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Se ce lo chiede LUI

         

Tutta presa dal mio “Post vacation Blues” stavo per perdermi la sua lettera. Sarebbe stata davvero una tristezza.

Adoro la sua voce, le sue canottiere slargate e passerei ore a guardarlo mentre ripara un orologio. Ancora 37 giorni ed aprirà il suo nuovo sito … sto in attesa … oramai aspetto da una vita.

La sua lettera viene pubblicata oggi da La  Repubblica e ovunque catalogata come notizia di politica. Il Celentano predicatore – perché è di lui che sto parlando –  mancava dalla ribalta da tempo. Finalmente si fa sentire, con una lettera, che ammetto mi lascia un po’ delusa. L’invito a spengnere il televisore (in questo caso se Masi oscurerà Anno Zero di Santoro) mi ricorda il suo “Fantastico 8”, programma Rai che si occupava nel lontano 1980 della Lotteria. All’epoca l’invito a spengere la telvisione fece un record di audience pazzesco, ma si sa, lo diceva lui ed erano altri tempi.

La lettera, ben scritta e priva, ahimè (!), di errori grammaticali, è ben lontana dagli sproloqui che il Mio caro Celentano ci aveva abituati: ricordate quando, in piena campagna elettorale referendaria, sciorinò il suo monologo contro la caccia in cui si definì “figlio della foca” invitando gli elettori a scrivere sulle schede elettorali la frase “La caccia è contro l’amore”, ignorando che questo atto avrebbe causato la nullità delle schede stesse? Un mito….anche per il famoso  errore di ortografia: Celentano infatti, scrisse “La caccia e contro l’amore” (con la e senza accento!) e continuò imperterrito il monologo senza mai accorgersi dell’errore! Ma si sa, lo diceva Lui ed erano altri tempi.

Comunque, tanto più se lo dice Lui, anche io  non credo che nel 2012 ci sarà la fine del mondo, e risvegliata dal mio “torpore  Blues”, sono preoccupata per questo nostro Mondo tanto quanto Celentano … mi domando però … com’è che dopo tanti anni il Mio amico Molleggiato si è risvegliato? Che anche lui fosse affetto dal “Post Vacation  Blues”? Sarà davvero preoccupato per il suo amico Santoro e la nostra amata Sorella Terra? O ci sarà dietro qualcosa di personale? Un programma da far decollare o un nuovo album da pubblicizzare?

…però, suvvia, se ce lo chiede Lui … spengeremo nuovamente  la nostra tanto amata televisione!

 


Villaggio Barona

                      

Inaugurato nel 2003, il Villaggio Barona nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Attilio e Teresa Cassoni e la Parrocchia dei Santi Nazaro e Celso con il supporto dell’Associazione di volontariato Sviluppo e Promozione e ha portato alla riqualificazione di un’area milanese di oltre 45.000 mq, fino a qualche anno fa occupata da attività industriali e artigianali, e alla trasformazione della stessa in un complesso adibito a  servizi di assistenza (centro di aggregazione per anziani autosufficienti e per disabili, nido per bimbi di famiglie in difficoltà, poliambulatorio psichiatrico dell’ospedale S. Paolo di Milano, assistenza al disagio psichico), residenze (dedicate a famiglie in difficoltà, malati terminali, anziani non autosufficienti), pensionato per studenti, attività commerciali e verde pubblico.

Non so se sia tutt’oro quel che luccica, per onestà ammetto di non averlo mai visitato e di leggere su Wiki: “Nel 2006 un servizio del noto programma televisivo Le Iene aveva provato a dimostrare che il quartiere di Barona non fosse tanto diverso da quello napoletano di Scampia. Nel servizio andato in onda, però, il giornalista Giulio Golia, recatosi in via Mazzolari, ha dovuto constatare come in realtà la zona fosse molto tranquilla; il servizio finiva con le riprese degli interni di uno dei condomini della via, rimarcando solo la qualità scadente del complesso immobiliare e i relativi disagi degli inquilini”.

