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Ho buone notizie

Oggi è primavera e io voglio essere positiva, vedere il bicchiere  mezzo pieno, anzi pieno fino all’orlo, quasi traboccante.

Non per questo metterò la testa sotto la sabbia, dimenticandomi i disastri nucleari in Giappone, disastro forse scongiurato, forse nascosto, forse allentato. No, le immagini del Giappone devastato sono lì, ma vorrei esultare perchè in Giappone, nonostante terremoto e tsunami, qualcosa ha funzionato. Qualcosa che forse non si vuol far sapere o che nessuno urla ai quattro venti … e mai metafora è stata più azzeccata.

Le centrali eoliche giapponesi sono le uniche che hanno resistiro al sisma e sono quelle che stanno alimentando il paese. Perfino gli impianti “offshore” del parco eolico Kamisu (nella foto) che distano 300 km dall’epicentro del sisma hanno retto.

E ancora. Non solo le maggiori turbine eoliche del paese sono pienamente operative, ma le aziende elettriche hanno chiesto ai proprietari dei vari parchi eolici di intensificare le operazioni di produzione di elettricità per cercare di compensare, quanto possibile, le carenze di energia elettrica nella parte orientale del paese orfana dell’energia nucleare.

E’ così che mentre la borsa di Tokio è crollata dopo il sisma, le azioni del Japan Wind Development Co. Ltd. hanno fatto un balzo dai 31.500 yen dell’11 marzo, ai 47.800 yen del 16 marzo.

Ritengo la notizia positiva, non perchè io abbia mai investito in titoli eolici giapponesi (non penserete che io faccia cose così sensate!) ma perchè forse alla fine il buono paga sempre… anche in termini monetari.

Riflettete governanti e investitori, riflettete.


… so this is Christmas

Scatto di Sol'

Ammetto che con l’arrivo di Dicembre la mia idiosincrasia per il Natale fa capolino ogni anno.

A Novembre vedo i camion di elettricisti girare per la città a montare le luci fra i palazzi e sugli alberi, e non posso fare a meno di pensare:”Eccoci qui un’altra volta”.

E’ chiaro che non amo del Natale le vetrine fluorescenti, il “dover” far gli auguri e far regali. Non sopporto lo sperpero di soldi…per non parlare dei cenoni e dei pranzoni, ogni anno uguali nei menù e negli avanzi.

Ma a Natale è certo che riesco ancora a riunire la mia famiglia e a vivere assieme ai figli qualche tradizione casalinga che fa tanto “radici di casa mia”.

In casa viene fatto sia l’Albero che il Presepe, ed è obbligo ogni anno comprare una pallina di vetro per l’Albero e qualche personaggio o attrezzo nuovo per il Presepe. Pensate: negli anni propizi di guadagni le palline nuove erano addirittura tre: una per figlio!  La scorsa settimana sono dovuta andare a Roma e nella mezz’ora libera da impegni sono stata in Piazza Navona per fare acquisti. Ammetto che è stato divertente, ed il clima festivo delle bancarelle non mi è dispiaciuto.

Ma c’è qualcosa nell’aria di questi ultimi Natali che non gira bene, come se stessi forzando le “radici”, come se avessi bisogno di un cambio di tradizioni.

Non credo che cambiare menù possa bastare, certo gioverebbe ad un cappone, ma …


Il Lontano West

Troppo facile affermare che il mondo sia cambiato. Troppo scontato.

Nel 1860/61 durante i 18 mesi di attività dei Pony Express che portavano la posta dal Missouri alla California in 10 giorni, se avevi meno di 18 anni, sapevi andare a cavallo ed eri orfano, in America, era facile anche trovare lavoro.

Poi è nato il telegrafo, il primo accenno di rete, di collegamento e tutto è cambiato.

