Serve un Dio in Giappone?

 

Provengo da una normale famiglia italiana e sono stata cresciuta con  una media istruzione cattolica. Ricordo che mio padre ogni tanto pregava.

La confusione che c’è stata nella mia vita negli ultimi dieci anni mi ha portato a sentirmi una non credente.

Come tutti voi ho visto le immagini dell’apocalisse in Giappone. Seguo con ansia le notizie, leggo i giornali e guardo i filmati. Il cuore stretto, la tristezza negli occhi e le solite domande nella mia testa.

Ieri  mi è stata inoltrata la mail di una ragazza giapponese, certa Cie, che chiede di inviare i nostri pensieri positivi, di “luce, speranza e compassione” per aiutare tutti coloro che soffrono in un paese così lontano dal nostro, ma nello stesso tempo così vicino: il dolore a noi, per quanto lontani, è arrivato pesantemente.

Nello specifico Cie chiede con un passaparola online, uno o due minuti di concentrazione in modo da focalizzare tutti assieme i nostri sentimenti positivi, ogni giorno, alle 14 (più o meno nella pausa pranzo) quando in Giappone saranno le ventidue.  A quell’ora gli amici giapponesi attenderanno l’arrivo del relativo flusso di positività, nella speranza che ciò  possa in qualche modo aiutarli (nella mail, in realtà, si parla addirittura di  riuscire a bloccare le radiazioni nucleari trasformandole in pura luce…).

Io davvero non saprei. Sono molto scettica e diffidente. Però il mio poter solo stare a guardare mi irrita, il sentirmi inutile e  infeconda mi indispone; mentre l’idea che  il mondo intero alla stessa ora possa fermarsi e concentrarsi tutto quanto su un’unica finalità positiva mi e sembrata un’idea grandiosa.

Un minuto solo per me e il mio alter ego giapponese, senza dover passare attraverso la “mediazione” di nessun altro.

Poco fa, alle 14 appunto, mi sono allontanata dal mio lavoro, ho appoggiato la schiena alla mia sedia e ho pensato alle immagini devastanti che porto dentro da giorni e che non vorrei mai aver visto. Forse il mio referente giapponese non avrà avuto nessun sollievo, ma a me è piaciuto così.

 

 

[nella foto “Les escabrilles mentales de Folon”]

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31 responses to “Serve un Dio in Giappone?

  • Luisa

    Se veramente possono trarre un qualche giovamento dall’invio di energie positive, perchè no? Mi sembra che ne abbiano veramente bisogno, è tanto, è troppo e tutto assieme quello che sta capitando…Mi chiedo quanta capacità di sopportazione debba avere un essere umano per reggere a tutto questo.Saranno sicuramente stati educati in modo da riuscire a contenersi in pubblico, ma in privato? quanta angoscia, quanta impotenza proveranno? Un popolo distrutto più volte nell’arco di relativamente pochi anni, un orrore al solo pensarci seduta comodamente nella mia casa, e laggiù? Laggiù, già laggiù, chi può scappa, chi non può..

    Ad ogni modo, se gli si potesse inviare anche del cibo non contaminato, non sarebbe una cattiva idea, penso…

  • solindue

    E’ un disastro pazzesco e credimi io faccio fatica a restare impassibile e controllata … è come se avessi una tale rabbia dentro …
    per gli aiuti, se può interessare, la Croce Rossa ha attivato una raccolta fondi a sostegno della popolazione. Si può inviare anche solo 2 euro con un sms. Puoi trovare il numero sul sito http://www.cri.it

  • solindue

    Ti inoltro anche un collegamento al sito del The New York Times che mostra le foto del Giappone prima e dopo il terremoto e lo tsunami
    http://www.nytimes.com/interactive/2011/03/13/world/asia/satellite-photos-japan-before-and-after-tsunami.html
    Prova a muovere con il mouse la linea in mezzo alle foto …

  • Fabio

    Anche se è un paese tanto lontano mi sento vicino al popolo del Giappone. Un caro saluto, Fabio

  • arthur

    Un minuto da dedicare agli altri oltre che a noi stessi.

    Sto anch’io, come tutti, seguendo questa tragedia, che tra l’altro dovrebbe farci riflettere, così come lo sta facendo tutto il mondo che ha un po’ di buon senso nella zucca. Spero che lo stesso buon senso arrivi anche nei Palazzi e che si smetta per un momento di fare campagna elettorale.

    E’ questa indifferenza che mi ferisce di più, come anche sapere che tra qualche giorno, quando i riflettori saranno spenti, di tutta quella sofferenza non se ne parlerà più.

