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Un nuovo amore

 

Un nuovo amore sboccia così, senza preavviso, assieme ai primi raggi di sole primaverile.

Lo si incontra un giorno, per caso. All’inizio si fa finta di niente cercando di negare a noi stessi l’evidenza: i palpiti al cuore, la strozzatura allo stomaco, e per ultimi i brividi alla schiena. Ma a quel punto siamo persi.

Le ore successive servono solo a sognare e organizzare l’incontro successivo. Le giornate scorrono, le persone parlano, litigano e fanno pace. Ma se tu hai un nuovo amore tutto scivola lieve. Non senti le anatre starnazzare, ma solo gli uccellini cinguettare fra i rami degli alberi in fiore.

Io mi sono innamorata di Holga.

Viene da Hongkong. Amici me ne avevano parlato sempre con entusiasmo. “E’ un portento!” mi dicevano.

Ma avvicinarsi a lei non è stato facile. Sono scelte che richiedono una buona dose di coraggio. Ma non sono una che si tira indietro e quando il mio cuore batte facendomi sentire appassionatamente viva sono pronta a fare scelte anche controcorrente.

Così ho scritto una lettera a ” Hoy Kui Lau, Room 2114-  Fuk Tai House”. Ho raccontato del desiderio di averla fra le mie mani. Ho pagato il viaggio da Hongkong a Firenze e sono rimasta in attesa del suo arrivo.

Da questa mattina Holga è con me.

Holga è una “Toy Camera”, estremamente economica (35/40 euro). Il corpo di plastica (nella mia scelta rosa) è sovente soggetto a difetti (nessuno di noi è perfetto)  facendo entrare spesso la luce nella parte interna. Sfocature, vignettature e aberrazioni cromatiche sono all’ordine del giorno. Veste pellicole sia a colori che bianco e nero da 120 mm.  Possiede un flash multicolor e una lente con una distanza focale di 60 mm.

I prossimi giorni serviranno per conoscerci meglio. La terrò fra le mie mani e lei sarà il mio terzo occhio, quello sfocato, quello imperfetto. L’occhio della mia anima, talmente difettosa che s’impressiona di luce anche quando intorno c’è solo buio.

 

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Aurora

 

“Dal Diario di bordo de La Fenice – 4 settembre 2010 “

                       

In cielo è segnato da una lunga scia di nuvole appena accennate che sembrano portarsi via le ultime stelle di una notte di silenzio iniziata alle due e trenta.

L’orizzonte inizia a divenire via, via, sempre più scuro. L’alba è ancora lontana. Nessuna brezza all’orizzonte, più nessuna nave, nessuna luce.

Tutti dormono.

Sono qui sola, legata alla mia barca, per l’ultimo turno di notte. Il rumore di sottofondo è il motore. Nelle cuffie una giostra random di musica soul.

Un infinito telo di seta grigio argento mi circonda: nessuna brezza increspa il mare.

La sensazione è difficilmente descrivibile. Potrebbe essere la scena di un film di paura. Sembra che da un momento a l’altro debba sbucare un mostro fuori da questa calma. Un grande animale marino che inghiottirà me, la barca e tutti i suoi abitanti addormentati. Il senso di infinito è impressionante. Le stelle sono scomparse dietro una coltre di nuvole che da ovest si allunga verso di me, come per inghiottirmi nel suo silenzio.

Spengo la musica. Il tempo trascorre calmo e nel momento di maggior assoluto silenzio, a ore una, scorgo una luce. L’attenzione, prima assopita, si fa vigile. Scruto l’orologio sono le cinque e ventitré. Servirà per questo giornale di bordo.

Conto i segnali luminosi. Una luce, cinque secondi, una luce, cinque secondi. E’ lui. Il Faro delle Formiche di Montecristo. Ero qui in attesa. Un sollievo, la rotta è quella giusta, si torna a casa.

