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Una VENTata SOLare a quattrocchi

“Ciao Ivana ci vediamo in Piazza Duomo? Dimmi tu dove”

“Davanti al bar con quei lampadari così grandi… tanto mi riconosci vero Sol'”

Esordisce così la nostra Venticello a telefono, poche ore fa.

Immaginavo che si presentasse con i suoi grandi occhiali neri invece è lì davanti a me, i suoi dolci occhi allo scoperto e un bel sorriso felice.

Ordina un caffè con panna, perchè  “il cappuccino è troppo da tedeschi” mi dice,  e arrossisce quasi quando io, scanzonatamente, faccio un complimento al  bel cameriere che ci ha servito.

E’ un fiume di parole Ivana. Con il cucchiaino assapora con calma la panna,  fiocchetto per fiocchetto, in maniera così elegante che non sembra proprio la stessa persona, a tratti scalmanata, che spesso appare nei commenti che lascia  in rete.

Il suo accento marcatamente pisano mi diverte e la lascio raccontare del suo cane che sembra cambiare il pelo continuamente  e della sua vacanza in barca a vela, trascorsa per buona parte, mi racconta,  piegata in due per  il mal di mare.

E’ una donna che appare docile nei suoi pantaloni verdi, le sue collane di perline e i braccialetti in legno colorato. Ma dentro ha un gran carattere forte: una donna che sa ciò che vuole e credo  sappia anche come ottenerlo.

Ha solo bisogno a volte di un po’ di carica, qualcuno che le faccia vedere il bicchiere mezzo pieno. Per il resto le carte per riuscire ce le ha tutte.

A due passi dalla stazione ci salutiamo. Io riparto con la mia bicicletta e lei con il suo treno.

Dopo poco mi arriva un suo sms:  è felicissima di avermi conosciuta.

A presto, Ivana cara, a presto.

Martina


AAA Artista cercasi

L’articolo che segue è un estratto a cura di  Iacopo Perfetti  curatore (fra le altre cose) di un concorso che s’intitola “Mine, l’esplosione del sè”.

MINE è, nella sua accezione anglosassone di mio, l’essenza stessa della persona, la sua parte più interiore e privata, l’unica realmente propria. E MINE è, nella sua accezione italiana di mina, una metafora della personalità esplosiva dell’artista tanto ingovernabile quanto visionaria. Perché questa è l’essenza vera di un artista. La sua profonda sensibilità. Un artista è una porta che vede prima di chiunque altro la profondità delle cose e ne da’ una traduzione alle masse così che tutti possano aprire gli occhi. Non si può essere artisti part-time.

L’essenza dell’artista è qualcosa che irradia la vita intera e non lascia via d’uscita. L’artista non è il suo prodotto.

L’artista è la sua stessa vita. L’artista è se stesso.

Pensiamo ad un artista come Salvador Dalì. La sua vita è uno schiaffo in faccia al vivere quotidiano è una Celebrazione continua di se stesso e del suo mondo. La forza con cui si prende gioco della società borghese che lo venera come fosse un Dio mente lui sporca un foglio con un pennello intriso di acrilico nero è la sintesi della sua genialità. Una genialità quasi arrogante e, proprio per questo, totale, senza limiti, con un potere che travalica ogni istituzione, ogni luogo comune.

Un mettersi in gioco senza compromessi con la sola convinzione che nel proprio futuro, parafrasando i The Clash, o ci sarà la gloria o ci sarà la morte. Ed è proprio attraverso la personalità eccentrica dell’artista che l’arte torna a svolgere il suo fine più importante. Comunicare. Sorprendere. Shockare. Perché è proprio lo shock uno dei concetti più attuali dell’arte contemporanea. Un tema chiave per comprendere le dinamiche che da Warhol a Hirst ne hanno dettato i paradigmi. Lo squalo in formaldeide di Hirst nasce per shockare. Le prostitute di Teheran dell’artista iraniana Shirin Fakhim nascono per shockare. Il bambino con il tamburello di Cattelan, come le gigantesche sculture di Ron Mueck o quelle perverse dell’artista americano Paul McCarthy o dei Chapman Brothers nascono per shockare.

