Amauri, Camoranesi & Blues

    

To feel blue in inglese significa sentirsi depresso, triste. Non a caso lo stile musicale Blues  è nato originariamente come un canto di tristezza, dolore e angoscia quotidiana, diffuso tra le comunità nere americane in schiavitù.

Per i nostri amici anglosassoni attualmente io sono in piena Post Vacation Blues, sindrome molto diffusa specialmente a  settembre, che si traduce, per chi torna al lavoro dopo una vacanza, con senso di stordimento, calo dell’attenzione e più che altro fortissima apatia.

C’è una pubblicità che esprime al meglio il mio attuale stato d’animo…

Ecco la scena:

siamo in un grande stadio, durante un’importante sfida internazionale di calcio. E’ in campo la Vecchia Signora. Siamo sullo 0-0. Camoranesi lanciato a rete sta per portare in vantaggio i bianconeri, quando Amauri, appena rientrato nello spogliatoio, appende per errore (!)  la sua maglia all’interruttore elettrico generale dell’impianto (così incustodito nello spogliatoio?) e stacca la corrente in tutto lo stadio (maddai!), che piombando nell’oscurità costringe l’arbitro a sospendere la partita (roba da spot).

Camoranesi e compagni rientrano arrabbiatissimi nello spogliatoio dove scoprono che il colpevole del blackout è lui: Amauri.   “Sono appena tornato” si giustifica il centravanti uscendo dalla doccia e viene così  immediatamente perdonato dai compagni….

“Sono appena tornata” anche io da una mini vacanza in barca. Mi giustifico quindi e spero vogliate perdonarmi, se non ho voglia di fare niente, se ho dimenticato di fare la spesa, se non ho messo benzina nella macchina, se continuo a tenere quel sorriso ebete da ieri mattina.

 …e tu mi perdoni se il mio cellulare si scarica sempre interrompendo la nostra conversazione sul più bello?

Informazioni su solindue


6 responses to “Amauri, Camoranesi & Blues

  • arthur

    Come ti capisco!

    In effetti, devo dire in tutta sincerità (mento spudoratamente…🙂 ), che alle volte non mi vien voglia di partire, proprio perché poi al ritorno vengo anch’io preso dalla sindrome del “nonc’hovogliadinulla!” e quindi è veramente un problema.
    No, è meglio rimanere in città a lavorare, così non si corrono questi pericoli.

    E poi… per il malcapitato che sul più bello rimane lì a parlare, pensando che dall’altra parte ci sei tu… beh, va tutta la mia solidarietà, però credo che ti perdonerà senz’altro, come potrebbe essere diversamente?

    Comunque, ho lanciato un SOS in rete e mi sa che quanto prima ti arriverà un pacchettino con dentro dieci e dico dieci batterie nuove per il tuo cellulare e a Natale, un cellulare nuovo di zecca, più uno di ricambio… ‘un si sa mai!😆

    ‘pranzo!

  • sonoqui

    Cara Solindue, comprendo molto bene quel senso di alienazione che ci prende
    senza avviso, come una grossa nuvola che all’improvviso copre il sole. Non avere fretta
    di tornare “in te”, perchè anche questo abbandonarsi alla corrente sarà comunque tempo speso
    bene per ricaricare le batterie.

    Ti lascio una serena serata

  • LaVale

    ah, carissima, pur non andando in vacanza da circa 2 mesi (e solo per 4 giorni) il tuo mal/ben essere mi è chiaro ogni lunedì, visto che nel fine settimana stacco decisamente la spina, pure quella del caricabatterie di telefono/computer !!

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