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Come nascono le buone idee

4 minuti e 11 secondi per ascoltare la tesi di  Steven Johnson: il segreto per costruire o creare qualcosa,  sta nel condividere il pensiero, l’idea embrionale, e colmarne l’incompletezza tramite la relazione con altre persone. Solo così si arriva nel tempo all’elaborazione e all’evoluzione della stessa.

 


Mi ha sorpreso l’aver trovato questo magnifico e divertente filmato – fatto da geniali creativi  britannici i Cognitive Media specializzati in comunicazione visuale – che serve a veicolare la vendita del libro (edito da Penguin e non ancora tradotto in italiano), proprio nei giorni che hanno seguito la mia intervista con  ragazzi  di  “SapienzaVela”.

Se avete un briciolo di curiosità guardate il video e poi leggete la mia intervista pubblicata su


The Best Magazine 1, anno 1, 2011

[Clicca qui e vai al blog]

il numero è interamente dedicato al mare

e loro sono i miei ragazzi: quelli che senza neanche aver letto il quinto libro di Steven Johnson, hanno costruito, condiviso e creato davvero qualcosa di più di una semplice idea!


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Quick drop box

Arrivi ad un punto della vita in cui le candeline non possono essere più posizionate sulla torta. Era già qualche anno che i miei figli facevano salti da giganti per recuperare quei ceri enormi che valgono dieci anni. Erano poi passati alle candeline a forma di numero per poi, infine, rinunciare.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Ed eccomi qui, al 30 novembre 2010.

Il telefono ha iniziato a lanciare i bip di messaggi da mezzanotte e qualche minuto. Poi si è calmato riprendendo alle 6:02. Alle sette e venti la prima telefonata…”Auguri mamma!”

Alle sette e trenta ho aperto il blog … sapevo che Arthur  e i ragazzi di The Best, non avrebbero lasciato trascorrere la giornata senza regalarmi i fuochi d’artificio. Infatti sono senza parole …

Vi ringrazio, davvero commossa,   per la vostra amicizia.

Arthur…sei un mito…anzi dippiù!!

Schhhhh….


Nulla è per sempre

… neppure le pause.

Né tantomeno i vestiti di un blog, per non parlare del  taglio di capelli .

Non so quanto sia incostanza o noia. Voglia di cambiamento. Come se il nuovo taglio di capelli facesse di me una persona diversa. Beh certo è che quando mi guardo allo specchio il risultato è diverso.

Ma  gli anni che sono trascorsi sono sempre lì.

Tanto più le parole scritte  bianco su nero fra le pagine di un diario.  Si possono rileggere e rileggere anche grigio su nero.

Nulla è per sempre.

Gli amici non sono per sempre.

In rete poi, arrivate vi fermate, e schizzate via con una tale velocità che a volte penso cerchiate di essere dimenticati subito.

Ma non si dimentica il vecchio taglio di capelli, resta la foto sulla patente, quella con la camicia così colorata che non posso credere di averla indossata.

Restano tutti i vostri commenti, con quegli insoliti avatar così gioiosi, o romantici, o arrabbiati. Tutte le faccette gialle che illuminano il discorso, e lo fanno più lieve, più insonoro.

Nulla è per sempre.

Tranne sembra alcuni diamanti.

Ma né io, né il mio blog siamo diamanti. Tutt’al più perline colorate con le quali puoi creare un braccialetto, magari col filo elastico per poterci giocare. E quando il filo si rompe, con le perline rimaste ti diverti ad invertire i colori. Una sequenza diversa per un nuovo giro di giostra.

Non chiedetemi perché mi sono tagliata i capelli.

Nulla è per sempre …


Unità di misura

(…segue da Solindue)

Solindue è un po’ febbricitante.  Diciamo in un “normale” stato influenzale: raffreddore abbondante, occhietti lacrimosi, difficoltà a deglutire per una persistente laringite e un inizio di tosse.

Ma non vedeva Sol’Lui da un po’ di giorni.

Così aspirina alla mano ieri pomeriggio Sol’ è  uscita.

Si è fatta accompagnare a finire il  lavoro fotgrafico sui murales – metà delle foto senza cavalletto sono venute mosse, immagino per il tremito_influenzale – … poi sono stati al ristorante con gli amici della vela e prima di rientrare ognuno nel proprio nido, Sol’ con il suo Lui, si sono fermati mezz’ora per “due chiacchere” al calduccio.

Tipica situazione da film.

Divano, luce soffusa, bevanda calda.

Sol’ appariva come un pettirosso tutto tremolante e bisognoso di calore. Lui come un bel giovame cacciatore felice di aver appoggiato il suo fucile al chiodo.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, bastano il silenzio e gli sguardi a fare da musica e a riempire gli istanti. Ma un piccolo pettirosso malato ha sempre bisogno di un qualcosa di più, di un momento di sicurezza, di rassicurazioni.

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Amore, quanto mi vuoi bene?”

