Archivi tag: Felciità

Scrivere

              

E’ tutto qui dentro. Sale spesso in silenzio, in modo confuso, ma il bisogno è  inevitabilmente chiaro.

Non resta che accendere il pc e preparare una pagina bianca. La scrittura fluisce libera, i pensieri che fino a poco prima sembravano confusi si dipanano come una matassa di spago arrotolato.

Il bisogno di raccontarmi, di raccontarvi, di farvi partecipi di miei pensieri è pressante e inderogabile. La prima frase, che arriva prepotente di getto,  è essenziale per rompere il ghiaccio. Si tratta della chiave di volta attorno alla quale ruota tutto il pensiero. L’elemento centrale della mia ideologia del momento.

Subito dopo arriva il divertimento. Trovato il capo della matassa, il filo del pensiero si srotola con una facilità impressionante. Le dita si liberano sui tasti neri  del computer componendo una parola dopo l’altra, una frase dopo l’altra, un paragrafo di seguito all’altro. Non c’è bisogno di ricercare similitudini o difficili ossimori, la scrittura viaggia libera lungo il proprio binario collegata ad un senso di sollievo interno insospettato.

Probabilmente questo senso di alleggerimento è quello che scatena la mia giovialità, il mio continuo senso dell’ironia. Spero di riuscire ogni volta a comunicarvi la mia passione per la vita, in ogni suo aspetto. La mia felicità per tutte le piccole cose che mi circondano, la mia voglia di ricercare il buono ed il positivo in ogni accadimento della giornata.

Infine resta la parte migliore. Una volta liberata dalle parole che vorticosamente si agitavano dentro la mia anima non resta che la scelta della parte grafica. Una foto, un disegno o un’immagine che possa sintetizzare il pensiero, che lo canalizzi  nella direzione giusta.

Quando tutto è completo, la pagina, come un piccolo germoglio è pronta per splendere di luce propria. E’ come se pur appartenendomi, iniziasse un percorso suo proprio, legato ai vostri commenti, alle vostre osservazioni, ai consigli dei lettori.

Chissà, se i miei articoli potessero parlare …  sarebbero felici di come sono stati da me forgiati? Avrebbero forse preferito una diversa punteggiatura o uninterlinea alternativa o un carattere più estroso? Saranno soddisfatti loro … loro che hanno donato a me la gioia di una  fertile fecondità della scrittura?

Annunci

Bisogno di un proposito?

solindue's property

 

D’un colpo ogni cosa è cambiata. Il tono, l’aria, non si sa che pensare, chi ascoltare. Quasi che per tutta la vita ti avessero condotto per mano come un bambino e, a un tratto, ti avessero lasciato: impara a camminare da sola. E non c’è nessuno intorno, né amici, né autorità costituite. Allora ci si vorrebbe affidare all’essenziale, alla forza della vita o alla bellezza o alla verità, perché esse, e non le autorità umane ormai travolte, ti dirigano in modo sicuro e senza riserve più di quanto non avvenisse nella solita vita di sempre, ora tramontata e lontana.

(B. Pasternak, Dottor Zivago).

Ci sono momenti nella vita in cui l’orizzonte scompare e con lui le certezze di un tempo. Non sappiamo più bene a cosa aggrapparci per imparare a camminare da soli. Ogni decisione anche la più banale sembra un macigno che pesa sulla nostra coscienza. Restiamo in balia del fare e del non fare, del vivere e del non vivere, nell’attesa che il peso dei problemi possa diminuire.

Ci sono momenti nella vita in cui l’orizzonte riappare. Magari in lontananza e con lui certezze diverse di quelle di un tempo. Ma sempre pur certezze. A volte basta attendere. Lasciare che il tempo scorra tranquillo. In presenza di un orizzonte quanto meno visibile, il restare in balia del fare e del non fare, resta comunque un modo di vivere. Un’attesa e piacevolmente rilassata, affinché quell’orizzonte non si avvicini da solo.

