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Un nuovo amore

 

Un nuovo amore sboccia così, senza preavviso, assieme ai primi raggi di sole primaverile.

Lo si incontra un giorno, per caso. All’inizio si fa finta di niente cercando di negare a noi stessi l’evidenza: i palpiti al cuore, la strozzatura allo stomaco, e per ultimi i brividi alla schiena. Ma a quel punto siamo persi.

Le ore successive servono solo a sognare e organizzare l’incontro successivo. Le giornate scorrono, le persone parlano, litigano e fanno pace. Ma se tu hai un nuovo amore tutto scivola lieve. Non senti le anatre starnazzare, ma solo gli uccellini cinguettare fra i rami degli alberi in fiore.

Io mi sono innamorata di Holga.

Viene da Hongkong. Amici me ne avevano parlato sempre con entusiasmo. “E’ un portento!” mi dicevano.

Ma avvicinarsi a lei non è stato facile. Sono scelte che richiedono una buona dose di coraggio. Ma non sono una che si tira indietro e quando il mio cuore batte facendomi sentire appassionatamente viva sono pronta a fare scelte anche controcorrente.

Così ho scritto una lettera a ” Hoy Kui Lau, Room 2114-  Fuk Tai House”. Ho raccontato del desiderio di averla fra le mie mani. Ho pagato il viaggio da Hongkong a Firenze e sono rimasta in attesa del suo arrivo.

Da questa mattina Holga è con me.

Holga è una “Toy Camera”, estremamente economica (35/40 euro). Il corpo di plastica (nella mia scelta rosa) è sovente soggetto a difetti (nessuno di noi è perfetto)  facendo entrare spesso la luce nella parte interna. Sfocature, vignettature e aberrazioni cromatiche sono all’ordine del giorno. Veste pellicole sia a colori che bianco e nero da 120 mm.  Possiede un flash multicolor e una lente con una distanza focale di 60 mm.

I prossimi giorni serviranno per conoscerci meglio. La terrò fra le mie mani e lei sarà il mio terzo occhio, quello sfocato, quello imperfetto. L’occhio della mia anima, talmente difettosa che s’impressiona di luce anche quando intorno c’è solo buio.

 

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Metafora fotografica

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo “

Esistono descrizioni che possano spiegare meglio la nozione  tecnica di dipendenza dalle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos, di questa metafora?

Immagino di no. Forse è per questo che usiamo metafore e similitudini  ogni giorno con tanta facilità. Le usiamo per tradurre situazioni teoriche e difficili,  in altre, pratiche ed elementari. Le usava ampiamente il Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” per disegnare il carattere dei suoi personaggi: ” il nostro Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, pria di toccar gli anni della discrezione, d’esser, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Un dipinto perfetto grazie a una metafora davvero calzante.

Mi sto occupando, più di quanto non facessi prima, di fotografia.

Devo preparare alcuni lavori e dunque sto studiando i fotografi del passato. Come? sfogliando una fotografia dietro l’altra.

In realtà mi sono ben presto resa conto che non stavo visionando delle fotografie ma un’epoca, piuttosto che un’altra. Perchè le fotografie sono illustrazioni, esempi  e in quanto tali metafore, di un passato.

Una fotografia tanto più è  espressiva, tanto più crea un’immagine suggestiva, tanto più è in grado di comunicarci una visione lungimirante e accorta di un mondo, senza richiederci troppo sforzo, proprio come fanno le figure retoriche.

Ecco qui una splendida metafora che ci comunica perfettamente  le fatiche ed i disagi di un fotografo, appeso ad una gru nell’attesa dello scatto migliore.

Questa immagine ci fornisce  informazioni così concrete che solo con una lunga, e forse noiosa descrizione ricca di  aggettivi, avremmo  potuto  raggiungere lo stesso risultato; un semplice sguardo alla fotografia e  abbiamo subito chiaro che all’epoca la sicurezza sul lavoro non sapevano davvero cosa fosse!

Immagino sia per questa loro semplicità nel comunicare che le immagini sono diventate così determinanti nella nostra vita. L’immagine è  il canale di comunicazione più diretto e quello maggiormente usato. Pensate alla pubblicità o  ai differenti simboli che illustrano le attività sul vostro computer: il cestino, la cartellina, la rubrica… non utilizziamo più parole, ma immagini metaforiche .

Ma sarà davvero un bene?