Generazioni X Y Z

 

“Una Generazione” si riferisce normalmente a un gruppo di individui che vive un certo periodo storico e si considera, spesso per convenzione, il lasso di tempo (circa 20-30 anni) che trascorre fra la nascita dei genitori e quella dei figli.

In questo senso, Generazione indica un processo con il quale le persone acquisiscono e poi trasmettono nuove caratteristiche, spesso rompendo le regole con la Generazione precedente. Lo stesso vale per la tecnologia: ricordate la “prima generazione” di telefonini che potevano solo telefonare? Niente sms, né macchina fotografica, né musica mp3 o posta elettronica, né suoneria personalizzata. La tecnologia si evolve e così l’essere umano. Se poi questa evoluzione sia sempre positiva … parliamone.

Non sono una Baby Boomer, nata dopo la Seconda guerra Mondiale nel periodo definito appunto del baby boom, ma solo per poco. Sto lì a cavallo, nata qualche manciata di mesi dopo e sento di far parte della Generazione X, dove X sta a rappresentare  la mancanza d’identità sociale: sono della generazione che ha scelto come marchio culturale il rifiuto di crescere per diversificarsi dai “vecchi” .

Sono cresciuta sotto la minaccia della guerra fredda. Ho assistito al crollo dell’Unione Sovietica, del muro di Berlino e alla consacrazione dell’America di Regan come potenza.  Noi della X Generation siamo la prima generazione che “dorme assieme prima del matrimonio“,  quelli della pubblicità in bianco e nero di Carosello, ma anche coloro che hanno   “inventato” e fatto espandere internet. Non vorrei dirlo ma ci siamo tirati la zappa sui piedi!

Le mie figlie fanno parte della Generazione Y… denominata anche Generazione MTV, quelli cresciuti nell’era telematica, della comunicazione digitale, di FB … il che mi sembra già abbastanza esaustivo.

Baby G. fa parte della Generazione Z. Non si sa bene ancora con cosa crescerà … ma è certo che ha imparato a fare il “contadino“, a piantare il cavolo e raccogliere le uova, su Farm Ville: un’applicazione di FB.

Ammetto di non aver sentito fino a poco fa nessun vero “gap generazionale” fra me e le mie ragazze. Certo loro si divertono a prendermi in giro perché non conosco mai l’ultimo successo musicale, “quello che  spacca” e tutte le volte che domando loro un aiuto per l’utilizzo dell’ultimo congegno elettronico di casa mi fanno sentire una vera  perdente o come dicono loro “Looser“. Ma va bene così: la cosa anzi mi diverte: io ho insegnato loro a camminare sulle strade del mondo e loro m’insegnano a camminare dentro la tecnologia più moderna.

Da poco mi rendo conto però che la vita che ho insegnato loro –  come loro l’hanno percepita, assimilata e fatta propria – sempre più spesso non coincide più con la vita come la concepisco adesso io. Le nostre strade forse si stanno davvero separando. Loro diventano sempre più indipendenti, fanno esperienze sociali diverse, vivono lontane da casa e faticano a volte, o sempre più spesso,  a comprendere la mia “nuova” visione del mondo.

Perchè a ventanni la prospettiva di non costruire tutto ciò che è nei propri sogni è fuori da ogni percezione, a quaranta … almeno per una come me della Generazione X, è un po’ la CERTEZZA!

 

 

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26 responses to “Generazioni X Y Z

  • aracne

    Mia cara Sol,

    io invece appartengo alla generazione W: quando ero piccola io non c’erano comunemente televisori nelle case, e nel caso solo in bianco e nero. Non parliamo poi della scarsa diffusione dei telefoni, si passava ancora attraverso il ‘centralino’ per le telefonate interurbane. Mi ricordo anche di quando aprì il primo supermercato qui da noi, una vera rivoluzione.

    Sicché ho qualche primavera più di te sulle spalle e dall’alto della mia esperienza ti posso affermare con sicurezza che quando Baby G. sarà anche lui nella fase in cui si sentirà certo di realizzare i propri sogni (non smetterà però di piantare cavoli e raccogliere uova), tu avrai una nuova percezione del mondo e delle tue priorità.
    Allora avrai nuovi sogni, inaspettati e sorprendenti, e con essi, dal momento che i figli saranno sulle loro strade e avrai meno doveri nei loro riguardi, l’esaltante certezza che questa volta ce la farai a tramutare i tuoi sogni in realtà.

