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Editoriale TB#5

Bene ragazzi, eccoci tutti riuniti nuovamente, nella sala d’attesa di questa stazione.

Abbiamo viaggiato assieme per sei lunghi mesi, confrontandoci e regalandoci reciprocamente i nostri sogni le nostre avventure. Quelle fatte e quelle da intraprendere. Da un viaggio non si torna mai uguali a come si era partiti. Ogni viaggio è un investimento su noi stessi, un arricchimento delle nostre risorse emotive e intellettuali. Un investimento sulla nostra anima. Ecco questo è stato per me The Best.

Ho viaggiato volentieri con voi anche se non ho mai avuto una vera e propria meta. Forse l’unica meta era il percorso stesso, senza un punto di arrivo.

E’ come se vi vedessi adesso, accampati qui intorno a me. Vestiti comodi, valige accatastate e zaini in spalla. Le ultime chiacchiere prima dei saluti.

Ognuno di noi nelle valige che ha preparato ha messo dentro una parte di sé, dei propri sogni. I libri preferiti, le foto di famiglia e gli indirizzi degli amici, quelli a cui inviare le cartoline. La maglietta o il golfino senza il quale non andiamo da nessuna parte. Il nostro portafortuna.

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Se ce lo chiede LUI

         

Tutta presa dal mio “Post vacation Blues” stavo per perdermi la sua lettera. Sarebbe stata davvero una tristezza.

Adoro la sua voce, le sue canottiere slargate e passerei ore a guardarlo mentre ripara un orologio. Ancora 37 giorni ed aprirà il suo nuovo sito … sto in attesa … oramai aspetto da una vita.

La sua lettera viene pubblicata oggi da La  Repubblica e ovunque catalogata come notizia di politica. Il Celentano predicatore – perché è di lui che sto parlando –  mancava dalla ribalta da tempo. Finalmente si fa sentire, con una lettera, che ammetto mi lascia un po’ delusa. L’invito a spengnere il televisore (in questo caso se Masi oscurerà Anno Zero di Santoro) mi ricorda il suo “Fantastico 8”, programma Rai che si occupava nel lontano 1980 della Lotteria. All’epoca l’invito a spengere la telvisione fece un record di audience pazzesco, ma si sa, lo diceva lui ed erano altri tempi.

La lettera, ben scritta e priva, ahimè (!), di errori grammaticali, è ben lontana dagli sproloqui che il Mio caro Celentano ci aveva abituati: ricordate quando, in piena campagna elettorale referendaria, sciorinò il suo monologo contro la caccia in cui si definì “figlio della foca” invitando gli elettori a scrivere sulle schede elettorali la frase “La caccia è contro l’amore”, ignorando che questo atto avrebbe causato la nullità delle schede stesse? Un mito….anche per il famoso  errore di ortografia: Celentano infatti, scrisse “La caccia e contro l’amore” (con la e senza accento!) e continuò imperterrito il monologo senza mai accorgersi dell’errore! Ma si sa, lo diceva Lui ed erano altri tempi.

Comunque, tanto più se lo dice Lui, anche io  non credo che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, e risvegliata dal mio “torpore  Blues”, sono preoccupata per questo nostro Mondo tanto quanto Celentano … mi domando però … com’è che dopo tanti anni il Mio amico Molleggiato si è risvegliato? Che anche lui fosse affetto dal “Post Vacation  Blues”? Sarà davvero preoccupato per il suo amico Santoro e la nostra amata Sorella Terra? O ci sarà dietro qualcosa di personale? Un programma da far decollare o un nuovo album da pubblicizzare?

…però, suvvia, se ce lo chiede Lui … spengeremo nuovamente  la nostra tanto amata televisione!

 


Un gran bel peccato capitale!

Lo so che in questo blog ci sarebbero dovuti essere i lavori in corso ancora per un po’, ma ho appena fatto una scoperta davvero piacevole e volevo condividerla con voi.

E’ uscito oggi il nuovo libro di Intermezzi Editore. Si intitola “Il paese bello” scritto dal trentenne Cesare Stefano Sgambati.

Troverete qui “Il non più giovane Holden“, uno dei sette racconti che costituiscono il libro. Si legge con il fiato sospeso fino in fondo, trattenendo il respiro e urlando a pieni polmoni per la forza della scrittura.

Sarà il momento, sarà il mio assopimento odierno, ma questo racconto affascinante per la sua crudezza,  mi ha davvero svegliato e colpito positivamente. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensate. Coraggio una lettura che richiede solo 10 minuti! … poi cioccolata al peperoncino per tutti, promesso!

Il paese bello
Sette racconti come sette nuovi peccati capitali che costruiscono parola dopo parola una prigione, la cella del nostro bel Paese.

scoprilo

Il silenzio perfetto

 

C’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, di quelli che si amano, della nostra anima, poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.