Oh Cielo il dolce Far West! Ho sempre adorato  i film di Sergio Leone, le musiche di Ennio Morricone. Quante volte avrei voluto entrare anche io in un saloon, o cavalcare in quelle immense praterie. Cosa avrei dato per andare alla ricerca dell’oro in California, lungo i fiumi con il mio piattino di ferro, o semplicemente per saper preparare quell’immancabile zuppa di fagioli che sembra fosse presente a tutte le cene.

Sarei stata brava anche a sparare con la pistola. Ho un ottima mira già adesso, e all’epoca senza le difficoltà  di oggi nell’allenarmi, sarei diventata velocissima. Avrei piazzato i barattoli di latta fuori di casa, su quel tronco di albero appena tagliato e mi sarei divertita a colpirlo tante volte, e ancora altre volte.

E non fatemi pensare ai vestiti? Quei corpetti attillati, quei gonnelloni … per non parlare degli stivaletti!

Ma ci pensate che mi sarei costruita la casa da sola (suvvia, con l’aiuto della comunità), tutta in legno tirando su le pareti tutte assieme; avrei cucito le tendine di cucina, rigorosamente a quadretti bianche e rosse; e raccolto i fiorellini selvatici, che avrei sistemato in una brocca al centro della tavola.

In realtà prima di sognare, quella pubblicità mi aveva fatto fare un diversa riflessione.

1860:  America, pur rischiando la vita, un ragazzo minorenne,  poteva essere libero e guadagnare 100 dollari al mese facendo il Pony Express…

2010: Sud del Mondo : in Africa i bambini non mangiano cacao, lo raccolgono. Per 10 dollari gli sfruttatori comprano ragazzini dalle famiglie per ridurli a schiavi da usare nella raccolta dell’alimento più amato dal ricco Occidente.

Dov’è che abbiamo azzoppato il cavallo?


Carogna fetente

Sul Blog di Dubbasonic mi sono domandata pochi giorni fa come mai nei blog di noi  donne c’è sempre una storia di Lei che piange perché Lui l’ha mollata e nei blog dei maschietti l’inverso: in questo caso è sempre Lei quella cattiva.

“Possibile”, terminava il mio ragionamento  “che lo/la stronzo/a di turno non tenga un blog dove raccontare quanto sia stato/a fetente e carogna?”

Dubbasonic mi scrive che è possibile perché i blog hanno la grande capacità di essere solo una FACCIATA, dove mostriamo quindi solo la parte che consideriamo più “in” di noi stessi. Il lato buono, triste, malinconico, dolce,  innamorato … e spesso anche un po’ sfigato.

Forse varrebbe la pena fare assieme un esame di coscienza.

Non sono mai stata lasciata da un uomo (almeno non ancora…) e non ho mai mollato un amore, ma forse un po’ carogna e fetente lo sono stata.

Ho “convissuto”, lavorativamente parlando, con un uomo per quattro anni. Eravamo grandi amici e lavoravamo ogni giorno fianco a fianco alla stessa scrivania. Abbiamo viaggiato assieme per l’Italia in cerca di lavoro e chiuso assieme diversi contratti importanti, divertendoci anche come matti. C’era fra noi una sintonia fantastica. Dopo tanto tempo però qualcosa è andato storto. La sua vicinanza mi faceva mancare l’aria. Abbiamo iniziato ad avere visioni diverse sul lavoro. Non ridevamo più alle stesse battute ed io in particolarmodo ero insofferente.  Cercò di “farmi le scarpe” ma non fu abbastanza  furbo ed io me ne accorsi.   In un balletto troncai un’amicizia e lo mandai fuori dalla società.

Ovviamente questa fu la mia visione di allora.

Oggi a distanza di quattro anni, mi sono resa conto di come io abbia usato un suo “errore” per chiudere un rapporto di lavoro che non sopportavo più, che mi stava stretto e mi soffocava. Certo all’epoca mi sono sentita ferita e tradita dal suo atteggiamento ma non ho voluto sentire scuse o spiegazioni  e so di averlo ferito davvero tanto.

