Archivi categoria: Viaggi

Bianco e azzurro

Bianco e azzurro.

Si può rientrare da un lungo viaggio e non ricordarsi la password della propria casella di posta?

Bianco e azzurro.

Si può recuperare la password e trovare 37 messaggi spam che riempiono la propria casella di posta?

Bianco e azzurro.

Si può cancellare il 37 messaggi di spam e trovarne 24 di noiosa pubblicità?

Bianco e azzurro.

Si può cancellare 24 messaggi di pubblicità e trovare infine il messaggio di un amico?

Bianco e azzurro.

Bianco e azzurro  … e respiro ancora il colore della mia estate.


In vacanza con Sol’

ROMA — Niente vacanze, la pausa estiva intendo dedicarla al rilancio e alla riorganizzazione del Popolo della libertà. E’ quanto ha detto Silvio Berlusconi – secondo fonti governative – nel corso del Consiglio dei ministri, confermando così l’intenzione di dedicare gran parte di agosto al rafforzamento del partito.

NEW YORK — Quand’era presidente, Bill Clinton avrebbe preferito trascorrere le vacanze a Martha’s Vineyard, l’isola dell’intellighenzia snob e di sinistra. Ma il suo guru Dick Morris lo costrinse più di una volta a scegliere le Montagne Rocciose. «Gli americani erano stufi delle sue foto vacanziere tra yacht e feste esclusive dei ricchi e famosi — rievoca Morris —. Per risollevare i sondaggi, Bill mi ubbidì, pur odiando le Rocky Mountains».

 Quindici anni dopo Barack Obama è costretto a fare lo stesso. La First Family ha cambiato i piani delle sue vacanze estive e nella settimana di ferragosto andrà sul Golfo del Messico devastato dalla marea nera. Nei giorni scorsi sia il presidente sia la First Lady avevano pubblicamente incoraggiato gli americani a trascorrere le ferie lungo la costa del Golfo del Messico per sostenere il turismo, in crisi a causa del petrolio.

FIRENZE — Per Solindue nessuna costrizione: è stata libera di andare in vacanza dove ha voluto. Gran bella libera scelta! Nei giorni scorsi Solindue è stata a giro per l’Italia con Lui (la cosa è ormai nota…). Accompagnadosi con una berlina vecchia di 10 anni con più di 100.000 km e davvero diversi problemi di elettronica, i due personaggi, riconoscibili dai vestiti sgargianti stile cartone animato, si sono spinti fino in Abruzzo: ai piedi del Gran Sasso.

La scelta di trascorrere le vacanze in una regione d’Italia sicuramente ancora in crisi per il terremoto, non è stata dettata da nessun incoraggiamento politico, ma dalla volontà di conoscere una realtà diversa, volontà stimolata da un’invito di amici “artisti”. Sol’, per mano al suo Lui, ha partecipato nella splendida cornice di Città S. Angelo alla manifestazione tradizionale “Dall’Etna al Gran Sasso”. Ogni anno, per nove giorni, si celebra il gemellaggio tra il comune angolano e la cittadina siciliana di Nicolosi, portando in Abruzzo tradizioni, folklore e piatti tipici della Trinacria, assieme a un giro d’affari che supera agevolmente il milione e mezzo di euro e 150.000 presenze. Fra stand gastronomici, mostre di pietra lavica ceramizzata e botteghe orafe, Solindue è stata invitata a suonare nel gruppo folkloristico abruzzese dei Vurre Vurre. Tamburello alla mano ha tenuto il tempo dalle nove di sera fino alle una e mezza della notte. Senza perder colpo… e (ahimè!) senza capire una parola delle canzoni cantate interamente in dialetto.

Su e giù per il paese di Città S. Angelo, un piccolo presepe illuminato a festa, oltre a suonare e a ballare con il suo Lui la quadriglia, Sol’ ha avuto modo di osservare una realtà diversa e al di là dei mega titoloni dei giornali … ricca di una vitalità inaspettata.

NAPOLI — Subito dopo il terremoto in Abruzzo il clan dei Casalesi si era attivato per accaparrarsi gli appalti della ricostruzione.

Ho letto molto durante questo anno del terremoto, specialmente la voce di Miskappa una nostra collega blogger dell’Aquila senza peli sulla lingua. Le persone con cui ho parlato e mi sono confrontata sono certamente “deluse e avvilite” per le promesse di aiuto e di ricostruzione non mantenute, ma sono certamente persone consapevoli del valore della loro regione, del loro mare, dei loro paesi e delle loro montagne, persone che portano avanti con fierezza una vita ricca di solidarietà reciproca.

