Archivi del mese: novembre 2010

Quick drop box

Arrivi ad un punto della vita in cui le candeline non possono essere più posizionate sulla torta. Era già qualche anno che i miei figli facevano salti da giganti per recuperare quei ceri enormi che valgono dieci anni. Erano poi passati alle candeline a forma di numero per poi, infine, rinunciare.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Ed eccomi qui, al 30 novembre 2010.

Il telefono ha iniziato a lanciare i bip di messaggi da mezzanotte e qualche minuto. Poi si è calmato riprendendo alle 6:02. Alle sette e venti la prima telefonata…”Auguri mamma!”

Alle sette e trenta ho aperto il blog … sapevo che Arthur  e i ragazzi di The Best, non avrebbero lasciato trascorrere la giornata senza regalarmi i fuochi d’artificio. Infatti sono senza parole …

Vi ringrazio, davvero commossa,   per la vostra amicizia.

Arthur…sei un mito…anzi dippiù!!

Schhhhh….


The Truman Show

 

Ultimamente, purtroppo, mi ruzzolano per la testa odiosi pensieri.

Questa mattina mi sono alzata pensando che fra cinque giorni sarà il mio compleanno.

Evviva? Insomma.

In realtà pensavo:  “Caspiterina, solo 46 anni … ti immagini quanti anni ancora dovrò passare a risovere problemi…”

Eh sì perchè sono sempre piena di complicazioni, di giornate incasinate … che fanno acqua da tutte le parti, pavimenti compresi. Ancora.

Ma va tutto bene comunque. Solo che alle 10,48 di questa mattina mi sono fermata a un bancomat per ritirare un po’ di contanti. Nel mio portafoglio funziona così: io ritiro i soldi, li metto nel portafoglio e dopo due giorni  sono finiti. Quindi, in vista del fine settimana, ho recuperato due o tre pezzi da cinquanta.

Normalmente non chiedo la ricevuta per il semplice fatto che riporta il saldo del mio conto, quindi evito dispiaceri inutili … ma tant’è che questa mattina, diversamente dal consueto, ho fatto questa richiesta alla macchinetta della banca.

Il risultato è sopra, debitamente cancellato nelle cifre (la privacy vale anche per me!): e cosa ti leggo?

La sua Banca le porge i più sentiti auguri per il suo compleanno

Cioè, non solo mi ricordi che il mio conto è quasi prosciugato, ma fai anche la spiritosa!

Oh Cielo mi è montato un nervoso peggio fosse panna! Non sopporto più di essere spiata continuamente. Di lasciare segni del mio passaggio tutte le volte che entro in autostrada con il Telepass; di far sapere cosa, dove, quando faccio un acquisto se pago con la Carta; di essere inseguita da tutte le telecamere, comprese quelle di google earth … figuriamoci che non sopporto neanche di essere fotografata … e mi ritrovo addirittura la macchinetta di un bancomat che mi augura Buon Compleanno: con cinque giorni d’anticipo!

Ma questa è la nostra vita o è un reality? 

Truman: Chi sei tu?
Christof: Sono il creatore di uno show televisivo che dà speranza, gioia ed esalta milioni di persone.
Truman: E io chi sono?
Christof: Tu sei la star!
Truman: Non c’era niente di vero?
Christof: Tu eri vero! Per questo era cosi bello guardarti. Ascoltami Truman, là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te. Le stesse ipocrisie, gli stessi inganni; ma nel mio mondo tu non hai niente da temere…


 


Estremamente privato

L’esercizio del  pianto è una situazione molto intima.

Ho difficoltà a piangere in pubblico. Immagino sia la versione mascolina e dura di me che sigilla i rubinetti e non mostra cedimento. Ho dovuto lottare abbastanza spesso in vita mia e l’ho fatto incassando, stringendo i denti e mordendomi le labbra come pochi  sanno fare.

In realtà piango, eccome se piango! Non è un esercizio molto frequente ma assolutamente liberatorio.

Normalmente mi capita una volta ogni mese o due. Praticamente è il mio modo personale per liberarmi dello stress e dell’ansia che accumulo durante le settimane.  Come dire, al posto del “Tavor”  mi concentro e mi abbandono in un bel pianto. Ovviamente la cosa non avviene così per caso. E’ una situazione abbastanza studiata e normalmente organizzata come si deve. Mi spiego.

Devo avere tempo a disposizione. Il mio pianto va avanti per un bel po’. Non è una frignatina fatta di due lacrime  qualunque. Nossignori! Il mio è uno di quei pianti che contorgono le budella, pieno di singhiozzi disperati e inondazioni lacrimali.

