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Anno 1 giorno 1

Oh Cielo!

… è un anno che sono in rete!

Immagino che in una situazione del genere si debba partire con qualche frase di rito: segnali di riconoscimento verso i lettori e i commentatori, ringraziamenti verso le autorità ed i padroni di casa, baciate di mano a coloro che mi forniscono una veloce linea adsl, per salutare infine tutti i parenti, gli amici e, come si conviene in questi casi, “tutti quelli che mi conoscono”.

Suvvia, ma vi sembro il tipo?

Forse in una situazione del genere dovrei sciorinarvi il numero di articoli fatti, farmi bella con il numero di visitatori avuti o enumerarvi tutte le mie attività ed il numero di blog che sto tenendo contemporaneamente in rete, senza dimenticarmi di TB, DeviantART, aNoobi e chi più ne ha più ne metta.

Maddai ragazzi, potrei mai?

No, che non potrei. Anzi vi regalo una curiosità negativa di questo blog: schhhhh è la pagina che ha avuto meno cliccate in questo lungo anno. Incredibile vero? Eppure è lì che vi aspetto ogni giorno.

Ma è così che funziona il mondo… e va bene anche così, almeno per me artista della vita, con una continua, maledetta  “fame vagabonda di sapere”, di conoscere, di scoprire, di essere. Voi siete la mia scoperta continua, la mia fonte di conoscenza, di rivelazione; ognuno di voi con la propria differente sensibilità e conoscenza. Che belli che siete!

Non cerco regali per questa festa, ma anzi ho pensato di donarvi io una mia foto per festeggiare questo piccolo compleanno. Spero che  doni un po’ di quiete e tranquillità alle vostre anime così complesse e troppo spesso tormentate.

Anno uno giorno uno.

Come direbbe il mio grande Amico …”l’avventura continua”.  😉

><  sospiro  ><

 

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Sul più bello

Bip Bip

Sembra incredibile ma “sul più bello” arriva sempre un sms di sua sorella.

Mi direte:  “Ma come, in piena notte?”

Certo che no ragazzi, ma perchè il vostro “sul più bello” non sarà mica solo di notte, magari solo il sabato?

Io sto parlando quando “sul più bello” avviene di giorno, la mattina o magari il tardo pomeriggio.

E allora voi direte: “Ma sei sicura che sia la sorella?”

Certo che no ragazzi. Vorrete mica che controlli i suoi sms … “sul più bello”!

Ovviamente neanche lui “sul più bello” ha modo di controlllare … dunque  “sul più bello” mi resta il dubbio … mi sento dire “Sarà nuovamente mia sorella, che mi cerca “sul più bello!” … e non posso far altro che crederci, perchè anche a  me “sul più bello” piace crederci.

“Ma perchè non spengete i cellulari?”

Suvvia ragazzi perchè “sul più bello” non lo puoi mica programmare nei minimi dettagli. Luci soffuse, candele e musica soft funziona solo se si è previsto per quel momento della giornata un “sul più bello”. Altrimenti “sul più bello” ti prende all’improvviso e i cellulari restano accesi.

In questo caso, amici miei, non mi resta che sperare che “sul più bello” duri abbastanza da far sì che la batteria del telefono si scarichi altrimenti…ecco lì arrivare puntuale l’sms “della sorella”.

Come se non bastasse …

Presentato al CES di Las Vegas

Un nuovo sistema cattura i segnali wi-fi dispersi nell’aria e li trasforma in energia utile per i dispositivi elettronici

   

ENERGIA DALL’ARIA – Si chiama Airnergy ed è un sistema messo a punto dalla compagnia statunitense RCA (la stessa che 61 anni fa ha ideato il 33 giri). Si presenta come un piccolo dispositivo in grado di catturare i segnali wi-fi trasmessi dai vari access point presenti in casa o in ufficio. I segnali vengono convertiti in energia utile per ricaricare (sempre in modalità senza fili) cellulari e lettori mp3 dotati di una speciale batteria. Una sorta di riciclo di energia, quindi, che potrebbe essere esteso anche alle altre fonti elettromagnetiche presenti tra le mura domestiche. Per ora, la capacità di Airnergy dipende dalla potenza del segnale wi-fi nelle vicinanze. Durante la dimostrazione al CES, è riuscito a ricaricare un Blackberry in circa 90 minuti.

