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Non perdere il vizio

… di farti la ceretta, mia cara, su tutta la gamba!

Lo so che sembrano biondi ma credimi, si vedono! Sono certamente peli chiari,  ma si vedono … e si vedono ancora di più se ti radi fino al ginocchio: lo stacco è tremendo!

Sto parlando alle nostre amiche nordiche, qui in Italia in vacanza o forse per studio, che passeggiano ogni giorno per il centro con gonnelline o pantaloncini più o meno corti … e ciabattine infradito di gomma. La pelle bianca leggermente arrossata o a volte terribilmente arrossata. Il polpaccio spesso non troppo sottile … e i piedi sempre terribilmente sporchi.

Parlo a te che spesso cammini addirittura scalza sui gradini di marmo in Piazza Duomo; la bottiglia di acqua  semivuota in mano … e lo zaino adagiato su una spalla.

Posso accettare lo squallore della maglietta scolorita, slargata al collo,  con  la macchia di sudore che si spande dalle ascelle. Posso capire che sei stanca … e che non ti aspettavi questo caldo … e che il deodorante non sia all’altezza … e che mi bivacchi su ogni marciapiede, purchè sia all’ombra.

Capisco che il sapore di una pesca italiana ti abbia stupito … e non pensavi fosse così succosa … e che la cosa ti abbia preso in contropiede … e che senza volere ti sei sbrodolata tutta con il succo … e allora di asciughi la bocca con il dorso delle mani sporche … perchè ti eri appena massaggiata i piedi, che quelle maledette ciabattine di plastica, con questo caldo, ti hanno lasciato delle ferite.

E se verranno i giorni di vero caldo, lo so che cercherai refrigerio nelle nostre fontane del ‘600, ho visto anche io “La dolce vita”,  mia cara ragazza del nord, so già che succederà … e lo posso accettare.

Si può accettare tanta sciattaggine dal turista accaldato e stanco, che irrompe nelle nostre città senza molto ritegno o rispetto … ma quelle cosciotte arrossate e pelose no! Ragazza mia credimi: Anita Ekberg era sì svedese come te, ma son certa che, prima di farsi il bagno in abito da sera nero nella Fontana di Trevi, si sia depilata tutta … coscia compresa.

Suvvia un po’ di decenza!

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Caffè Gambrinus

Gambrinus è un leggendario re delle Fiandre, considerato come patrono della birra.

L’origine del personaggio viene attribuita principalmente alla figura di Giovanni il senza paura, da alcuni ritenuto inventore della birra con malto e luppolo. (…)Vi sono diverse ipotesi sull’etimologia del nome: potrebbe derivare dal termine latino cambarus (cellerario, addetto alle cantine) o da ganeae birrinus (colui che beve in una taverna), oppure si tratterebbe di una storpiatura del nome Jan Primus, riferito al duca Giovanni I di Brabante. Altre ipotesi farebbero, inoltre, derivare Gambrinus da un errore di trascrizione del nome “Gambrivius” o dal termine celtico camba, che indica la pentola dove viene preparata la birra.

Per via del forte legame con la bionda bevanda alcolica, il nome e la figura di Gambrinus compaiono in molte marche di birra europee e nordamericane. Tra di esse la Gambrinus, prodotta dalla birreria ceca Plzeňský Prazdroj, essendo lo sponsor ufficiale del campionato di calcio ceco, ha fatto sì che per ragioni pubblicitarie il torneo fosse denominato Gambrinus Liga.

fonte Wikipedia 

“Devi andare in via Pellicceria di fronte all’ex Gambrinus …”

“Ma tu ti sei mai chiesta da cosa deriva il nome Gambrinus?”

Io no, cioè sì, cioè no, non mi ero mai chiesta quale fosse l’etimologia del nome Gambrinus. Mi sto incartando.

Avete mai provato ad aiutare un amico con un indicazione  e a sentirvi  “ignoranti”?

 Io sono ben consapevole della mia ignoranza e sono convinta di essere più saggia di tutti coloro che, pur essendo ignoranti, continuano a professare la propria sapienza. Socrate stesso pose il sapere di non sapere come fondamento di qualunque altra conoscenza. 

Certo è che, ad oggi, tante sono le cose che non mi sono mai chiesta: basterà tutta una vita per riuscire a non viver come bruti … e a  seguire “virtute e canoscenza”?


Proverbi cinesi

I Biscotti della fortuna sono dei biscottini che al loro interno racchiudono un biglietto contenente un saggio consiglio. Vengono normalmente regalati in occidente a fine pranzo nei ristoranti cinesi … in realtà è bene sapere che  questi biscotti sono sconosciuti sia in Cina che a Taiwan. Ma poco importa, i piccoli pezzi di carta che  si trovano all’interno racchiudono frasi profetiche orientaleggianti che tendono a mettere di buon umore, a far riflettere, sognare o sperare.