Questo è il compito di un artista. Avere il coraggio di usare la propria sensibilità per cambiare il mondo. Governare la propria esplosione del sé. E quale momento migliore di questo per farlo. Sono convinto, e lo scrivo con indole più economica che curatoriale, che il mondo, come oggi lo conosciamo, potrebbe essere salvato più da un’opera d’arte che dall’ennesima manovra finanziaria. Il capitalismo ha fatto il suo tempo, il Grande Altro della politica e della religione ci ha abbandonato da diversi anni ormai, quello che ci resta è la cultura e il suo immenso potere rivoluzionario. Dagli errori del passato purtroppo l’uomo sembra non aver imparato nulla. Da una parte del mondo si conservano pezzi di muro come feticci di una vergogna storica che, giuriamo, mai riaccadrà, mentre dall’altra parte del mondo si costruiscono muri sempre più alti come se le lezioni della storia si fossero frantumante di fronte all’arroganza del presente. E’ solo dal futuro che l’uomo potrà imparare a cambiare il presente.

E solo gli artisti hanno la follia necessaria per vedere il futuro.

Concludendo quindi, con una citazione da guerriero della notte, se sei artista come out and play perché questo è il tuo tempo.

Teoria interessante non credete?


La MIA opportunità

 

Sarò breve e verrò subito al sodo.

Io son stufa del “Carpe diem”! Del dover vivere alla giornata; del dovermi gustare di ciò che il giorno mi offre; di fare il pesciolino rosso in una boccia.

Non voglio più star ferma ad aspettare tutte quelle piccole cose che la vita forse potrebbe  regalarmi dall’alba  al tramonto.

Sono stanca di dovermi accontentare di scendere la mattina a comprare il pane da quello squallido fornaio sotto casa, o di  far finta di apprezzare il caffè bruciato del bar all’angolo.

Vivere rintanati nell’oggi e in tutte le sue  “piccole cose”,  è solo un modo per sfuggire alla vita. Se il fuori ci spaventa allora restiamo fermi sotto il nostro piccolo cielo e continuiamo a ripeterci che “va tutto bene”.

Il mio essere sempre pronta a un sorriso, ad ascoltare gli altri, a preoccuparmi degli altri, a volergli capire, comprendere e scusare per i loro sbagli, è solo un modo per non occuparmi di me stessa, è un non voler riflettere sulle mie imperfezioni, un tentare di sfuggire dai miei errori e dai miei problemi.

E’ troppo tempo che ho la schiena spezzata a forza di  seminare un misero orticello, di coltivare insalata che mangeranno le lumache, di concimare albicocche che vengono poi addentate da sciami di moscondori.

Non era oggi che volevate concedermi la mia opportunità?

Chiedo venia, ma non importa io la MIA opportunità me la prendo… e al diavolo Orazio:  voi cogliete pure l’attimo, io colgo il MIO FUTURO!


Ho buone notizie

Oggi è primavera e io voglio essere positiva, vedere il bicchiere  mezzo pieno, anzi pieno fino all’orlo, quasi traboccante.

Non per questo metterò la testa sotto la sabbia, dimenticandomi i disastri nucleari in Giappone, disastro forse scongiurato, forse nascosto, forse allentato. No, le immagini del Giappone devastato sono lì, ma vorrei esultare perchè in Giappone, nonostante terremoto e tsunami, qualcosa ha funzionato. Qualcosa che forse non si vuol far sapere o che nessuno urla ai quattro venti … e mai metafora è stata più azzeccata.

