Filosofia spicciola

 

Quando stavo per compiere i miei diciott’anni ero ansiosa di prendere la patente. Un po’ come tutti, sognavo davanti a me la libertà che le quattro ruote potevano regalarmi. L’emozione si è dopo un po’ affievolita. Adesso quando passo le mie giornate in coda penso con tenerezza ai miei sogni di ragazzina.

Sogni e realtà spesso non coincidono.

Lo stesso è capitato quando studiavo. Stufa dello stress da esame sognavo di finire in fretta e mettermi a lavorare. L’emozione dei primi guadagni si è subito scontrata con la riduzione delle vacanze. Ricordo il mio primo mese di luglio trascorso in ufficio … e qualche amica ancora all’università che fra un esame e l’altro se ne andava al mare. Che tristezza pensavo, sarà così d’ora in avanti la mia vita? Ho cercato quindi, finché ero ancora in tempo, l’indipendenza lavorativa, per poter decidere della mia vita, svincolandola il più possibile dagli “obblighi da dipendente”.

(Anche se svincolati dagli obblighi in questa vita non lo si è mai.)

Mi domandavo quanti di voi si possono ritenere soddisfatti del proprio lavoro. E’ quello che volevate? O forse, come spesso capita, anche per voi la realtà ha modificato i vostri sogni?

Ho iniziato a tenere un blog perché un giornalista si lamentò con me del suo lavoro. Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha voluto fare da grande il giornalista, o il fotografo? Quando una passione diventa routine il divertimento purtroppo decade e la passione si allenta fino a scomparire. Tutto finisce per essere “l’ennesimo” articolo scritto sul difficile momento politico, o “l’ennesimo” reportage fotografico sulla spazzatura a Napoli.

Quante delusioni e quante insoddisfazioni ci siamo costruiti addosso senza volere, e chiusi nella morsa dei doveri non riusciamo a liberarcene.

E’ così che spesso ci sfoghiamo e scappiamo rifugiandoci in atteggiamenti poco edificanti. Quante persone rientrano stanche, deluse e insoddisfatte dal lavoro, in una famiglia “inesistente” che non li comprende , e finiscono per cercare una falsa felicità su strani [leggi porno] siti in internet?

Quanta tristezza! Giovani scappate finché siete in tempo da un lavoro che non vi soddisfa!

Scrivo tutto questo perché mi sento in colpa per Silvio. Come cittadina italiana sento di avelo deluso. Vedo da una parte Lui, con la sua voglia a di farci crescere, con la Sua passione per questo Stato e dall’altra Noi che non siamo stati all’altezza; Noi che non lo abbiamo compreso; Noi che siamo diventati la sua “l’ennesima” sconfitta.

 

JOHANNESBURGH (SUDAFRICA) – Nuovo declassamento dell’economia italiana ad opera del Fondo Monetario Internazionale. Il quale da Johannesburgh comunica le stime dei Paesi nel 2011 e nel 2012. Per l’Italia c’è un ulteriore declassamento: nel 2011 il nostro Paese crescerà solo dell’1% (il governo italiano parla di un 1,1-1,2%) e nel 2012 dell1,3%. Dati notevolmente inferiori anche alla media europea (1,5% nel 2011, 1,7% nel 2012) e a quella di altri Paesi come la Germania (2,2% nel 2011, 2% nel 2012) che fanno da traino. Anche per gli Stati Uniti si prospetta un biennio di crescita molto solida, con un 3% nel 2011 e un 2,7% nel 2012.

[25.01.2011 – http://www.julienews.it/]

Siamo Noi che lo abbiamo abbandonato solo in casa dove Lui poi non ha potuto far altro che dare libero sfogo a quello che è l’istinto primario di ogni uomo: la ricerca di una facile felicità! Festini e strani balli sono solo l’ignobile fuga di un uomo amareggiato e deluso dal proprio lavoro.

Quanta tristezza! Coraggio Sivio, fatti forza e disfati di questo sporco e deprimente  lavoro di politico che ti sta portando solo  al degrado: credici sei perfettamente in tempo! La strada è spianata, vai pure, nessuno ti fermerà!