    Aracne

    • solindue

      Ah che disdetta! Pensa che Generazione X fu il titolo del libro di Charles Hamblett and Jane Deverson (1965) che descriveva il gap generazionale fra i Baby Boomers e i loro figli e che definì appunto la Generazione X. La mia. Non esiste una generazione W. Tu fai parte dei Baby Boomers e sei evidentemente in ottima compagnia.
      Il fatto che esistano Generazioni X Y Z è divertente, ma reale. Anzi mi immagino che la prossima Generation, che comprenderà i ragazzi dal 2025 sarà la Generazione A … dovremmo per forza riniziare l’alfabeto!

      • aracne

        Confesso la mia ignoranza, ok sono una Baby Boomer ma mi piaceva più far parte della generazione W!

        • solindue

          Dove W sarebbe stato per … Wish immagino. Dopo la guerra siete stati la Generazione dei desideri e delle speranze!
          Ok Generazione W accettata!
          P.s. Neanche io sapevo delle Genrazioni Y e Z … l’ho trovato fantastico!

  • spaziocorrente

    Stanno seguendo la loro strada, sicuramente e giustamente diversa dalla tua. Tu hai offerto visioni e sapori, ora tocca a loro espanderne profumi e colori. Quel che non cambia tra generazioni è la possibilità di vivere un sentimento d’amore, che in forma più o meno uguale, risiede nell’animo umano. Per fortuna certe emozioni viaggiano immutabili nel tempo, pur trasformandosi con nuovi vestiti, e si gustano allo stesso modo nella gioia e nel dolore, come il lento scendere di una lacrima sul viso o lo schiudersi di un sorriso.
    Ciao

    • solindue

      Le emozioni sono immutabili nel tempo forse perchè ognuno di noi ha un diverso modo di ascoltarle, di sentirle e di provarle. Quindi forse non sono immutabili ma infinitamente percettibili.🙂

  • arthur

    E’ forse la prima volta che mi trovo in serio imbarazzo a commentare l’articolo di un blog da quando giro per la rete e il tuo, in un certo senso, di imbarazzo me ne crea tanto, soprattutto sul fatto di non riuscire a riordinare le idee, perché sono tante e tante sono confuse.😉

    Se non ho capito male, la tua paura è di non farcela a realizzare i tuoi sogni, ma cosa vuol dire veramente?

    Anch’io, come te, pur non avendo figli, ma rapportandomi per vari motivi con generazioni diverse dalla mia e in continua evoluzione, non ho mai avvertito il famoso “gap generazionale”, un po’ perché forse la mia filosofia di vita e dopo la mia vita stessa, per certi versi complicata, mi ha messo in un certo senso al riparo dal correre “rischi” del genere, ma allo stesso tempo, mi ha dato la forza e forse anche la certezza, che il raggiungimento dei sogni non è altro che il bisogno effimero che noi coltiviamo per diluire nel tempo uno stato d’animo nato essenzialmente per farci star bene.
    Forse non “conosco” i progetti e se li ho “intravisti”, strada facendo, non è stato mai per molto tempo, avendo più che altro vissuto di emozioni consumate nello spazio di un mattino… Beh, sto ovviamente esagerando, ma ciò che voglio dire è che quando ti scontri con la consapevolezza di essere una fievole luce che al primo sofio di vento può spegnersi, allora anche il sogno acquista una dimensione diversa.

    Da giovane, ho sognato di fare l’architetto, ma anche se nel frattempo non sono diventato Frank Lloyd Wright (cosa che avrei voluto essere…), posso dire che il mio sogno si è avverato e poi facevo parte della generazione Y.
    Da giovane sognavo di fare il concertista e, suonando il pianoforte, di girare per il mondo intero, e poi il pittore, il fotografo, il regista cinematografico, lo scrittore… questi miei sogni non si sono avverati, ma pur facendo parte della generazione X (beh, forse è meglio dire XL…😉 ), non dispero, perché sono sogni senza una scadenza certa e male che vada, diventeranno sogni che si realizzeranno nel sogno.