Dunque serve tempo: sia per piangere sia per riprendersi poi. Una situazione del genere lascia, credetemi, il volto “tumefatto”: se piango la sera prima di dormire (cosa preferibile) la mattina troverò ancora i segni della disperazione sia sul volto ma soprattutto negli occhi. Sciacqui di acqua fredda servono abbastanza e se accompagnati da una breve passeggiata all’aria fresca del mattino finiscono per bastare poi, assieme a due gocce di trucco.

Il posto preferito per piangere è chiaramente il bagno. Seduta in terra spalle al termosifone (un po’ di calduccio l’inverno aiuta a riprendersi prima). Asciugamano per soffocare i singulti e metri di carta igienica per asciugare naso e occhi. All’occorrenza l’acqua è a disposizione.

Chiaramente la cosa più complicata è trovare la goccia, quella che fa “traboccare il vaso” e mi fa mollare le difese, sbottonandomi la corazza e lasciandomi libera di esprimermi nel pianto. Oddio, nei periodi di schifo che attraversano la mia esistenza, di gocce me ne cadono addosso abbastanza. Ma in ogni caso, anche nei momenti di  peggior testardaggine, ostinazione e caparbietà, quando il mio ego continua a ripetermi “non mollare, non mollare…” ho sempre il mio asso nella manica: leggere le prime pagine di  “Non ti muovere” e pensare alle mie figlie.

Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo. (…) Sei arrivata dal fondo del viale, in volata verso l’incrocio. Ce l’avevi quasi fatta, e quello della macchina ce l’aveva quasi fatta a schivarti. Ma c’era fango per terra, guano oleoso di storni in raduno. Le ruote della macchina hanno slittato dentro quella crosta sdrucciolevole, poco, ma quel poco è bastato a sfiorare il tuo scooter. Sei andata su verso gli uccelli e sei tornata giù dentro la loro merda, e insieme a te è tornato il tuo zaino con gli adesivi. (…) Un piccolo gemito ti è uscito dalle labbra insieme a un bozzolo di schiuma rosata, mentre te ne andavi dalla vita vigile. C’era traffico, l’ambulanza ha tardato. Tu non avevi più fretta. Eri ferma dentro la tua giacca di pelo come un uccello senza vento.


Chiedo … Pietà

 

“… l’insorgere di situazioni che comportino grave danno o pericolo di danno alla incolumità delle persone e ai beni e che per la loro natura o estensione debbano essere fronteggiate con interventi tecnici straordinari

Così definisce l’art. 1 della legge 8 dicembre 1970 n. 996 lo Stato di Calamità Naturale. In tale situazione di crisi,

per quanto riguarda il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite, il diretto intervento dello Stato è in stretta connessione con la particolare gravità ed estensione dell’evento”.

Sono oramai otto giorni che vivo senza riscaldamento e acqua calda. Alla riaccensione della caldaia, i miei tubi, vecchi di quarantanni o forse più, hanno pensato bene di mettersi a piangere, gocciolando sempre più fino ad allagare le fondamenta della mia casa e mandando in tilt – oltre al sistema di riscaldamento –  i miei nervi.

Ho gli operai in casa da otto giorni, esclusa la domenica. La foto che ho postato è stata fatta ieri sera, al mio rientro a casa, dopo una giornata di lavoro. Il pavimento in vecchio cotto della sala è andato e il freddo nelle stanze si fa  sempre più sentire. Oramai da qualche giorno in casa io e Baby G. abbiamo attivato lo Stato di Emergenza: ci alterniamo in palestra io e a tennis lui, per fare una doccia calda, e la sera dopo cena, ci chiudiamo in una stanza con la stufetta elettrica accesa. Per dormire abbiamo attivato ben quattro borse dell’acqua calda, due per letto. Una notizia buona: sembra che l’ibernamento non faccia invecchiare.

Se la situazione non dovesse migliorare entro domani, cioè venerdì, sarò costretta a chiedere al Comune di Firenze nella persona del Sindaco Renzi, lo Stato di Calamità Naturale che prevede l’intervento dello Stato. Volete vedere che alla fine potrei riuscire a farmi stanziare qualche migliaia di  Euro nella prossima finanziaria? Perchè qualcuno dovrà pur pagare tutti questi operai!

Oh Cielo, chiedo solo un po’ di Pietà!


Game of life

Non farti fregare ancora una volta.

Non credere a ciò che leggi sui giornali. Sono solo fiabe di altri.

Non ascoltare ciò che gli altri ti suggeriscono. Accedi a una musica solo tua.

Non ascoltare la pubblicità. Compra solo ciò di cui hai bisogno.

Non ascoltare le previsioni del tempo. Apri la finestra e osserva.

Non andare alle sfilate di moda. Pensa ai vestiti nel tuo armadio.

Mangia solo quando hai fame. Dormi quando hai sonno.

Ama.

Cancella i pregiudizi verso le persone. Osservale nude.

Dimentica le esperienze negative che ti condizionano la vita. Il passato mente.