C’è un ristorante a Milano che sulla porta di entrata/uscita ha un grande vassoio con sopra tanti foglietti colorati e arricciolati. Ogni foglietto di carta contiene una frase, un pensiero, un’aforisma. Manca il biscotto dolce e croccante,  ma il gioco è lo stesso. Vi ho un po’ trascurato nell’ultimo mese, ma sono stata tanto in viaggio per lavoro, piacere, famiglia. Ho portato con me qualche pensiero “cinese” – dal ristorante milanese – che srotolerei volentieri con voi.

  1. Assaggia l’acqua, conosciuta la sorgente. Sono spesso diffidente. Ad esempio, spesso compro libri o musica di autori che già conosco.
  2. Non c’è altezza che abbia sopra di te qualcosa di più alto. Cerco sempre di avere (e dare) il massimo, ma si sa c’è sempre di meglio. Il che significa anche che devo cercare sempre di migliorare, perchè si può.
  3. Se il fiore è buono anche il frutto lo sarà. Se una madre è in gamba, probabilmente lo sarà anche il figlio. Se un mio amico è affidabile, c’è buona probabilità che anche un amico dell’amico lo sia.

1. 2. 3. In altre parole, The Best Magazine di aprile è on line! Conoscete la sorgente. Avete già letto della madre, della nonna e degli amici. Certo è che ogni mese migliora e migliora e migliora … grazie a tutti voi, perchè tutti noi sappiamo bene che

        4.   Non è possibile applaudire con una mano sola!

…. e  voi avete un proverbio, più o meno cinese, da condividere con me? Tanto per applaudire assieme!


Lavori in corso

 

 “Mi scuso per il disagio arrecatovi, ma sto lavorando … per me”.

 


Il calore dei sogni

 

Due grandi scatole di cartone contenenti cinquanta pacchi. Ogni pacco contiene due libri. Eccoli lì, sul bancone delle poste, in attesa di essere spediti.

Ho fatto un gioco.

Ne faccio tanti, direte voi.

Bene, visto che insistete vi racconto.

Sono un’accanita lettrice, divoratrice di tutto dal romanzo ottocento, al saggio filosofico, al libro di viaggi … fino all’ultima pubblicazione di Fabio Volo, che non ho però ancora acquistato.

Come qualcuno di voi sa, mi sono iscritta da poco ad aNobii, una rete sociale su internet dedicata ai libri. Mi sono iscritta, ho messo in linea alcuni dei volumi da me letti e mi diverto a condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri … e interagisco con altri lettori, direttamente o attraverso gruppi.

Ho conosciuto, lì fra quelle pagine, una casa Editrice INTERMEZZI che ha “bandito una selezione” … in altre parole era alla ricerca di 50 lettori <forti> sparsi in tutta Italia. Ho mandato un mail di presentazione gradevole, simpatica, lungimirante ed evidentemente convincente; sono risultata una “vincitrice” della selezione. Adesso riceverò gratuitamente uno di quei pacchetti che vedete lì incartati sul bancone delle poste, contenente due libri scelti immagino a caso dall’Editore per me. Leggerò quelle pagine e poi vi illustrerò con recensioni varie.

Tutto qui il gioco? … eh mica così semplice.

Quel pacchetto contiene due libri. In questo istante non conosco né i titoli, né tanto meno gli autori. Però sento che dentro quel pacchetto ci sono i sogni di due persone. Due scrittori; e io mi sento in parte coinvolta nell’avveramento o meno dei loro desideri. Immagino le loro notti trascorse davanti ad un computer a scrivere e limare quella storia; nonché l’ansia di vedere le proprie parole pubblicate; la scelta della copertina, del titolo; le dediche fatte e quelle dimenticate… e adesso mi domando:  “Cosa si aspettano questi due scrittori da me e dagli altri 49 lettori <forti>”?

Sarò all’altezza della recensione che si aspettano? E se un libro non dovesse piacermi, saprò essere serena e leale o mi troverò a fingere pensando … al calore dei loro sogni?


sincope

  

Sincope: la sincope in medicina è una forma di patologia caratterizzata da una improvvisa perdita di coscienza.
Sincope: la sincope in musica,  dal punto di vista ritmico, è un particolare effetto ottenuto dal prolungamento del suono, dal tempo debole della battuta al tempo forte della stessa battuta o di quella successiva.

Sincope: la sua etimologia (dal greco syn koptein ‘spezzare, tagliare insieme’) comunica quell’idea di improvvisa rottura che  in generale la difficile parola lascia trasparire. 

