Archivi del mese: ottobre 2010

Il fatto è che

 

       

“Chi si contenta gode e qualche volta stenta; ma è un bello stentar chi si contenta”.

Il fatto è che dopo che sei stata dal macellaio e hai comprato una succulenta bistecca, la fettina di tacchino non ti attira più.

Il che non è poi così sbagliato. Voglio dire perchè mai dovremmo accontentarci sempre e subito? 

Il che non significa che dobbiamo essere sempre insoddisfatti di ciò che abbiamo. Non dobbiamo certo divenire schiavi dei nostri desideri, altrimenti andremo sempre incontro a una malinconica infelicità.  Però … non dobbiamo neanche peccare di vigliaccheria, aver paura di rischiare, di puntare più in alto solo per paura di non riuscire, di non raggiungere il traguardo.

Il che non vuole dire che nella vita non dobbiamo accettare dei compromessi. Per carità! Sono alla base delle relazioni, fanno parte della vita e ci sono di fondamentale aiuto per gestire i rapporti umani,  ma non dobbiamo arrivare alla “sopportazione” : rischieremo uno stato di quiete ruggente davvero pericoloso.

Il fatto è che non riuscirete a convincermi: perchè mai dovrei accontentarmi di un carrellino o una borsetta blu se mi piaceva gialla?

Così, ieri sera sono stata in macelleria e mi son comprata una bella, rossa, succosa fiorentina.

Come? Qualcuno preferiva una delicata, tenera e bianca fettina di tacchino? Oh Cielo, ma non avete appena letto le istruzioni sull’importanza dei colori? 

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Nulla è per sempre

… neppure le pause.

Né tantomeno i vestiti di un blog, per non parlare del  taglio di capelli .

Non so quanto sia incostanza o noia. Voglia di cambiamento. Come se il nuovo taglio di capelli facesse di me una persona diversa. Beh certo è che quando mi guardo allo specchio il risultato è diverso.

Ma  gli anni che sono trascorsi sono sempre lì.

Tanto più le parole scritte  bianco su nero fra le pagine di un diario.  Si possono rileggere e rileggere anche grigio su nero.

Nulla è per sempre.

Gli amici non sono per sempre.

In rete poi, arrivate vi fermate, e schizzate via con una tale velocità che a volte penso cerchiate di essere dimenticati subito.

Ma non si dimentica il vecchio taglio di capelli, resta la foto sulla patente, quella con la camicia così colorata che non posso credere di averla indossata.

Restano tutti i vostri commenti, con quegli insoliti avatar così gioiosi, o romantici, o arrabbiati. Tutte le faccette gialle che illuminano il discorso, e lo fanno più lieve, più insonoro.

Nulla è per sempre.

Tranne sembra alcuni diamanti.

Ma né io, né il mio blog siamo diamanti. Tutt’al più perline colorate con le quali puoi creare un braccialetto, magari col filo elastico per poterci giocare. E quando il filo si rompe, con le perline rimaste ti diverti ad invertire i colori. Una sequenza diversa per un nuovo giro di giostra.

Non chiedetemi perché mi sono tagliata i capelli.

Nulla è per sempre …


Unità di misura

(…segue da Solindue)

Solindue è un po’ febbricitante.  Diciamo in un “normale” stato influenzale: raffreddore abbondante, occhietti lacrimosi, difficoltà a deglutire per una persistente laringite e un inizio di tosse.

Ma non vedeva Sol’Lui da un po’ di giorni.

Così aspirina alla mano ieri pomeriggio Sol’ è  uscita.

Si è fatta accompagnare a finire il  lavoro fotgrafico sui murales – metà delle foto senza cavalletto sono venute mosse, immagino per il tremito_influenzale – … poi sono stati al ristorante con gli amici della vela e prima di rientrare ognuno nel proprio nido, Sol’ con il suo Lui, si sono fermati mezz’ora per “due chiacchere” al calduccio.

Tipica situazione da film.