    E il dopo, sarà ancora più tragico.

    • solindue

      Già sembra riallacciarsi al tuo articolo.
      In più temo tu abbia ragione, spenti i riflettori, spenta la tragedia.
      Solo che io temo di non voler far più questo gioco: qualcuno mi sa dire hanno trascorso l’inverno all’Aquila?
      Se riesco vorrei proprio tornare in Abruzzo prima di Agosto e vedere … se il dopo sia ancora più tragico.

  • BarPi

    La mia risposta alla tua domanda del titolo è: certamente sì. E’ però -purtroppo- impossibile dare risposte a domande sull’esistenza o meno di un dio, o di molteplici divinità.
    In ogni caso un pensiero positivo collettivo mi sembra una splendida iniziativa. Col tuo permesso, stralcerei una parte del tuo articolo e la pubblicherei sulla mia pagina facebook.

  • consapevolezzadellanima

    grazie il tuo commento mi da gioia Daniele

  • Luciano Marcelli

    Cara Sol’,
    leggo soltanto adesso il tuo articolo.
    Dimmi, per favore: la pausa di riflessione alle 14 vale ancora, ossia Cie prevedeva che la sintonia si verificasse ogni giorno?
    Riguardo all’energia della mente e alle sue possibili o presupposte potenzialità ho una posizione altalenante, tra scetticismo e fiducia.
    In ogni caso, fermarmi a riflettere su questa tragedia e poi a formulare pensieri postivi all’indirizzo del Giappone non sarà comunque invano, anche se fossi in ritardo, anche se fossi solo, anche se la mia mente non potesse inviare, per l’etere, alcunché ad alcuno.
    Quanto agli dei, ciascuno sceglie se affidarvisi e a quali.
    Io preferisco fare senza.

    • solindue

      La pausa di riflessione vale oggi come domani.
      La prossima settimana come il prossimo mese. Troppe volte nella storia dell’umanità abbiamo smesso di riflettere troppo presto…

  • Barbie

    hai fatto bene a dedicare quel minuto, la scetticità nei confronti di certi fenomeni è tipica di noi occidentali, ma da un paio di anni, studi, conoscenze, amicizie, e altro mi hanno fatto avvicinare al pensiero dei popoli orientali, e per loro è molto importante la forza del pensiero, della meditazione, delle energie positive che col pensiero e la meditazione si possono ottenere…
    …la focalizzazione di cui parlava nella mail, è il loro modo di creare, attraverso la visualizzazione positiva di un evento, quello che tante volte noi utilizziamo in modo errato e che conosciamo come la profezia che si autoavvera…
    …la mail chiedeva di concentrarci su immagini positive, quindi tutte le persone ritratte in questi giorni disperate e sopraffatte dal dolore, vederle per un minuto nuovamente serene e sorridenti…a loro arriva!!!
    Da domani alle 14 cercherò di ricordarmene!!!

    • solindue

      La “forza del pensiero” è molto orientale, e infatti la richiesta è arrivata da loro.
      Cie non ha chiesto di pregare Dio, ma un minuto di meditazione. Questo è ciò che mi ha colpito.
      Domani alle 14 saremo in tanti, tutti assieme!

  • semprevento

    Ciao Sol,
    mi permetto una piccola mia riflessione qui da te..
    Purtroppo anch’io sono nella confusione del credere o meno a Dio, che si tramuta in un atto di fede assoluto, senza nessun tentennamento.Questa fede a me manca.
    Ma credo che un attimo di raccoglimento sia un voler essere vicini a quesdto popolo dalla grande compostezza e dignità.
    Il Giappone è una terra forte, si rialzerà, ma ha anche bisogno d’amore spirituale , da qualsiasi parte provenga.Credo nell’energia positiva e se un minutino di raccoglimento serve a creare un’ aurea di bontà infinita…beh, lo faccio.
    Ho visto il link, quelle foto sono agghiaccianti.
    E lo capisco ancor meglio perchè qualche anno fa in Sardegna, a Capoterra ci fu l’alluvione…esser lì non era come guardare alla tv tutti quei volti…quella distruzione, quel fango che sembrava non finire mai.
    Mi son sempre rimasti impressi gli occhi di tutte le persone che ho incontrato per strada.
    Erano occhi ammutoliti, persi in quel fango e non capivano, non sapevano da dove cominciare…Mi è servito sai…e tanto.
    Mi unisco a questa preghiera senza religione, ma col cuore di chi crede nella solidarietà tra popoli.

