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Un gran bel peccato capitale!

Lo so che in questo blog ci sarebbero dovuti essere i lavori in corso ancora per un po’, ma ho appena fatto una scoperta davvero piacevole e volevo condividerla con voi.

E’ uscito oggi il nuovo libro di Intermezzi Editore. Si intitola “Il paese bello” scritto dal trentenne Cesare Stefano Sgambati.

Troverete qui “Il non più giovane Holden“, uno dei sette racconti che costituiscono il libro. Si legge con il fiato sospeso fino in fondo, trattenendo il respiro e urlando a pieni polmoni per la forza della scrittura.

Sarà il momento, sarà il mio assopimento odierno, ma questo racconto affascinante per la sua crudezza,  mi ha davvero svegliato e colpito positivamente. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensate. Coraggio una lettura che richiede solo 10 minuti! … poi cioccolata al peperoncino per tutti, promesso!

Il paese bello
Sette racconti come sette nuovi peccati capitali che costruiscono parola dopo parola una prigione, la cella del nostro bel Paese.

scoprilo

Leggere

   

Vedo fiumi di simboli in movimento che si rincorrono. Nero su bianco. Sono fregi tutti diversi ma in fondo tutti uguali. Segni dritti, segni curvi. I s o l a t i, uniti-da-trattini, (chiusi in parentesi).

Allontanati da spazi                                    che a volte sembrano infiniti.

I miei occhi cercano di vedere fregi isolati e insignificanti. Ma il mio cervello insiste nel decodificarli. Così, un cerchio diventa una “o”, un serpente arrotolato su se stesso una “@” e tutte quelle linee assumono significati diversi a seconda della lunghezza e dell’inclinazione: “i” oppure “l” o ancora “/”.

Ma non basta. Per quanto mi sforzi, la mia mente persevera nel voler andare oltre. Così quattro segni vicini diventano una parola: “casa”.  Quell’ambiente delizioso, caldo profumato di consuetudini e quotidianità, dove ci sentiamo coccolati e al sicuro.  Quelle quattro mura, a volte colorate, dove ci rintaniamo la sera e ci spogliamo delle fatiche accumulate durante la giornata. Quattro segni, quattro lettere, una parola.

Insiste. Ancora non basta. Il mio cervello sembra non accontentarsi. Vuole dare un significato cumulativo anche a quelle cinque parole vicine, legate assieme da una lettera maiuscola iniziale ed un puntino finale: “La mia casa è lontana.” Tutto cambia. Quell’ambiente caldo e delizioso diventa ad un tratto lontano, quasi irraggiungibile. Fra quelle cinque parole si cela un senso di insoddisfazione, di inquietudine e di tristezza. Non più una visione morbida e  accogliente di rifugio, bensì una visione che richiama malinconia e sconforto.

Il mio cuore reagisce.

Non posso smettere. Per quanto cerchi di sforzarmi la situazione non è più sotto il mio controllo. Gli occhi scivolano sulle righe, lungo i paragrafi e attraversano le pagine con una velocità impressionante. La mia mente elabora velocemente ogni informazione in maniera atletica e leggermente allucinata. Non tralascia niente. Ogni pausa, ogni virgola, ogni accento o maiuscola ha un proprio significato. Ma non è un significato isolato. Tutto è collegato in un unione che sembra risultare perfetta.

Passano le ore e non me ne accorgo. La passione ha avuto il sopravvento sulla stanchezza e sulla fame. Ancora segni da decodificare, ancora lettere e parole che si uniscono per poi allontanarsi senza mai saturare la mia mente, nè tantomeno il mio cuore. Ancora pagine e pagine di scrittura …  fino all’ultimo, significativo …  puntino.

Anche questo libro è terminato. Davvero un capolavoro!

UPDATE

Ho postato lo stesso scritto su Anobii impostando una discussione:

“Cosa significa amare leggere” … piacevoli e romantiche spesso le risposte  andate a vedere     ANOBII


Scrivere

              

E’ tutto qui dentro. Sale spesso in silenzio, in modo confuso, ma il bisogno è  inevitabilmente chiaro.

Non resta che accendere il pc e preparare una pagina bianca. La scrittura fluisce libera, i pensieri che fino a poco prima sembravano confusi si dipanano come una matassa di spago arrotolato.