Le centrali eoliche giapponesi sono le uniche che hanno resistiro al sisma e sono quelle che stanno alimentando il paese. Perfino gli impianti “offshore” del parco eolico Kamisu (nella foto) che distano 300 km dall’epicentro del sisma hanno retto.

E ancora. Non solo le maggiori turbine eoliche del paese sono pienamente operative, ma le aziende elettriche hanno chiesto ai proprietari dei vari parchi eolici di intensificare le operazioni di produzione di elettricità per cercare di compensare, quanto possibile, le carenze di energia elettrica nella parte orientale del paese orfana dell’energia nucleare.

E’ così che mentre la borsa di Tokio è crollata dopo il sisma, le azioni del Japan Wind Development Co. Ltd. hanno fatto un balzo dai 31.500 yen dell’11 marzo, ai 47.800 yen del 16 marzo.

Ritengo la notizia positiva, non perchè io abbia mai investito in titoli eolici giapponesi (non penserete che io faccia cose così sensate!) ma perchè forse alla fine il buono paga sempre… anche in termini monetari.

Riflettete governanti e investitori, riflettete.


2011 via sms

 

25 dicembre 2010     bip bip

“Caro Babbo Natale…oddio scusa ho sbagliato numero ho fatto quello della Befana!”

5 Gennaio 2011     bip bip

“Presto corri! Nel negozio sotto casa mia sono iniziati i saldi! Potrai trovare 3 scope a 15 Euro…stanotte ne avrai bisogno!”

6 Gennaio 2011     bip bip

“Com’è andata questa notte? Stanca del lavoro? Chiamami quando ti svegli, così mi racconti com’è andata con le nuove scope!”

 

In un certo senso sono contenta che queste vacanze siano quasi finite, magari non riceverò nessun altro sms così “simpatico” fino al prossimo anno.

Dunque eccoci di nuovo qui, davanti ai nostri schermi a raccontarci le nostre vite, i nostri successi, i nostri dubbi, le incomprensioni e gli insuccessi che ci capiteranno lungo tutto questo nuovo anno.

Vi scrivo ancora dalla mia dimora di vacanze sulle Alpi francesi. Il tempo è stato davvero bello e ci ha concesso di organizzare molte attività. Sono oramai una sciatrice di una certa età ed il tempo delle sciate dalle 9 di mattina fino alla chiusura degli impianti è terminata. Mi piace godermi la casa, la tranquillità di un piccolo paese lontano dal caos. Ho fatto molto sci nordico (di fondo) ma non quello tradizionale bensì quello in cui si “pattina”. Faticosissimo, ma divertente anche perché è un’attività s’incornicia in un ambiente boschivo e innevato che è davvero da sogno.

Lo so anche quando scio sono un’inguaribile romantica!

La salute della mia comitiva è stata tutto sommato buona: una distorsione al polso, un ginocchio dolorante, qualche febbrone a 38,7 e una serata di vomito seguita da una notte di febbre a 37,7 … ci sono state vacanze peggiori!

Da parte mia ho cercato in questi quindici giorni di isolarmi e non pensare ai problemi di casa, nonostante il mio commercialista abbia già iniziato ad inviarmi mail con richieste varie di dati mancanti per completare il bilancio della società. Le ho lasciate lì in attesa della prossima settimana, quando il mio mondo si coricherà nuovamente sulle mie spalle…con la speranza che questo 2011 mi regali cuscini abbastanza soffici per sopportare il peso di un nuovo intero anno con un po’ più di leggerezza!

7 gennaio 2011    bip bip

“Con qualche giorno di ritardo … ma auguro a tutti voi un soffice 2011!”


Nulla è per sempre

… neppure le pause.

Né tantomeno i vestiti di un blog, per non parlare del  taglio di capelli .

Non so quanto sia incostanza o noia. Voglia di cambiamento. Come se il nuovo taglio di capelli facesse di me una persona diversa. Beh certo è che quando mi guardo allo specchio il risultato è diverso.

