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Game of life

Non farti fregare ancora una volta.

Non credere a ciò che leggi sui giornali. Sono solo fiabe di altri.

Non ascoltare ciò che gli altri ti suggeriscono. Accedi a una musica solo tua.

Non ascoltare la pubblicità. Compra solo ciò di cui hai bisogno.

Non ascoltare le previsioni del tempo. Apri la finestra e osserva.

Non andare alle sfilate di moda. Pensa ai vestiti nel tuo armadio.

Mangia solo quando hai fame. Dormi quando hai sonno.

Ama.

Cancella i pregiudizi verso le persone. Osservale nude.

Dimentica le esperienze negative che ti condizionano la vita. Il passato mente.

Diffida dei miracoli altrui.  Tu sei il miracolo.

Vivi da protagonista.

Non guardare l’orologio. Non pensare alle ore. Il tempo è un’invenzione.

Non farti fregare ancora una volta.

Oggi non è lunedì.

Voltati sull’altro fianco e continua a sognare.


Arthur e il suo Mondo

Qualcuno doveva pur farlo.

Ci sono compleanni che passano quasi  inosservati, festeggiati in sordina fra quattro mura domestiche.

Ci sono compleanni dimenticati, festeggiati in solitudine con grossi lucciconi agli occhi.

Ci sono i compleanni dei bimbi, gioiosi, con cappellini colorati, stelle fialanti e grandi torte piene di panna e candeline.

Ci sono i blog_compleanni, seguiti da una serie più o meno lunga di commenti ben augurali.

Ci sono i compleanni dei VIB (Very Important Blogger) … virtualmente celebrati.

Oggi è uno di questi compleanni. Anzi, due sono i festeggiamenti. Padre e figlio, Blogger e Blog compiono assieme gli anni.

Oggi Arthur e il suo Mondo sono in festa.

Potevo io, la_socia_amica_di_tante_avventure_Sol’ non preparare un grande party virtuale?

Potevo far passare l’evento senza un regalo degno di tale nome?

Bene, sicura di poter rendere felici Arthur e i suoi lettori, ho costituito, creato e messo on line …

Il Mondo di Arthur FanClub!

Accorrete donne, cliccate, cliccate, ci sono premi e cotillons per tutti!


Regalami la felicità

Ci sono regali che ci fa la vita ogni giorno e noi non ce ne accorgiamo.
Il telefono che squilla inaspettato, con il nome dell’amico che non sentivamo da mesi che appare sul display.
La canzone del cuore suonata alla radio, che ci fa cantare a squarciagola in macchina la mattina mentre andiamo a lavoro, nel primo giorno di pioggia settembrina.
I piedi freddi di mia figlia che si insinuano sotto le mie gambe, la sera quando guardiamo assieme un film sul divano di salotto.
Il profumo di brioche quando entriamo in un bar dopo aver giurato a noi stesse: “Oggi solo un caffè”.
L’odore di sole e fiori che assaporate la sera stanchi quando vi stendete nel letto con i lenzuoli freschi e puliti di bucato.

Per non parlare di quei dieci euro ritrovati nella tasca dei pantaloni appena ritirati dalla lavanderia dopo le ferie a settembre: solo dieci euro, fra averli e non averli poca è la differenza, ma la felicità si sa, non ha prezzo!

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria.

Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te.

Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno – ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso.

Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono.

Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa.

Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confontro fra il tuo orologio e gli altri orologi.

Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

(da “Storie di Cronopios e di Famas” di Julio Cortazar)


Generazioni X Y Z

 

“Una Generazione” si riferisce normalmente a un gruppo di individui che vive un certo periodo storico e si considera, spesso per convenzione, il lasso di tempo (circa 20-30 anni) che trascorre fra la nascita dei genitori e quella dei figli.

In questo senso, Generazione indica un processo con il quale le persone acquisiscono e poi trasmettono nuove caratteristiche, spesso rompendo le regole con la Generazione precedente. Lo stesso vale per la tecnologia: ricordate la “prima generazione” di telefonini che potevano solo telefonare? Niente sms, né macchina fotografica, né musica mp3 o posta elettronica, né suoneria personalizzata. La tecnologia si evolve e così l’essere umano. Se poi questa evoluzione sia sempre positiva … parliamone.