A questo punto non mi resta che fare la First Lady della situazione incoraggiando voi italiani a trascorrere qualche giorno di vacanza in Abruzzo. Farà bene a voi per il clima che si respira e un po’ anche all’economia del luogo. Le montagne sono bellissime e non hanno niente da invidiare alle nostre Alpi. I paesini arroccati sui pendii sono davvero deliziosi. La cucina abruzzese invitante con i suoi arrosticini di pecora – una sorta di spiedino composto da pezzettini di carne di castrato, dal sapore molto intenso ma mai esageratamente forte – ben annaffiati dal famoso Montepulciano d’Abruzzo. E se capiterete nel bel mezzo di un’importante festa di paese … cercatemi: quella con la birra e il tamburello in mano sono io!

(Le fotografie presenti in questo articolo sono tutte di proprietà di Solindue. Potete cliccarci sopra, ingrandirle e godervele)

 


Non perdere il vizio

… di farti la ceretta, mia cara, su tutta la gamba!

Lo so che sembrano biondi ma credimi, si vedono! Sono certamente peli chiari,  ma si vedono … e si vedono ancora di più se ti radi fino al ginocchio: lo stacco è tremendo!

Sto parlando alle nostre amiche nordiche, qui in Italia in vacanza o forse per studio, che passeggiano ogni giorno per il centro con gonnelline o pantaloncini più o meno corti … e ciabattine infradito di gomma. La pelle bianca leggermente arrossata o a volte terribilmente arrossata. Il polpaccio spesso non troppo sottile … e i piedi sempre terribilmente sporchi.

Parlo a te che spesso cammini addirittura scalza sui gradini di marmo in Piazza Duomo; la bottiglia di acqua  semivuota in mano … e lo zaino adagiato su una spalla.

Posso accettare lo squallore della maglietta scolorita, slargata al collo,  con  la macchia di sudore che si spande dalle ascelle. Posso capire che sei stanca … e che non ti aspettavi questo caldo … e che il deodorante non sia all’altezza … e che mi bivacchi su ogni marciapiede, purchè sia all’ombra.

Capisco che il sapore di una pesca italiana ti abbia stupito … e non pensavi fosse così succosa … e che la cosa ti abbia preso in contropiede … e che senza volere ti sei sbrodolata tutta con il succo … e allora di asciughi la bocca con il dorso delle mani sporche … perchè ti eri appena massaggiata i piedi, che quelle maledette ciabattine di plastica, con questo caldo, ti hanno lasciato delle ferite.

E se verranno i giorni di vero caldo, lo so che cercherai refrigerio nelle nostre fontane del ‘600, ho visto anche io “La dolce vita”,  mia cara ragazza del nord, so già che succederà … e lo posso accettare.

Si può accettare tanta sciattaggine dal turista accaldato e stanco, che irrompe nelle nostre città senza molto ritegno o rispetto … ma quelle cosciotte arrossate e pelose no! Ragazza mia credimi: Anita Ekberg era sì svedese come te, ma son certa che, prima di farsi il bagno in abito da sera nero nella Fontana di Trevi, si sia depilata tutta … coscia compresa.

Suvvia un po’ di decenza!


Amauri, Camoranesi & Blues

    

To feel blue in inglese significa sentirsi depresso, triste. Non a caso lo stile musicale Blues  è nato originariamente come un canto di tristezza, dolore e angoscia quotidiana, diffuso tra le comunità nere americane in schiavitù.

Per i nostri amici anglosassoni attualmente io sono in piena Post Vacation Blues, sindrome molto diffusa specialmente a  settembre, che si traduce, per chi torna al lavoro dopo una vacanza, con senso di stordimento, calo dell’attenzione e più che altro fortissima apatia.

C’è una pubblicità che esprime al meglio il mio attuale stato d’animo…

Ecco la scena:

siamo in un grande stadio, durante un’importante sfida internazionale di calcio. E’ in campo la Vecchia Signora. Siamo sullo 0-0. Camoranesi lanciato a rete sta per portare in vantaggio i bianconeri, quando Amauri, appena rientrato nello spogliatoio, appende per errore (!)  la sua maglia all’interruttore elettrico generale dell’impianto (così incustodito nello spogliatoio?) e stacca la corrente in tutto lo stadio (maddai!), che piombando nell’oscurità costringe l’arbitro a sospendere la partita (roba da spot).

