Archivi del mese: settembre 2010

Metafora fotografica

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo “

Esistono descrizioni che possano spiegare meglio la nozione  tecnica di dipendenza dalle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos, di questa metafora?

Immagino di no. Forse è per questo che usiamo metafore e similitudini  ogni giorno con tanta facilità. Le usiamo per tradurre situazioni teoriche e difficili,  in altre, pratiche ed elementari. Le usava ampiamente il Manzoni nei suoi “Promessi Sposi” per disegnare il carattere dei suoi personaggi: ” il nostro Don Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, pria di toccar gli anni della discrezione, d’esser, in quella società come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro”. Un dipinto perfetto grazie a una metafora davvero calzante.

Mi sto occupando, più di quanto non facessi prima, di fotografia.

Devo preparare alcuni lavori e dunque sto studiando i fotografi del passato. Come? sfogliando una fotografia dietro l’altra.

In realtà mi sono ben presto resa conto che non stavo visionando delle fotografie ma un’epoca, piuttosto che un’altra. Perchè le fotografie sono illustrazioni, esempi  e in quanto tali metafore, di un passato.

Una fotografia tanto più è  espressiva, tanto più crea un’immagine suggestiva, tanto più è in grado di comunicarci una visione lungimirante e accorta di un mondo, senza richiederci troppo sforzo, proprio come fanno le figure retoriche.

Ecco qui una splendida metafora che ci comunica perfettamente  le fatiche ed i disagi di un fotografo, appeso ad una gru nell’attesa dello scatto migliore.

Questa immagine ci fornisce  informazioni così concrete che solo con una lunga, e forse noiosa descrizione ricca di  aggettivi, avremmo  potuto  raggiungere lo stesso risultato; un semplice sguardo alla fotografia e  abbiamo subito chiaro che all’epoca la sicurezza sul lavoro non sapevano davvero cosa fosse!

Immagino sia per questa loro semplicità nel comunicare che le immagini sono diventate così determinanti nella nostra vita. L’immagine è  il canale di comunicazione più diretto e quello maggiormente usato. Pensate alla pubblicità o  ai differenti simboli che illustrano le attività sul vostro computer: il cestino, la cartellina, la rubrica… non utilizziamo più parole, ma immagini metaforiche .

Ma sarà davvero un bene?


Vietato scrivere …

 

 

In effetti … ulteriori parole scritte potrebbero non servire!


Sul più bello

Bip Bip

Sembra incredibile ma “sul più bello” arriva sempre un sms di sua sorella.

Mi direte:  “Ma come, in piena notte?”

Certo che no ragazzi, ma perchè il vostro “sul più bello” non sarà mica solo di notte, magari solo il sabato?

Io sto parlando quando “sul più bello” avviene di giorno, la mattina o magari il tardo pomeriggio.

E allora voi direte: “Ma sei sicura che sia la sorella?”

Certo che no ragazzi. Vorrete mica che controlli i suoi sms … “sul più bello”!

Ovviamente neanche lui “sul più bello” ha modo di controlllare … dunque  “sul più bello” mi resta il dubbio … mi sento dire “Sarà nuovamente mia sorella, che mi cerca “sul più bello!” … e non posso far altro che crederci, perchè anche a  me “sul più bello” piace crederci.

“Ma perchè non spengete i cellulari?”

Suvvia ragazzi perchè “sul più bello” non lo puoi mica programmare nei minimi dettagli. Luci soffuse, candele e musica soft funziona solo se si è previsto per quel momento della giornata un “sul più bello”. Altrimenti “sul più bello” ti prende all’improvviso e i cellulari restano accesi.

In questo caso, amici miei, non mi resta che sperare che “sul più bello” duri abbastanza da far sì che la batteria del telefono si scarichi altrimenti…ecco lì arrivare puntuale l’sms “della sorella”.