    Sono uscito fuori tema? Spero proprio di no e nel caso… beh, i mea culpa li farò a settembre, promesso!🙂

    • solindue

      Con gentilezza mi stai dicendo che ho scritto un testo “confuso” che ti crea imbarazzo?
      Oh Cielo!
      Io non ho nessuna paura di non farcela a realizzare i miei sogni: sono certa che non potrò realizzarli!!🙂
      Ma non sto parlando del sogno di diventare una ballerina, Lloyd Wright o il Presidente della Repubblica. A vent’anni ci si crede invincibili e si fanno dei programmi che senza grosse difficoltà vanno in porto. Scelgo un concerto, lavoro, mi pago il biglietto e ci vado. A quaranta incredibile da dirsi, trovo cento paletti, difficoltà e contrattempi. e la volta che riesco a andare ad un concerto o a cena fuori devo solo ringraziare la mia buona stella!
      Qui sta la differenza fra le mie figlie e me. Loro vanno incontro alla vita sorridenti e piene di speranze; io vado avanti, al meglio, con fatica guardandomi alle spalle in attesa della prossima mazzata.
      Ma non leggere tutto questo come una visione pessimistica. Sono una donna felice, piena di entusiasmo ed è difficile che qulcosa mi fermi dall’andare al concerto … ma la vita ci prova in continuo e son ferite che restano addosso.

      • arthur

        No, non era confuso il tuo testo, casomai lo era il mio, visto che non si è capito che il sogno di diventare Lloyd Wright e simili era solo una metafora, per dire?

        Più o meno ciò che hai detto tu, senza però l’idea o la paura che possa capitarmi, tra capo e collo, una grossa mazzata, perché se dovesse arrivare, vedremo il da farsi.

        ps: non ho letto nessun pessimismo tra le tue parole.

  • Exodus

    Io sono della Generazione che vede un pianeta avviato all’autodistruzione e non può fare niente per impedirlo. Tutte le generazioni sono state uguali, rimbecillite dal potere, deboli davanti ai forti, povere davanti ai ricchi, indifese davanti alle malattie (peste e tifo ieri; oggi: aids, allergie, cardipatie, ictus, caduta di aerei, incidenti stradali). Niente di nuovo sotto il sole.

    Solo che adesso ci sono di quelle armi di distruzione davvero spaventose, che non solo uccidono ma rendono inabitabile lo stesso pianeta: bombe, uranio arricchito, impoverito, diossina, disastri ambientali, inquinamento, armi chimiche, batteriologiche, cibi transgenici, Banche, Giornali, TV musicali mondiali… Un’immensa globale catena di montaggio da cui non sfugge nessuno, nemmeno gli sfollati. E’ questo che mi spaventa, non ci si può più neanche dare alla macchia per sopravvivere.

    • solindue

      Tu sei della Generazione P.N. … PESSIMISTA E NERA!

      • Exodus

        Sai sono stato allevato all’insegna dell'”ottimismo”, come un pollo da batteria. Tutto deve essere visto nella miglior luce possibile. Poi ho scoperto che c’è gente che fa una sacco di soldi giocando sul “pessimismo”, che governa gli Stati, il mondo…

        mi spiego: sii ottimista, crea un’azienda, 90% di fallimenti entro i primi anni. Senza ottimismo come li incassa lo Stato i soldi? Spendete, siate ottimisti, se avete bisogno fate debiti. Ottimo, fatto, le banche controllano il mondo grazie ai debiti, infila la testa nel cappio. Sii ottimista, sposati e non pensarci: 25% degli assistiti alle mense della Caritas sono padri che pagano gli alimenti. Produciamo, il progresso: targhe alterne, lascia a casa l’auto perchè “forse” le polveri sottili possono stecchire te e i tuoi figli senza bisogno neanche di respirarle. A Seveso erano ottimisti, quelli del Vajont pure, e in Italia cadono pezzi che seppelliscono interi paesi come se fosse normale data la “natura instabile del Paese”. Posso continuare… Non voglio più essere ottimista.

        Nell’antico testamento i profeti gridavano “Guai su Israele!”. Zac, i re li mettevano a morte perchè portavano scompiglio. Poi arrivavano i babilonesi, persiani, egiziani, romani prendevano gli ottimisti e alcuni li accecavano, altri li impalavano, molti li squartavano, poi li depostavano. E chi ricorda più i profeti “pessimisti” che avevano dato l’allarme? Guastafeste!