Ma  gli anni che sono trascorsi sono sempre lì.

Tanto più le parole scritte  bianco su nero fra le pagine di un diario.  Si possono rileggere e rileggere anche grigio su nero.

Nulla è per sempre.

Gli amici non sono per sempre.

In rete poi, arrivate vi fermate, e schizzate via con una tale velocità che a volte penso cerchiate di essere dimenticati subito.

Ma non si dimentica il vecchio taglio di capelli, resta la foto sulla patente, quella con la camicia così colorata che non posso credere di averla indossata.

Restano tutti i vostri commenti, con quegli insoliti avatar così gioiosi, o romantici, o arrabbiati. Tutte le faccette gialle che illuminano il discorso, e lo fanno più lieve, più insonoro.

Nulla è per sempre.

Tranne sembra alcuni diamanti.

Ma né io, né il mio blog siamo diamanti. Tutt’al più perline colorate con le quali puoi creare un braccialetto, magari col filo elastico per poterci giocare. E quando il filo si rompe, con le perline rimaste ti diverti ad invertire i colori. Una sequenza diversa per un nuovo giro di giostra.

Non chiedetemi perché mi sono tagliata i capelli.

Nulla è per sempre …


Ancora Cattelan


…ultimamente sembra che qui non si riesca che a parlare di arte … arte? … sì ARTE!

Il DITO MEDIO di Maurizio Cattelan  a Piazza Affari è il solo simbolo di contemporaneità a Milano.  Per favore lasciamolo.

Maurizio Cattelan, L.O.V.E.
I nostri amministratori dovrebbero capire che il DITO di Maurizio Cattelan davanti alla Borsa, in Piazza Affari a Milano, rappresenta il solo e unico simbolo di contemporaneità, in  una città ansimante e affaticata come Milano. Sarebbe un vero e proprio delitto rimuoverlo. Si rimuovano invece tutte le altre sculture sparse nella diverse piazze della città, ormai obsolete e degradate. Invece il dito di Maurizio Cattelan, in marmo di Carrara, si integra perfettamente nell’architettura della Piazza e degli edifici attorno.
Il Sindaco Letizia Moratti, poco attenta ai segnali della cultura e dell’arte di oggi, ci
regali per favore questo bellissimo segnale che il mondo ci invidia.

Giancarlo Politi
Direttore di Flash Art


Metafora fotografica

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo “

Esistono descrizioni che possano spiegare meglio la nozione  tecnica di dipendenza dalle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos, di questa metafora?

Immagino di no. Forse è per questo che usiamo metafore e similitudini  ogni giorno con tanta facilità. Le usiamo per tradurre situazioni teoriche e difficili,  in altre, pratiche ed elementari. Le usava ampiamente il Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” per disegnare il carattere dei suoi personaggi: ” il nostro Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, pria di toccar gli anni della discrezione, d’esser, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Un dipinto perfetto grazie a una metafora davvero calzante.

Mi sto occupando, più di quanto non facessi prima, di fotografia.

Devo preparare alcuni lavori e dunque sto studiando i fotografi del passato. Come? sfogliando una fotografia dietro l’altra.

In realtà mi sono ben presto resa conto che non stavo visionando delle fotografie ma un’epoca, piuttosto che un’altra. Perchè le fotografie sono illustrazioni, esempi  e in quanto tali metafore, di un passato.

Una fotografia tanto più è  espressiva, tanto più crea un’immagine suggestiva, tanto più è in grado di comunicarci una visione lungimirante e accorta di un mondo, senza richiederci troppo sforzo, proprio come fanno le figure retoriche.

Ecco qui una splendida metafora che ci comunica perfettamente  le fatiche ed i disagi di un fotografo, appeso ad una gru nell’attesa dello scatto migliore.