    E continuo a ripetere che sei una bellissima persona.
    vento

  • solindue

    Grazie Vento, non so se davvero merito i tuoi complimenti.
    Vedere gli altri soffrire è qualcosa che davvero mi consuma dentro e quell’attimo di pensiero positivo che posso regalare mi allevia il dolore.
    Magari non è agli altri che faccio del bene ma a me stessa…

  • alanford50

    Io credo che un Dio sia l’ultima cosa di cui hanno bisogno quei poveri Giapponesi, ma non solo loro, forse mai come ora ci sarebbe bisogno dell’uomo, un uomo nuovo, capace di non tradire se stesso e gli altri in nome di chissà quale benessere o progresso, penso che sia un’esigenza ormai diventata irrinunciabile del’intero genere umano.
    Ciaooo neh!

  • alanford50

    Io credo che un Dio sia l’ultima cosa di cui hanno bisogno quei poveri Giapponesi, ma non solo loro, forse mai come ora ci sarebbe bisogno dell’uomo, un uomo nuovo, capace di non tradire se stesso e gli altri in nome di chissà quale benessere o progresso, penso che sia un’esigenza ormai diventata irrinunciabile dell’intero genere umano.
    Ciaooo neh!

    • arthur

      Caro Alan, hai detto una cosa molto vera e di estremo buon senso, che ovviamente mi trova pienamente d’accordo. Oggi sarebbe più opportuna una riflessione su cosa siamo diventati e su cosa vorremmo diventare, ma è purtroppo una corsa senza una meta, perché bisognerebbe prima d’ogni cosa dimenticare la parola “business”.

      Sai, ho sempre detto di sentirmi un uomo dei miei tempi e la tecnologia la vivo come una risorsa indispensabile, forse anche inestimabile per poter guardare avanti, tant’è che per certi versi, difficilmente potrei pensare di non poterne fare l’uso che ne faccio oggi, ma mi rendo conto che questa corsa sfrenata ha un suo prezzo da pagare, se da un lato ci rende liberi e con il mondo a portata di mano, dall’altro ci toglie giorno dopo giorno un pezzetto di noi, che è fatto di tradizioni, di vita all’aria aperta, di scelte consapevoli che dipendono esclusivamente da noi.

      Chi decide, lo fa solo per i suoi interessi e se si vuole essere al passo con i tempi senza per questo voler soccombere, il compromesso diventa non una scelta alternativa ma indispensabile e allora, se ci penso, mi vien voglia di dire no, non ci sto, e lo dico tanto per me, ma per chi dopo di me si vedrà depredato sempre di più di valori che forse ad un certo punto non saranno più tali.

      Non tradire se stessi, dici giustamente tu, ma per farlo bisogna averne coscienza e allora, forse ha ragione la nostra cara Sol’, serve un Dio di qualunque credo sia, ma non per il Giappone, ma per tutti noi e questo Dio ho l’impressione che non possiamo non essere che noi.

      Ciao a tutti e buon fine settimana.

      • alanford50

        @ARTHUR
        Condivido pienamente quanto da te espresso, tranne che dove dici “questo Dio ho l’impressione che non possiamo non essere che noi” pur comprendendone e condividendone il senso, secondo me questo senso delle cose è lo stato umano più usato e mal interpretato nella storia dell’uomo, troppe volte nella storia dell’uomo ci sono stati uomini che si sono sentiti a tutti gli effetti degli Dei e la storia ci racconta di infinite miserie umane e disumane, secondo me l’uomo ha bisogno di toccare veramente il fondo e comprendere che forse è meglio che non esista nessun Dio, forse il sentirsi consapevolmente soli ed unici può essere l’unica possibilità di salvezza che abbiamo, il diventare assolutamente consapevoli che solo noi miseri uomini siamo i possibili eletti di questo pianeta potrebbe portarci a riconsiderare l’eguaglianza tra ogni essere umano, ma sto parlando di pura utopia, sono ben oltre la possibilità concessa dai sogni e dalle speranze, oltre la visione utopica dell’utopia.
        Ciaooo neh!

        • Luciano Marcelli

          Ciao Arthur, Ciao Alan.

          Dico la mia su questo specifico punto di noi stessi come dei.

