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Caffè Gambrinus

Gambrinus è un leggendario re delle Fiandre, considerato come patrono della birra.

L’origine del personaggio viene attribuita principalmente alla figura di Giovanni il senza paura, da alcuni ritenuto inventore della birra con malto e luppolo. (…)Vi sono diverse ipotesi sull’etimologia del nome: potrebbe derivare dal termine latino cambarus (cellerario, addetto alle cantine) o da ganeae birrinus (colui che beve in una taverna), oppure si tratterebbe di una storpiatura del nome Jan Primus, riferito al duca Giovanni I di Brabante. Altre ipotesi farebbero, inoltre, derivare Gambrinus da un errore di trascrizione del nome “Gambrivius” o dal termine celtico camba, che indica la pentola dove viene preparata la birra.

Per via del forte legame con la bionda bevanda alcolica, il nome e la figura di Gambrinus compaiono in molte marche di birra europee e nordamericane. Tra di esse la Gambrinus, prodotta dalla birreria ceca Plzeňský Prazdroj, essendo lo sponsor ufficiale del campionato di calcio ceco, ha fatto sì che per ragioni pubblicitarie il torneo fosse denominato Gambrinus Liga.

fonte Wikipedia 

“Devi andare in via Pellicceria di fronte all’ex Gambrinus …”

“Ma tu ti sei mai chiesta da cosa deriva il nome Gambrinus?”

Io no, cioè sì, cioè no, non mi ero mai chiesta quale fosse l’etimologia del nome Gambrinus. Mi sto incartando.

Avete mai provato ad aiutare un amico con un indicazione  e a sentirvi  “ignoranti”?

 Io sono ben consapevole della mia ignoranza e sono convinta di essere più saggia di tutti coloro che, pur essendo ignoranti, continuano a professare la propria sapienza. Socrate stesso pose il sapere di non sapere come fondamento di qualunque altra conoscenza. 

Certo è che, ad oggi, tante sono le cose che non mi sono mai chiesta: basterà tutta una vita per riuscire a non viver come bruti … e a  seguire “virtute e canoscenza”?

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Proverbi cinesi

I Biscotti della fortuna sono dei biscottini che al loro interno racchiudono un biglietto contenente un saggio consiglio. Vengono normalmente regalati in occidente a fine pranzo nei ristoranti cinesi … in realtà è bene sapere che  questi biscotti sono sconosciuti sia in Cina che a Taiwan. Ma poco importa, i piccoli pezzi di carta che  si trovano all’interno racchiudono frasi profetiche orientaleggianti che tendono a mettere di buon umore, a far riflettere, sognare o sperare.

C’è un ristorante a Milano che sulla porta di entrata/uscita ha un grande vassoio con sopra tanti foglietti colorati e arricciolati. Ogni foglietto di carta contiene una frase, un pensiero, un’aforisma. Manca il biscotto dolce e croccante,  ma il gioco è lo stesso. Vi ho un po’ trascurato nell’ultimo mese, ma sono stata tanto in viaggio per lavoro, piacere, famiglia. Ho portato con me qualche pensiero “cinese” – dal ristorante milanese – che srotolerei volentieri con voi.

  1. Assaggia l’acqua, conosciuta la sorgente. Sono spesso diffidente. Ad esempio, spesso compro libri o musica di autori che già conosco.
  2. Non c’è altezza che abbia sopra di te qualcosa di più alto. Cerco sempre di avere (e dare) il massimo, ma si sa c’è sempre di meglio. Il che significa anche che devo cercare sempre di migliorare, perchè si può.
  3. Se il fiore è buono anche il frutto lo sarà. Se una madre è in gamba, probabilmente lo sarà anche il figlio. Se un mio amico è affidabile, c’è buona probabilità che anche un amico dell’amico lo sia.

1. 2. 3. In altre parole, The Best Magazine di aprile è on line! Conoscete la sorgente. Avete già letto della madre, della nonna e degli amici. Certo è che ogni mese migliora e migliora e migliora … grazie a tutti voi, perchè tutti noi sappiamo bene che

        4.   Non è possibile applaudire con una mano sola!

…. e  voi avete un proverbio, più o meno cinese, da condividere con me? Tanto per applaudire assieme!


Il calore dei sogni

 

Due grandi scatole di cartone contenenti cinquanta pacchi. Ogni pacco contiene due libri. Eccoli lì, sul bancone delle poste, in attesa di essere spediti.

Ho fatto un gioco.

Ne faccio tanti, direte voi.

Bene, visto che insistete vi racconto.

Sono un’accanita lettrice, divoratrice di tutto dal romanzo ottocento, al saggio filosofico, al libro di viaggi … fino all’ultima pubblicazione di Fabio Volo, che non ho però ancora acquistato.

