Editoriale TB#5

Bene ragazzi, eccoci tutti riuniti nuovamente, nella sala d’attesa di questa stazione.

Abbiamo viaggiato assieme per sei lunghi mesi, confrontandoci e regalandoci reciprocamente i nostri sogni le nostre avventure. Quelle fatte e quelle da intraprendere. Da un viaggio non si torna mai uguali a come si era partiti. Ogni viaggio è un investimento su noi stessi, un arricchimento delle nostre risorse emotive e intellettuali. Un investimento sulla nostra anima. Ecco questo è stato per me The Best.

Ho viaggiato volentieri con voi anche se non ho mai avuto una vera e propria meta. Forse l’unica meta era il percorso stesso, senza un punto di arrivo.

E’ come se vi vedessi adesso, accampati qui intorno a me. Vestiti comodi, valige accatastate e zaini in spalla. Le ultime chiacchiere prima dei saluti.

Ognuno di noi nelle valige che ha preparato ha messo dentro una parte di sé, dei propri sogni. I libri preferiti, le foto di famiglia e gli indirizzi degli amici, quelli a cui inviare le cartoline. La maglietta o il golfino senza il quale non andiamo da nessuna parte. Il nostro portafortuna.

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14 responses to “Editoriale TB#5

  • karin hofer

    Non viaggerò fuorché nei teoremi.Nessuna coperta di Linus. Ancora con una dozzina di libri nella borsetta libreria viaggiante. Si intende quei spostamenti imposti dalla giostra dell’inevitabile. Arriverà un Kindle prima o poi ad alleggerire, per modo dire, almeno il peso fisico, certamente non l’accesso ai contenuti.

    Mi piace moltissimo iniziare il mio viaggio estivo nella tua sala d’attesa. Il luogo delle cose dimenticate, a volte. La sala d’attesa è un luogo preferito. Stai lì, fermo e sai che sei in movimento. Come leggere. Stai lì fermo e sai che sei in movimento. La mente che viaggia, impara, si estende oltre i sensi. Acquisisce sapere oltre le emozione e così rende l’emozione stessa più forte, più consapevole della sua natura. Te stesso più consapevole della tua realtà e quando sei fortunato della verità che ne sottosta. Dunque ogni amare acquisisce spessore di sapienza. Ogni amare non chiederà al altro di riempire le proprie lacune e mancanze. Ogni amare diventa atto di arricchimento per se e per l’altro. Ogni amare ricerca a maggiore consapevolezza. Ogni amare, consapevole dei meccanismi biologici e neuronali, dei schemi comportamentali, tende a costruire e fortificare.

    La sala d’attesa come luogo silenzioso. Penso a quelle stazioni di campagna dove il volo del moscone è l’unica vibrazione percepibile. Il tempo sospeso della sala d’attesa come i riti sospesi fra gli uomini. Nessuna supposta regola da rispettare nel tempo del silenzio della sala d’attesa. Bisognerebbe mettere una sala d’attesa di una stazione sperduta di campagna tre quattro volte nella giornata fra di noi.
    Buon viaggio cara.

    • solindue

      Cara amica,
      per me ancora 24 giorni all’alba, poi partirò per mare…sempre che il mondo attorno a me non crolli. Ma incrocio le dita.
      Le sale d’attesa delle stazioni sono per me posti magici dove osservare la diversità del genere umano. Specialmente in inverno quando le stazioni non sono piene di turisti accaldati ma di lavoratori, pendolari di ogni genere. Un posto dove “studiare” i nostri simili e nostri meno-simili!
      Ti abbraccio e spero di poter stringere presto un tuo libro fra le mie mani!
      M.

  • dubbasonic

    io ti siedo affianco ma ti prego la smetti di mollarmi giu le molliche di pane del panino sui pantaloncini….