          Essere il dio di se stessi, nel senso che il meglio di me sta dentro di me e non fuori di me, altrove, in cielo. Così come il peggio di me sta in me, non nel diavolo sottoterra o negli spiriti maligni.
          È difficile, ma occorre imparare a prendersi in prima persona le proprie responsabilità, sia in preparazione dell’azione o della quiete, in termini di impegno, rispetto, partecipazione, contributo, ecc., sia retrospettivamente, in termini di meriti e di colpe.
          L’esercizio di prendersi i meriti in prima persona e scaricare le colpe sugli altri, siano i nostri simili, siano i nostri dei, è deleterio e pericoloso, è tra le principali fonti del male, anche se a insegnarci così sono proprio le religioni.
          Se il meglio e il peggio di me sono in me, allora non ho alibi.

          Inoltre, se escludo che vi sarà una vita ultraterrena, allora anche questo contribuisce a non farmi cercare degli alibi: non avrò altre occasioni, non sarò perdonato, non sarò premiato, non potrò né espiare i miei mali né avere ricompense per il bene.
          Quindi il meglio e il peggio che posso e che voglio produrre iniziano alla mia nascita e si concludono con la mia morte.

          Infine, ma non meno importante, in questo modo sono assai meno giustificato nel procurare sofferenze o danni: neppure il mio simile avrà altre occasioni, se lo uccido non andrà in cielo e gli avrò tolto qualsiasi ulteriore occasione; se lo danneggio, non ci saranno riparazioni celesti e così via.

          • alanford50

            Condivido il tuo pensiero la dove recita che è sano essere consapevoli di “Essere il dio di se stessi, nel senso che il meglio ed il peggio di ognuno di noi stanno dentro di noi e non fuori”.
            Il concetto è assolutamente condivisibile e rispecchia nel modo assoluto il mio punto di vista, ma questa forma di pensiero racchiude anche contemporaneamente in se uno dei più grandi errori dell’uomo, errore che rappresenta il sintomo della sua assoluta incapacità di fare un buon uso della propria intelligenza, perchè generalmente appena si rende conto di essere il Dio di se stesso pretende quasi sempre di diventarlo anche in qualche modo per gli altri e non c’è nulla di più deleterio e di insormontabile di questo limite.

            L’essere cosciente di essere il Dio unicamente di se stesso ed il saperlo accettare rendono secondo me un uomo molto saggio, ma assolutamente molto solo, perchè purtroppo è una consapevolezza non condivisibile, così come è difficilmente accettabile e condivisibile riconoscere anche a tutti gli altri uomini la medesima prerogativa.

            Ciaooo neh!

            • Luciano Marcelli

              Uhm, molto interessante: il saggio è solo.
              Questa cosa fa senz’altro riflettere. Sarebbe facile dire “Allora diventiamo tutti saggi o almeno diventiamolo in molti, il che non soltanto farà bene a noi e al pianeta, ma ci terrà anche uniti e ci faremo compagnia”, però questo è semplicistico e leva verità al tuo commento.
              Bello spunto, grazie davvero.

  • arthur

    @ Alan: ho l’impressione che tu mi abbia frainteso, perché quando dicenvo che questo Dio non possiamo non essere che noi, intendevo che dovremmo essere artefici nel bene e nel male delle nostre scelte e azioni, con tutte le responsabilità del caso.

    @ Luciano: hai colto in pieno il mio pensiero, anche se la mia era in effetti una sottile sfumatura e aggiungo che se la coscienza delle nostre azione fosse più “sincera”, probabilmente riusciremmo a combinare meno danni.

    • alanford50

      @ARTHUR.
      Forse mi sono espresso male io, ma scrivendo che:
      “Condivido pienamente quanto da te espresso, tranne che dove dici “questo Dio ho l’impressione che non possiamo non essere che noi” pur comprendendone e condividendone il senso, secondo me questo senso delle cose è lo stato umano più usato e mal interpretato nella storia dell’uomo”

      Intendevo darti ragione e nel ribadire il tuo medesimo concetto facevo notare però che proprio in nome di quell’auspicio l’uomo ha volontariamente o involontariamente sprecato sempre l’unica vera possibilità, perchè da sempre nonostante ed in nome di quella finalità ha finito per commettere i più grandi e nefasti errori.

      Nnnnagggg mi sa che mi sono intorcinato n’altra volta….VABBEH! dai la prossima volta cercherò di fare meglio…

      Ciaoooo neh!

      • arthur

        No, caro Alan, sei stato chiarissimo e forse sono stato io troppo impulsivo nel leggere il tuo commento.
        Evvabè, facciamo metà per uno e non se ne parli più.😆

        E visto che ci sono, LANCIO un buongiorno fragoroso alla parona di casa e un buongiorno un po’ più attutito a tutti i presenti.

        Evvabè, non siete tutti uguali!!!🙂

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