WI-TRICITY – Airnergy sarà messo in commercio dal prossimo autunno negli Stati Uniti, al costo di 40 dollari. Ma non si tratta dell’unico dispositivo a fare da apripista per la nuova frontiera dell’elettricità senza fili. Lo scorso anno, sempre al CES di Las Vegas, la startup PowerBeam ha presentato il sistema WiTricity che permette di alimentare piccoli gadget elettronici in modalità wireless. La compagnia Case-Mate ha di recente presentato The Hug: basta poggiarci il cellulare sopra per ricaricare la batteria. The Hug costa 90 dollari ed è già disponibile per iPhone.

   

Niente da fare amici miei: “sul più bello” non resteremo neanche più senza batteria !

Bip Bip …


Regalami la felicità

Ci sono regali che ci fa la vita ogni giorno e noi non ce ne accorgiamo.
Il telefono che squilla inaspettato, con il nome dell’amico che non sentivamo da mesi che appare sul display.
La canzone del cuore suonata alla radio, che ci fa cantare a squarciagola in macchina la mattina mentre andiamo a lavoro, nel primo giorno di pioggia settembrina.
I piedi freddi di mia figlia che si insinuano sotto le mie gambe, la sera quando guardiamo assieme un film sul divano di salotto.
Il profumo di brioche quando entriamo in un bar dopo aver giurato a noi stesse: “Oggi solo un caffè”.
L’odore di sole e fiori che assaporate la sera stanchi quando vi stendete nel letto con i lenzuoli freschi e puliti di bucato.

Per non parlare di quei dieci euro ritrovati nella tasca dei pantaloni appena ritirati dalla lavanderia dopo le ferie a settembre: solo dieci euro, fra averli e non averli poca è la differenza, ma la felicità si sa, non ha prezzo!

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria.

Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te.

Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno – ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso.

Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono.

Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa.

Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confontro fra il tuo orologio e gli altri orologi.

Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

(da “Storie di Cronopios e di Famas” di Julio Cortazar)


Solindue

 

(Beach View – David Doss)

Solindue è partita.

Un po’ di soppiatto e senza salutare, ma Sol’ non ama gli addii: esprimono tristezza a  prescindere dal viaggio.

L’inverno è stato lungo ma d’una intensità che lei non prevedeva, principalmente grazie al suo nuovo blog, a tutti i suoi nuovi amici, nati per caso, ma che in pochi mesi hanno raggiunto quasi le 20.000 visite.  Una vera e propria scarica di adrenalina giornaliera; persone che l’hanno seguita, sostenuta e aiutata ad andare avanti … fortissimamente.

Solindue, un nick, una scelta singolare, ma non certo una scelta decisa dal caso. 

Sol’ vive da più di 25 anni in una grande casa di campagna condivisa, fino a pochi anni fa con altre sei persone, due cani e un gatto: un caos intorno che pochi possono immaginare. Ma l’energia, allora, non le mancava.

Poi in tanti hanno finito per prendere strade diverse, divise equamente fra cielo e terra. A ottobre 2009  nella grande casa erano rimasti in due. Lei e Baby G: 

Sol_in_due, appunto.

Ma il mondo aveva in riserva altre storie per Lei. Il mondo offre sempre altre strade.

Poco dopo aver scritto la  pagina Solindue perché  … perchè  ci sarà un due da qualche parte – le si presentò davanti un tipo. Portava delle strane scarpe, ma si manifestò  avvolto in un pacchettino delizioso. Al primo approccio Sol’ pensò a un errore di spedizione e con gentilezza (forse neanche troppa)  rimandò velocemente il tipo al mittente.