Il bisogno di raccontarmi, di raccontarvi, di farvi partecipi di miei pensieri è pressante e inderogabile. La prima frase, che arriva prepotente di getto,  è essenziale per rompere il ghiaccio. Si tratta della chiave di volta attorno alla quale ruota tutto il pensiero. L’elemento centrale della mia ideologia del momento.

Subito dopo arriva il divertimento. Trovato il capo della matassa, il filo del pensiero si srotola con una facilità impressionante. Le dita si liberano sui tasti neri  del computer componendo una parola dopo l’altra, una frase dopo l’altra, un paragrafo di seguito all’altro. Non c’è bisogno di ricercare similitudini o difficili ossimori, la scrittura viaggia libera lungo il proprio binario collegata ad un senso di sollievo interno insospettato.

Probabilmente questo senso di alleggerimento è quello che scatena la mia giovialità, il mio continuo senso dell’ironia. Spero di riuscire ogni volta a comunicarvi la mia passione per la vita, in ogni suo aspetto. La mia felicità per tutte le piccole cose che mi circondano, la mia voglia di ricercare il buono ed il positivo in ogni accadimento della giornata.

Infine resta la parte migliore. Una volta liberata dalle parole che vorticosamente si agitavano dentro la mia anima non resta che la scelta della parte grafica. Una foto, un disegno o un’immagine che possa sintetizzare il pensiero, che lo canalizzi  nella direzione giusta.

Quando tutto è completo, la pagina, come un piccolo germoglio è pronta per splendere di luce propria. E’ come se pur appartenendomi, iniziasse un percorso suo proprio, legato ai vostri commenti, alle vostre osservazioni, ai consigli dei lettori.

Chissà, se i miei articoli potessero parlare …  sarebbero felici di come sono stati da me forgiati? Avrebbero forse preferito una diversa punteggiatura o uninterlinea alternativa o un carattere più estroso? Saranno soddisfatti loro … loro che hanno donato a me la gioia di una  fertile fecondità della scrittura?


The Best number one

   

Hei, hei ragazzi,

è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

Ma non finisce qui!

Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

 

Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


Miele

(…) In quanto alle api e , io le considero delle bestie divine, perché vomitano miele, seppure si voglia dire che lo ricevano da Giove. E se è vero che esse pungono, gli è perché là dove è dolcezza, vi troverai unita amarezza. (Petronio)

Appunto, l’amarezza assaporata a seguito di una litigata, ha coinvolto i miei sensi. Così il successivo “fare pace”. Che meraviglia litigare! In dieci minuti buttare fuori la rabbia che teniamo dentro. Alzare la voce, gesticolare a vanvera. Strabuzzare gli occhi e diventare tutti rossi, con il sangue che pulsa nelle tempie e gli occhi sembrano iniettarsi di sangue. Sparare a vuoto tutto ciò che passa per la testa.

Poi guardarsi negli occhi. Basta un secondo. Un attimo, e  vedere che la scintilla è sempre lì. Un attimo di silenzio e la rabbia diventa energia. Il litigio è solo frutto di incomprensioni e di errori di comunicazione. Così ribaltare la guerra in pace può diventare un bel momento, a patto di mettere da parte l’orgoglio.

Dovremmo veramente  ringraziare tutte quelle piccole operose api che donandoci quel delizioso nettare  ci hanno insegnato quanto buona sia la dolcezza.  Così mentre la mia mente vola e le lacrime abbandonano le catene di quella sofferenza forzata, arriva una prima carezza donata con gli occhi, sussurrata con il respiro.  Il profumo dei fiori riempie adesso l’aria fresca della stanza e una piccola ape inizia ad aggirarsi  fra le nostre due corolle profumate, prelevando dai nostri cuori il prezioso nettare che dopo poco addolcirà la nostra tavola.

Adesso anche l’acqua sa di miele. 


Buon non S. Valentino

  

Fa del tuo amore una pioggia di Baci sulle mie labbra. (Shelley)

E’ lunedì mattina ma la vetrina è tutt’ora illuminata. Ancora piena di scatole argentate che riflettono le luci.

“Credimi AMORE, io non sopporto di fare regali per dovere…”

Che faccenda maledettamente pazza è l’amore. (Emanuel Schikaneder)

Nello scaffale in mezzo, piccoli pupazzi di peluche si abbracciano, nascondendo rossi cuoricini palpitanti. Più sotto la riproduzione di un cellulare con la scritta “Amore chiamami” e quella di una vespa color argento anni ’70, tempestata di stelle azzure; due amanti di cartone che sembrano vissuti in  un’altra epoca  abbracciati, si baciano; due grandi labbra, chiaramente rosse, con la scritta “Baciami ancora” spiccano in primo piano.

