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Bolle di …

Ci sono bolle e…. bolle.

Ci sono quelle di sapone, che si riempiono di arcobaleno al primo raggio di sole, che si fanno trasportare leggere dal vento e  ci fanno gioire e sorridere scoppiettandoci fra le dita.

Ci sono quelle che da piccoli facevamo con le gomme, tutte rosa che quando scoppiano si appiccicano sul naso.

Ci sono quelle di vetro, con dentro piccoli gioielli creati da abilissimi artigiani e che nascondono i miei sogni di bambina….ma questa è tutta un’altra storia.

Anzi è la storia che ho regalato per questo Natale a Morena Fanti e tramite lei regalo a tutti voi.

Vieni  a leggere   Bolle di Natale…   poi mi farai sapere dove tieni nascosti i tuoi sogni.

Infine, con quella rossa strana bolla che è il mio cuore  auguro a te e ai tuoi amori un felice Natale.

Sol’

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Giochiamo senza la O

 

Mi piace l’idea di scrivere with an Handicap. La mancanza di una lettera. Sì quella.

Avrei per tutti quanti degli af*rismi:

– Cerca di essere sempre te, un dì dirai di essere l’unicita.

– Dal diamante nasce nulla, dal letame nasce margherite.

– L’arte della vita sta nell’imparare a ridere, e nell’imparare a patire.

– La gente è la più grande recita della terra, e mai si paga il ticket.

 Facili sistemi per cambiare qualche frase e far sì che sempre vada bene. Mica sempre.  Ma divertente come cantare la frase di Garibaldi che si fece male alla gamba e che faceva:

Garabalda fa farata fa farata ad ana gamba Garabalda ca camanda, ca camanda al battaglan!

Ghirighildi fif firiti fi firiti id ini ghimbi Ghirighildi chi cimindi, chi chiminfi il bittiglin!

Ghereghelde fe ferete fe ferete ed ene ghembe Ghereghelde che chemende che chemende el betteglen!

Guruguldu fu furutu fu furutu ud unu gumbu Guruguldu cu cumundu cu cumundu ul buttuglun!

 Rimembri? Anzi rimembrate?

Vai avanti anche tu, se canti e balli va bene assai anche se scrivi è diligente… basta dimenticare una lettera.

Sembra di essere scemi, ma è divertente assai!


C’incontriamo oggi…

Oh Cielo ha detto di sì, che verrà!

Mi domando perchè dobbiamo sempre fare il primo passo noi donne. Mamma che stress. E poi figurati se io non dovevo fare il fenomeno…

…. ti aspetto in Piazza San Pancrazio, seduta sui gradini della chiesa (attento, ci sono due chiese, una più grande e una più piccola, non puoi sbagliare… ), non ti dico come sono, che abiti indosso, se porto la frangetta o i capelli raccolti…

 a parte sa benissimo che ho il taglio a Valentina e poi ci voleva un secondo ad inviargli una foto…

Ma come mi vengono mi domando.  Sol’, Sol’ ne combini sempre una. Ma oramai è fatta. Suvvia vestiamoci…  Jeans, maglietta rossa come nella storia…  ecco fatto. Oh Cielo il computer!

…  posso usare il mio Compact Regimental come segno di riconoscimento, che terrò sulle mie gambe, così non potrai sbagliarti…

Ma cosa avrò nella testa…  aspetta mi trucco un po’, almeno il mascara…  uffa guarda qui che faccia…  così davvero non va…  mettiamoci anche un po’ di crema…  ma mica posso nascondermi dietro un paio di occhiali da sole, diamine…  siamo in Dicembre…

……ma dov’è? Vuoi vedere che non viene. Son qui da dieci minuti su questi gradini di pietra con il computer sulle gambe, che sfigata…  è anche l’ora della messa, continua a salire gente che mi guarda. Ma di lui nessuna traccia. Bella figura, adesso mi danno buca anche i blogger….  ha detto che veniva un po’ prima e che a tracolla, avrebbe avuto

 il suo Ragtime, fiammante e nuovo di zecca,

così per poterlo riconoscere… boh io non so neanche cosa sia un Ragtime…  vabbè comunque vuoi che non lo riconosca. Suvvia lo sentirò arrivare in lontananza. Lo so. Il mio cuore lo sa e inzierà a sussultare non appena arriverà in questa piazza.