Ma Lui, il tipo dalle strane scarpe, non si dava per vinto e insisteva:

– “L’indirizzo di spezione è giusto”, diceva Lui, “apri il pacchetto e prova a guardare”.-

 

 

 

– “No, grazie davvero” rispondeva Lei, “adesso non ho assolutamente tempo”. –

 

 

     

Il balletto andò avanti per almeno un mese. Infine, certo grazie alla tenacia dell’uomo dalle strane scarpe, Sol’  iniziò ad aprire il pacchetto, lentamente, con diffidenza e  poco per volta. Ogni tanto dava una sbirciatina dentro. Poi richiudeva.

Son trascorsi più di otto mesi  da allora, e anche questo lungo inverno ha terminato il suo percorso, assieme alla primavera e a un pezzettino di questa afosa estate. Sol’ ha tolto i maglioni di lana e le calze. Riposto gli anfibi nella scatola e indossato i sandali. Sempre con il suo pacchettino vicino, finché, gustando patatina dopo patatina è arrivata alla sorpresa.

Adesso Sol’ ha per mano il regalo, avvolto con semplice carta bianca e ha scoperto che oltre alle strane scarpe, il tipo ama sfoggiare anche pantaloni colorati  e porta sempre con sè tanta allegria e sincerità.

Oggi  Solindue è partita.

Con l’uomo dalle scarpe strane e i pantaloni colorati.

Lei e Lui.

Sol_in_due.


Kiss & ride

 

          

Fra i tanti “poeti illuminati” che circolano nella rete, Spaziocorrente è uno dei miei preferiti. Ha scritto ieri una poesia intitolata AMARE  e abbiamo avuto il seguente scambio di commenti.

Solindue:  “ho solo bisogno di te”… ci vuole coraggio a mostrarsi così “deboli e indifesi” … ci vuole grande sicurezza nell’amore dell’altro.

Spaziocorrente : uhm, coraggio per amare!  Che contrasto. Amare non è ragione e non è mai un salto nel vuoto. Amo perchè sono e quindo ho da dare:  non perdo nulla, perchè l’amore distoglie solo lo sguardo dal particolare ma mai dall’orizzonte di felicità a cui tende all’infinito.
Semmai ci vuole coraggio a trattenere l’amore, per ferite non sanate, per storie andate male, per quel dolore che si pensa dovuto ad un cuore trafitto ed invece era solo posizione sbagliata. Grazie.

Inutile raccontarvi che la sua risposta mi è piaciuta tanto. Spazio è l’amore fatto blog! Non si perde niente ad amare e donare il nostro amore non può che farci crescere e portarci alla felicità! Parole sacrosante! Ma…

Ma mi domando quanto sia facilmente attuabile un tale atteggiamento di apertura … nella pratica di ogni giorno.

Chi non ha mai sofferto per amore, chi non ha mai avuto il cuore graffiato, trafitto o spezzato alzi la mano: e il nostro cuore non era in posizione sbagliata! Abbiamo incontrato persone che si sono prese gioco di noi dei nostri sentimenti; persone che ci hanno imbrogliato, fatto a pezzi e ci hanno mollato lì, in strada sanguinanti. Troppo spesso aver aperto il nostro cuore agli altri  non ha fruttato davvero felicità!

Indossiamo ogni giorno una corazza più o meno leggera per affrontare la vita con tutti i problemi che ci propone quotidianamente. Toglierci l’armatura e lasciare il nostro cuore scoperto e indifeso, non è cosa da tutti i giorni.

Anche quando s’incontra l’Amore (con la A maiuscola) prima di lasciarsi completamente andare e fare il salto nel vuoto, di tempo ne passa.  E ci vuole Coraggio (con la C maiuscola) per non trattenersi, per decidere di contare completamente sull’appoggio dell’altro, sul suo amore; e tanto più  il nostro cuore ha sofferto, più serve tempo perchè l’altro si conquisti la nostra “fiducia”, anzi: serve tempo perchè il suo cuore conquisti  la fiducia del nostro!