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40 responses to “Filosofia spicciola

  • Tonino

    ”Ho solo sei ore da dedicare al lavoro.
    Poi sono impegnato. ”
    Questo l’ho pensato io .
    E’ una risposta all’attaccamento al mio lavoro denigrato ,a cui sono stati tagliati fondi, a cui è stato negato un futuro, al quale ,con cinicità,si aggrappano per succhiare quel poco che è restato.
    Cinici contro italiani che vogliono lavorare.
    Ciao

  • blandina

    Un post esplosivo…attendo con interesse il fiume di commenti infuocati….

  • D&R

    Allora, se tanto mi da tanto, ci provo anch’io…

    Dio, quanto sono amareggiato e stanco e deluso, dal mio lavoro!!! Sono proprio amareggiato e stanco e.. (aspetta che vado a rileggere…. ah, sì), incompreso, pur con tutta la mia voglia di far crescere gli altri e la mia passione e nonostante tutto non basta….

    Cioè, in pratica, se c’è qualcuna che mi può ricambiare con un pò di “facile felicità” potrei vedere se mi passa🙂🙂
    (chissà perchè ma mi sa che non funzionerà).
    Vabbè, meglio che mi rimetta a lavorare seriamente, che è meglio

  • Tonino

    Ciao
    sono un tecnico di T.C. in ospedale.

    • solindue

      Spiegami Toni, se ne hai voglia, il tuo lavoro non ti soddisfa perchè non hai gli strumenti per lavorare bene come vorresti? Perchè ti senti sfruttato, sotto pagato?
      …ed il resto del tempo, quando non lavori ma sei impegnato, riesci a realizzarti con altri interessi?

  • Marta

    Spero in futuro di avere la possibilità di dire “sono soddisfatta del mio lavoro” , sopratutto perchè voglio studiare giornalismo.

  • arthur

    C’è una cosa che non mi appartiene, ed è rientrare a casa la sera con dentro l’insoddisfazione per un lavoro che non amo e che faccio malvolentieri. Tra l’altro, fuori dal lavoro, non parlo mai di lavoro (scusate il bisticcio di parole…), non per altro, ma solo per abitudine. Ho dentro di me scolpito con lettere cubitali, l’esempio di un padre che ha molto amato il suo lavoro, e come lui un mio zio al quale ero molto legato, insomma, non voglio dire che appartengo ad una famiglia modello, ma su questo argomento, mi è stata moltissimo d’aiuto: l’esempio in positivo.

    Amo il lavoro che faccio, l’ho scelto e sono felice di averlo fatto. E’ un lavoro che giornalmente mi mette in contatto con più parti di me e nonostante la routine si faccia sentire spesso e volentieri, quindi con qualche inevitabile insoddisfazione, riesco a reinventarmi senza per questo risentirne molto.

    Credo sia questo il “segreto”, l’aver voglia di vivere la propria quotidianità lavorativa vedendola ogni giorno da punti di vista diversi e poi ammettiamolo, non è certo lamentandosi che le cose possono cambiare.

    Penso di non aver mai smesso di studiare, e anche questo in parte ha contribuito a rendermi ciò che faccio piacevole e variegato, forse il motivo per non aver troppo tempo a pensare alle cose negative che, ripeto, in tutti i lavori anche i più amati, ci sono. Sono poi convinto che l’esperienza che si matura negli anni, possa essere impiegata per sperimentarsi in cose diverse con risultati positivi. Non fa parte della nostra cultura ma oggi posso dire senza ombra di dubbio e senza presunzione, che potrei tranquillamente cambiare totalmente tipo di lavoro e trovarmi ugualmente bene.

    Reinventarsi, dunque, con l’entusiasmo che negli anni non deve assolutamente venire meno, perché nel bene e nel male, è la molla per farci sentire a posto con noi stessi. Ed è con l’entusiasmo che mi butto a capofitto nelle nuove avventure (c’è qualcuno che mi può smentire?😉 ), senza neanche pensarci più di tanto, un modo anche questo per mettere alla prova me stesso, anche se magari i risultati non sono sempre dei migliori.