Ci sentiamo ancora tre o quattro volte all’anno e spesso anche se solo per telefono ridiamo come matti ricordando i vecchi tempi. Abbiamo sotterrato il rancore reciproco, ma non esiste più nessuna amicizia. La mia agenda mi ricorda ogni anno che il tredici Luglio è il suo compleanno (domani appunto) e non manco mai una telefonata di auguri.

Oggi, in previsione della telefonata che farò domani di FACCIATA , mi sento un po’ una carogna fetente.


Amaltea, Zeus e l’infanzia

 

L’infanzia

                                    è quel periodo di vita che va dalla nascita di un individuo fino al momento in cui il piccolo non arriva al pieno utilizzo della ragione, quindi intorno ai dieci anni (con tutte le dovute eccezioni!). E’ il periodo di maggiore crescita e sviluppo e si tende ad affermare come sia proprio in questo periodo che si generano la maggior parte delle condizioni che determineranno successivamente la corretta formazione di un individuo sano: sembra che nell’infanzia siano già presenti addirittura i germi di tutte le perversioni dell’età adulta!

Si comprende bene quindi come nel periodo dell’infanzia si debba agire sempre saggiamente affinchè lo sviluppo, soprattutto psichico-mentale del bambino, sia  sano e corretto.

    

Zeus

                          fratello fra gli altri di Era, Ade e Poseidone era il più giovane. Padre degli Dei, sovrano dell’Olimpo, Dio del cielo e del tuono … era figlio del titano Crono e di Rea

Ebbene sì, il padre degli Dei è stato a suo tempo anche lui un bambino.

La sua infanzia, come vi racconterò,  sembra non sia stata delle più felici (così si direbbe oggi) e forse è per questo che poi da grande con estrema   facilità, finiva per sfogarsi scagliando fulmini su noi umani … suvvia ammettiamelo, anche un po’ a casaccio e a suo gradimento.

Si sposò con sua sorella Era (all’epoca sembra non abbia fatto poi così tanto scalpore), ma è rimasto famoso sia per le sue avventure extraconiugali, che per  i tanti figli frutto di queste sue avventure: Apollo, Hermes, Perseo, Elena, Artemide. Meno famosi certamente,  i figli legittimi: conoscevate Ilizia protettrice delle nascite?

Ma non siam qui per discutere se sia meglio nascer sotto il segno della legittimità o meno, ma a parlare di  lei, la nostra Amaltea.

  

Amaltea

                       era una capretta che viveva a Creta sul monte Ida. Un posticino assolato e tranquillo. Viveva in un sano equilibrio in una bella grotta: ottima esposizione ai venti e una deliziosa vista sul mare.

I problemi si sa, ci sono in tutte le famiglie, ma in quella di Zeus i problemi erano davvero seri. Suo padre Crono divorava i propri figli.

Rea, sua moglie era disperata. Lei partoriva e lui se li ingoiava interi, così, di brutto.  Zeus fu allora partorito di nascosto sul Monte Liceo, fu tuffato immediatamente nel fiume Neda e affidato a balia alla nostra capretta Amaltea, il cui latte era famoso per essere il migliore sul mercato (niente conservanti, nè tantomeno additivi chimici). Si narra che  intere generazioni di api abbiano fatto per anni la spola fra i lussuosi prati fioriti a valle  e il monte Ida, dove depositavano il miele direttamente sulle labbra di Zeus, mentre bianche colombe lo ricoprivano di ambrosia.

Il nostro pargoletto crebbe così, certo in solitudine, ma sano e vigoroso assai.

Amaltea fu una brava e gioiosa balia e lo accompagnò fino all’età della ragione, cercando come fanno tutte le mamme, di barcamenarsi come meglio poteva affinché i germi delle perversioni restassero tali e silenti. Ma il giorno della sua dipartita per un mondo migliore, Zeus prese il suo vello e ne fece un mantello che utilizzo poi come corazza per “far fuori” suo padre.