(R. Battaglia, “Un cuore pulito“)

 

Amo molto il silenzio. Situazione ottimale per la concentrazione e la riflessione anche se per me non indispensabile. Con facilità riesco ad estraniarmi dal mondo e dai suoi rumori per poter pensare, immersa nel mio personale silenzio.  Ciò non toglie che sia spesso alla ricerca del silenzio, che non ami anzi affatto lo strillare o lo schiamazzare … a volte mi imbarazzo pure per la mia risata, assai riconoscibile ma, per quanto sincera, troppo “grassa” ed esibita!

Certo è che, nei momenti di forte difficoltà della mia vita, sono stata alla ricerca del vero silenzio. Quel silenzio che rappresenta l’oblio, la voglia di perdita di contatto con la realtà. Un “silenzio perfetto” che fa dimenticare chi siamo e dove siamo. Ho cercato un silenzio che riempisse l’anima solo ad ascoltarlo e che fosse rigenerante per tutte le cellule. Un silenzio che rallentasse il ritmo del mio cuore e del respiro tanto doveva essere intenso. Un silenzio dove poter rilegare i miei dolori più privati, non tanto per dimenticarli, ma perchè a volte non ci sono parole che possano servire a descriverli o ad alleviarli. Ritengo che in quei momenti solo il silenzio possa avvolgere un dolore per renderlo meno assordante, meno fragoroso o rimbombante.

* * * * * * * *

More about Il silenzio perfettoHo letto “Il silenzio perfetto”  di Ilaria Mazzeo edito da Intermezzi.

Ilaria  ha solo 30 anni e questo è il suo primo romanzo breve, che devo ammettere, si legge in un soffio. Una scrittura semplice ma ricca di dialoghi ben articolati.

La trama: un concentrato di dolori, spesso solo sussurrati, o appena accennati che lasciano però il lettore  – almeno quello munito di fantasia – forse troppo libero di immaginarsi i personaggi e le loro storie. In sole centoventi pagine si concentra il dolore di due fratelli abbandonati dal padre; il dolore per la morte di un fratello precedentemente scomparso; il dolore per una storia d’amore ritenuta sbagliata e per questo terminata.   Fra le righe del racconto, si intuisce il dolore del nipotino rimasto orfano (liquidato in una frase “Chi restituirà l’infanzia a questo bambino?), nonchè quello per un vecchio amore abbandonato; il dolore nel rivedere il vecchio padre e potrei forse continuare. Chiaramente, un po’ tanto; quasi il libro fosse dedito alla ricerca di un “dolore perfetto” più che di un tale silenzio … 

Il racconto tende anche, per quanto assolutamente scorrevole,  a non delineare molto i personaggi, tranne giustamente un po’ la protagonista, Ginevra, che rimane però sempre con una consistenza ed un’ampiezza leggermente limitata. Tutto scorre velocemente e velocemente viene liquidato. A momenti resta difficile immedesimarsi in lei, nei sentimenti che prova e infine, considerato il periodo nero che sta passando, non possiamo che condividere la scelta del suo medico nel prescriverle dei potenti e “miracolosi” sonniferi!

Ma, ironia a parte, ci sono tratti di scrittura molto interessanti come le visioni oniriche della protagonista che si sviluppano come un leggero filo conduttore in tutto il romanzo. Presenze costanti che danno un senso alle sue scelte e che forse l’aiutano a non sentirsi così sola e “ad andare avanti come un cavallo con il paraocchi, ben imbrigliato ed addestrato a percorrere sempre la stessa strada“.

Non sono pertanto nel complesso, certo centoventi pagine che si fanno sfogliare senza lasciare il segno. Anzi forse il cruccio arrivati alla fine è che avremmo voluto leggerne ancora, avere altri dettagli e saperne di più. Vi lascio volentieri una traccia che ritengo fra le più interessanti:

“Una volta pronta, mi fermo a fissare il mare. (…) Cammino fin dove si tocca, poi, quando arrivo in prossimità della barriera corallina, mi butto. (…) Ma appena mi riprendo dall’impatto con le meraviglie del mondo sommerso, è qualcos’altro a catturare la mia attenzione: il silenzio.

E’ come se qualcuno avesse tolto il sonoro al mondo. Sono sola, come spesso mi accade, ma stavolta non c’è nessun rumore di fondo a turbare il rumore dei miei pensieri. (…) Mi sento protetta come non mi accadeva da tempo, avvolta come sono nell’abbraccio dell’oceano che quietamente mi accoglie, senza pormi domande, senza cercare di turbare in alcun modo il dolore che ad ogni bracciata mi riaffiora dentro, ma delicatamente, sotto forma di una melanconia dolce, irresistibile.”

Chiaramente una bella lettura – a tratti anche intensa – che ci avvolge con piacere, e che tenta di proiettarci  dentro l’anima di una giovane donna moderna che cerca, certo non senza fatica, di  “sopravvivere” ad una vita troppo spesso per tutti noi non proprio gentile.