Immagino quindi, che da allora,  molti ancora siano stati gli sforzi fatti e tante le soddisfazioni ottenute, almeno a leggere dai numerosi eventi organizzati dalle diverse associazioni legate al Villaggio; non ultima questo anno, il 14 aprile,  la quarta edizione  del Seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, dal titolo: “Giornalisti nonostante. Sottotitolo: Sussulti, idee, scenari per una formazione bella e possibile”.

Il valore sociale di ogni iniziativa svolta al Villaggio Barona si inquadra nella tolleranza e nel rispetto della diversità; nella volontà di creare proprio all’interno del Villaggio tutto quanto possa contribuire a rendere la vita dei residenti il più normale possibile allontanando il rischio di ghetizzazione cui, in una realtà come questa, si può venire facilmente incontro.

In questa cornice socio-culturale, si svolgerà il prossimo  4 – 5 – 6  giugno, per il secondo anno consecutivo, l’iniziativa SCRIVERE SUI MARGINI  Festival delle letterature  e delle società. Obiettivo principale dell’evento è il porre l’attenzione sui margini della nostra società partendo dai racconti, dai luoghi e dai personaggi.

Ho trovato l’evento, la sua realizzazione, nonché la sua collocazione all’interno del Villaggio Barona, estremamente interessante ed ho quindi  intervistato per voi il suo “creatore”: Alessandro Zaccuri … e scusatemi se è  poco!

L’intervista uscirà su The Best Magazine di fine mese, ma se non potete attendere fino ad allora … suvvia ragazzi, vi regalerò il trailer!

The Best Magazine_intervista Zaccuri.


sincope

  

Sincope: la sincope in medicina è una forma di patologia caratterizzata da una improvvisa perdita di coscienza.
Sincope: la sincope in musica,  dal punto di vista ritmico, è un particolare effetto ottenuto dal prolungamento del suono, dal tempo debole della battuta al tempo forte della stessa battuta o di quella successiva.

Sincope: la sua etimologia (dal greco syn koptein ‘spezzare, tagliare insieme’) comunica quell’idea di improvvisa rottura che  in generale la difficile parola lascia trasparire. 

Sincope: la sincope in linguistica esprime la caduta, il perdersi di un suono all’interno di una parola. In  termini drastici sincope è un abbreviazione mediante la quale viene eliminata la parte centrale di una parola: dr [doctor], jr [junior], sr [senior], cfr [dall’imperativo latino confer, confronta].

E dunque veniamo a noi: la sincope linguistica non vuole il punto.

Purtroppo molti di coloro che scrivono sottovalutano l’importanza della punteggiatura (magari io per prima), che invece ritengo debba servire a dare il tempo della lettura e della narrazione. Capita spesso di imbattersi in stonature di ritmo nelle frasi. Forse dovremmo provare a scrivere tenendo in sottofondo un metronomo che ci potrebbe, con le sue oscillazioni, a battere il tempo  e a farci tenere il ritmo giusto fra virgole e punti.

Immagino che ognuno di noi abbia il proprio movimento sinuoso e ondulatorio dell’andamento del paragrafo nella propria testa. Ma quanti di noi usano il punto e virgola? Siamo normalmente abituati, forse per semplicità a fare: frase-punto, frase-punto; oppure frase-virgola, frase-virgola. Provate a scrivere seguendo una regola diversa: frase-virgola, frase-punto e virgola, frase-punto. Vi faccio un esempio:

Questo articolo è diviso, per ragioni di comodità, in paragrafi; ogni paragrafo è più insignificante dell’altro.

Non è meraviglioso? Leggere un articolo con una delicata e musicale cadenza aiuta ad arrivare in fondo al testo senza ansia né affanno; mantenendo il nostro cuore rilassato, con il giusto battito; allontanando  l’odiosa possibilità di accelerazioni brusche e violente che potrebbero comportare cardiopatie importanti con rischio effettivo … di una sincope … che vi obbligherebbe a chiamare il dr di turno!

Se avete dubbi sull’uso della punteggiatura: Accademia della Crusca.


Leggere

   

Vedo fiumi di simboli in movimento che si rincorrono. Nero su bianco. Sono fregi tutti diversi ma in fondo tutti uguali. Segni dritti, segni curvi. I s o l a t i, uniti-da-trattini, (chiusi in parentesi).