Non sono una Baby Boomer, nata dopo la Seconda guerra Mondiale nel periodo definito appunto del baby boom, ma solo per poco. Sto lì a cavallo, nata qualche manciata di mesi dopo e sento di far parte della Generazione X, dove X sta a rappresentare  la mancanza d’identità sociale: sono della generazione che ha scelto come marchio culturale il rifiuto di crescere per diversificarsi dai “vecchi” .

Sono cresciuta sotto la minaccia della guerra fredda. Ho assistito al crollo dell’Unione Sovietica, del muro di Berlino e alla consacrazione dell’America di Regan come potenza.  Noi della X Generation siamo la prima generazione che “dorme assieme prima del matrimonio“,  quelli della pubblicità in bianco e nero di Carosello, ma anche coloro che hanno   “inventato” e fatto espandere internet. Non vorrei dirlo ma ci siamo tirati la zappa sui piedi!

Le mie figlie fanno parte della Generazione Y… denominata anche Generazione MTV, quelli cresciuti nell’era telematica, della comunicazione digitale, di FB … il che mi sembra già abbastanza esaustivo.

Baby G. fa parte della Generazione Z. Non si sa bene ancora con cosa crescerà … ma è certo che ha imparato a fare il “contadino“, a piantare il cavolo e raccogliere le uova, su Farm Ville: un’applicazione di FB.

Ammetto di non aver sentito fino a poco fa nessun vero “gap generazionale” fra me e le mie ragazze. Certo loro si divertono a prendermi in giro perché non conosco mai l’ultimo successo musicale, “quello che  spacca” e tutte le volte che domando loro un aiuto per l’utilizzo dell’ultimo congegno elettronico di casa mi fanno sentire una vera  perdente o come dicono loro “Looser“. Ma va bene così: la cosa anzi mi diverte: io ho insegnato loro a camminare sulle strade del mondo e loro m’insegnano a camminare dentro la tecnologia più moderna.

Da poco mi rendo conto però che la vita che ho insegnato loro –  come loro l’hanno percepita, assimilata e fatta propria – sempre più spesso non coincide più con la vita come la concepisco adesso io. Le nostre strade forse si stanno davvero separando. Loro diventano sempre più indipendenti, fanno esperienze sociali diverse, vivono lontane da casa e faticano a volte, o sempre più spesso,  a comprendere la mia “nuova” visione del mondo.

Perchè a ventanni la prospettiva di non costruire tutto ciò che è nei propri sogni è fuori da ogni percezione, a quaranta … almeno per una come me della Generazione X, è un po’ la CERTEZZA!

 

 


Amaltea, Zeus e l’infanzia

 

L’infanzia

                                    è quel periodo di vita che va dalla nascita di un individuo fino al momento in cui il piccolo non arriva al pieno utilizzo della ragione, quindi intorno ai dieci anni (con tutte le dovute eccezioni!). E’ il periodo di maggiore crescita e sviluppo e si tende ad affermare come sia proprio in questo periodo che si generano la maggior parte delle condizioni che determineranno successivamente la corretta formazione di un individuo sano: sembra che nell’infanzia siano già presenti addirittura i germi di tutte le perversioni dell’età adulta!

Si comprende bene quindi come nel periodo dell’infanzia si debba agire sempre saggiamente affinchè lo sviluppo, soprattutto psichico-mentale del bambino, sia  sano e corretto.

    

Zeus

                          fratello fra gli altri di Era, Ade e Poseidone era il più giovane. Padre degli Dei, sovrano dell’Olimpo, Dio del cielo e del tuono … era figlio del titano Crono e di Rea

Ebbene sì, il padre degli Dei è stato a suo tempo anche lui un bambino.

La sua infanzia, come vi racconterò,  sembra non sia stata delle più felici (così si direbbe oggi) e forse è per questo che poi da grande con estrema   facilità, finiva per sfogarsi scagliando fulmini su noi umani … suvvia ammettiamelo, anche un po’ a casaccio e a suo gradimento.