    Tutto bello quindi? No, assolutamente, ma come si suol dire, amo il bicchiere mezzo pieno, onde per cui…🙂

  • solindue

    Dunque tu Arthur torni a casa felice e ti senti libero e pronto per sorridere alla sera…non hai nessun bisogno di scaricarti di dosso il peso delle fatiche giornaliere con “strani” giochi di società … come il nostro Presidente…davvero nessun rito serale per sdrammatizzare la giornata lavorativa? Nessun un goccio di Brandy? Una sigaretta?

  • arthur

    Non ho detto che sono felice e sorridente sempre e poi, non fumo e non bevo…🙂

    In effetti avevo dimenticato di dirti che questa parte del tuo articolo è, come direbbe un’amica, fichissima.😆

  • arthur

    Ho detto che non fumo e non bevo, non che non gioco strano…😆

  • Flavia Altomonte

    Non mi dilungherò molto.
    La mia filosofia cerca di opporsi a quella Schopenhaueriana che ritrovo nel tuo post. Schopenhauer che parlava di una vita che dondola tra il pendolo e la noia, voleva mettere in chiaro quella tendenza dell’essere umano di annoiarsi non appena giunto al suo obiettivo. Vogliamo una cosa? Facciamo di tutto per raggiungerla. Non appena arriviamo al traguardo cerchiamo di viverlo a fondo. Subito dopo ci annoia. Ma se la pensassimo tutti così il mondo non saprebbe più da che lato girare.
    Neanche il lavoro che abbiamo sempre desiderato ci soddisferà come il desiderio che abbiamo provato per raggiungerlo. L’obiettivo quindi non è quello di amare il nostro lavoro, ma è quello di metterci una motivazione ogni giorno. E se la missione ci risulta più impossibile dell’impossibile, allora motiviamoci di altro. Cominciamo a coltivare altro, anche grazie ai frutti che abbiamo fatto crescere fino ad oggi.
    Giuro che quando si tratta di sogni, passioni e desideri, sarei pronta a fare una rivoluzione, ora, subito, qui!
    Non c’è niente che mi carica di più delle mie capacità.
    Prendi spunto da questo.

    P.S. Meno male che non mi sarei dilungata molto🙂

    • solindue

      Il lavoro che mi sono costruita negli anni mi piace assai, proprio perchè è vario. Sono un tipo che si annoia subito e so bene cosa intendevi dire citando il tuo amico Arthur S.
      Inoltre coltivo nel privato sempre tantissimi interessi e non smetto mai di addentrarmi a studiare nuove cose. Diciamo che mi arrangio come si può per sopravvivere…però che fatica non arrendersi alla noia restando “sani”!

  • riccardo

    Faccio un lavoro che amo ma che la società considera inutile o da scansafatiche (l’insegnante).
    Comunque, non “semprissimo” il lavoro in questione mi dà delle soddisfazioni…
    Anche al di là del discorso politico (che però da gramsciano potrei fare senza problemi)mi colpisce l’ottusità, la volgarità e la superficialità di tanti ragazzi/e, l’indifferenza dei genitori e delle istituzioni… e tanto altro ancora.
    Ma nel tempo ho imparato a vederla così come la vedeva Eraclito: “Il cercatore d’oro scava molta terra per trovare anche poco oro.”
    Insomma, non che mi sia rassegnato, ma ho imparato a prendere le cose per quello che sono.
    Il lavoro, qualsiasi lavoro lascerà sempre un po’ d’amaro in bocca finchè non cambierà il mondo… per la serie, perchè chiedere poco quando puoi avere tutto?
    Individualmente uno può anche essere felice, ma il suo orticello può essere sommerso dal fango circostante.
    Comunque, scrivere è forse la sola cosa che non mi abbia mai deluso: ogni volta è come la prima volta (non in QUEL senso eh!).
    P.S.: oggi a scuola ho mollato un urlo che sembravo Tarzan. Che dire? Medico, cura te stesso!

    • solindue

      Fare l’insegnante significa “scolpire” i giovani che faranno l’Italia domani. Come si fa a considerarlo inutile? però capisco bene cosa intendi, forse è uno dei lavori più importanti e allo stesso momento uno di quelli meno considerati, sempre costretto a tagli di bilancio e vessazioni.
      Però tu nel tuo orticello hai coltivato la scrittura e sei riuscito a dare sfogo alle tue insoddisfazioni professionali quando queste sono affiorate.
      E se provassimo a consigliare a Silvio un corso di “Taglio e cucito”?
      Potrebbe trovare così la sua strada…

  • riccardo

    Ottimo il consiglio relativo al corso di taglio e cucito.
    Ma… le sarte sarebbero al sicuro?!