Come se non bastasse …

Presentato al CES di Las Vegas

Un nuovo sistema cattura i segnali wi-fi dispersi nell’aria e li trasforma in energia utile per i dispositivi elettronici

   

ENERGIA DALL’ARIA – Si chiama Airnergy ed è un sistema messo a punto dalla compagnia statunitense RCA (la stessa che 61 anni fa ha ideato il 33 giri). Si presenta come un piccolo dispositivo in grado di catturare i segnali wi-fi trasmessi dai vari access point presenti in casa o in ufficio. I segnali vengono convertiti in energia utile per ricaricare (sempre in modalità senza fili) cellulari e lettori mp3 dotati di una speciale batteria. Una sorta di riciclo di energia, quindi, che potrebbe essere esteso anche alle altre fonti elettromagnetiche presenti tra le mura domestiche. Per ora, la capacità di Airnergy dipende dalla potenza del segnale wi-fi nelle vicinanze. Durante la dimostrazione al CES, è riuscito a ricaricare un Blackberry in circa 90 minuti.

WI-TRICITY – Airnergy sarà messo in commercio dal prossimo autunno negli Stati Uniti, al costo di 40 dollari. Ma non si tratta dell’unico dispositivo a fare da apripista per la nuova frontiera dell’elettricità senza fili. Lo scorso anno, sempre al CES di Las Vegas, la startup PowerBeam ha presentato il sistema WiTricity che permette di alimentare piccoli gadget elettronici in modalità wireless. La compagnia Case-Mate ha di recente presentato The Hug: basta poggiarci il cellulare sopra per ricaricare la batteria. The Hug costa 90 dollari ed è già disponibile per iPhone.

   

Niente da fare amici miei: “sul più bello” non resteremo neanche più senza batteria !

Bip Bip …


Regalami la felicità

Ci sono regali che ci fa la vita ogni giorno e noi non ce ne accorgiamo.
Il telefono che squilla inaspettato, con il nome dell’amico che non sentivamo da mesi che appare sul display.
La canzone del cuore suonata alla radio, che ci fa cantare a squarciagola in macchina la mattina mentre andiamo a lavoro, nel primo giorno di pioggia settembrina.
I piedi freddi di mia figlia che si insinuano sotto le mie gambe, la sera quando guardiamo assieme un film sul divano di salotto.
Il profumo di brioche quando entriamo in un bar dopo aver giurato a noi stesse: “Oggi solo un caffè”.
L’odore di sole e fiori che assaporate la sera stanchi quando vi stendete nel letto con i lenzuoli freschi e puliti di bucato.

Per non parlare di quei dieci euro ritrovati nella tasca dei pantaloni appena ritirati dalla lavanderia dopo le ferie a settembre: solo dieci euro, fra averli e non averli poca è la differenza, ma la felicità si sa, non ha prezzo!

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d’aria.

Non ti danno soltanto l’orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te.

Ti regalano – non lo sanno, il terribile è che non lo sanno – ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghino simile a un braccetto disperatamente aggrappato al tuo polso.

Ti regalano la necessità di continuare a caricarlo tutti i giorni, l’obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l’ossessione di controllare l’ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al telefono.

Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa.

Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confontro fra il tuo orologio e gli altri orologi.

Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio.

(da “Storie di Cronopios e di Famas” di Julio Cortazar)


Se…

Se si potesse esplorare dall’alto la vita sarebbe molto più semplice.

Ma bisogna viverla da dentro e tutto diventa complicato. Ogni ora vissuta  diventa parte di noi. Ogni istante ci lascia spesso preziose scritte brillanti, ma a volte anche rossi tatuaggi indelebili.

Ce la faremo ad arrivare al traguardo senza rimpianti? A vivere con passione fino in fondo. A morire potendosi guardare alle spalle con leggerezza, sorridendo, potendo gridare al mondo che quello che abbiamo fatto e abbiamo vissuto è grande. Senza voler a tutti i costi essere famosi, senza aver scritto il romanzo del secolo, senza aver scattato la foto dell’anno, saremo alla fine all’altezza della vita che ci hanno regalato?

Se si potesse esplorare dall’alto la vita  sarebbe molto più semplice.