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Le braccia del cacciatore si sono fatte ancora più forti. L’abbraccio è diventato ancora più potente.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, il calore di un abbraccio riempie il cuore più di mille frasi.

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Tanto quanto una scatola di matite colorate Caran d’Ache da 84 pezzi!

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…   Oh Cielo! Tanta roba!


Anno 1 giorno 1

Oh Cielo!

… è un anno che sono in rete!

Immagino che in una situazione del genere si debba partire con qualche frase di rito: segnali di riconoscimento verso i lettori e i commentatori, ringraziamenti verso le autorità ed i padroni di casa, baciate di mano a coloro che mi forniscono una veloce linea adsl, per salutare infine tutti i parenti, gli amici e, come si conviene in questi casi, “tutti quelli che mi conoscono”.

Suvvia, ma vi sembro il tipo?

Forse in una situazione del genere dovrei sciorinarvi il numero di articoli fatti, farmi bella con il numero di visitatori avuti o enumerarvi tutte le mie attività ed il numero di blog che sto tenendo contemporaneamente in rete, senza dimenticarmi di TB, DeviantART, aNoobi e chi più ne ha più ne metta.

Maddai ragazzi, potrei mai?

No, che non potrei. Anzi vi regalo una curiosità negativa di questo blog: schhhhh è la pagina che ha avuto meno cliccate in questo lungo anno. Incredibile vero? Eppure è lì che vi aspetto ogni giorno.

Ma è così che funziona il mondo… e va bene anche così, almeno per me artista della vita, con una continua, maledetta  “fame vagabonda di sapere”, di conoscere, di scoprire, di essere. Voi siete la mia scoperta continua, la mia fonte di conoscenza, di rivelazione; ognuno di voi con la propria differente sensibilità e conoscenza. Che belli che siete!

Non cerco regali per questa festa, ma anzi ho pensato di donarvi io una mia foto per festeggiare questo piccolo compleanno. Spero che  doni un po’ di quiete e tranquillità alle vostre anime così complesse e troppo spesso tormentate.

Anno uno giorno uno.

Come direbbe il mio grande Amico …”l’avventura continua”.  😉

><  sospiro  ><

 


im_Perfezione

La perfezione è lo stato finale quando tutte le cose si adattano al proprio e non vi sono crepe, debolezze o errori, ma pace perfetta.

E’ ciò che si cerca di raggiungere a livello spirituale, in effetti un processo infinito. Non possiamo raggiungere la perfezione, in quanto non vi è alcun limite alla conoscenza, saggezza, comprensione o verità. Con la crescita della mente e dello spirito, la capacità aumenta.

Dunque, se si potesse raggiungere la perfezione, l’evoluzione sarebbe priva di significato.

(Spirit Guide, Silver Birch)

 

La donna Solindue che la vita ha costruito in questi 45 anni è una donna-madre sempre presente, disponibile, efficiente. Di quelle, avvalendomi di una famosa pubblicità: che non devono chiedere MAI!

Per carattere cerco di raggiungere la perfezione in tutto, vorrei essere sempre ben vestita, ben curata e avere una casa in perfetto ordine; una macchina pulita, senza graffi e profumata, ed avere i figli più belli, bravi  e perfetti del mondo (loro in verità lo sono, almeno per me).

Continuamente impegnata con il lavoro, la casa, i viaggi e i molti  passatempi come la vela, sono una donna che alla domanda “Come stai?” risponde ogni volta “Benissimo, grazie!” sfoggiando un sorriso più o meno smagliante e subito dopo richiede “E tu? Dimmi di te! I tuoi? E il lavoro?”. Giusto per distogliere l’attenzione dalla mia persona, affinché neanche una smorfia di stanchezza sul volto possa svelare che dietro quel “benissimo”, in realtà spesso c’è poco da sorridere.

Il che è abbastanza normale, perché nella vita di tutti i giorni i problemi sono sempre in agguato, ma per una come me, con una marcata propensione al perfezionismo, ammettere una qualche debolezza o riconoscere di avere dei problemi, per non parlare di chiedere aiuto, è troppo difficile: ammettere di non farcela è un lusso che non oso concedermi.

Tengo tutte le mie fragilità e imperfezioni ben nascoste dentro una corazza dura e impenetrabile. Al di sopra, svolazzante e colorato, c’è un bel vestitino di seta estivo che mostra quanto sia efficiente, che non ho bisogno di aiuto, che non provo paure e che raramente sono sfiorata da dubbi.

Ma la corazza racchiude un corpo delicato e tenero, che ha un bisogno naturale di cure e attenzioni. Un corpo da coccolare che tengo lontano dagli sguardi, solo per me. Raramente lo espongo e forse solo coloro che hanno avuto, hanno o avranno la  “fortuna” di conoscerlo e scoprirlo, potranno dire di aver conosciuto la donna Solindue perfetta…

… perché, diciamocelo:  per essere perfetti bisogna avere almeno un difetto.