Sentirò fermarsi il tempo.

Lo so.

Questi gradini diventeranno uno scivolo per una mia nuova vita. I gradini della Chiesa di San Pancrazio…  sarà la “nostra” chiesa…   San Pancrazio…   Oh Cielo!!!! Ma questa non è San Pancrazio,  Sol’!!! San Pancrazio è l’altra piazza!!!! Corri, Sol’ corri…..

Da non credere ho sbagliato chiesa….    forse era destino che dovessimo rimandare l’incontro…


Natale 2009

Con l’orgoglio di un novellino (ex New entry) vi linko il sito dell’amica Morena Fanti nel quale in  Scriveregiocando è stata pubblicata una mia favola di Natale per bambini e grandicelli. Che emozione!!! Ho già detto che vi adoro?


Sol’_in_blue

(….segue A CHE GIOCO GIOCHIAMO)   Scostò la tenda. Il suo cuore inizio nuovamente a sussultare. Sempre più forte. I suoi battiti sembravano rimbombare nella stanza. Poggiò una mano sul petto, comprimendo il seno ancora nudo come per fermare quel battito. Ma non poteva servire. La vena sul collo pulsava. Cercò di respirare. Una volta, e poi ancora una. Fuori non sembrava esserci anima viva.

Forse l’ombra vista nello specchio era stata un’immaginazione. Forse stava impazzendo. O forse…

(Monica) Sol era in un suo mondo parallelo. I pensieri ancora annebbiati. O forse, non erano solo pensieri. Era ancora li, davanti al suo immenso specchio nel bagno, e con la coda dell’occhio guardava la porta della doccia. All’improvviso l’ombra di lui sempre più grande. Sol si strofinò gli occhi. Ma chi era questo lui di 999999 anni, il coleottero gigante o il misterioso uomo delle mail? Ma come, Sol si domandò: come faccio io a non saperlo? E linneo? Confusione nella mente di Sol. All’improvviso si ricordò del libro che l’amica Stella le aveva consigliato e che lei aveva divorato. Si ricordò di Luca e di quel messaggio ricevuto per errore. Lei, che per giorni aveva sognato di trovare, un giorno, il suo Luca. Allora corse al computer e si accorse che entrambe le mail provenivano da Luca. “Sol Sol” si disse, cosa ti sta succedendo? Luca, ma chi è Luca?

Luca era il terzo di cinque fratelli, aveva vissuto un’infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Della madre aveva ereditato la fine sensibilità, del padre il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, cosa che aveva portato la famiglia da una condizione agiata ad una difficile situazione economica.  Luca non aveva tardato a manifestare una personalità priva di complessi e inibizioni, portata al confronto competitivo con la realtà

(Lorena) Quando entrò  nel 1981 in Comune, non esistevano i computer ma c’erano solo i terminali ne esisteva uno per tutto il settore collegato col ced centrale, Luca  aveva perfettamente in mente due trascinatori ad anelle dentellate, posti ai lati della stampante (che regolarmente si spaccavano e dal ced  le inviavano per sostituirle). A seconda delle stampate aveva la carta più larga e più stretta da cambiare all’occorrenza. Si ricordava le ore ad inserire in “atms” le presenze alla mensa dei bambini per mandare i bollettini di pagamento alle famiglie… Ed ancora ricordava bene quei “cassoni” delle prime macchine da scrivere elettroniche “Editor 4” della Olivetti …Successivamente arrivarono le prime macchine da scrivere a testina rotante  intercambiabile della Ibm,  le prime che avevano anche il nastro correttore e via andare. … Luca usava ancora i ciclostili prima a mano (a manovella) e poi elettrici, quante volte usandoli, scaricando male a terra la corrente prendeva delle piccole scosse. Usava inchiostrarle con un inchiostro ad olio nerissimo aprendo un tappo in cima al rullo, che colava da tutte le parti e con quelle ci stampava le matrici dei consigli di quartiere …altri tempi …Ed oggi  a Luca sembrava, impossibile ed incredibile, avere un computer collegato in rete a fibre ottiche. … E poi internet ecc. ecc. Altro che passi da gigante aveva  fatto il web dagli anni ’80 ad oggi!!!

Per Luca quella era ‘ la più grande rivoluzione, in assoluto, del secolo passato!!

