENZE… 


Sol_in_sogno

Ci si ritrova sempre comunque soli. Se qualcuno pensa ancora di convincermi che si può contare sul “due” sta perdendo il suo tempo. L’unica forza che possiamo trovare per proseguire nella vita è dentro di noi, là fuori è tutto evanescente. Ghiaccio trasparente che assomiglia a un diamante. Tutto un gran luccichio di piroette in un coloratissimo cocktail, dal retrogusto sempre amaro.

Ah quanto vorrei essere un’inglese, fredda, sentimenti contenuti e discorsi prevedibili. Sempre diversa, invece. Discorsi sconfusionati e sentimenti violenti. Sempre sola, presente più oltre, dove il mondo non arriva.

Mi fermo nelle umide giornate di nebbia sulle panchine lungo il fiume. Come nei film americani. Dietro di me gli alberi lunghi e affusolati, qualche ragazzo senza volto che corre. Sto lì. Un libro in mano. Faccio finta di leggere e penso: “Adesso mi fermo perchè  qualcuno mi possa raggiungere e si sieda al mio fianco”. Ma il freddo penetra le mie ossa e il cuore congela. Questo non è il mio film. Mi alzo.

Chiudo il mio cervello in una gabbia. Lo blocco. Lo incateno. Non regalo una via d’uscita. Lui si divincola, scalpita come un purosangue ferito. Bava alla bocca e fumo dalle narici. Il sudore è sempre più acre proiettato fuori da ormoni imbestialiti. Lo sento urlare. Non puoi tenermi in gabbia! Non puoi. Mollami!

Adesso  lui. Un ruvido impasto di fango dove nascondere e anestetizzare il mio cuore. Il sangue si coagula, si mescola alla terra. Mi guarda. il suo battito non si ferma. Prendo altro fango ma un rivolo di sangue macchia le mie mani di un rosso laccato che luccica. Fermati! Sento il sapore metallico del sangue in bocca. Sangue, sempre più sangue.  E allora mangio fango, fango e ancora fango.

Guardo le mie mani. Non c’è più acqua. La terra è diventata arida e si sgretola fra le mie dita. E’ terra senza un battito. Polvere secca. Nessun seme dentro di lei. Non ci sono fili d’erba, nè radici che  la tengano assieme. Eppure qui c’era vita un tempo. Lo sento. Avvicino un pugno di terra al mio volto.  Annuso. Lo sento. C’era vita. La terra profuma ancora di quello sperma vitale che ha generato l’universo.

Trascendo. Il dolore allo stomaco è impressionante. Vacillo. Non più eretta, crollo supina accartocciata su me stessa. Sfinita. Violentata dal desiderio di  una vita che anche questa volta non sarà mia. Che non può essere la mia. Mi arrendo.

C’è un bellissimo prato di margherite bianche. Poco oltre. All’orizzonte tre bimbi felici che corrono. Farfalle. Una tiepida brezza accarezza la mia pelle. Sono nuda è vero, ma posso liberamente piangere.

Lacrime sulla mia pelle.


Titoli di coda

Game Over

Bene ragazzi, le valigie sono tutte qui pronte nel corridoio. Ho tolto i soprammobili e  ho spento il gas.

E’ stato un mese di “Bloggeraggio” davvero importante. Iniziato per una “scommessa personale” ,  che non pensavo davvero potesse coinvolgermi così intensamente.  Sono per carattere una persona che mette l’anima in ciò che fa,  che vive sempre con passioni “autentiche” e così è stato anche questa volta con voi. Ho incontrato persone in rete che hanno dell’incredibile. In positivo, spesso.

Dunque dicevamo. Sono arrivata alla fine di questa esperienza perchè mi ero prefisata un termine. Volevo aprire un blog e tenerlo attivo e  per un mese. L’obbiettivo è raggiunto, anzi ampiamente superato. Sono riuscita ad attirare ben 11 commenti spam: che dire nel momento in cui abbiamo dei rollnemici abbiamo raggiunto la notorietà. Non vi è dubbio.

Sono sincera come vedete. Così come lo sono sempre stata nei miei post e nei miei commenti. Anzi l’essermi nascosta dietro un nome di fantasia  mi ha consentito di essere davvero e solo me stessa. Quasi terapeutico e liberatorio.

Purtroppo o per fortuna, la mia “vera” vita non mi consente di mantenere questi ritmi. Ho praticamente trasformato la mia giornata per questo mio “blog_bambino” ed è il momento che torni sulla terra. Verrò a trovarvi, probablamente in silenzio. Forse sempre più di rado fino a che non vi dimenticherò e non mi dimenticherete. Coraggio ragazzi, ho smesso di fare casino!!

Non mi resta che fare un ringraziamento a mio figlio Baby G. che mi ha sopportato per un mese con il computer in mano tutte le sere e mi ha aiutato a pubblicare.  La foto di Halloween è sua.

Oh Cielo, un attimo dimenticavo un saluto alle  mie altre due bambine: Little A. e Super C., alle quali ho raccontato della mia avventura solo sabato. Curiose come sono appena arrivate nelle loro rispettive case saranno corse fra queste pagine a leggere le storie della loro “supermamma” Blogger. Vi voglio bene ragazze, tanto, tanto, tanto.

Solindue

p.s.  Attenti blogger non tutta l’acqua che scorre è in rete è potabile!  

Acqua

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Update :  L’articolo sopra non è acqua potabile. Era stato scritto per essere pubblicato ieri, appunto ad un mese dall’apertura di questo Blog. Diciamo che qualcosa nelle ultime 24 ore è cambiato e la mia idea si è trasformata. 

Anzi come dice il  piccolo Arthur:  Dipppiùùù!  Dipppiùùù!!

Ho aperto una Nuova Pagina Speciale “La posta di Solindue”, dove potete lasciarmi le vostre lettere,  richieste di consigli  o  se vorrete, potrete pubblicare le vostre storie assieme a me. Inoltre, come sapete,  in  quattro e quattrotto  sono in grado anche di mettere su una petizione e risolvere magari  i vostri problemi…o incasinarvi la vita per sempre. Dipende. Il tutto comunque con il sorriso negli occhi e il mio cuore in mano. Sempre.

Vi abbraccio e resto ancora un po’. Magari più in silenzio.