  • Farnocchia

    Mia madre me l’ha sempre detto (e di questo la ringrazierò a vita): fede, pensa bene e fa quello che ti piace..non importa quanto ci metterai a farlo e se ti porterà soldi e fama…fallo per te stessa e per la voglia di alzarti la mattina presto!
    Lei iniziò a lavorare appena finito il liceo per delle scelte che ha portato avanti finora, ma si è sempre rimproverata di non aver mai fatto quello che davvero l’appassionava..

  • solindue

    La saggezza delle mamme! E’ la stessa cosa che dico sempre io ai miei figli!

  • Luisa

    Permettimi di omettere il tipo di lavoro che faccio. E’ un lavoro di responsabilità, non sono io che l’ho cercato, è stato esso a cercare me.Con questo lavoro non posso permettermi distrazioni, devo essere vigile e pronta ad ogni evenienza. E’ stancante, ho pochissimo tempo libero. E’stata una sfida, in onestà posso dire che i miei sforzi sono stati ripagati. I miei datori di lavoro sono contenti, io sono orgogliosa dei risultati ottenuti. A volte è noioso, mi stresso da morire,ma mi riprendo prontamente e difficilmente sono imbronciata e questo piace un po in tutti i lavori.
    A volte sono le esperienze che non cerchi che ti aiutano a crescere, a far venire fuori una parte di te che era sommersa da strati di insicurezza. Nei momenti no, mi chiedo chi me lo ha fatto fare, se non sarebbe stato meglio rifiutare,magari ora starei prendendo il sole da qualche parte…la mia vita avrebbe potuto essere diversa,ma forse non più felice…Quindi, mi sa che ho fatto la scelta giusta🙂
    …che commento lungo…sorry…

  • solindue

    Anche a me è successo che il lavoro mi abbia cercato e mi abbia trovata vigile e disponibile ad accettarlo. Sono sfide che la vita ti pone davanti e se le accetti ti servono senza dubbio per crescere.
    Ti farò una confessione: mi piacciono i commenti lunghi!
    Buona serata Luisa!

  • Tonino

    Una vita da mediano,porti il pallone sino a metà campo e poi vieni atterrato.
    Ma non è l’avversario che ti ferma l’azione ,ma quella con cui condividi gioie e dolori,vacanze e figlia, da chi non te l’aspetti. Voleva la fascia di capitano.
    Vabbè !
    Ricominci a giocare, sei quasi in area, hai una nuova compagna,ma una falciatrice si abbatte sulle tue caviglie.
    L’arbitro, il giudice imparziale, mi assegna il tiro in porta .
    Interno sinistro con un leggero effetto a rientrare sul secondo palo, imprendibile all’incrocio dei pali….goal !
    Gioia felicità, notorietà, invidia….invidia .
    ”Tiro da ripetere”.
    Basta non gioco più, non voglio più nessuno con me in squadra.
    50 anni mi alleno ,parto con la mia bici e tendina ,in Grecia mia seconda patria ,rientro partecipo a due maratonine e chiedo il trasferimento da un piccolo ospedale a quello maggiore.
    Voglio ed andrò a lavorare su T.C.
    E’ una apparecchiatura bellissima ,la trattiamo con cura, segnaliamo le piccole anomalie, al limite del pignolo.
    Ma…ma sopra di noi c’è ,ci sono il , i direttori mega galattici che non sono dei medici ,ma dei ragionieri, dei geometri, dei sindacalisti che si occupano di sanità.
    Progetti, investimenti sbagliati e/o dubbi senza ascoltare chi ci lavora ,chi opera, chi sfora trascurando la famiglia .
    Basta, ho solo sei ore a disposizione .

    Ciao ”Solindue”
    dimenticavo la passione per la vela che mi ha fatto conoscere questa tua ”casa”.
    Mi alleno già con ciclette e vogatore ,ed appena sarà bel tempo, lunghe corse in bici, bisogna essere ben allenati in vista di un imbarco estivo come aiuto mozzo, in prova.
    Ciao T.