Sì, certo avete letto bene: per “far fuori” suo padre … ma cosa vi aspettavate da un giovane allevato da una capra? Che parlasse forse greco antico?

Per la cronaca e per chiudere il cerchio mitologico, Crono fu costretto dal figlio Zeus a bere del veleno che gli fece rivomitare i figli ingoiati. Dopo di ché fu rinchiuso per l’eternità e Zeus fu finalmente acclamato dai fratelli – rinati – quale Signore indiscusso dei cieli: d’altronde un  minimo di gratitudine ci sembrava dovuta.

Divenuto Re e signore dell’Olimpo, il nostro Zeus, per riconoscenza verso la sua cara balia Amaltea, decise di donare un magico potere alle corna della capretta: il suo possessore avrebbe potuto esaudire ogni desiderio. Di qui la nascita della cornucopia, il corno dell’abbondanza o appunto corno di Amaltea.

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.

 (Maria Montessori, da Educazione per un mondo nuovo)


Grom

 

GROM è il nome comune delle forze speciali polacche (GROM in polacco significa TUONO). Il GROM dipende direttamente dal ministero della difesa polacco e la sua formazione è preparata per operare in tempo di pace, crisi e guerra, specialmente nell’ambito dell’antiterrorismo e del recupero di ostaggi. In altre parole è un corpo d’èlite. In Italia abbiamo i GIS dei Carabinieri; i NOCS della Polizia di Stato; i COMSUBIN della Marina Militare …  ed abbiamo anche noi  il GROM.

Il GROM nostrano si chiama Federico e, assieme a Guido Martinetti, ha fondato l’omonima catena di gelaterie.

Trenta le gelaterie già aperte in Italia e quattro le filiali nel resto del mondo: Malibù, New York, Parigi e Tokio. I gusti più famosi:  il limone Sfusato di Amalfi, la nocciola Tonda Gentile delle Langhe, la pesca di Leonforte, il pistacchio di Bronte, la fragolina di Ribera.

Un cono piccolo costa 2.50 euro.

Il loro gelato – come quello di ogni gelataio – si ottiene incorporando semplicemente aria all’interno di una miscela liquida durante la gelatura e mantecatura della miscela stessa. L’idea fortunata di GROM – oltre all’utilizzo di nomi “sofisticati” e  di materie prime “prelibate”  – è stata la scelta di distribuire nelle diverse gelaterie le  miscele liquide (GROM doc)  confezionate  come fossero latte fresco.

Quando ero piccola avevo sotto casa una latteria che faceva il gelato: limone, fragola, crema, cioccolata e ovviamente pistacchio. Il pistacchio era verde, e il cioccolato era cioccolato. Non esisteva il gelato di cioccolato al latte, né di cioccolato fondente, né tanto meno l’Extranoir o il gusto bacio, né il cioccolato all’arancio … Crema e pistacchio era la mia scelta preferita e normalmente sceglievo la coppetta perché adoravo, come molti bambini, lasciare che il gelato si sciogliesse un po’ per poi mescolare i due gusti. Ne usciva una cremina di un colore forse poco invitante ma dal sapore delizioso. Oh Cielo! Impazzivo per quella zuppetta.

Mio papà diceva sempre che  il gelataio bravo – e quindi il gelato buono – lo si riconosceva da tre cose:

  1. il gelato doveva essere cremoso;
  2. doveva sciogliersi in fretta;
  3. il pistacchio doveva sapere di pistacchio.

Era semplice buon senso o saggezza popolare, ma in effetti, più il gelato è cremoso, ovvero meno si avvertono i grumi di ghiaccio, maggiore è la sua qualità e inoltre, se il gelato non si scioglie in fretta, soprattutto se la temperatura è elevata come in estate,  è molto probabile che contenga grassi vegatali idrogenati (nobbuoni).