Come qualcuno di voi sa, mi sono iscritta da poco ad aNobii, una rete sociale su internet dedicata ai libri. Mi sono iscritta, ho messo in linea alcuni dei volumi da me letti e mi diverto a condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri … e interagisco con altri lettori, direttamente o attraverso gruppi.

Ho conosciuto, lì fra quelle pagine, una casa Editrice INTERMEZZI che ha “bandito una selezione” … in altre parole era alla ricerca di 50 lettori <forti> sparsi in tutta Italia. Ho mandato un mail di presentazione gradevole, simpatica, lungimirante ed evidentemente convincente; sono risultata una “vincitrice” della selezione. Adesso riceverò gratuitamente uno di quei pacchetti che vedete lì incartati sul bancone delle poste, contenente due libri scelti immagino a caso dall’Editore per me. Leggerò quelle pagine e poi vi illustrerò con recensioni varie.

Tutto qui il gioco? … eh mica così semplice.

Quel pacchetto contiene due libri. In questo istante non conosco né i titoli, né tanto meno gli autori. Però sento che dentro quel pacchetto ci sono i sogni di due persone. Due scrittori; e io mi sento in parte coinvolta nell’avveramento o meno dei loro desideri. Immagino le loro notti trascorse davanti ad un computer a scrivere e limare quella storia; nonché l’ansia di vedere le proprie parole pubblicate; la scelta della copertina, del titolo; le dediche fatte e quelle dimenticate… e adesso mi domando:  “Cosa si aspettano questi due scrittori da me e dagli altri 49 lettori <forti>”?

Sarò all’altezza della recensione che si aspettano? E se un libro non dovesse piacermi, saprò essere serena e leale o mi troverò a fingere pensando … al calore dei loro sogni?


The Best number one

   

Hei, hei ragazzi,

è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

Ma non finisce qui!

Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

 

Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


Amarezza

Ci sono mattine in cui il caffè è amaro e non capisco il perchè.

Uso la stessa macchinetta vecchio stile con l’omino coi baffi al lato; la stessa marca di caffè …oro; stessa tazza, stessa quantità di zucchero e di latte. Eppure, ci sono mattine in cui il caffè è amaro, al punto tale che non riesco a berlo. Lo stomaco si ribella e la giornata inizia male.

Immagino sia un problema di “bottone gustativo”, di ricezione sensoriale, di differente percezione del sapore dovuta ad una mia sensibilità del momento, come se il mio senso del gusto potesse variare in armonia ai miei differenti stati d’animo. L’arrabbiatura di ieri fa il caffè amaro di oggi.

“Dire che questo fiore è bello vale quanto esprimere la propria pretesa al piacere di ognuno. Il piacere del suo odore non ha simili pretese. Ad uno piace, ad un altro dà alla testa. E che cosa si potrebbe presumere da ciò se non che la bellezza dovrebbe essere considerata come una proprietà dell’oggetto stesso, non regolata dalla diversità degli individui e dei loro organismi, ma su cui invece questi dovrebbero regolarsi, volendone giudicare? E nondimeno non è così. Perché il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamar bella (o buona) una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla. (I. Kant)

Il gusto – come la bellezza – non solo è soggettivo, ma varia nello stesso soggetto col variare  dello stato d’animo, e a seconda del coinvolgimento o meno degli altri sensi. Sono certa che gusto e olfatto si integrino fra di loro. Sorseggiare un caffè circondati dal delizioso profumo di questa bevanda contribuisce alla valutazione finale di godimento. Il caffè in autogrill, in mezzo all’odore di panino bruciacchiato ha un sapore chiaramente meno piacevole.

Mi sovviene però alla fine di questa mia disquisizione un dubbio: ma ho messo lo zucchero nella tazza stamani? Oh Cielo!


B come … Bacio a pesce

 

Immaginatevi la scena.

Seduti sul divano, in perfetta sintonia, una coppia di genitori con due figli si gustano un tranquillo film serale di metà anni ’90 quando l’immagine si sofferma sulle labbra dei due protagonisti, che dopo un minimo di perplessità, si uniscono in un Bacio assai intraprendente.

Il figlio grande (10 anni) con lo sguardo illuminato, ridacchia in sordina; il bimbo piccolo (anni 5) esclama: “Che fanno mamma? Sembra un Bacio a Pesce!”… immagino intendesse ciò per il prolungato stato di apnea dei due protagonisti!

La bocca è una delle parti del nostro corpo più sensibili e luogo di transito del cibo (quale grande soddisfazione!) ma più che altro è un punto di seduzione e sensualità.

Con le labbra si sorride alludendo a un desiderio di contatto o conoscenza, così come con la bocca appena socchiusa tendiamo ad indicare una buona disponibilità all’incontro.

Al Bacio in sé per sé, ritengo vada l’Oscar quale attività più importante sia nel corteggiamento che nella passione amorosa, e la scenetta alla quale ho assistito e vi ho appena descritto, mi ha fatto riflettere come nel corso degli anni ci sia stata una vera e propria trasformazione dell’interpretazione del Bacio almeno nel cinema.