Allontanati da spazi                                    che a volte sembrano infiniti.

I miei occhi cercano di vedere fregi isolati e insignificanti. Ma il mio cervello insiste nel decodificarli. Così, un cerchio diventa una “o”, un serpente arrotolato su se stesso una “@” e tutte quelle linee assumono significati diversi a seconda della lunghezza e dell’inclinazione: “i” oppure “l” o ancora “/”.

Ma non basta. Per quanto mi sforzi, la mia mente persevera nel voler andare oltre. Così quattro segni vicini diventano una parola: “casa”.  Quell’ambiente delizioso, caldo profumato di consuetudini e quotidianità, dove ci sentiamo coccolati e al sicuro.  Quelle quattro mura, a volte colorate, dove ci rintaniamo la sera e ci spogliamo delle fatiche accumulate durante la giornata. Quattro segni, quattro lettere, una parola.

Insiste. Ancora non basta. Il mio cervello sembra non accontentarsi. Vuole dare un significato cumulativo anche a quelle cinque parole vicine, legate assieme da una lettera maiuscola iniziale ed un puntino finale: “La mia casa è lontana.” Tutto cambia. Quell’ambiente caldo e delizioso diventa ad un tratto lontano, quasi irraggiungibile. Fra quelle cinque parole si cela un senso di insoddisfazione, di inquietudine e di tristezza. Non più una visione morbida e  accogliente di rifugio, bensì una visione che richiama malinconia e sconforto.

Il mio cuore reagisce.

Non posso smettere. Per quanto cerchi di sforzarmi la situazione non è più sotto il mio controllo. Gli occhi scivolano sulle righe, lungo i paragrafi e attraversano le pagine con una velocità impressionante. La mia mente elabora velocemente ogni informazione in maniera atletica e leggermente allucinata. Non tralascia niente. Ogni pausa, ogni virgola, ogni accento o maiuscola ha un proprio significato. Ma non è un significato isolato. Tutto è collegato in un unione che sembra risultare perfetta.

Passano le ore e non me ne accorgo. La passione ha avuto il sopravvento sulla stanchezza e sulla fame. Ancora segni da decodificare, ancora lettere e parole che si uniscono per poi allontanarsi senza mai saturare la mia mente, nè tantomeno il mio cuore. Ancora pagine e pagine di scrittura …  fino all’ultimo, significativo …  puntino.

Anche questo libro è terminato. Davvero un capolavoro!

UPDATE

Ho postato lo stesso scritto su Anobii impostando una discussione:

“Cosa significa amare leggere” … piacevoli e romantiche spesso le risposte  andate a vedere     ANOBII


Scrivere

              

E’ tutto qui dentro. Sale spesso in silenzio, in modo confuso, ma il bisogno è  inevitabilmente chiaro.

Non resta che accendere il pc e preparare una pagina bianca. La scrittura fluisce libera, i pensieri che fino a poco prima sembravano confusi si dipanano come una matassa di spago arrotolato.

Il bisogno di raccontarmi, di raccontarvi, di farvi partecipi di miei pensieri è pressante e inderogabile. La prima frase, che arriva prepotente di getto,  è essenziale per rompere il ghiaccio. Si tratta della chiave di volta attorno alla quale ruota tutto il pensiero. L’elemento centrale della mia ideologia del momento.

Subito dopo arriva il divertimento. Trovato il capo della matassa, il filo del pensiero si srotola con una facilità impressionante. Le dita si liberano sui tasti neri  del computer componendo una parola dopo l’altra, una frase dopo l’altra, un paragrafo di seguito all’altro. Non c’è bisogno di ricercare similitudini o difficili ossimori, la scrittura viaggia libera lungo il proprio binario collegata ad un senso di sollievo interno insospettato.

Probabilmente questo senso di alleggerimento è quello che scatena la mia giovialità, il mio continuo senso dell’ironia. Spero di riuscire ogni volta a comunicarvi la mia passione per la vita, in ogni suo aspetto. La mia felicità per tutte le piccole cose che mi circondano, la mia voglia di ricercare il buono ed il positivo in ogni accadimento della giornata.