        Però, se uno è pessimista sulla natura umana, può fare un sacco di soldi. Basta che consideri la stupidità umana quando va a votare; quando entra in banca a chiedere soldi; quando i poveracci muoiono in guerre volute dai ricchi senza ribellarsi; quando…

        Ecco, col tempo mi sono reso conto di una cosa. C’è un ottimismo sano, che è credere di saper affrontare le cose individualmente, credere di poter riuscire. Poi c’è la follia, essere convinti che le cose si aggiusteranno da sole, fidarsi della gente sbagliata, del “progresso”. Sulla follia c’è sempre chi lucra. E l’ottimista è una bella vacca da mungere!

        Si dice che il pessimista viva peggio. Beh, dipende, se è pessimista sulla natura umana, credo che vivrà meglio. Dopotutto anche Gesù era pessimista, è venuto lui perchè era certo che gli uomini non ce la facevano da soli. Fosse stato ottimista li avrebbe lasciati al loro naturale destino: l’estinzione.

        Non so se ricordi il premier sovietico Bori Eltsin, quello famoso per essere sempre ubriaco. chissà lo stress dei militari che cercavano di nascondergli la valigetta atomica quando gli veniva voglia di premere quel bottoncino rosso, tra una vodka e l’altra… Che botta di c… abbiamo avuto, altro che ottimismo!!!

  • solindue

    Adoro chi ha il dono della sintesi!
    Sono ottimista di natura e non mi sento una gallina (o oca) allevata in batteria. Se non lo fossi stata non sarei sopravvissuta alle “calamità naturali” che si sono abbattute sulla mia vita negli ultimi anni.
    Il mondo va a rotoli, anzi credo che sia sempre andato a rotoli. Non credo che nel Medioevo fosse più facile sopravvivere, nonostante la bassa quantità di polveri sottili nell’aria. La vita ai tempi del Re Sole poteva essere divertente per un ristretto numero di Ricchi Nobili, ma per il resto del mondo … non saprei, non conoscevano l’uranio arricchito o impoverito, ma le Caritas – se fossero esistite – sarebbero state piene di bambini e donne sporche e affamate, oltre al 25% dei padri magari “felicemente” sposati.
    Da allora le Generazioni (per tornare al mio articolo) hanno avanzato e costruito il mondo che viviamo adesso. Forse sono andate avanti a furia di persone ottimiste … io dico bene. Se l’Uomo fosse un essere pessimista di natura si sarebbe suicidato immagino tanto tempo fa.
    Il mondo non si cambia con l’esser pessimisti piuttosto che ottimisti, ma con la forza di volontà e il cervello! Io, per la mia vita almeno, faccio così.

  • Exodus

    Mah… io, cinicamente, credo che il mondo vada avanti in questo modo: con il sacrificio degli ottimisti, che muoiono per costruire; e il benessere di chi li spinge avanti. Però è giusto che ognuno segua la propria indole.

    Purtroppo ho io una mentalità molto matematica, scientifica, probabilistica (colpa anche del tipo di studi). Ad esempio, dei coloni che hanno fondato gli USA la stragrande maggioranza sono morti nel tentativo. Chi è rimasto ha goduto di benessere maggiore dei padri, certo, ma i padri sarebbero partiti se avessero saputo che una percentuale enorme di loro andava incontro a morte? Forse sì. (Io no di certo, sarei partito in seconda ondata dietro agli ottimisti).

    Nel resoconto biblico è narrato che nessuno degli uomini che uscì dall’Egitto mise mai piede nella Terra Promessa. Tranne due credo, Giosuè e forse un altro. Tutti gli altri morirono prima di arrivare, i figli godettero, del paese, in mezzo alle continue guerre, certo. Sarebbero partiti se avessero saputo che per loro non c’era niente, solo deserto e sofferenze? Forse sì, forse per i loro figli.

    Sia chiaro che io apprezzo come nessuno gli ottimisti, in quanto la storia va avanti grazie a loro. Però i risultati non li ottengono loro, ma chi sta un passo dietro di loro, quelli che aspettano che aprano la porta e poi ci si tuffano calpestandoli. Conosco abbastanza il mondo aziendale per dire che è così. E poi le fortune accumulate dai magnati sono quasi sempre sfruttamento di idee altrui, accompagnate da tecniche di vendita e marketing che fanno perna sulla psicologia umana. Ma i Grandi, i Sognatori, quelli che davvero cambiano il mondo, quasi mai godono dei frutti delle loro fatiche. Gode chi li segue e aspetta che loro scoprano, per poi metterli di lato.