AMARE è un’affar serio … da far PAURA!

 


Diversità

 

Quale fosse la scarpa giusta per la serata di ieri, non so. Forse la mia, forse la sua. Certo è che abbiamo avuto idee diverse, assai diverse.

La cosa non mi ha turbato più di tanto, anzi mi ha divertito e scherzandoci sopra ho scattato la foto. Anzi la foto l’ha scattata lui. Quello dal calzino grigio, corto, in spugna: “Robe Di Kappa” tiene a precisare…

Ieri sera ho percepito la differenza non come un limite ad un rapporto ma come potente affermazione di due personalità. Credo fermamente che la diversità sia un bene da tutelare con grande valore positivo: le diversità rafforzano e se le sappiamo leggere ci consentono di avere la visione di una stessa situazione ma da una diversa angolazione: ci permettono di vedere con altri occhi e di camminare con altre scarpe. Le situazioni collaudate sono certamente più rilassanti ma non ci rafforzano, non ci fanno crescere, e personalmente mi annoiano perché non consentono alcuno scambio culturale.

Fra il mio sandalo e il suo calzino, invece, c’è di mezzo un mondo ancora tutto da scoprire, che mette in discussione magari anche molte certezze, che non richiederà certo tolleranza ma assoluta condivisione di una divertente novità!


lo so che lo sai

  

Mi guardi in quel modo così strano da quando sei rientrata. Lo capisco dal rumore dei tuoi passi quando entri in casa, se qualcosa non va. A volte saltelli facendo i gradini due alla volta. Inizi a parlarmi dal fondo delle scale e la tua voce arriva sempre più schietta e squillante via via che ti avvicini salendo. Oggi ho sentito un mugugno incomprensibile. Forse era un “Ciao…” o forse un “Ci sono…”. Hai salito le scale ricurva, sotto il peso di mille problemi. Mille dubbi. Sembra di vedere il tuo cervello lavorare ininterrottamente: se fosse una macchina a vapore si vedrebbero gli sbuffi uscirti dagli orecchi. Come nei cartoni animati o nei fumetti quando il protagonista si arrabbia.

Ti sei seduta sul divano, ostentando una tranquillità che non regge. Sembra tu debba esplodere da un momento all’altro. Hai le gambe accavallate in segno di chiusura e oscilli il piede sinistro dietro impulsi o spasmi di nervosismo. Sospiri continuamente e non riesci a trovare una posizione comoda che ti faccia rilassare. Non sei seduta sul divano ma su di un cuscino di spine.

Continuo a far finta di niente. Sto qui in piedi a raccontarti della giornata. Continuo a ridere, giocherellare con le mani e sorrido. Non ho il coraggio di guardarti tanta è la paura che tu mi possa fulminare con un solo sguardo. C’è una luce accecante davanti a me e continuo a fissarla. Gli occhi mi bruciano e inizio a vedere tanti puntini neri. Strizzo gli occhi e il mio sguardo viene rapito dalla visione di un chiodo nel muro. Un chiodo che regge l’effigie di un Cristo in legno  sulla croce.  Un tenue raggio di luce illumina la testa del chiodo che sembra, sotto la spinta di quella luce, potersi divincolare da quel muro e liberarsi dal peso che lo affligge.

Mi volto. Ti guardo. Ti sorrido. Niente.

Ti prego urla la tua rabbia. Ho capito che lo sai. Non ho avuto il coraggio di dirtelo subito e poi la cosa si è trascinata  fino all’inverosimile. Non volevo. Credimi non avrei mai voluto arrivare a tanto. Ti prego strilla fino a distruggermi. Ascolterò in silenzio. Il capo chino e prenderò tutto  il tuo maledetto sfogo. Solo così forse saprò difendermi. 

Mi siedo anche io sul divano, ma non oso avvicinarmi. Un alone di fuoco ti circonda. Esplodi ti prego. Esplodi adesso.

Così non è leale.