Si sposò con sua sorella Era (all’epoca sembra non abbia fatto poi così tanto scalpore), ma è rimasto famoso sia per le sue avventure extraconiugali, che per  i tanti figli frutto di queste sue avventure: Apollo, Hermes, Perseo, Elena, Artemide. Meno famosi certamente,  i figli legittimi: conoscevate Ilizia protettrice delle nascite?

Ma non siam qui per discutere se sia meglio nascer sotto il segno della legittimità o meno, ma a parlare di  lei, la nostra Amaltea.

  

Amaltea

                       era una capretta che viveva a Creta sul monte Ida. Un posticino assolato e tranquillo. Viveva in un sano equilibrio in una bella grotta: ottima esposizione ai venti e una deliziosa vista sul mare.

I problemi si sa, ci sono in tutte le famiglie, ma in quella di Zeus i problemi erano davvero seri. Suo padre Crono divorava i propri figli.

Rea, sua moglie era disperata. Lei partoriva e lui se li ingoiava interi, così, di brutto.  Zeus fu allora partorito di nascosto sul Monte Liceo, fu tuffato immediatamente nel fiume Neda e affidato a balia alla nostra capretta Amaltea, il cui latte era famoso per essere il migliore sul mercato (niente conservanti, nè tantomeno additivi chimici). Si narra che  intere generazioni di api abbiano fatto per anni la spola fra i lussuosi prati fioriti a valle  e il monte Ida, dove depositavano il miele direttamente sulle labbra di Zeus, mentre bianche colombe lo ricoprivano di ambrosia.

Il nostro pargoletto crebbe così, certo in solitudine, ma sano e vigoroso assai.

Amaltea fu una brava e gioiosa balia e lo accompagnò fino all’età della ragione, cercando come fanno tutte le mamme, di barcamenarsi come meglio poteva affinché i germi delle perversioni restassero tali e silenti. Ma il giorno della sua dipartita per un mondo migliore, Zeus prese il suo vello e ne fece un mantello che utilizzo poi come corazza per “far fuori” suo padre.

Sì, certo avete letto bene: per “far fuori” suo padre … ma cosa vi aspettavate da un giovane allevato da una capra? Che parlasse forse greco antico?

Per la cronaca e per chiudere il cerchio mitologico, Crono fu costretto dal figlio Zeus a bere del veleno che gli fece rivomitare i figli ingoiati. Dopo di ché fu rinchiuso per l’eternità e Zeus fu finalmente acclamato dai fratelli – rinati – quale Signore indiscusso dei cieli: d’altronde un  minimo di gratitudine ci sembrava dovuta.

Divenuto Re e signore dell’Olimpo, il nostro Zeus, per riconoscenza verso la sua cara balia Amaltea, decise di donare un magico potere alle corna della capretta: il suo possessore avrebbe potuto esaudire ogni desiderio. Di qui la nascita della cornucopia, il corno dell’abbondanza o appunto corno di Amaltea.

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.

 (Maria Montessori, da Educazione per un mondo nuovo)


Dove sei?

Volti grandi, piccoli, medi, volti che scutano, sorridono, invitano, volti che ballano, da avanspettacolo, volti da mostrare, da passerella, da dèjeuner sur l’herbe, volti floridi, avvolgenti, lucenti, estroversi, sovraesposti, baciati dalla fortuna o sfigurati dalla miseria, volti normali, misteriosi, crucciati, infreddoliti, volti ritmici, saffici, soffici, colorati, volti malinconici, simpatici, dispettosi, ambiziosi, volti provocanti e provocatori, libidinosi, irrispettosi, traumatizzati, emacipati e riservati, volti moralisti, estremisti, esibizionisti, ironici, volti seducenti, giocosi, sfuggenti, volti che recitano, grafici, immaginifici, volti da cinema, da fotografare, fotomontati, sfumati e reclamizzati.

Ferma.  In attesa alla fine del binario 9.

Ti cerco fra la folla.

Dove sei?

(foto: Ernesto Treccani – Popolo di volti – 1975)


Baby G. Birthday

Questo è il mio regalo per voi.

Voi cosa mi regalate?

Baby G.