Divano, luce soffusa, bevanda calda.

Sol’ appariva come un pettirosso tutto tremolante e bisognoso di calore. Lui come un bel giovame cacciatore felice di aver appoggiato il suo fucile al chiodo.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, bastano il silenzio e gli sguardi a fare da musica e a riempire gli istanti. Ma un piccolo pettirosso malato ha sempre bisogno di un qualcosa di più, di un momento di sicurezza, di rassicurazioni.

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Amore, quanto mi vuoi bene?”

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Le braccia del cacciatore si sono fatte ancora più forti. L’abbraccio è diventato ancora più potente.

Si sa in queste situazioni le parole non servono, il calore di un abbraccio riempie il cuore più di mille frasi.

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Tanto quanto una scatola di matite colorate Caran d’Ache da 84 pezzi!

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…   Oh Cielo! Tanta roba!


Aurora

 

“Dal Diario di bordo de La Fenice – 4 settembre 2010 “

                       

In cielo è segnato da una lunga scia di nuvole appena accennate che sembrano portarsi via le ultime stelle di una notte di silenzio iniziata alle due e trenta.

L’orizzonte inizia a divenire via, via, sempre più scuro. L’alba è ancora lontana. Nessuna brezza all’orizzonte, più nessuna nave, nessuna luce.

Tutti dormono.

Sono qui sola, legata alla mia barca, per l’ultimo turno di notte. Il rumore di sottofondo è il motore. Nelle cuffie una giostra random di musica soul.

Un infinito telo di seta grigio argento mi circonda: nessuna brezza increspa il mare.

La sensazione è difficilmente descrivibile. Potrebbe essere la scena di un film di paura. Sembra che da un momento a l’altro debba sbucare un mostro fuori da questa calma. Un grande animale marino che inghiottirà me, la barca e tutti i suoi abitanti addormentati. Il senso di infinito è impressionante. Le stelle sono scomparse dietro una coltre di nuvole che da ovest si allunga verso di me, come per inghiottirmi nel suo silenzio.

Spengo la musica. Il tempo trascorre calmo e nel momento di maggior assoluto silenzio, a ore una, scorgo una luce. L’attenzione, prima assopita, si fa vigile. Scruto l’orologio sono le cinque e ventitré. Servirà per questo giornale di bordo.

Conto i segnali luminosi. Una luce, cinque secondi, una luce, cinque secondi. E’ lui. Il Faro delle Formiche di Montecristo. Ero qui in attesa. Un sollievo, la rotta è quella giusta, si torna a casa.

In poco tempo il cielo sopra il Faro inizia a tingersi di rosa. Anche il mare si schiarisce e inizia a incresparsi magicamente per una leggera brezza che sembra annunciare il nuovo giorno. Riaccendo la musica, Nora Jones in sottofondo. I pensieri da prima fitti e concitati per l’avvistamento del Faro si fanno di nuovo rilassati. Le nuvole nel cielo si diradano formando una  linea densa lungo l’orizzonte.

Penso al mio nuovo giorno e certo al futuro che si apre con  questo nuovo autunno. Tanti pensieri e tante risposte che nel silenzio di questo luogo sembrano felicemente schiarisi.

Mi perdo nei miei sogni a occhi aperti, quando la mia attenzione viene svegliata da un movimento nell’acqua. Due delfini alla mia dritta catturano il mio sorriso e la mia concentrazione: davanti a me sta sorgendo il sole.

Un altro giorno è qui.

         

E questo è solo un assaggio di ciò che troverete sul nuovo numero di

The Best Magazine!


Chiedimi scusa

Immagino che la colpa sia solo di noi genitori, di noi adulti, che non siamo capaci di insegnare ai bambini, ai figli, il valore di una vita.

E allora ce li ritroviamo da grandi  lì,  seduti a cavalcioni su uno spalto di uno stadio, gli occhi iniettati di rabbia, a lanciare razzi e a tagliare reti con delle tronchesine.

