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Metafora fotografica

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo “

Esistono descrizioni che possano spiegare meglio la nozione  tecnica di dipendenza dalle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos, di questa metafora?

Immagino di no. Forse è per questo che usiamo metafore e similitudini  ogni giorno con tanta facilità. Le usiamo per tradurre situazioni teoriche e difficili,  in altre, pratiche ed elementari. Le usava ampiamente il Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” per disegnare il carattere dei suoi personaggi: ” il nostro Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, pria di toccar gli anni della discrezione, d’esser, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Un dipinto perfetto grazie a una metafora davvero calzante.

Mi sto occupando, più di quanto non facessi prima, di fotografia.

Devo preparare alcuni lavori e dunque sto studiando i fotografi del passato. Come? sfogliando una fotografia dietro l’altra.

In realtà mi sono ben presto resa conto che non stavo visionando delle fotografie ma un’epoca, piuttosto che un’altra. Perchè le fotografie sono illustrazioni, esempi  e in quanto tali metafore, di un passato.

Una fotografia tanto più è  espressiva, tanto più crea un’immagine suggestiva, tanto più è in grado di comunicarci una visione lungimirante e accorta di un mondo, senza richiederci troppo sforzo, proprio come fanno le figure retoriche.

Ecco qui una splendida metafora che ci comunica perfettamente  le fatiche ed i disagi di un fotografo, appeso ad una gru nell’attesa dello scatto migliore.

Questa immagine ci fornisce  informazioni così concrete che solo con una lunga, e forse noiosa descrizione ricca di  aggettivi, avremmo  potuto  raggiungere lo stesso risultato; un semplice sguardo alla fotografia e  abbiamo subito chiaro che all’epoca la sicurezza sul lavoro non sapevano davvero cosa fosse!

Immagino sia per questa loro semplicità nel comunicare che le immagini sono diventate così determinanti nella nostra vita. L’immagine è  il canale di comunicazione più diretto e quello maggiormente usato. Pensate alla pubblicità o  ai differenti simboli che illustrano le attività sul vostro computer: il cestino, la cartellina, la rubrica… non utilizziamo più parole, ma immagini metaforiche .

Ma sarà davvero un bene?

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Downshifting

Sto facendo downshifting e non lo sapevo.

Downshifting significa cambiare i parametri, abbassare il tenore di vita, scalare marcia. Convinta che la vita non vada vissuta come se  durasse per sempre (lo diceva anche Seneca 2000 anni fa), sto lavorando da oramai quasi quattro anni alla mia ritirata. Il mio sogno: comprarmi un 40  piedi (una barca a vela intendo) e trasferirmi a giro per il Mediterraneo.

E i soldi? I figli? La famiglia? Il lavoro?

Infatti ragazzi, ci sto lavorando su … e non prevedo nessun drastico cambiamento per i prossimi 5 anni. Ma ieri ho avuto un’illuminazione: ho scoperto di fare downshifting e  di essere sulla strada giusta.

L’illuminazione me l’ha data un ex manager italiano di 43 anni. Il suo nome, Simone Perotti, vi dice niente? Questo signore è autore di un cambiamento radicale nella sua vita. Manager milanese di successo, un 4 luglio a trentadue anni, mentre era immerso nel caos del Grande Raccordo anulare di Roma ebbe un’istante di lucidità, si guardò attorno e capì che le cose così non potevano andare. Le sue passioni erano la scrittura e la barca a vela, ma non aveva tempo per concedersi nessuna delle due: come la maggioranza di noi la mattina si ritrovava in un ufficio, con persone che non avrebbe voluto incontrare,  sognando la libertà di avere un’occasione per fare altro.