Infine resta la parte migliore. Una volta liberata dalle parole che vorticosamente si agitavano dentro la mia anima non resta che la scelta della parte grafica. Una foto, un disegno o un’immagine che possa sintetizzare il pensiero, che lo canalizzi  nella direzione giusta.

Quando tutto è completo, la pagina, come un piccolo germoglio è pronta per splendere di luce propria. E’ come se pur appartenendomi, iniziasse un percorso suo proprio, legato ai vostri commenti, alle vostre osservazioni, ai consigli dei lettori.

Chissà, se i miei articoli potessero parlare …  sarebbero felici di come sono stati da me forgiati? Avrebbero forse preferito una diversa punteggiatura o uninterlinea alternativa o un carattere più estroso? Saranno soddisfatti loro … loro che hanno donato a me la gioia di una  fertile fecondità della scrittura?


Caro Babbo Natale,

Solindue's property

Caro Babbo Natale,

davvero non saprei dire se quest’anno sono stata buona o meno.  Anzi a pensarci bene un po’ più birbona rispetto agli altri anni lo sono stata senza dubbio. Ma chi non lo è? Sono solo una bambina che ogni tanto fa un po’ di capricci e dice qualche bugia, abbastanza innocua, ma a volte si sa la verità vera, vera, spesso nessuno la vuole sentire.

Per questo Natale sono un po’ in imbarazzo e non so cosa chiederti. Gli ultimi cinque anni ti ho sempre chiesto qualcosa più per gli altri che per me. La salute per la mia famiglia, la fine di tutte le guerre e la pace nel mondo…

Capirai che mi sento un po’ delusa. A questo punto immagino che tutto questo sia impossibile per te e non vorrei quindi perseverare e diventare magari noiosa con queste richieste un po’ dèja vu.

Quindi faremo così, se sei d’accordo: come tutti gli anni il 24 sera io ed i miei bambini ti prepareremo i biscotti con gli smarties e lo zucchero a velo. Lasceremo vicino all’albero una grande ciotola con  il latte per le tue renne (a proposito come sta Rudolf? Lo scorso anno aveva un po’ di tosse, ricordi?); e non mancherà neanche un goccetto di grappa per riscaldarti le ossa se sarà una serata fredda.

 In cambio pensavo: io farò da sola i regali ai miei bambini (tu devi già pensare alle famiglie povere…) ma se tu potessi farmi avere le scarpette rosse come quelle di Karen, perchè io possa ballare incessantemente per tutto l’anno…sarebbe meraviglioso!

Grazie.

Ti abbraccio con immenso affetto,

Sol’

(Chiunque voglia scrivere a Babbo Natale può farlo sul suo sito http://babbonatale.wordpress.com)


Giochiamo senza la O

 

Mi piace l’idea di scrivere with an Handicap. La mancanza di una lettera. Sì quella.

Avrei per tutti quanti degli af*rismi:

– Cerca di essere sempre te, un dì dirai di essere l’unicita.

– Dal diamante nasce nulla, dal letame nasce margherite.

– L’arte della vita sta nell’imparare a ridere, e nell’imparare a patire.

– La gente è la più grande recita della terra, e mai si paga il ticket.

 Facili sistemi per cambiare qualche frase e far sì che sempre vada bene. Mica sempre.  Ma divertente come cantare la frase di Garibaldi che si fece male alla gamba e che faceva:

Garabalda fa farata fa farata ad ana gamba Garabalda ca camanda, ca camanda al battaglan!

Ghirighildi fif firiti fi firiti id ini ghimbi Ghirighildi chi cimindi, chi chiminfi il bittiglin!

Ghereghelde fe ferete fe ferete ed ene ghembe Ghereghelde che chemende che chemende el betteglen!

Guruguldu fu furutu fu furutu ud unu gumbu Guruguldu cu cumundu cu cumundu ul buttuglun!

 Rimembri? Anzi rimembrate?

Vai avanti anche tu, se canti e balli va bene assai anche se scrivi è diligente… basta dimenticare una lettera.

Sembra di essere scemi, ma è divertente assai!