Sincope: la sincope in linguistica esprime la caduta, il perdersi di un suono all’interno di una parola. In  termini drastici sincope è un abbreviazione mediante la quale viene eliminata la parte centrale di una parola: dr [doctor], jr [junior], sr [senior], cfr [dall’imperativo latino confer, confronta].

E dunque veniamo a noi: la sincope linguistica non vuole il punto.

Purtroppo molti di coloro che scrivono sottovalutano l’importanza della punteggiatura (magari io per prima), che invece ritengo debba servire a dare il tempo della lettura e della narrazione. Capita spesso di imbattersi in stonature di ritmo nelle frasi. Forse dovremmo provare a scrivere tenendo in sottofondo un metronomo che ci potrebbe, con le sue oscillazioni, a battere il tempo  e a farci tenere il ritmo giusto fra virgole e punti.

Immagino che ognuno di noi abbia il proprio movimento sinuoso e ondulatorio dell’andamento del paragrafo nella propria testa. Ma quanti di noi usano il punto e virgola? Siamo normalmente abituati, forse per semplicità a fare: frase-punto, frase-punto; oppure frase-virgola, frase-virgola. Provate a scrivere seguendo una regola diversa: frase-virgola, frase-punto e virgola, frase-punto. Vi faccio un esempio:

Questo articolo è diviso, per ragioni di comodità, in paragrafi; ogni paragrafo è più insignificante dell’altro.

Non è meraviglioso? Leggere un articolo con una delicata e musicale cadenza aiuta ad arrivare in fondo al testo senza ansia né affanno; mantenendo il nostro cuore rilassato, con il giusto battito; allontanando  l’odiosa possibilità di accelerazioni brusche e violente che potrebbero comportare cardiopatie importanti con rischio effettivo … di una sincope … che vi obbligherebbe a chiamare il dr di turno!

Se avete dubbi sull’uso della punteggiatura: Accademia della Crusca.


Schadenfreude

    

Io faccio davvero difficoltà a vivere senza un dizionario in mano.

Un po’ perché è difficile sapere tutto; un po’ perché c’è sempre da imparare (che forse poi è lo stesso);  un po’ perché devo sempre capire le differenze che ci sono fra un sostantivo e un altro o fra un aggettivo e un altro; un po’ perché ho delle lacune pazzesche; un po’ perché sto invecchiando e ho dei vuoti di memoria (sinonimo dei  buchi di conoscenza di cui sopra) sempre  pazzeschi.

Leggevo un libro a letto ieri sera. Di quelli leggeri senza peso, con la copertina morbida, che si leggono bene senza avere i crampi alle mani per il volume oneroso, quando nel secondo rigo della nona pagina m’imbatto in un “filantropo”.  Lapsus totale. Tanto ero concentrata nella  lettura di quel briciolo di filosofia che l’autore del libro cercava di trasfondermi,  che il vuoto di significato per una parola abbastanza ordinaria nella sua straordinarietà (suvvia, quanti filantropi conoscete?) è stato totalizzante.

Dentro di me sapevo di conoscere il significato della parola e comunque  il senso della frase mi faceva capire che gran bel sant’uomo fosse il tizio, ma il bisogno della spiegazione “ufficiale” davvero mi mancava. In questi casi mi fondo dalla curiosità di sapere se il termine venga usato anche con altre accezioni, se esiste uno specifico contrario  o addirittura se sia mai esistito nella storia  un “filantropo” d’eccezione.

Credetemi: per dubbi simili sono capace di rimanere serate intere collegata in mondovisione a google, wikipedia, generatori di contrari e sinonimi, dizionari, traduttori  e un numero infinito di blog che hanno taggato la mia parola chiave.

Ma ieri sera il dubbio fra lasciare quelle sicure e calde coperte per calpestare un freddo pavimento alla ricerca di una sagace risposta mi  ha fatto desistere. Purtroppo  la concentrazione dei dubbi sul “filantropo” del giorno, mi ha fatto perdere la concentrazione appropriata  per portare a termine la mia lettura. Ho perciò spento la luce senza trovare minimamente il sonno del giusto e ho rischiato di trascorrere  una notte agitata fra benefattori misericordiosi  e spietati aguzzini.

Fortuna ha voluto che da lì a poco telefonasse un angelo al quale ho immediatamente chiesto (dopo i saluti di rito, chiaramente)  il significato di “filantropo”.  La sua risposta è stata assolutamente esaudiente ed i miei problemi d’insonnia scomparsi…

… almeno oggi nessuno di voi leggendo questo articolo potrà  essere accusato di aver provato anche solo un po’ di  shadenfreude!

 

     

p.s. Dice il proverbio :”La Schadenfreude è la forma di gioia più perfetta (perché viene dal cuore)”.