  • karin hofer

    vieni pure, mi fa piacere…se hai fame ho frutta dal orto, pane di segale… non ti piacerà e un po’ di miele speciale, centrifugato domenica, è dolcissimo…
    raccogli le molliche e darle ai passerotti, un divertimento ingenuo, qualcosa da dividere…
    se dopo il miele ti viene sete…ho acqua trasparente e credo sia a tutt’ora fresca, freschissima…

  • solindue

    Sono convinta che Dubba preferisca il mio vino fresco alla tua acqua … Ma assieme noi tre potremmo davvero divertirci: tre diverse personalità forti e indipendenti. Potrebbe essere un bell’incontro in stazione.

    • dubbasonic

      vero… potrebbe essere esplosivo e divertente…
      ps per karin ho letto il tuo “Leggete,
      il più possibile,
      il più differente possibile.
      Potrebbe salvarvi la vita

      è la cosa piu’ intelligente che ho letto negli ultimi tempi… gia mi piaci🙂

  • karin hofer

    La mia acqua è quella della consapevolezza sul fluire. Pensiamo d’essere un Io definito laddove siamo pelle per l’ora e adesso, goderecci – certo che preferisce il tuo vino – dimentichiamo o semplicemente non sappiamo d’essere composti di cellule, atomi, strings cioè energia… cosa fa l’energia: fluisce, sempre che si faccia vedere… ho studiato le stringhe recentemente. Mi piace oltremodo metterli insieme alle emozioni della pelle. Quello che ne uscito è una composizione che parla d’amore, di libidine, di morte e vorrebbe dare un immagine della nostra esistenza dove solamente la pelle conosce morte, l’energia non modifica il proprio stato semplicemente è, dunque la mia morte non è dolorosa passo da uno stato in un altro. Rimane dolorosa per quelli che rimangono con la “pelle” e non trovano più il piacere del tatto (mentale come fisico).
    Certe docce al mattino presto assieme agli incontri nelle sale d’attesa fanno fiorire fiori rari.

    • solindue

      Le stringhe che conosco io son lacci, come quelle delle scarpe, non amo molto il termine preferendo i mocassini e comunque ne so ben poco… ma si sa sono un po’ un’artista e vago fra le nuvole ben lontana dai tuoi mondi filosofici.
      Ricordi di scuola però mi hanno richiamato alla mente Epicuro che nella sua famosa Lettera a Meceneo già all’epoca (314 a.c. circa) ci raccontava come la morte fosse solo un passaggio da uno stato all’altro:
      ” Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.”

  • karin hofer

    le nostre si son un po’ intrecciate… come bene sai questa non è la lingua che padroneggio, insomma cerco di cavarmela, ho velocemente cercato in là e qua…ma cazzuta sembra uno strano animale linguistico…so per certo che a tu per tu non l’avresti detto,
    all’inverso pensato lo hai da tempo… dammi dei sinonimi ed io ti darò in cambio un arcobaleno che farà seppellire il nero di una pennellata che vuole evidenziare, sottolineare i contorni dando potenza inganando ed escludendo le innumerevoli sfumature di colori pastelli, le sfumature d’un grigio che si dissolve in un avorio mattutino, tenue, attento e nascosto… non sarò mai un coccodrillo quadrato…

    • solindue

      Cazzuta: determinata e risoluta ma anche un po’ bizzosa.
      In altre parola “una con le palle”, che sa farsi valere, una tipa tosta, certo poco conciliante e assolutamente non arrendevole.
      Una donna che pur non padroneggiando del tutto la mia lingua mi promette arcobaleni con sfumature pastello, e grigi che si dissolvono in avori mattutini …
      Una che sa il fatto suo e non sarà mai una borsetta da signora: questa, almeno, la mia interpretazione del tuo “coccodrillo quadrato” … c’ho dato?

  • karin hofer

    Una borsetta?
    Qualche giorno e ti racconterò la storia del coccodrillo quadrato. Un po’ di pazienza devo cavalcare quella giostra dell’inevitabile per quattro giorni e poi … ci do dentro.
    …così mi lascio anche il tempo di guardarmi in quello specchio che intendi metter avanti me (non mettermi davanti)

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