L’occasione se l’è costruita nei tredici anni successivi. Nell’autunno del 2009, infine,  è uscito un suo libro: “Adesso basta” edizioni Chiarelettere.  Che dire: sembra che Simone ce l’abbia fatta! Ha iniziato a ridurre le proprie spese, cambiando consumi e  abitudini; ha imparato a stare bene da solo e a ricostruirsi una vita più “umana”, imparando a lavorare per se stesso; restaurandosi una casa da solo, creandosi un orto e viaggiando per mare. Il libro non è solo il racconto del suo “successo”, ma vuole essere un aiuto per tutti quanti (come me) stanno cercando “l’alternativa” al caos dei nostri tempi. Simone ci offre seriamente una mappa per trovare il tesoro, e non ci dice che sarà facile, nè se ce la faremo ma ci offre gli strumenti di riflessione per capire se davvero lo vogliamo e dunque quali passi percorrere per arrivare alla meta “vittoriosi”.

Sì lo so, ragazzi miei, vi vedo scuotere la testa in segno di disincanto: “Bella forza”, vi direte, “ma lui era un manager, sarà ricco. Io invece? Se smetto di lavorare come campo?”.

Simone (che ricco sembra non esserlo) tiene a precisare, che i soldi sono soltanto l’ultimo dei problemi. “Finora abbiamo pensato che ci sia solo un modo di guadagnare soldi e lavorare, cioè il nostro. Non è così” scrive. E lo dimostra con  esempi precisi a partire dalla sua fortunata esperienza, con tanto di tabelle e numeri in colonna.

Personalmente, sono felice di aver letto il suo libro  ed aver visitato il suo blog (QUI). Ho anche parlato con lui e mi ha simpaticamente concesso un’intervista che troverete sul prossimo numero di The Best.

Non so se riuscirò fra qualche anno a completare il mio percorso. Mi piace però tanto, nel frattempo,  gustarmi il mio sogno; limarlo nella sua fattibilità e renderlo sempre più concreto e serio. I cambiamenti che ho attuato alla mia vita negli ultimi quattro anni sono già tanta cosa e altri ne verranno sicuramente. Una cosa è certa ho già raggiunto una libertà di tempi invidiabile e non capisco come tutto il resto dell’universo non veda e non cerchi di cambiare.

“…la nostra vita è troppo programmata, camminate troppo sul solido. Toglietevi le scarpe, bagnatevi i piedi, non vi capiterà niente di così grave. L’acqua dell’oceano, la sua schiuma frizzante, vi faranno intirizzire le caviglie, certamente, ma che bella sensazione di libertà affondare i piedi nella sabbia della battigia!”

(Adesso basta, S. Perotti, ed. Chiarelettere, 2009, p. 183)


Emergenza connessione

E’ evidente che  nella vita c’è router e router; instradatore e instradatore. Il mio che per semplicità chiameremo James, è un dongiovanni, sempre a caccia, un po’ insofferente ai problemi  ma certamente non noioso. Uno di quei router che non fanno le corse per caricarti le pagine. Anzi spesso la sera si addormenta. A volte si tratta di un sonnelino di pochi minuti, altre volte, più sovente, ha bisogno di essere rinfrescato. Ci sono poi pagine che non ama caricare, forse perchè troppo pesanti o forse perchè  l’età non glielo consente più.  Una volta al giorno, infine, bisogna armarsi di santa pazienza e scollegarlo dalla rete elettrica per poi ricollegarlo, sembra che solo così riesca a recuperare un po’ di energia: a volte, anche per lui, non c’è niente di meglio di una bella sferzata di corrente elettrica!

Parlando in generale, il router è una periferica che si occupa di scegliere quale sia il percorso migliore per i dati scambiati da due computer connessi ad una rete.
Tra il vostro pc e qualunque altro computer in internet, ci sono sicuramente vari router in mezzo, fra i quali James, che voi non vedete, ma che è indispensabile per smistare il  vostro traffico ed il mio. Purtroppo se siete dotati di un router femmina –  immaginiamo che si chiami per semplicità Halle –  i vostri problemi saranno uguali ai miei:  provate ad immaginare l’incontro in rete del mio James con la vostra Halle … capirete bene perchè spesso  entrambi hanno bisogno di una rinfrescatina. 