    Ripeto comunque, il mondo ha bisogno di ottimisti, ma sono carne da macello. Quelli che godono di vero successo (inteso comunemente) appartengono ad un’altra categoria, quella dei predatori. E questi fanno di tutto per creare l’ottimismo. Senza andare fuori tema, ricordo quando il nostro amatissimo Premier invitava tutti ad essere ottimisti. Se ci penso mi vien da ridere, ma ormai è andata.

    C’ è una differenza oggi rispetto al passato di fame e miseria, la tecnologia. Ed è un allarme che dopo il crollo del muro di Berlino passa inascoltato, ma è molto serio: per la prima volta nella storia, l’uomo ha la possibilità di distruggere l’intero pianeta. Ci sono sempre state guerre, strazie, carestie, ma questo fatto è assolutamente nuovo. Non solo con le armi, ma con l’economia, la dipendenza tecnologica, etc…

    Per la mancanza di sintesi: posso solo chiedere scusa!!!

    Ciao

  • Luisa

    Sol,io dove mi piazzo? a metà strada tra x-y? Non so se possa rientrare per età tra i bamboccioni,ma bambocciona non lo sono di certo, anche se vivo in famiglia. Certo, la mia generazione ha beneficiato dei scrifici dei genitori che son stati piccoli in tempo di guerra. Loro, che hanno sacrificato fino a non poterne più,che sono stati migranti meridionali nel nord a fine annni’50, hanno fatto il possibile per farci studiare,per offrirci quello che loro non avevamo mai avuto senza che noi dovessimo sacrificare. Il risultato è una schiera di non più giovanissimi non abituati alla lotta, che ancora aspettano che le cose gli vengano offerte. Ho imparato a 30anni che non necessariamente i sogni,anche se vaghi, s’avverano e che la bastonata può arrivare molto forte. Però,come ti ho detto in un altro post,dal letame nascono i fiori e ora questa è la mia speranza principale. Ho imparato a non avere fretta,serenamente aspetto e cautamente mi do da fare🙂 buon pomeriggio

  • alanford50

    Io sono nato dopo un lustro dal fine della guerra, era l’inizio dell’epoca più bella mai vissuta dalle generazioni precedenti, il boom economico, fatto mai accaduto prima, dopo un sereno decennio quello compreso tra gli anni 50 ed i 60 dove il sol dell’avvenir splendeva caldo e rassicurante nel cielo Italico, ecco accadere un fatto che ha del miracoloso, mai accaduto prima, la mia generazione ad un certo punto scelse come marchio culturale il rifiuto di crescere come le altre generazioni precedenti e scelse di diversificarsi, per la prima volta l’egemonia delle generazioni più adulte non aveva presa ne potere sulla nostra, ma come avrebbe dovuto essere facile comprendere i sogni non durano in eterno ed il risveglio fu doloroso e ci trovò impreparati a porvi un giusto e sano rimedio, la mia generazione si è salvata unicamente perché ha vissuto in un periodo di boom economico, e ne ha goduto tutti i vantaggi, bruciando e sperperando tutte le risorse disponibili, fino a lasciare le generazioni successive prive di possibili risorse, sia materiali che culturali, quella che fu una nostra scelta di generazione, ossia lo stordimento socio/culturale ed il rifiuto di tutto quello che arrivava dalle culture precedenti ecco prendere nuova forma e ad essere utilizzata contro le nuove generazioni, per tenere tranquille le nuove generazioni è stato scelto una nuova forma di stordimento, purtroppo artificiale ma assolutamente efficace nel distogliere le masse di giovani dai veri problemi generazionali.

    Non invidio le nuove generazioni, non hanno nemmeno avuto il dono dell’illusione, si ritrovano in un mondo che non concede loro nulla, nessuna prospettiva, anzi neppure tanto nascosto c’è un movimento politico che mira a schiacciarli verso il basso, verso l’impotenza, sta per venirgli negata la possibilità di accesso allo studio, al lavoro, al guadagno, schiacciando nuovamente le masse verso il basso così come era nei secoli precedenti, siamo in pieno riflusso storico e stiamo per entrare in momenti storici già mille volte vissuti, dove l’unico vero imperativo era ed è resistere e sopravvivere.

    No, non invidio le nuove generazioni, ho vissuto un momento della storia che si è determinato come irripetibile, ora mi resta unicamente il dispiacere e la paura quando penso al futuro a cui va incontro mio figlio e le generazioni successive, purtroppo non posso fare altro che stare a guardare, impotente, questa nuova battaglia che non mi appartiene più, anche perché non mi è concesso più il prenderne parte.