Camoranesi e compagni rientrano arrabbiatissimi nello spogliatoio dove scoprono che il colpevole del blackout è lui: Amauri.   “Sono appena tornato” si giustifica il centravanti uscendo dalla doccia e viene così  immediatamente perdonato dai compagni….

“Sono appena tornata” anche io da una mini vacanza in barca. Mi giustifico quindi e spero vogliate perdonarmi, se non ho voglia di fare niente, se ho dimenticato di fare la spesa, se non ho messo benzina nella macchina, se continuo a tenere quel sorriso ebete da ieri mattina.

 …e tu mi perdoni se il mio cellulare si scarica sempre interrompendo la nostra conversazione sul più bello?


Grom

 

GROM è il nome comune delle forze speciali polacche (GROM in polacco significa TUONO). Il GROM dipende direttamente dal ministero della difesa polacco e la sua formazione è preparata per operare in tempo di pace, crisi e guerra, specialmente nell’ambito dell’antiterrorismo e del recupero di ostaggi. In altre parole è un corpo d’èlite. In Italia abbiamo i GIS dei Carabinieri; i NOCS della Polizia di Stato; i COMSUBIN della Marina Militare …  ed abbiamo anche noi  il GROM.

Il GROM nostrano si chiama Federico e, assieme a Guido Martinetti, ha fondato l’omonima catena di gelaterie.

Trenta le gelaterie già aperte in Italia e quattro le filiali nel resto del mondo: Malibù, New York, Parigi e Tokio. I gusti più famosi:  il limone Sfusato di Amalfi, la nocciola Tonda Gentile delle Langhe, la pesca di Leonforte, il pistacchio di Bronte, la fragolina di Ribera.

Un cono piccolo costa 2.50 euro.

Il loro gelato – come quello di ogni gelataio – si ottiene incorporando semplicemente aria all’interno di una miscela liquida durante la gelatura e mantecatura della miscela stessa. L’idea fortunata di GROM – oltre all’utilizzo di nomi “sofisticati” e  di materie prime “prelibate”  – è stata la scelta di distribuire nelle diverse gelaterie le  miscele liquide (GROM doc)  confezionate  come fossero latte fresco.

Quando ero piccola avevo sotto casa una latteria che faceva il gelato: limone, fragola, crema, cioccolata e ovviamente pistacchio. Il pistacchio era verde, e il cioccolato era cioccolato. Non esisteva il gelato di cioccolato al latte, né di cioccolato fondente, né tanto meno l’Extranoir o il gusto bacio, né il cioccolato all’arancio … Crema e pistacchio era la mia scelta preferita e normalmente sceglievo la coppetta perché adoravo, come molti bambini, lasciare che il gelato si sciogliesse un po’ per poi mescolare i due gusti. Ne usciva una cremina di un colore forse poco invitante ma dal sapore delizioso. Oh Cielo! Impazzivo per quella zuppetta.

Mio papà diceva sempre che  il gelataio bravo – e quindi il gelato buono – lo si riconosceva da tre cose:

  1. il gelato doveva essere cremoso;
  2. doveva sciogliersi in fretta;
  3. il pistacchio doveva sapere di pistacchio.

Era semplice buon senso o saggezza popolare, ma in effetti, più il gelato è cremoso, ovvero meno si avvertono i grumi di ghiaccio, maggiore è la sua qualità e inoltre, se il gelato non si scioglie in fretta, soprattutto se la temperatura è elevata come in estate,  è molto probabile che contenga grassi vegatali idrogenati (nobbuoni).

Infine, veniamo al gelato di pistacchio che è prodotto con frutta secca macinata e ridotta in pasta. In questo caso la qualità della materia prima è fondamentale. Mentre per  un gelato alla crema la qualità e il sapore del latte e delle uova  non influenzano molto la qualità del prodotto, un gelato al pistacchio realizzato con  pasta di pistacchio di bassa qualità, risulterà probabilmente “pesante” perchè tale scarsa qualità dovrà essere mascherata caricando con zucchero e  grassi (quindi con calorie)  la miscela liquida per il gelato.
Ben vengano quindi le gelaterie GROM, con il loro pistacchio di Bronte, la vaniglia di Mananara, la liquirizia di Rossano Calabro, ed il caffè delle Terre Alte di Huehuetenango cru “San Pedro Necta”, anche se, suvvia a esser sinceri, quella Stracciatella con granella di cioccolato Colombia “Teyuna”  di ben 6 mm (!) … per quanto squisita … davvero a me sembra un gusto un po’ troppo d’elite!

Eyjafjallajokull

Finalmente qualche buona notizia!