Invio dati:  James contatta  Halle per una pagina, lei si accende, lo vede e la passione prende il sopravvento. Come nei migliori film di 007  il tutto viene sancito dalla frase: “Oh James …” e la vostra router si è congelata … oramai sentimentalmente coinvolta.

Del resto c’è da comprenderle, nonostante l’età, il mio James resta un router di altri tempi, con quella piccola lucina verde che lampeggiando sembra fare l’occhiolino,  è estremamente romantico,  il che al giorno d’oggi fa di lui un essere straordinario. Certo le sue abitudini di vita lenta e sonnacchiosa non lo rendono, in senso darwiniano, un router desiderabile,  specialmente per una donna che vuole costruirsi un futuro on-line e un blog come di deve, ma per la vostra router Halle, è senza dubbio l’ideale: lento quanto basta, comprensivo e dotato della giusta esperienza.

Purtroppo tutto questo suo flirtare in rete rende il mio lavoro spesso particolarmente snervante, fatto di attese e colpi di scena: bozze non salvate e commenti non inviati ma persi. Ma cosa si può chiedere ad un router dongiovanni? In fondo  la vita è fatta di continui contrattempi e non essendo la perfezione cosa di questo mondo, il mio James viaggia nella perfetta normalità.

Altre sono le emergenze di cui preoccuparsi: le abbiamo affrontate su The Best di maggio. Io credo che abbiamo fatto un gran lavoro e voi?


Villaggio Barona

                      

Inaugurato nel 2003, il Villaggio Barona nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Attilio e Teresa Cassoni e la Parrocchia dei Santi Nazaro e Celso con il supporto dell’Associazione di volontariato Sviluppo e Promozione e ha portato alla riqualificazione di un’area milanese di oltre 45.000 mq, fino a qualche anno fa occupata da attività industriali e artigianali, e alla trasformazione della stessa in un complesso adibito a  servizi di assistenza (centro di aggregazione per anziani autosufficienti e per disabili, nido per bimbi di famiglie in difficoltà, poliambulatorio psichiatrico dell’ospedale S. Paolo di Milano, assistenza al disagio psichico), residenze (dedicate a famiglie in difficoltà, malati terminali, anziani non autosufficienti), pensionato per studenti, attività commerciali e verde pubblico.

Non so se sia tutt’oro quel che luccica, per onestà ammetto di non averlo mai visitato e di leggere su Wiki: “Nel 2006 un servizio del noto programma televisivo Le Iene aveva provato a dimostrare che il quartiere di Barona non fosse tanto diverso da quello napoletano di Scampia. Nel servizio andato in onda, però, il giornalista Giulio Golia, recatosi in via Mazzolari, ha dovuto constatare come in realtà la zona fosse molto tranquilla; il servizio finiva con le riprese degli interni di uno dei condomini della via, rimarcando solo la qualità scadente del complesso immobiliare e i relativi disagi degli inquilini”.

Immagino quindi, che da allora,  molti ancora siano stati gli sforzi fatti e tante le soddisfazioni ottenute, almeno a leggere dai numerosi eventi organizzati dalle diverse associazioni legate al Villaggio; non ultima questo anno, il 14 aprile,  la quarta edizione  del Seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, dal titolo: “Giornalisti nonostante. Sottotitolo: Sussulti, idee, scenari per una formazione bella e possibile”.

Il valore sociale di ogni iniziativa svolta al Villaggio Barona si inquadra nella tolleranza e nel rispetto della diversità; nella volontà di creare proprio all’interno del Villaggio tutto quanto possa contribuire a rendere la vita dei residenti il più normale possibile allontanando il rischio di ghetizzazione cui, in una realtà come questa, si può venire facilmente incontro.

In questa cornice socio-culturale, si svolgerà il prossimo  4 – 5 – 6  giugno, per il secondo anno consecutivo, l’iniziativa SCRIVERE SUI MARGINI  Festival delle letterature  e delle società. Obiettivo principale dell’evento è il porre l’attenzione sui margini della nostra società partendo dai racconti, dai luoghi e dai personaggi.