  • goldie

    Amo il mio lavoro, anche se mi trovo costantemente di fronte a persone che lo considerano inutile/incomprensibile. Sto finendo un dottorato che mi dovrebbe introdurre nel mondo sempre più precario della ricerca, e ogni giorno mi scontro coi tagli ai fondi che ben rappresentano quanta considerazione sia data a questo “mestiere” qui in Italia, con la burocrazia e soprattutto con tutti quelli che ti dicono “fai il dottorato solo perchè non avevi voglia di lavorare”, e sono davvero tanti. Eppure è raro che la sera esca dall’ufficio prima delle otto, perchè credo in quello che faccio, e mi piace, e magari un giorno anche in Italia qualcuno capirà che un assegno di ricerca non è un furto allo stato.

    • solindue

      Cara Goldie, benvenuta in questo spazio. Sei una ricercatrice e come tale sei stata sulle prime pagine dei giornali fino a Dicembre. Eri anche tu in cima ad un tetto a protestare? Comunque, senza voler tornare sull’ultima legge Gelmini, concordo con te con l’importanza di offrire ai giovani spazi adeguati nell’università. Tu non ti arrendere!

  • solindue

    Non vorrei tirare le somme, perchè ritengo che il “problema” lavoro avrebbe bisogno di molto più spazio rispetto a qualche impressione. Però mi sono comunque soffermata sul fatto di come sia Tonino, che si occupa della nostra salute fisica, che Riccardo che si occupa della nostra salute culturale, siano insoddisfatti delle opportunità, evidentemente scarse, che hanno fino ad oggi usufruito per potersi definire felici e appagati dal proprio lavoro. A differenza di Arthur, che pur occupandosi dell’abbellimento delle nostre case, risulta invece soddisfatto. Forse perchè l’uno lavora nel privato e gli altri due nel pubblico?

    • Luisa

      Si, forse la differenza sta tutta li. Arthur,mi sembra di capire, è padrone di se stesso e può ballare con la sua musica. Gli altri amano ballare,ma non sempre le musiche sono adatte a loro nonostante gli sforzi fatti per farsele piacere…

  • arthur

    Scusatemi, ma non sono d’accordo. Lavorare nel privato, essere padroni di se stessi, non è poi così semplice e meraviglioso come potrebbe sembrare, perché comporta una buona dose di sacrificio, d’impegno, senza contare i rischi a cui, oggi in modo particolare si va incontro, per se stessi e per chi ci sta intorno. In tutta la mia vita lavorativa, ho sempre fatto le vacanze centelinandole e forse un paio di volte sono rimasto a casa per una brutta influenza, quindi praticamente costretto, quindi praticamente nulla. Essere padroni di se stessi, vuol dire anche non avere orari di lavoro, la cosiddetta penna che cade dalle mani a fine giornata io non so neanche cosa sia, senza contare poi che avere a che fare con le persone e correre il rischio di vedere sfumato un lavoro solo per difendere le proprie idee, non è cosa di poco conto. Quando sei padrone di te stesso, sono due le strade da percorrere, quella dei compromessi e quella della propria libertà di espressione. Ambedue le strade sono piene di ostacoli, io ho scelto la seconda, ed anche se nella mia vita professionale non sono diventato Le Corbusirer, sono ugualmente soddisfatto delle scelte fatte e se dovessi tornare indietro, lo rifarei pari pari.

    Tutta ‘sta tiritera per dire che quel che importa è ben altro, amare per prima cosa il proprio lavoro e non sentirsi insoddisfatti solo perché non è andata come avremmo voluto.

    L’amore, l’entusiasmo, la voglia continua di crescere, la voglia continua d’imparare sempre nuove cose, proprio perché nella vita lavorativa e non solo, il nuovo è sempre dietro l’angolo, sono essenziali, come anche il bisogno di reinventarsi a seconda delle occasioni, può aiutare molto.

    Ma non va esclusa un’altra cosa che ritengo fondamentale: piangersi addosso, che è il modo migliore per sentirsi insoddisfatti.