Aveva incontrato Sol’ in rete e fra loro era nata subito una assidua frequentazione nel rispettivi Blog.


Sol’_in_blue copertina

Ecco pubblicata la foto, se non vi piace cercherò di fotografare un coleottero….  SOL’_IN_BLUE PHOTO

Per godere appieno delle forti sensazioni che la foto potrà scatenare…io accenderei anche un po’ di musica…giusto?


A che gioco giochiamo – parte 2 –

 Ecco qui di seguito il racconto scaturito dalle vostre fervide menti in questi due giorni. Siete davvero bravi, sono orgogliosa di voi.

Ho sistemato direi bene l’incrocio fra Stella ed Arthur, mentre qualche problema ho ancora con Alan, il nostro eclettico Alan (!). Potrei organizzare dei flash back con il suo racconto, ma per farlo ho bisogno dell’insieme della storia. Dunque leggete ciò che mi sono inventata per darvi il senso della cosa e  la possibilità di continuare a giocare.

Siete il gruppo più fantastico di giocatori che abbia mai incontrato. una grande soddisfazione avervi come amici.

Speriamo che il gruppo si allarghi, il gioco è aperto a tutti coloro che passano di qui e ne hanno voglia.

Ecco qui dunuqe la nostra storia. Buon proseguimento…

p.s. Ho messo i vostri nomi per adesso in nota all’inizio dei vostri racconti…poi vediamo. La parte in corsivo qua e là è la mia.

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C‘era una volta un computer.

Era un nuovo notebook Asus, elegante come una farfalla: il “perfetto connubio tra design raffinato e tecnologie avanzate”, così recitava la pubblicità. In effetti aveva un look particolarmente raffinato, un profilo sottile elegante e leggero. La cover esterna era nera, brillante e la tastiera, light-in-motion, si accendeva in presenza di scarse condizioni di luce, permettendo così di poter lavorare comodamente anche in ambienti poco illuminati. O meglio di notte. Anche il display da 15.6 pollici a Led, 16:9 HD si adattava in automatico in base alla luce per garantire la massima visibilità.

In grado, quindi, di distinguersi già al primo sguardo per l’aspetto estetico accattivante e curato in ogni dettaglio – connubio perfetto con lo stile della sua proprietaria – il nuovo Asus rappresentava anche lo stato della quasi perfezione sul piano delle soluzioni tecnologiche, potendo garantire performance importanti e al contempo bassi consumi energetici .

Sol’ lo aveva acquistato solo tre settimane fa, e ne era a dir poco entusiasta. Lo utilizzava in massimo modo a casa la sera, nel silenzio della campagna. Una tisana calda e profumata, o una tazza di caffè ben tostato la mattina, un comodo divano, cuffie Sennheiser e un collegamento ADSL veloce costituivano questo suo nuovo divertente mondo..

Aveva aperto un blog presa un giorno da uno strano schiribizzo. Un blog – il termine che deriva dalla contrazione Web-log (traccia su rete) – era una sorta di diario on line, un raccoglitore di pensieri, di opinioni, di riflessioni e considerazioni che Sol’ aveva anche cercato in queste poche settimane di abbellire, addobbare e integrare con musiche, sue fotografie o video. Era sempre alla ricerca di novità, curiosa della vita, volenterosa di fare nuove conoscenze ed esperienze, ed era quindi rimasta immediatamente, affascinata da questo suo nuovo gioco, ma non avrebbe certo mai immaginato che tutto ciò le avrebbe cambiato la vita per sempre.

Quel lunedì mattina, acceso il computer, aveva trovato fra sua nuova posta un messaggio quando 1d’un tratto, nel bel centro della stanza, apparve un coleottero.

Sulle prime, in considerazione della calda e intensa penombra che avvolgeva l’ambiente, Sol’ non seppe comprendere se realmente vi fosse qualcosa, là di fronte a lei, o se si trattasse del frutto della sua immaginazione, alimentata dai bagliori dell’ampio visore.

Sollevò la schiena, soppresse il volume, scostò e fece scorrere all’indietro l’auricolare destro, piegò lo schermo verso la tastiera e focalizzò vista e udito su quello che, ora, appariva proprio per quello che era: una sorta di insetto volante, di fattezze e di dimensioni che ella non aveva mai veduto in precedenza.

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