Alla fine senza pensarci due volte, basta allungare la mano e la forza della vita è di nuovo lì alla nostra portata.

Pensiero  positivo.


Petizione

 

smile

Petizione pro-Alfonso

Eccomi qui. Sto preparando un banchino come quelli che trovate nelle piazze delle vostre città. Quei banchetti magari ancora in fòrmica (legno laminato…non l’insetto!)  tipo i nostri vecchi banchi di scuola azzurro/verdini. Se sono fortunata metterò anche un piccolo gazebo per ripararmi se magari iniziasse a piovere, o solo anche dal venticello novembrino.

Ecco fatto.

Adesso dovrei iniziare a fermare voi passanti, con la pennina bic in mano e chiedervi…di firmare. Esatto mi sono immedesimata in quei ragazzi, con l’aria un po’ “allucinata” che mi fermano ogni giorno qui  in via del Corso e mi chiedono “Una firma contro la droga?”.  Che vuole dire una firma contro la droga. Quale droga e quando. Una firma contro la somministrazione di cannabis o morfina ai malati terminali o contro la somministrazione di ritalin ai ragazzini iperattivi? O state parlando della droga mediatica che ci coinvolge ogni giorno?…

Scusate la divagazione. No la droga non centra. Sono a chiedervi si saltare nel Blog di Alfonso e lasciare un vostro saluto, una vostra faccina, un vostro abbraccio.  Dopo giorni o settimane di “malinconia” il mio amico di rete, colui che per primo si fermò qui da me e  mi accolse a casa sua dicendomi  ” spero di essere  accogliente” …  dicevo appunto  Alfonso,  ha lasciato oggi un grande scritto, con finale degno – permettetemi un finalmente! – del suo spirito ironico e positivo.

Io l’ho già abbracciato forte, andate anche voi e stringiamolo tutti assieme… grazie.  🙂

p.s. Tutto questo per farvi anche notare che dopo quasi un mese di duro lavoro, ho imparato a LINKARE!!!


Riflessioni post-sbornia

no smoking

solindue's property

 

Riflessioni post-sbornia…presa durante la mia prima  festa in rete 😆

I compleanni, i capodanni, bloganniversari e questo genere di ricorrenze, oltre a farci sbronzare con lo champagne e (citando palesemente Coca Cola di Vasco) …e tuuuutte quelle booollicine,  fanno riflettere sul nostro trascorso. Ci consentono di tracciare delle linee invisibili lungo il percorso della nostra vita, che delimitano i traguardi già raggiunti, da quelli non. E’ più o meno sempre tempo di bilanci ma, in queste occasioni, il tempo sembra esserlo ancora di più.

Ma in sede di bilancio (perdonatemi i termini tecnici) si fanno anche bilanci di previsione a breve, medio e lungo termine, o almeno dovremmo. Qualcosa tipo i buoni propositi che tutti noi facciamo a capodanno: smetto di fumare (mai fumato), mi metto a dieta (non ci penso neanche), m’iscrivo in palestra (sono già iscritta),  smetto di bere champagne, ecc..

Scrivo tutto ciò in seguito anche ad una serie di vostri commenti  apparsi sul mio “Cigno nero” (chi non lo avesse letto basta scendere qualche articolo sotto…fossi solo riuscita a fare un bel link…),  tramite i quali mi avete esortato al Carpe diem,  invitato a godere cioè del presente.  Come disse nel lontano quattrocento Lorenzo de’ Medici, allora signore di Firenze, nella sua Canzona di Bacco (sempre per restare in tema di vino, alcolici e  sbronze):  “Chi vol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza“.  Ed è certo, e convengo con lui, che dobbiamo concentrarci sull’oggi, sulle opportunità e gioie che ci presenta, partendo dalla “razionale” considerazione che non ci è dato di conoscere il nostro futuro.