Penso al famoso Bacio1 fra Rossella e Rhett nel drammatico film di Fleming del 1939, “Gone with the wind” e ai tanti baci immortalati nei filmoni in bianco e nero. L’intensità allora si esprimeva con la capacità dell’uomo di mandare indietro la testa della donna, la quale tendeva ad abbandonarsi completamente nel sicuro abbraccio dell’amato, stimolando il pensiero “Sono tua!”.

Quanta strada per arrivare ai film di oggi, dove l’immagine si poserà prima sulle labbra che non saranno mai sottili: una bocca carnosa è la sola oramai considerata simbolo di erotismo e aggressività sessuale. Il movimento  sarà sempre rallentato, sottolineando il colore intenso delle labbra e perpetrando nell’incertezza. Lo spettatore resterà  lì, sospeso nel breve spazio di insicurezza che separa le morbide labbra dei due attori, immedesimandosi nei loro respiri, sospiri e desideri. Le bocche dei protagonisti infine  si apriranno e l’immagine si concentrerà sul successivo infinito movimento che come in un gioco erotico segnalerà  l’intensità, stimolando questa volta  il pensiero “Suvvia, sbrigati che c’ho voglia!”.

Trovo il Bacio una cosa bellissima, un affascinante contatto e un importante scambio sentimentale. Partendo dai baci innocenti, quelli dati sulle guance che comportano sempre e comunque un coinvolgimento affettivo. Baciare il proprio partner è certamente un modo per sedurre carico di valori: importante in un corteggiamento carico di passione, così come nei preliminari amorosi.

Sono stati fatti centinaia di studi relativi al Bacio e il risultato è sempre lo stesso: baciarsi fa bene! Come il sorriso, il Bacio attiva un’infinita serie di muscoli del viso, calma la mente e allevia il dolore grazie alla produzione di endorfine, il battito cardiaco e la pressione arteriosa aumentano …

… e che dire degli ormai famosi Baci a Pesce ( … sospiro …!) quelli prolungati che ci tolgono il respiro. Quelli pieni e tondi in cui l’apporto di ossigeno a disposizione del cervello si riduce, e noi ci sentiamo confusi e annebbiati fino a quando il nostro corpo, aumentando la frequenza respiratoria, ci convince che siamo pronti a morire per amore … stimolandoci infine  il pensiero “Oh Cielo! Speriamo sia la volta buona?!”.


Ma voi piace baciare?

 

1. Leggo: “L’aneddoto più famoso del film “Via col Vento” è legato al fatto che Vivien Leigh detestava le scene in cui doveva baciare Gable che, benché ancor giovane, già portava la dentiera e aveva, secondo l’attrice, un alito “mefistofelico”.

Parola di Wikipedia …ma da non credere!!!

 


Ultimi riflessi II

Solindue's property

Correva l’anno 2009, quando a conclusione di un  fine settimana …come dire alternativo o birichino, postavo una mia foto, con accennata, nell’angolo destro,  una linea gialla e sottotitolavo:

Forse non avrei mai dovuto oltrepassare la “linea gialla”

Bene, questo pomeriggio l’ho fatto di nuovo.

Premetto che avevo letto all’epoca  – nel lontano 2009 – con serietà e consapevolezza i vostri consigli e/o commenti, ma questo non è servito a tenermi lontana dal ripetermi.

Il problema, evidente, è che amo il rischio. Rischio che io ritengo calcolato…ma chi può dirlo?! Non ne sono mai certa fino all’ultimo. E allora allungo, tiro e moltiplico la situazione fino a che non diventa, a mio sentire,  “troppo pericolosa” e mollo. Lascio la presa. Chiaramente pronta a pagarne le conseguenze. Conseguenze che io ritengo calcolate…ma chi può dirlo?!

Il quesito è: imparerò mai?  Potrò mai smettere di godere nel portare le situazioni al limite? Quante volte ancora oltrepasserò quella linea gialla, nella consapevolezza per di più che rischio anche sofferenze altrui?

Confesso in realtà che provo un gran piacere a essere un po’ birichina e a trasgeredire alle regole, ma a volte, come questo pomeriggio, sembra che io lo faccia per mettere alla prova gli altri, per vedere fin dove arrivano, come reagiscono, per capire che persone sono, convinta, consapevole e sicura che comunque sarò io a dire stop, nel caso il gioco diventasse troppo “esuberante”… certo sempre con un mio dispedio di energie,  logoramento e sovraffaticamento non indifferente. Ma fa parte del “gioco”. Ogni vetta va raggiunta con travaglio e sacrificio.

Beninteso che se mi guardo indietro mi sovviene da esclamare:” Oh Cielo, come sono birichina!”

 Aggiungendo poi “Oh Cielo però, quali vette sto scalando!”