Questa immagine ci fornisce  informazioni così concrete che solo con una lunga, e forse noiosa descrizione ricca di  aggettivi, avremmo  potuto  raggiungere lo stesso risultato; un semplice sguardo alla fotografia e  abbiamo subito chiaro che all’epoca la sicurezza sul lavoro non sapevano davvero cosa fosse!

Immagino sia per questa loro semplicità nel comunicare che le immagini sono diventate così determinanti nella nostra vita. L’immagine è  il canale di comunicazione più diretto e quello maggiormente usato. Pensate alla pubblicità o  ai differenti simboli che illustrano le attività sul vostro computer: il cestino, la cartellina, la rubrica… non utilizziamo più parole, ma immagini metaforiche .

Ma sarà davvero un bene?


Downshifting

Sto facendo downshifting e non lo sapevo.

Downshifting significa cambiare i parametri, abbassare il tenore di vita, scalare marcia. Convinta che la vita non vada vissuta come se  durasse per sempre (lo diceva anche Seneca 2000 anni fa), sto lavorando da oramai quasi quattro anni alla mia ritirata. Il mio sogno: comprarmi un 40  piedi (una barca a vela intendo) e trasferirmi a giro per il Mediterraneo.

E i soldi? I figli? La famiglia? Il lavoro?

Infatti ragazzi, ci sto lavorando su … e non prevedo nessun drastico cambiamento per i prossimi 5 anni. Ma ieri ho avuto un’illuminazione: ho scoperto di fare downshifting e  di essere sulla strada giusta.

L’illuminazione me l’ha data un ex manager italiano di 43 anni. Il suo nome, Simone Perotti, vi dice niente? Questo signore è autore di un cambiamento radicale nella sua vita. Manager milanese di successo, un 4 luglio a trentadue anni, mentre era immerso nel caos del Grande Raccordo anulare di Roma ebbe un’istante di lucidità, si guardò attorno e capì che le cose così non potevano andare. Le sue passioni erano la scrittura e la barca a vela, ma non aveva tempo per concedersi nessuna delle due: come la maggioranza di noi la mattina si ritrovava in un ufficio, con persone che non avrebbe voluto incontrare,  sognando la libertà di avere un’occasione per fare altro.

L’occasione se l’è costruita nei tredici anni successivi. Nell’autunno del 2009, infine,  è uscito un suo libro: “Adesso basta” edizioni Chiarelettere.  Che dire: sembra che Simone ce l’abbia fatta! Ha iniziato a ridurre le proprie spese, cambiando consumi e  abitudini; ha imparato a stare bene da solo e a ricostruirsi una vita più “umana”, imparando a lavorare per se stesso; restaurandosi una casa da solo, creandosi un orto e viaggiando per mare. Il libro non è solo il racconto del suo “successo”, ma vuole essere un aiuto per tutti quanti (come me) stanno cercando “l’alternativa” al caos dei nostri tempi. Simone ci offre seriamente una mappa per trovare il tesoro, e non ci dice che sarà facile, nè se ce la faremo ma ci offre gli strumenti di riflessione per capire se davvero lo vogliamo e dunque quali passi percorrere per arrivare alla meta “vittoriosi”.

Sì lo so, ragazzi miei, vi vedo scuotere la testa in segno di disincanto: “Bella forza”, vi direte, “ma lui era un manager, sarà ricco. Io invece? Se smetto di lavorare come campo?”.

Simone (che ricco sembra non esserlo) tiene a precisare, che i soldi sono soltanto l’ultimo dei problemi. “Finora abbiamo pensato che ci sia solo un modo di guadagnare soldi e lavorare, cioè il nostro. Non è così” scrive. E lo dimostra con  esempi precisi a partire dalla sua fortunata esperienza, con tanto di tabelle e numeri in colonna.

Personalmente, sono felice di aver letto il suo libro  ed aver visitato il suo blog (QUI). Ho anche parlato con lui e mi ha simpaticamente concesso un’intervista che troverete sul prossimo numero di The Best.