    Non mi sento un privilegiato in questo senso, ma nell’amare le cose che faccio sì e questo vale per il lavoro, come anche per i miei hobby, che sono tanti e mi danno tanto. E parlando di hobby, The best Magazine secondo voi, non è stata una bella sfida? Non avevo in vita mia creato un magazine tutto intero, eppure mi ci sono buttato a capofitto, e così hai fatto pure tu, cara Solindue, beh, mi sembra che i risultati non siano poi tanto malaccio.

    Questa è la dimostrazione lampante di quanto ho appena detto, reinventarsi, oggi lo fai per gioco e domani, chissà…

    Poi i problemi sono tanti, che si faccia un lavoro per conto propri oppure un lavoro da dipendente. Problemi di trovarlo il lavoro, oggi più che mai se avessi ventanni, starei tutto il giorno per strada a gridare… ) problemi di professionalità che per certi versi e in tanti settori, sta diventando un optional, problemi… ma la vita è un problema, bisogna soltanto prenderla dal verso giusto.

    Proviamoci però!

    ps x Sol’: visto che ti piacciono i commenti lunghi ti ho accontentato.🙂

    ps x Luisa: per la musica è solo una questione di ritmo, se la melodia si ascolta attentamente, magari chissà…🙂

    Buona serata!

    • solindue

      ‘Sera Arthur.
      …qui però nessuno ha detto che lavorare nel privato sia più facile, anzi. Concordo con te che è più stressante fisicamente, più rischioso, ma probabilmente spesso più appagante. Chi lavora da dipendente pubblico, per quanto possa amare ciò che fa, è più insoddisfatto perchè deve affrontare spesso un muro di negazioni, dovute ai tagli, o all’incompetenza di dirigenti che pensano solo al proprio target economico.
      Tutto questo senza voler generalizzare!!

      p.s. Sì però anche ai commenti lunghi c’è un limite!🙂

      p.p.s Sicuro di non essere neanche parente di Le Corbusirer?

      • arthur

        Pensa che prima che aprissi il blog, l’accusa che mi veniva fatta era che io scrivevo dei commenti che sembravano dei post e la mia risposta era sempre la stessa: se devo dire “ciccio ciccio bau bau” oppure “tvb, baci e abbracci”, preferisco stare zitto.

        p.s. stavolta sono stato nei limiti.🙂

        p.p.s. di Le Corbusier sono sicuro, mentre invece (e qui ti sto per svelare un segreto) so che un mio lontano parente da piccolo i genitori, contro il suo parere, lo avevano portato negli Stati Uniti e indovina un po’ come si chiamava? Frank Lloyd Wright. ‘nnagg… !!!😉

        • solindue

          Ampiamente nei limiti!😆
          Comunuqe io insisto nel pensare che tu sia più vicino alla Francia di Le Corbusier che all’America di Wright … anche se la sua casa sulla cascata resta un mito!

  • Luciano Marcelli

    Io so fare un monte di cose.

    Ehi, lo sai? Dopo aver letto con interesse tutti i commenti che sono arrivati, finora, su questo articolo, non sapevo come contribuire.
    Questo spazio restava bianco.

    Poi ho avuto la chiara percezione che io so fare un mucchio di cose.
    Il che, a pensarci, mi rende molto felice.

    Volendone parlare qua, mi sono messo a scrivere; dopo un po’, però, ho iniziato a vedere che ne veniva fuori una cosa lunga, tanto che sono andato a scriverla con Word.

    Così lunga che non mi va di sparare qua tutti quei byte.

    Quindi ti dico soltanto la conclusione. Per il resto, si vedrà.

    Sì, so fare un mucchio di cose: informatica; musica; primo soccorso; tenere i bambini; andare a vela, a motore, a remi, pagaiare e nuotare; ispezionare gli aeroplani; tradurre testi; trattare di matematica e di materie scientifiche in generale.
    So anche strabuzzare gli occhi asimmetricamente, cioè con uno che guarda diritto e uno che guarda verso il naso.

    Eppure non ho sfruttato che una piccola parte delle mie potenzialità.

    Insomma, faccio l’impiegato pubblico.
    Il che va molto bene.
    Il che non va molto bene.

    Sono soddisfatto?
    Sono insoddisfatto?
    Dipende.

    A ognuno la propria dose di indefinitezza, a qualsiasi livello sociale ed economico. Ciascuno secondo il proprio status. Non è vero?

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