Forse voi non ci crederete ma da due giorni Sharm el Sheik è diventata una località esotica. Di quelle difficili da raggiungere. Solitarie. Che richiedono passione e sforzi per essere conquistate. Non più scorribande di Italiani che da Malpensa prendono l’aereo la mattina come fosse una metropolitana  e si ritrovano, tutti assieme  il pomeriggio,  in coda per lo snorkeling. Pesci Napoleone, Angelo, Leone, e Cernie libere di vagabondare nei fondali senza dover sorridere forzatamente agli scatti subacquei dei turisti connazionali. I voli da Milano sono stati cancellati.

Il mare resta calmo, di un azzurro invitante. Le onde scorrono tranquille fino a riva, increspandosi solo un po’ più dolcemente laggiù dove la barriera corallina è rialzata. Niente più Banana boat si aggirano rumorose e schiamazzanti nell’acqua, nè ragazzini immersi in  cavalcate su neri pneumatici.  Ferme in porto anche le glass-boat: magnifica idea di barca con lo scafo di plexiglass che permette al turista di vedere i pesci senza bagnarsi neanche i piedi. Cito pedissequamente la pubblicità: “adatta soprattutto per chi non sa nuotare ma ama comunque  fare un’esperienza diretta a contatto con il mondo marino…” Esperienza diretta a contatto… con un vetro graffiato e opaco, più che con il fondo marino!

Cammelli rilassatamente seduti in riva  al mare e non più obbligati alla “cammellata” sulla spiaggia con la turista imbranata che ridacchia urlacchiando – “Aiuuuuto!” – ad ogni passo.

Ma il silenzio si nota la sera. Terminati gli schiamazzi nei pub anche l’Hard Rock Cafè sembra aver messo il silenziatore alle sue urlanti casse stereofoniche. In realtà io non ho mai capito come si possa fare ad andare in Egitto e finire a mangiare un hamburger “unto e bisunto” all’Hard Rock Cafè di Sharm, lo posso concepire a Memphis … ma tant’è!

Così, mentre è sempre più difficile la situazione dei trasporti aerei  e molti passeggeri, non potendo partire in aereo si sono riversati nelle stazioni e alla ricerca di traghetti – comunque insufficienti ad arginare il problema – una parte del modo sta respirando. Eolo e Vulcano hanno finalmente deciso di allearsi, liberando i nostri cieli da mostri alati che perforano bianche candide nuvole … inquinandole. Pensate, miei cari lettori, che il gas di scarico di un aeromobile contiene: anidride carbonica, vapore acqueo, ossido di azoto, monossido di carbonio, idrocarburi come il metano, solfati, fuliggine  e particelle metalliche!! 

Non sapremo quanto durerà. L’ultima eruzione del vulcano Eyjafjallajokull nel lontano 1821 è durata un anno e mezzo. C’è quindi molta speranza per tutti.

Sopratutto per le aragoste, torturate nei ristoranti di Sharm  in piccole vasche di plastica: loro sì che tirano un sospiro di sollievo, anzi se da ieri provate ad appoggiare un orecchio al vetro della vasca sentirete una nenia ridondante che assomiglia però molto a un coro esultante da stadio: Eyjafjallajokull, Eyjafjallajokuull, Eyjafjallajokuuull, Eyjafjallajokuuuull!!!”  C’è da capirle, ogni giorno in più di vento e di fumate vulcaniche, si traduce per loro in  un giorno in più di vita!


Partenze

solindue's property

 Kublai domanda a Marco: “Quando ritornerai al Ponente, ripeterai alla tua gente gli stessi racconti che fai a me?”

“Io parlo parlo” Dice Marco, “ma chi mi ascolta ritiene solo le parole che aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei capannelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno del mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella con uno scrivano di romanzi d’avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”.

(Italo Calvino, Le città ivisibili)

Le valigie sono pronte, finalmente si parte. Una breve check list per controllare che ci sia tutto.

– n. 2 caricatori cellulari ;

– n. 1 caricatore batteria macchina fotografica;

– n. 1 caricatore pc;

– n. 1 caricatore DS;

– n. 1 caricatore PSP;

– n. 5 libri;

– n. 6 banconote da 50;

– n. 2 carte di credito;

– n. 5 valigie;

– n. 3 zaini.

– cappello, guanti, sciarpotta e scarpette rosse…

La mia partenza è illuminata da un magnifico raggio di luce. Al mio rientro saprete.

Io racconterò con la mia voce e ognuno di voi ascolterà con il proprio orecchio….

A presto, vostra Sol’