Infine, veniamo al gelato di pistacchio che è prodotto con frutta secca macinata e ridotta in pasta. In questo caso la qualità della materia prima è fondamentale. Mentre per  un gelato alla crema la qualità e il sapore del latte e delle uova  non influenzano molto la qualità del prodotto, un gelato al pistacchio realizzato con  pasta di pistacchio di bassa qualità, risulterà probabilmente “pesante” perchè tale scarsa qualità dovrà essere mascherata caricando con zucchero e  grassi (quindi con calorie)  la miscela liquida per il gelato.
Ben vengano quindi le gelaterie GROM, con il loro pistacchio di Bronte, la vaniglia di Mananara, la liquirizia di Rossano Calabro, ed il caffè delle Terre Alte di Huehuetenango cru “San Pedro Necta”, anche se, suvvia a esser sinceri, quella Stracciatella con granella di cioccolato Colombia “Teyuna”  di ben 6 mm (!) … per quanto squisita … davvero a me sembra un gusto un po’ troppo d’elite!

Buon non S. Valentino

  

Fa del tuo amore una pioggia di Baci sulle mie labbra. (Shelley)

E’ lunedì mattina ma la vetrina è tutt’ora illuminata. Ancora piena di scatole argentate che riflettono le luci.

“Credimi AMORE, io non sopporto di fare regali per dovere…”

Che faccenda maledettamente pazza è l’amore. (Emanuel Schikaneder)

Nello scaffale in mezzo, piccoli pupazzi di peluche si abbracciano, nascondendo rossi cuoricini palpitanti. Più sotto la riproduzione di un cellulare con la scritta “Amore chiamami” e quella di una vespa color argento anni ’70, tempestata di stelle azzure; due amanti di cartone che sembrano vissuti in  un’altra epoca  abbracciati, si baciano; due grandi labbra, chiaramente rosse, con la scritta “Baciami ancora” spiccano in primo piano.

“Tranquillo TESORO,  neanch’io. Pensa che a Natale faccio i regali solo ai miei figli e a mia nipote. Ma sai sono bambini … c’è tutta la scena delle renne … altrimenti non esiste…”

Armoniosi accenti – dal tuo labbro volavano, e dagli occhi ridenti – traluceano di Venere i disdegni e le paci – la speme, il pianto e i baci. (Ugo Foscolo)

Il negozio accanto espone in vetrina una meravigliosa tavola tonda, elegantemente apparecchiata per due. Tovaglia di lino, brillanti calici di cristallo, candele laccate a torciglione rosse. Sullo sfondo due enormi cuori rossi stilizzati.

“Ti capisco, i regali si fanno quando se ne ha voglia. Vedo un negozio, ti penso e ti regalo quello che più mi piace in quel momento. Quando non te lo aspetti.”

Dall’amicizia all’amore c’è la distanza di un bacio. (Anonimo)

Proseguiamo. Bottiglia di spumante ed una serie di completini intimi attira la nostra attenzione. Attraversiamo la strada e ci avviciniamo. Il negozio è un tripudio di voluttuosità ammiccanti. Sullo sfondo una bella foto di due volti sorridenti e felici. E’ certo che sono innamorati, o almeno sono bravi attori.

“Hai ragione, AMORE,  i regali così valgono il doppio.”

Chi ama non teme la tempesta, teme solo che l’amore si spenga. (Anonimo)

Il bar all’angolo non fa eccezione. E’ tutto un tripudio di rosso e oro. Cioccolatini a cuore ovunque. Entriamo per un caffè. Sul bancone un grande mazzo di rose rosse dentro un vaso, troppo piccolo per contenerle comodamente. Più della metà dei boccioli hanno la testa reclinata in segno di decadimento. Ordiniamo due caffè.  Mi avvicino a un enorme cuore che sembra ricamato con cioccolatini, tulle rosso e una cascata di brillantini dorati.

Il cassiere sta preparando un cartello.

“Tutto scontato del 50%”

 

S. Valentino … il giorno dopo: anche l’amore è a saldo.

L’amore è la più nobile debolezza dello spirito. (J.Dryden)