    Ciaooo neh!

    • solindue

      Caro Alan,
      Sai bene come io veda tutto con colori più soft rispetto al tuo bianco e nero.
      Ogni generazione, ogni epoca e ogni vita porta con sè del bene e del male.
      Certo oggi siamo in piena crisi e il boom economico che hai vissuto tu negli anni 50-60 è ben lontano, ma ci saranno altri vantaggi ad avere vent’anni nel 2010…pensaci un po’…solo il fatto di averli 20 anni!

  • Exodus

    Concordo con la tua analisi e la tua esperienza. Aggiungo che ogni giorno ascolto molti “vecchi” (scusa il termine improprio) che stanno prendendo coscienza della situazione che dipingi, come un amaro risveglio dopo una vita di illusioni. La frase classica è “chi avrebbe mai immaginato che sarebbe finita così?”.

    Poi certo, c’è chi è più fortunato e la sua famiglia non è stata ancora colpita colpita dal problema. Però le aspettative dei giovani si sono sicuramente ridimensionate nei confronti della propria professione. Magari è un bene, alla fine. Forse potremo dedicarci di più alla nostra anima e di meno al benessere inventato della TV e del mito progressista. Dalle mie parti aggiungono: “Sempre che ci lascino un pezzo di pane per vivere!”.

    Ciao

    • solindue

      Ecco che viene fuori quello che io ho chiamato gap generazionale.
      Quel “chi avrebbe immaginato che sarebbe finita così” è proprio la mia presa di coscienza. Quando ho scritto che “a ventanni la prospettiva di non costruire tutto ciò che è nei propri sogni è fuori da ogni percezione, a quaranta (…) è un po’ la CERTEZZA!” avevo proprio in mente il mio personale – amaro – risveglio.

      To Alan:
      Ecco tu lo descrivi nero, io rosa_grigio … ma la visione è la stessa!
      Ti abbraccio.

  • arthur

    Per natura, non vedo mai tutto bianco o tutto nero, ma condivido in pieno l’analisi che ha fatto Alan, precisa, dettagliata, lucida ed anch’io ho paura per queste nuove generazioni, forse perché mi rivedo in loro con un sacro furore che, malgrado tutto, mi rimescola ancora tutto dentro, ma hai ragione anche tu, cara Solindue, il fatto stesso dei loro 20 anni… che però non li mette al riparo da un futuro pieno da incognite.

    Però, adesso che ci penso, anche i nostri tempi erano pieni di incognite e allora?

  • Exodus

    # Arthur

    Credo che “ai nostri tempi” ci fosse qualcosa in più rispetto ad oggi: nei giovani c’era maggiore speranza e forse maggiore senso nella volontà di sacrificio. C’era “ottimismo” sì, ma aveva un fondamento solido. Sembrava che non ci postessero essere limiti, impegnandosi. Oggi non ci si crede, non in quel modo ingenuo almeno, e a ragione. Ho letto un articolo da cui risulta che la Comunità italiana di Bercellona è la più cospicua tra gli “stranieri”. Come mai? Guadagnano mille euro al mese anche lì. Come mai allora. E a Berlino? Così tanti giovani italiani. Se non si comprende il tradimento che la classe di governanti ha operato verso il proprio Paese, se non lo si accetta come un dato di fatto, indipendentemente dal colore politico, se non si riconosce che proprio le persone per cui IO ho votato hanno distrutto la speranza, allora non si capirà neppure come mai un giovane preferisce essere povero all’estero piuttosto che povero in Italia; o come mai si senta già battuto prima ancora di combattere.

    Io credo che l’ottimismo superstite (solo per quanto riguarda la politica e l’economia) sia un modo per non riconoscere un fallimento storico di portata eccezionale, nel nostro Paese, beneficiato oltre ogni suo merito dall’avere una situazione politica e geopolitica che praticamente costringeva Stati Uniti ed Europa ad assisterlo e aprirgli porte altrimenti impensabili. Oggi è una mina vagante con un debito pubblico bastevole ad affondare l’intera zona Euro (altro che Grecia). Nella definizione finanziaria corrente è un “Paese tossico”, chi ce l’ha cerca di sbolognarlo al vicino e risulta l’ultimo posto in cui investire in Europa, dopo la Grecia. Mi fermo qui, non posso essere sintetico…!!!! Ciao!

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