In poco tempo il cielo sopra il Faro inizia a tingersi di rosa. Anche il mare si schiarisce e inizia a incresparsi magicamente per una leggera brezza che sembra annunciare il nuovo giorno. Riaccendo la musica, Nora Jones in sottofondo. I pensieri da prima fitti e concitati per l’avvistamento del Faro si fanno di nuovo rilassati. Le nuvole nel cielo si diradano formando una  linea densa lungo l’orizzonte.

Penso al mio nuovo giorno e certo al futuro che si apre con  questo nuovo autunno. Tanti pensieri e tante risposte che nel silenzio di questo luogo sembrano felicemente schiarisi.

Mi perdo nei miei sogni a occhi aperti, quando la mia attenzione viene svegliata da un movimento nell’acqua. Due delfini alla mia dritta catturano il mio sorriso e la mia concentrazione: davanti a me sta sorgendo il sole.

Un altro giorno è qui.

         

E questo è solo un assaggio di ciò che troverete sul nuovo numero di

The Best Magazine!


graffiti


Gli artisti che praticano street art hanno motivazioni personali, che possono essere molto varie.

Alcuni usano questa forma di “arte” come sovversione, critica o come tentativo di abolire la proprietà privata, rivendicando le strade e le piazze; altri più semplicemente vedono le città come un posto in cui poter esporre le proprie creazioni e in cui esprimere la propria arte. La street art offre infatti la possibilità di avere un pubblico vastissimo, spesso molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d’arte.

Diverse sono state le visioni dei miei “lettori” sull’utilizzo dei significati delle fotografie … Mi chiedevo cosa ne pensate della “street art”.
Può essere considerata ARTE o solo una groviglio colorato di immagini?
Quando passate vicino a un muro dipinto da un graffito ne siete attratti? Lo vedete o passate oltre quasi “stomacati” da una simile accozzaglia di colori e figure?


Metafora fotografica

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo “

Esistono descrizioni che possano spiegare meglio la nozione  tecnica di dipendenza dalle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos, di questa metafora?

Immagino di no. Forse è per questo che usiamo metafore e similitudini  ogni giorno con tanta facilità. Le usiamo per tradurre situazioni teoriche e difficili,  in altre, pratiche ed elementari. Le usava ampiamente il Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” per disegnare il carattere dei suoi personaggi: ” il nostro Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, pria di toccar gli anni della discrezione, d’esser, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Un dipinto perfetto grazie a una metafora davvero calzante.

Mi sto occupando, più di quanto non facessi prima, di fotografia.

Devo preparare alcuni lavori e dunque sto studiando i fotografi del passato. Come? sfogliando una fotografia dietro l’altra.

In realtà mi sono ben presto resa conto che non stavo visionando delle fotografie ma un’epoca, piuttosto che un’altra. Perchè le fotografie sono illustrazioni, esempi  e in quanto tali metafore, di un passato.

Una fotografia tanto più è  espressiva, tanto più crea un’immagine suggestiva, tanto più è in grado di comunicarci una visione lungimirante e accorta di un mondo, senza richiederci troppo sforzo, proprio come fanno le figure retoriche.

Ecco qui una splendida metafora che ci comunica perfettamente  le fatiche ed i disagi di un fotografo, appeso ad una gru nell’attesa dello scatto migliore.

Questa immagine ci fornisce  informazioni così concrete che solo con una lunga, e forse noiosa descrizione ricca di  aggettivi, avremmo  potuto  raggiungere lo stesso risultato; un semplice sguardo alla fotografia e  abbiamo subito chiaro che all’epoca la sicurezza sul lavoro non sapevano davvero cosa fosse!

Immagino sia per questa loro semplicità nel comunicare che le immagini sono diventate così determinanti nella nostra vita. L’immagine è  il canale di comunicazione più diretto e quello maggiormente usato. Pensate alla pubblicità o  ai differenti simboli che illustrano le attività sul vostro computer: il cestino, la cartellina, la rubrica… non utilizziamo più parole, ma immagini metaforiche .

Ma sarà davvero un bene?