Non possiamo però prescindere dalla  voglia continua, oserei dire intrinseca nell’essere “uomo”, di appropriarsi del proprio futuro, cercando di conoscerlo in anticipo e di prevederlo, dimenticandoci spesso – cartomanzia e oroscopi a parte –  che  siamo Noi a scegliere il  nostro futuro. 

Ogni giorno facciamo delle scelte e prendiamo una strada, una soltanto. L’insieme di queste nostre scelte giornaliere  – che nell’attimo in cui vengono fatte possono sembrare insignificanti – vanno a costruire il bagaglio che ci accompagna nel futuro. Noi siamo ciò che scegliamo di essere. Così, nonostante la filosofia del Carpe diem, tutti noi giochiamo in questa vita a fare i nostri programmi e cerchiamo di raggiungere i nostri traguardi,  per fermarci poi, in tempi di ricorrenze come questi, a tracciare cento  linee di demarcazione fra il  già fatto e il da farsi,  il bevuto e il da bersi.

Nonostante la visione continua di “Cigni neri” che sorvolano il mio cielo personale, anzi personalissimo,  io insisto a fare  programmi ogni giorno per mio domani ed anche per il mio dopo-dopo-dopodomani. Niente potrà fermarmi dal farli,  ricordandomi che sono responsabile del mio tempo passato, presente e  almeno in parte anche del mio FUTURO.

Ragion per cui….ancora una coppa di champagne ragazzi,  smetto dopo capodanno!


Imparzialmente MORTE

Solindue's property

Solindue's property

Uomo,

(…) Abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l’inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è la meditazione di una vita bella e di una bella morte (…)

 

Tranquilli nessuna dissertazione filosofica sulla morte. Solo qualche pensiero su quanta strada ha fatto l’uomo, e come – forse – amiamo complicarci la vita.

Correva l’anno (circa) 341 a.c. 

Stiamo parlando cioè  di circa 2350 anni fa’. Dottrine semplici e immediate. Il filosofo di allora ci  riferisce che il problema non è morire ma la paura della morte. La paura è l’impulso che ci impedisce di raggiungere la serenità/felicità interiore. L’attesa dell’evento in quanto tale.

Se la morte venisse percepita dall’uomo come semplice assenza di sensazioni…il problema sarebbe risolto. La morte è in fondo semplice perdita di sensibilità.

Easy: quando ci siamo noi, siamo vivi dunque non c’è morte. Quando c’è la morte non ci siamo più noi. Perchè temerla. Suvvia ragazzi siamo fatti solo di ciccia!

Ma davvero solo siamo solo atomi? Ops! Niente anima? Coscienza? E il nostro Inconscio?

Il  nostro vero problema dunque è un male dell’anima, prodotto dai pensieri sbagliati? E che pensieri sbagliati, ragazzi! Desiderio di immortalità? Bramosia di sopravvivere ai posteri? Disillusione e  mancanza di significato della nostra vita?

Cielo! Mi dimenticavo lo Spirito, l’uomo è immortale nell’anima. Noi siamo un Io-Corpo-Anima-Spirito.

L’uomo dunque non è per natura immortale nel senso di infinito, eterno, tuttavia è fatto ” a immagine” di Dio e dunque  a immagine della eternità di Dio

Ho promesso: nessuna dissertazione filosofica sulla morte, nessuna disquisizione sulla presenza o meno di un Dio in questo Cielo.

Perplessa, convivo sola e felice con la mia paura.

 

p.s. 2216 anni dopo un elegante signore svizzero avrebbe sorriso pensando “quando nessuno domanda, non occorre che qualcuno risponda”.

 Il testo è tratto dalla famosa Lettera sulla felicità di Epicuro a Meneceo.  Avrei forse dovuto titolare il blog “Imparzialmente felicità”… ma sono convinta che la  parola morte attragga  l’attenzione più di felicità.  <<sic!>>

Dimenticavo: l’elegante signore svizzero è  Jung.