“Tranquillo TESORO,  neanch’io. Pensa che a Natale faccio i regali solo ai miei figli e a mia nipote. Ma sai sono bambini … c’è tutta la scena delle renne … altrimenti non esiste…”

Armoniosi accenti – dal tuo labbro volavano, e dagli occhi ridenti – traluceano di Venere i disdegni e le paci – la speme, il pianto e i baci. (Ugo Foscolo)

Il negozio accanto espone in vetrina una meravigliosa tavola tonda, elegantemente apparecchiata per due. Tovaglia di lino, brillanti calici di cristallo, candele laccate a torciglione rosse. Sullo sfondo due enormi cuori rossi stilizzati.

“Ti capisco, i regali si fanno quando se ne ha voglia. Vedo un negozio, ti penso e ti regalo quello che più mi piace in quel momento. Quando non te lo aspetti.”

Dall’amicizia all’amore c’è la distanza di un bacio. (Anonimo)

Proseguiamo. Bottiglia di spumante ed una serie di completini intimi attira la nostra attenzione. Attraversiamo la strada e ci avviciniamo. Il negozio è un tripudio di voluttuosità ammiccanti. Sullo sfondo una bella foto di due volti sorridenti e felici. E’ certo che sono innamorati, o almeno sono bravi attori.

“Hai ragione, AMORE,  i regali così valgono il doppio.”

Chi ama non teme la tempesta, teme solo che l’amore si spenga. (Anonimo)

Il bar all’angolo non fa eccezione. E’ tutto un tripudio di rosso e oro. Cioccolatini a cuore ovunque. Entriamo per un caffè. Sul bancone un grande mazzo di rose rosse dentro un vaso, troppo piccolo per contenerle comodamente. Più della metà dei boccioli hanno la testa reclinata in segno di decadimento. Ordiniamo due caffè.  Mi avvicino a un enorme cuore che sembra ricamato con cioccolatini, tulle rosso e una cascata di brillantini dorati.

Il cassiere sta preparando un cartello.

“Tutto scontato del 50%”

 

S. Valentino … il giorno dopo: anche l’amore è a saldo.

L’amore è la più nobile debolezza dello spirito. (J.Dryden)

 

 


Sogni d’oro

  solindue's property

    

Anche stasera è finalmente giunta l’ora.

La mente inizia a liberarsi dei problemi della giornata. Questi interminabili giorni di pioggia sembrano acutizzare le difficoltà. Ma adesso qui con te sembra tutto così lontano.

Rilassati sul divano, abbassiamo la televisione. La luce è quella del tavolino piccolo, tranquillamente soffusa. Hai preso la piccola trapunta rossa e ti sei avvolto dentro. Anche tu hai bisogno di calore. Mi avvicino, tiro su le gambe che nascondo vicino alle tue. Il calduccio si diffonde anche verso di me.

Ti guardo, ti scruto mentre sorridi ad una battuta del film. Una breve risata un po’ più sguaiata e poi di nuovo rilassato. Ti accomodi meglio sotto la coperta. Allunghi una mano, sfiori la mia. Mi guardi con gli occhi che sorridono. Sembri più felice, più tranquillo.

Non posso non pormi centinaia di domande ogni giorno. La difficoltà di decidere da soli cosa sia bene anche per gli altri a volte mi destabilizza, mi affatica. Cento compromessi, costrizioni, limitazioni e vincoli dai quali non posso nè esimermi nè tanto meno rifiutare.

Mi allungo, cerco il tuo volto, i tuoi occhi. Ti sei addormentato. Il respiro è regolare quasi semplice nella sua linearità. Il volto è disteso, solo i capelli sono ancora arruffati e disegnano sulla tua fronte un cerchio strano. Ti  osservo cercando di custodire nel mio cuore questo interminabile momento di tenerezza che provo. Mi convinco davvero che sei felice.

Con delicatezza mi discosto. Tiro giù le gambe, mi alzo.

Sposto la trapunta. Emetti un piccolo e breve mugolio di disagio.  La fronde si incrina e poi torna rilassata. Le tue labbra sorridono,  magari stai già sognando.

Ti prendo in collo, mi abbracci,  ti sistemo a letto …  non senza averti baciato un’ultima volta.

Sogni d’oro Baby G.