Il calore dei sogni

 

Due grandi scatole di cartone contenenti cinquanta pacchi. Ogni pacco contiene due libri. Eccoli lì, sul bancone delle poste, in attesa di essere spediti.

Ho fatto un gioco.

Ne faccio tanti, direte voi.

Bene, visto che insistete vi racconto.

Sono un’accanita lettrice, divoratrice di tutto dal romanzo ottocento, al saggio filosofico, al libro di viaggi … fino all’ultima pubblicazione di Fabio Volo, che non ho però ancora acquistato.

Come qualcuno di voi sa, mi sono iscritta da poco ad aNobii, una rete sociale su internet dedicata ai libri. Mi sono iscritta, ho messo in linea alcuni dei volumi da me letti e mi diverto a condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri … e interagisco con altri lettori, direttamente o attraverso gruppi.

Ho conosciuto, lì fra quelle pagine, una casa Editrice INTERMEZZI che ha “bandito una selezione” … in altre parole era alla ricerca di 50 lettori <forti> sparsi in tutta Italia. Ho mandato un mail di presentazione gradevole, simpatica, lungimirante ed evidentemente convincente; sono risultata una “vincitrice” della selezione. Adesso riceverò gratuitamente uno di quei pacchetti che vedete lì incartati sul bancone delle poste, contenente due libri scelti immagino a caso dall’Editore per me. Leggerò quelle pagine e poi vi illustrerò con recensioni varie.

Tutto qui il gioco? … eh mica così semplice.

Quel pacchetto contiene due libri. In questo istante non conosco né i titoli, né tanto meno gli autori. Però sento che dentro quel pacchetto ci sono i sogni di due persone. Due scrittori; e io mi sento in parte coinvolta nell’avveramento o meno dei loro desideri. Immagino le loro notti trascorse davanti ad un computer a scrivere e limare quella storia; nonché l’ansia di vedere le proprie parole pubblicate; la scelta della copertina, del titolo; le dediche fatte e quelle dimenticate… e adesso mi domando:  “Cosa si aspettano questi due scrittori da me e dagli altri 49 lettori <forti>”?

Sarò all’altezza della recensione che si aspettano? E se un libro non dovesse piacermi, saprò essere serena e leale o mi troverò a fingere pensando … al calore dei loro sogni?


Pensieri estremi

  

Non esistono eventi ma pensieri e le difficili svolte del cuore,

nel suo lento imparare ad amare e chi amare.

 Il resto non sono che storie e pettegolezzi per altri momenti.

Annie Dillard, Holy the firm

 

Dedicata alle nostre lunghe chiaccherate telefoniche notturne

sincope

  

Sincope: la sincope in medicina è una forma di patologia caratterizzata da una improvvisa perdita di coscienza.
Sincope: la sincope in musica,  dal punto di vista ritmico, è un particolare effetto ottenuto dal prolungamento del suono, dal tempo debole della battuta al tempo forte della stessa battuta o di quella successiva.

Sincope: la sua etimologia (dal greco syn koptein ‘spezzare, tagliare insieme’) comunica quell’idea di improvvisa rottura che  in generale la difficile parola lascia trasparire. 

Sincope: la sincope in linguistica esprime la caduta, il perdersi di un suono all’interno di una parola. In  termini drastici sincope è un abbreviazione mediante la quale viene eliminata la parte centrale di una parola: dr [doctor], jr [junior], sr [senior], cfr [dall’imperativo latino confer, confronta].

E dunque veniamo a noi: la sincope linguistica non vuole il punto.

Purtroppo molti di coloro che scrivono sottovalutano l’importanza della punteggiatura (magari io per prima), che invece ritengo debba servire a dare il tempo della lettura e della narrazione. Capita spesso di imbattersi in stonature di ritmo nelle frasi. Forse dovremmo provare a scrivere tenendo in sottofondo un metronomo che ci potrebbe, con le sue oscillazioni, a battere il tempo  e a farci tenere il ritmo giusto fra virgole e punti.

Immagino che ognuno di noi abbia il proprio movimento sinuoso e ondulatorio dell’andamento del paragrafo nella propria testa. Ma quanti di noi usano il punto e virgola? Siamo normalmente abituati, forse per semplicità a fare: frase-punto, frase-punto; oppure frase-virgola, frase-virgola. Provate a scrivere seguendo una regola diversa: frase-virgola, frase-punto e virgola, frase-punto. Vi faccio un esempio:

Questo articolo è diviso, per ragioni di comodità, in paragrafi; ogni paragrafo è più insignificante dell’altro.

Non è meraviglioso? Leggere un articolo con una delicata e musicale cadenza aiuta ad arrivare in fondo al testo senza ansia né affanno; mantenendo il nostro cuore rilassato, con il giusto battito; allontanando  l’odiosa possibilità di accelerazioni brusche e violente che potrebbero comportare cardiopatie importanti con rischio effettivo … di una sincope … che vi obbligherebbe a chiamare il dr di turno!

Se avete dubbi sull’uso della punteggiatura: Accademia della Crusca.