Vedremmo l’insieme delle cose, la visione globale. Con tutta la vita in mano potremmo plasmarla, modificarla. Evitare angoli o cadute. Prendere decisioni senza essere troppo coinvolti. Ma così, nell’attimo in cui la si vive, ogni istante è una conseguenza per il domani. Una parola, un gesto, un bicchiere di vino in più o in meno fanno la differenza. Un sorriso può cambiare la giornata, uno schiaffo, la dimensione della vita.

Se si potesse esplorare dall’alto la vita  …

… accetteremmo il nostro annientamento?


Questione di prezzo

“Se c’è una cosa che mi fa imbestialire sono le leggi fatte per i ricchi”. Tuonava così un mio amico pochi giorni fa.

Ricordate la multa che presi per aver fatto “uso durante la marcia di apparecchio radiotelefonico non a viva voce nè dotato di auricolare” … con la successiva decurtazione di 5 punti dalla patente?

Bene, se io avessi omesso, senza giustificato e documentato motivo, di fornire i miei dati, ovvero quelli del conducente dell’autoveicolo, sarei stata soggetta ad una ulteriore pena pecuniaria di 263 Euro (art. 126bis) e avrei tranquillamente mantenuto i miei cinque punti sulla patente.

In altre parole e fatti due conti, con meno di quattrocento euro si può tranquillamente parlare al telefono in auto con le amiche.

* * * * * *

Nel  Comune di Silvi Marina – ridente località balneare in provincia di Teramo – con 500 Euro si può “contrattare il prezzo” di una prestazione sessuale con una donna, uomo o quel che sia.

In altre parole e fatti due conti  … a Silvi costa solo un po’ di più!

Tratta: 50 mila vittime assistite in Italia

Rapporto Save the Children, Nigeria e paesi dell’Est in testa

ROMA – Almeno 50 mila vittime di tratta e sfruttamento in Italia hanno ricevuto protezione, assistenza ed almeno un primo aiuto fra il 2000 e il 2008. Fra queste ci sono anche minori, quasi mille. Il rapporto annuale di Save the Children sulle ”Nuove schiavitù”’ conferma la gravita’ di un fenomeno che nel mondo stima 2.7 milioni di vittime (80% donne e bambine) e 32 miliardi come giro d’affari. Nel nostro paese le vittime di tratta e sfruttamento – secondo i dati del ministero per le pari opportunita’ – provengono per lo piu’ da Nigeria, Romania, Moldavia, Albania, Ucraina.


Più o meno

Venerdì 3 settembre 2010 –  ore 15,30

Pb 350° _ velocità 7,8 _vento 11 nodi da 310°

Scrivo queste righe durante una breve pausa. Sto percorrendo le ultime 15 miglia di bolina che separano le Formiche di Grosseto dal mio porto di arrivo: Punta Ala.

Sono oramai in mare da un mese circa. Non so neanche più io quante miglia abbia percorso, 500 o 1000 non fa differenza. Solo tre scali nei porti … proprio quando vento e mare non permettevano altra possibilità di rifugio.

Qualcuno ha detto che “ho fatto tante vacanze”. Non so se il termine “vacanza” sia appropriato. Ho certamente vissuto a fondo un’esperienza diversa dalla normale routine quotidiana. Sicuramente.

Ho la pelle abbronzata, temo di essere un po’ dimagrita e certamente i miei muscoli sono più tesi.

Ho dormito pochissimo, vuoi per i continui turni durante le traversate notturne, vuoi per le partenze mattutine o per il continuo rollio e sbattere di onde che comunque mi hanno anche cullato durante tutte queste notti.

Ho visto tutti i tramonti di questo mese e davvero tante albe.  Il sole liberarsi con emozionante semplicità verso il cielo, colorando di rosa tutto lo specchio di mare sottostante.

Come dimenticare l’alba al largo dell’isola di Montecristo, io sola al timone, con i delfini per compagnia.

Ci vorrà tempo per smaltire o meglio assimilare completamente un coagulo di esperienze così forti.

*****

Mi scuso con tutti coloro che mi hanno cercato durante questo mese. La seconda settimana il mio telefono si è guastato. Inesorabilmente. Ho vissuto dunque un totale isolamento, giusto il modo di avvertire i familiari.

Solo adesso riesco a “rubare” una connessione internet.

Sono qui … più o meno.