Archivi del giorno: 16 marzo 2011

Serve un Dio in Giappone?

 

Provengo da una normale famiglia italiana e sono stata cresciuta con  una media istruzione cattolica. Ricordo che mio padre ogni tanto pregava.

La confusione che c’è stata nella mia vita negli ultimi dieci anni mi ha portato a sentirmi una non credente.

Come tutti voi ho visto le immagini dell’apocalisse in Giappone. Seguo con ansia le notizie, leggo i giornali e guardo i filmati. Il cuore stretto, la tristezza negli occhi e le solite domande nella mia testa.

Ieri  mi è stata inoltrata la mail di una ragazza giapponese, certa Cie, che chiede di inviare i nostri pensieri positivi, di “luce, speranza e compassione” per aiutare tutti coloro che soffrono in un paese così lontano dal nostro, ma nello stesso tempo così vicino: il dolore a noi, per quanto lontani, è arrivato pesantemente.

Nello specifico Cie chiede con un passaparola online, uno o due minuti di concentrazione in modo da focalizzare tutti assieme i nostri sentimenti positivi, ogni giorno, alle 14 (più o meno nella pausa pranzo) quando in Giappone saranno le ventidue.  A quell’ora gli amici giapponesi attenderanno l’arrivo del relativo flusso di positività, nella speranza che ciò  possa in qualche modo aiutarli (nella mail, in realtà, si parla addirittura di  riuscire a bloccare le radiazioni nucleari trasformandole in pura luce…).

Io davvero non saprei. Sono molto scettica e diffidente. Però il mio poter solo stare a guardare mi irrita, il sentirmi inutile e  infeconda mi indispone; mentre l’idea che  il mondo intero alla stessa ora possa fermarsi e concentrarsi tutto quanto su un’unica finalità positiva mi e sembrata un’idea grandiosa.

Un minuto solo per me e il mio alter ego giapponese, senza dover passare attraverso la “mediazione” di nessun altro.

Poco fa, alle 14 appunto, mi sono allontanata dal mio lavoro, ho appoggiato la schiena alla mia sedia e ho pensato alle immagini devastanti che porto dentro da giorni e che non vorrei mai aver visto. Forse il mio referente giapponese non avrà avuto nessun sollievo, ma a me è piaciuto così.

 

 

[nella foto “Les escabrilles mentales de Folon”]