Ce li incontriamo in metropolitana che ammazzano per un biglietto; o lungo una strada li incontra un tassista sbadato, o forse stanco, o magari solo sfortunato. Forse quel giorno la vita di un cagnolino non era bastata e quindi proviamo a portar via anche quella di un uomo.

Si piange di felicità nel vedere il primo minatore peruviano riaffiorare in superficie dopo più di due mesi. I nostri occhi incrociano quelli dei figli delle mogli e poi ci dimenticheremo. Cosa sarà di quegli uomini lacerati dentro, che vivranno di incubi per l’isolamento subito.  Chi penserà a loro una volta spenti i riflettori.

Forse non dovremmo neanche insegnare il valore di una vita umana. Così è tutto troppo facile.

Forse dovremmo insegnare il valore di una morte.

…E chiedimi scusa
per quello che hai rotto
per quanto è costato
e chiedimi, chiedimi e chiedimi scusa,
fottuta sentenza, fottuta ignoranza
e chiedimi, chiedimi …


Anno 1 giorno 1

Oh Cielo!

… è un anno che sono in rete!

Immagino che in una situazione del genere si debba partire con qualche frase di rito: segnali di riconoscimento verso i lettori e i commentatori, ringraziamenti verso le autorità ed i padroni di casa, baciate di mano a coloro che mi forniscono una veloce linea adsl, per salutare infine tutti i parenti, gli amici e, come si conviene in questi casi, “tutti quelli che mi conoscono”.

Suvvia, ma vi sembro il tipo?

Forse in una situazione del genere dovrei sciorinarvi il numero di articoli fatti, farmi bella con il numero di visitatori avuti o enumerarvi tutte le mie attività ed il numero di blog che sto tenendo contemporaneamente in rete, senza dimenticarmi di TB, DeviantART, aNoobi e chi più ne ha più ne metta.

Maddai ragazzi, potrei mai?

No, che non potrei. Anzi vi regalo una curiosità negativa di questo blog: schhhhh è la pagina che ha avuto meno cliccate in questo lungo anno. Incredibile vero? Eppure è lì che vi aspetto ogni giorno.

Ma è così che funziona il mondo… e va bene anche così, almeno per me artista della vita, con una continua, maledetta  “fame vagabonda di sapere”, di conoscere, di scoprire, di essere. Voi siete la mia scoperta continua, la mia fonte di conoscenza, di rivelazione; ognuno di voi con la propria differente sensibilità e conoscenza. Che belli che siete!

Non cerco regali per questa festa, ma anzi ho pensato di donarvi io una mia foto per festeggiare questo piccolo compleanno. Spero che  doni un po’ di quiete e tranquillità alle vostre anime così complesse e troppo spesso tormentate.

Anno uno giorno uno.

Come direbbe il mio grande Amico …”l’avventura continua”.  😉

><  sospiro  ><

 


Ancora Cattelan


…ultimamente sembra che qui non si riesca che a parlare di arte … arte? … sì ARTE!

Il DITO MEDIO di Maurizio Cattelan  a Piazza Affari è il solo simbolo di contemporaneità a Milano.  Per favore lasciamolo.

Maurizio Cattelan, L.O.V.E.
I nostri amministratori dovrebbero capire che il DITO di Maurizio Cattelan davanti alla Borsa, in Piazza Affari a Milano, rappresenta il solo e unico simbolo di contemporaneità, in  una città ansimante e affaticata come Milano. Sarebbe un vero e proprio delitto rimuoverlo. Si rimuovano invece tutte le altre sculture sparse nella diverse piazze della città, ormai obsolete e degradate. Invece il dito di Maurizio Cattelan, in marmo di Carrara, si integra perfettamente nell’architettura della Piazza e degli edifici attorno.
Il Sindaco Letizia Moratti, poco attenta ai segnali della cultura e dell’arte di oggi, ci
regali per favore questo bellissimo segnale che il mondo ci invidia.

Giancarlo Politi
Direttore di Flash Art