Non so se riuscirò fra qualche anno a completare il mio percorso. Mi piace però tanto, nel frattempo,  gustarmi il mio sogno; limarlo nella sua fattibilità e renderlo sempre più concreto e serio. I cambiamenti che ho attuato alla mia vita negli ultimi quattro anni sono già tanta cosa e altri ne verranno sicuramente. Una cosa è certa ho già raggiunto una libertà di tempi invidiabile e non capisco come tutto il resto dell’universo non veda e non cerchi di cambiare.

“…la nostra vita è troppo programmata, camminate troppo sul solido. Toglietevi le scarpe, bagnatevi i piedi, non vi capiterà niente di così grave. L’acqua dell’oceano, la sua schiuma frizzante, vi faranno intirizzire le caviglie, certamente, ma che bella sensazione di libertà affondare i piedi nella sabbia della battigia!”

(Adesso basta, S. Perotti, ed. Chiarelettere, 2009, p. 183)


Emergenza connessione

E’ evidente che  nella vita c’è router e router; instradatore e instradatore. Il mio che per semplicità chiameremo James, è un dongiovanni, sempre a caccia, un po’ insofferente ai problemi  ma certamente non noioso. Uno di quei router che non fanno le corse per caricarti le pagine. Anzi spesso la sera si addormenta. A volte si tratta di un sonnelino di pochi minuti, altre volte, più sovente, ha bisogno di essere rinfrescato. Ci sono poi pagine che non ama caricare, forse perchè troppo pesanti o forse perchè  l’età non glielo consente più.  Una volta al giorno, infine, bisogna armarsi di santa pazienza e scollegarlo dalla rete elettrica per poi ricollegarlo, sembra che solo così riesca a recuperare un po’ di energia: a volte, anche per lui, non c’è niente di meglio di una bella sferzata di corrente elettrica!

Parlando in generale, il router è una periferica che si occupa di scegliere quale sia il percorso migliore per i dati scambiati da due computer connessi ad una rete.
Tra il vostro pc e qualunque altro computer in internet, ci sono sicuramente vari router in mezzo, fra i quali James, che voi non vedete, ma che è indispensabile per smistare il  vostro traffico ed il mio. Purtroppo se siete dotati di un router femmina –  immaginiamo che si chiami per semplicità Halle –  i vostri problemi saranno uguali ai miei:  provate ad immaginare l’incontro in rete del mio James con la vostra Halle … capirete bene perchè spesso  entrambi hanno bisogno di una rinfrescatina. 

Invio dati:  James contatta  Halle per una pagina, lei si accende, lo vede e la passione prende il sopravvento. Come nei migliori film di 007  il tutto viene sancito dalla frase: “Oh James …” e la vostra router si è congelata … oramai sentimentalmente coinvolta.

Del resto c’è da comprenderle, nonostante l’età, il mio James resta un router di altri tempi, con quella piccola lucina verde che lampeggiando sembra fare l’occhiolino,  è estremamente romantico,  il che al giorno d’oggi fa di lui un essere straordinario. Certo le sue abitudini di vita lenta e sonnacchiosa non lo rendono, in senso darwiniano, un router desiderabile,  specialmente per una donna che vuole costruirsi un futuro on-line e un blog come di deve, ma per la vostra router Halle, è senza dubbio l’ideale: lento quanto basta, comprensivo e dotato della giusta esperienza.

Purtroppo tutto questo suo flirtare in rete rende il mio lavoro spesso particolarmente snervante, fatto di attese e colpi di scena: bozze non salvate e commenti non inviati ma persi. Ma cosa si può chiedere ad un router dongiovanni? In fondo  la vita è fatta di continui contrattempi e non essendo la perfezione cosa di questo mondo, il mio James viaggia nella perfetta normalità.

Altre sono le emergenze di cui preoccuparsi: le abbiamo affrontate su The Best di maggio. Io credo che abbiamo fatto un gran lavoro e voi?