Diffida dei miracoli altrui.  Tu sei il miracolo.

Vivi da protagonista.

Non guardare l’orologio. Non pensare alle ore. Il tempo è un’invenzione.

Non farti fregare ancora una volta.

Oggi non è lunedì.

Voltati sull’altro fianco e continua a sognare.


Casalinghe disperate

“Ma la doccia … non si dovrebbe lavare da sola? Com’è che si sporca? Se ci si fa una doccia ogni giorno, in QUELLA doccia, automaticamente, lavi anche la doccia.

No?

Non ha senso?

… e quindi mi stai dicendo che mi lavo in qualcosa di sporco? Com’è sta cosa? Non mi quadra proprio per niente.”

 

I figli crescono. Crescono con una velocità impressionante.

La conversazione sopra riportata l’ho avuta con Medium A. diciannove anni. Vive da un anno con un’amica a Milano  e non smette di stupirmi per la sua organizzazione. Quando torna a casa a Firenze, si sdraia sul letto con il computer sulle gambe e non si rialza fino ad un’ora prima della partenza del suo treno per Milano. Evidentemente quando è a “casa sua” a Milano, oltre a studiare si dà da fare con pulizie, spesa e cucina. L’ultima sua richiesta è stato un piccolo robot per cucinare … altrimenti “i dolci non vengono bene come dovrebbero“.

La risposta alle domande sulla pulizia del bagno gli è stata fornita dalla sorella Big C. venticinque anni da sei cittadina della capitale. Lei sì che si è organizzata bene lontano da casa! Ha immediatamente fornito “nome e cognome”, assieme alle istruzioni per l’uso, dello spray da utilizzare per la pulizia della doccia.

Io sono rimasta ad ascoltare. Con la testa che flashava di ricordi.

Me le vedo piccoline che fanno i propri passi, al mare,  con vestitini colorati di San Gallo. Me le rivedo correre sulla spiaggia, giocare a fare i castelli di sabbia e sbuffare inconsapevolmente ogni volta che una formina non veniva come doveva, ma si rompeva. Avevamo una formina verde a forma di tartaruga ed era quasi impossibile riuscire a “sfornare” la testa della tartaruga attaccata alla corazza! Quanti gelati o dolci di sabbia ho fatto finta di mangiare. Loro all’ombra dietro l’ombrellone “cucinavano” e io con un cucchiaino colorato di plastica del gelato fingevo di adorare quelle torte; “Mmmh che squisitezza!” poi di nascosto  buttavo via la sabbia e quando rendevo la zuppierina vuota loro ridevano felici!

Adesso sfornano veri biscotti e cheese cake fantastici.

Inutile che vi racconti come  il tempo sia volato …


Soave sussurro

……….              

Soave sussurro di costruzione di morte gioiosa

by karin hofer

Serena costruzione di morte
Non comprendi?
Dopo aver passato
L’infanzia
Adolescenza
L’adulto nel esser genitore
Dopo aver interrotto e serenamente lasciato quel bagaglio dove deve essere
Nella passata costruzione di una vita
Oggi
Alle soglie d’un avventura
La più eccitante
La più intrigante
Dacché tutto maturo nel corpo e nello spirito
Dacché Oggi
Alle soglie dei cinquant’anni
Inizia la costruzione serena della morte
(…)

……

Dopo l’influenza di qualche settimana fa il mio fisico non si è ancora ripreso. Ghiandole linfatiche gonfie, mal di testa e dolori vari. Qualche analisi medica qualche medicina e fra qualche giorno tutto sarà passato di nuovo.

Ma è da questa mattina che, a seguito di un nuovo piccolo peggioramento, mi frullano per la testa strani pensieri. Come se non bastasse mi imbatto nel blog della mia carissima amica Karin che giusto ieri ha pubblicato la poesia che trovate qui – dietro mia cortese richiesta e sua gentile concessione. La versione integrale (e molto di più) la troverete nel suo blog.

Ordunque oggi riflettevo che se mi trovassi nella situazione di dover lottare un giorno per qualche malattia importante, lotterei, senza dubbio con tutte le mie forze.

Ma se mi dovessi trovare a perdere diverse battaglie e ad arrivare al punto di non ritorno, di non guarigione, certo davvero difficile da individuare e questo credetemi sulla parola, lo so bene …  ma comunque se riuscissi a capire che tutto è perduto, vorrei avere la forza di chiudere così da sola questa vita. Senza dover protrarre le sofferenze mie o peggio ancora di chi mi sta vicino.

Un amico oggi mi ha detto “Vorrei diventare concime da solo”. Quante coincidenze in questa giornata.

Che forse abbia ragione Karin?

Alle soglie dei cinquantanni inizia la costruzione serena della morte. Lei a telefono mi dice: “E’ una visione positiva.”

Io le credo. Averne la forza.