Ho trovato l’evento, la sua realizzazione, nonché la sua collocazione all’interno del Villaggio Barona, estremamente interessante ed ho quindi  intervistato per voi il suo “creatore”: Alessandro Zaccuri … e scusatemi se è  poco!

L’intervista uscirà su The Best Magazine di fine mese, ma se non potete attendere fino ad allora … suvvia ragazzi, vi regalerò il trailer!

The Best Magazine_intervista Zaccuri.


Piccoli crescono


The Best number one

   

Hei, hei ragazzi,

è stato un mese di evoluzioni pindariche entusiasmanti! Adesso rullo di tamburo e fiato alle trombe!

Senza troppi preamboli vi annuncio che troverete on line il numero UNO di The Best, la vostra rivista.

Ma non finisce qui!

Quando una ventennale esperienza nella fotografia e una grande passione per la grafica ed il “bello” si fondono, possono dar vita ad un luogo della memoria, concepito non secondo una visione nostalgicamente retrò di vecchio mensile, ma piuttosto in una versione “concept” decisamente contemporanea di magazine.

Sono felice di presentarvi quindi con un fascino ed un’eleganza senza tempo, l’evoluzione di THE BEST. Un magazine tutto da sfogliare che si ripromette di guidare voi lettori in una progressiva ed entusiasmante scoperta, pagina dopo pagina … come una “caccia al tesoro” senza confini, né limiti di tempo.

 

Per i link potete anche cliccare  sui due banner a fianco uno per The Best on line e l’altro per The Best Magazine!


A che gioco giochiamo?

 

Buongiorno ragazzi, a che gioco giochiamo questa settimana?

Nascondino…sudoku…tetris….noooo, suvvia siamo blogger, siamo qui per condividere i nostri pensieri, i nostri scritti, i nostri sentimenti.

Questa è quindi la mia idea per i prossimi giorni.

Di seguito troverete l’incipit della “nostra” favola. Ognuno di voi potrà aggiungerne, nello spazio dei commenti, un pezzo che abbia un minimo di senso con i personaggi e la storia che precede. Ognuno con la propria modalità di scrittura. Potete inserirci una poesia se siete poeti, una canzone se siete feticisti di “youtube”, ossimori, proverbi, frasi famose  e ciò che più preferite.

Io alla fine cercherò di farvi da editor, correttore di bozze  e cercherò tra le mie foto la copertina adatta…e vediamo se viene fuori qualcosa di simpatico. Che ne dite? Giochiamo assieme?

C’era una volta un computer.

Era un nuovo notebook Asus, elegante come una farfalla: il “perfetto connubio tra design raffinato e tecnologie avanzate”, così recitava la pubblicità. In effetti aveva un look particolarmente raffinato, un profilo sottile elegante e leggero. La cover esterna era nera, brillante e la tastiera, light-in-motion, si accendeva in presenza di scarse condizioni di luce, permettendo così di poter lavorare comodamente anche in ambienti poco illuminati. O meglio di notte. Anche il display da 15.6 pollici a Led, 16:9 HD si adattava in automatico in base alla luce per garantire la massima visibilità.

In grado, quindi, di distinguersi già al primo sguardo per l’aspetto estetico accattivante e curato in ogni dettaglio – connubio perfetto con lo stile della sua proprietaria –  il nuovo Asus rappresentava anche lo stato della quasi perfezione sul piano delle soluzioni tecnologiche, potendo garantire  performance importanti e al contempo bassi consumi energetici .

Sol’ lo aveva acquistato solo tre settimane fa, e ne era a dir poco entusiasta. Lo utilizzava in massimo modo a casa la sera, nel silenzio della campagna. Una tisana calda e profumata, o una tazza di caffè ben tostato la mattina, un comodo divano, cuffie Sennheiser e un collegamento ADSL veloce costituivano questo suo nuovo divertente mondo…

(…segue)

 

 “That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.”  (W. Whitman)