Archivi del mese: novembre 2011

Colpita e affondata

A inizio mese sono stata Padova a visitare la mostra/mercato di arte contemporanea Arte Padova.

Negli ultimi anni queste mostre mercato sono cresciute numericamente come funghetti, a immagine  e somigliaza di quelle più famose di Bologna  o Basilea.

Le trovo molto divertenti, specialmente quelle più “piccole” perché oltre a trovare i “soliti” artisti famosi (Pomodoro, Fonatana, Isgrò, Castellani ….) hanno sezioni riservate ai giovani, con idee e intuizioni spesso davvero geniali e interessanti.

Nello specifico la mostra di Padova aveva una sezione riservata agli “Under 5.000”, dove la cifra sta per il costo relativamente basso delle opere in esposizione e vendita.

In realtà, ad essere totalmente sincera, sono stata a Padova perché a Gennaio dovrei esporre una mia fotografia all’Arte Fiera-off  di Bologna, proprio attraverso  una di queste giovani gallerie, quindi la mia visita a Padova era pilotata da un interesse MOLTO personale.

A gennaio, quando sarà e se sarà, incroceremo tutti assieme le dita … affinché il 2012 sia un anno di svolta positiva!

Dimenticavo, al rientro in treno da Padova ho giocato a battaglia navale con Mr Calzino e ho perso miseramente … colpita e affondata!

Evidentemente il 2011 non è davvero il mio anno fortunato.

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Sarà …

Con l’intenzione di godermi un attimo di pausa mi siedo in un delizioso caffè di Firenze.
Ordino un cappuccino con cacao e decido, soffiando fuori dai miei polmoni i miei pensieri, di rilassarmi.
Sono le 9.30 circa e nel caffè c’è un andirivieni importante di persone. La zona dove è situato il bar è ricca di uffici, banche e studi legali, quindi in giro c’è tanta “bella gente”.
Gli uomini  quasi tutti in giacca e cravatta con soprabiti e sciarpe in tinta, sono ben curati. Capelli a posto e ben sbarbati. Se chiudo gli occhi mi sembra quasi di sentire il miscuglio piacevole dei loro dopobarba. Solo due uomini, su una decina,  indossano giacconi  slargati e consumati nonchè scarpe un po’ sformate tipo Clarks scamosciate di qualche tempo fa. Tutti gli altri sembrano comparse di un film su Wall Street.
Le donne sono ben truccate, anzi se guardo bene le immagino  uscite tutte da poco dal parrucchiere! Molte indossano tacchi alti e calze leggere che lasciano scorgere, in qualche caso, anche caviglie affusolate e gambe toniche.
Entrano ed escono dal caffè in piccoli gruppetti. Chiacchierano fra loro in maniera solare e spesso con molta intesa. In più di un caso mi è sembrato di vedere leggeri ammiccamenti fra i due diversi sessi: sguardi luccicanti, occhiolini  e certamente sempre grandi sorrisi.
L’ambiente è davvero gioioso e piacevole. Racchiude uno squarcio della nostra società assolutamente positivo. Nessuno sguardo che  in quel momento mi circonda può ricollegarsi a un lunedì nero della borsa o a una Messina inondata dall’acqua.
Eppure, mi domando inevitabilmente, come sarà la loro vita privata. Usciti dalla loro giornata di lavoro cosa faranno? Rientreranno in felici famiglie, formate da mogli e mariti splendenti? Abiteranno in deliziosi appartamenti senza perdite d’acqua, con mobili di design? Trascorreranno il prossimo fine settimana fra un aperitivo e una cena nell’ultimo locale alla moda?
Oppure, rientreranno a casa la sera, insoddisfatti della loro  giornata guidata dall’obbligo del  “va tutto bene!”. Stanchi di sorridere e sprizzare di felicità “per dovere”,  s’ infileranno in un paio di ciabatte consunte e, rispondendo a monosillabi al proprio compagno di vita, si piazzeranno davanti al televisore felici di poter vedere il lunedì  il nuovo programma di Fiorello “Il più grande spettacolo dopo il week end”?

Più del 40% di ascolti. 12 milioni di italiani sintonizzati il lunedì su Raiuno mi fa pensare al bisogno di “una scusa istituzionale” per scrollarsi di dosso ogni genere di problema.
Ho visto il programma e adoro Fiorello. Sono una sua “follower” su Twitter e tutte le mattine seguo la sua rassegna stampa.  Lui è senza dubbio un grande. MA il botto di ascolti del suo varietà tutto luci e davvero poca sostanza, mi lascia insoddisfatta e  mi fa riflettere.

Sarà tutt’oro ciò che luccica?


Via, via, via

Via, via, via, scappa via di qui!

Nenche il tempo di rotolare giù dalle scale che la bombola del gas nella cucina alle mie spalle scoppia.

Il fragore è immenso e lo spostamento di aria bestiale. Senza possibilità di scampo vengo travolta e scagliata a terra.

Non so quanto tempo ho trascorso svenuta ma riesco a riprendermi. Sono ricoperta di detriti, le orecchie mi sanguinano, gli occhi mi bruciano e ho una profonda ferita sul petto.

Via via … Vieni via con me. Niente più ti lega a questi luoghi. Neanche questi fiori azzuri.

Fuori è buio. Cammino per la strada  sola e sento i miei passi rimbombare fra il silenzio della notte.

Nessuna luce sembra penetrare dalle finestre chiuse delle case.  Nessun rumore di macchina neanche in lontananza.

Piove. Fitto e leggero. Solo completamente bagnata ma non ho freddo. L’acqua sembra scivolarmi addosso con estrema facilità.

I miei abiti o il mio corpo non le sono di nessun ostacolo.

Via via …  Neanche questo tempo grigio, pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti.

L’ambiente  è ancora silenzioso, ma è divenuto caldo e incredibilmente accogliente.

Nell’aria sento un delicato profumo di mughetto.

Le pareti sono color crema, la luce soffusa e il pavimento è morbidissimo, come fosse un infinito materasso, estremamente piacevole anche al tatto.

Cammino scalza.

Entra e fatti un bagno caldo. C’è un accappatoio azzurro. Fuori piove, è un mondo freddo.

Lo specchio alla parete è molto grande. Quasi grande come tutta la parete.

Tutte le pareti adesso hanno uno specchio.

Mi avvicino e la mia immagine viene riflessa dieci volte, o forse venti, cinquanta: un leggero movimento e dietro di me sembra riflettere l’infinito.

Mi fermo. Mi volto. Osservo.

La mia camicetta bianca è macchiata all’altezza del cuore. Una brutta macchia rossa … anch’essa viene riflessa una volta, o forse dieci o magari anche  cinquanta volte o più.

It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful good luck my mamy, it’s wonderful, it’s wonderful I dream of you…

Esiste un senso di marcia?