Archivi del mese: giugno 2010

Attualità

Ho acceso il mio computer questa mattina è sono stata colpita dalla notizia della morte di Pietro Taricone.

“Oh Cielo!” mi son detta … “non il mio Taricone!”

Ricordo bene quel bel ragazzo palestrato che viveva solo di proteine, divenuto famoso nell’edizione del Grande Fratello numero uno. Ricordo lo scandalo del bacio con Cristina – la bagnina- ed il seguito… “il rapporto durato 5 minuti, tra le 5.42 e le 5.47 …” che fece annunciare (e subito dopo sospendere) la messa in onda del Grande Fratello. All’epoca, era il settembre  del 2000, si disse: suvvia ma a quell’ora i bimbi dormono!

Sono passati dieci anni quasi, e Taricone  sulla voce di wikipedia viene ricordato come “attore”.  Leggo che nel 2007 è stato pusher di Diego Armando Maradona, nel film di Risi “Maradona -La mano de Dios”; un anno fa è stato opinionista su la 7 con una rubrica intitolata “Pietro la notizia”. E’ stato compagno di scuola di Roberto Saviano, ha una figlia di quasi sei anni e una compagna polacca.

Avevo perso le sue tracce  e non conoscevo la sua passione per il cielo ed il paracadutismo.  Dall’idea di Leonardo da Vinci, che per primo pensò ad un cono rovesciato in grado di rallentare la caduta di un corpo immerso in un fluido, ne è trascorso di tempo. Dal tre aprile ad oggi già altri due incidenti mortali si sono verificati all’avio-superficie di Terni. Questo è il terzo. Per fortuna, mi dico, soffro leggermente di vertigini e posso solo lontanamente immaginare le sensazioni che si provano a  liberarsi nell’aria. Il volo si dice sia aria, velocità, grandezza; adrenalina pura ed eccitazione che percorre il corpo come una scossa.

Chissà perchè l’uomo è  sempre alla ricerca di quel qualcosa in più che non riesce a trovare dentro di sé … negli elementi della natura aria e acqua: per poi finire a terra.

E’ sera e sono seduta sul divano; prendo il giornale di oggi in mano. Prima pagina: “Taricone precipita col paracadute. E’ gravissimo.” Accedo la televisione. Al telegiornale  passa già la sua bara di legno chiaro diretta al paese dei genitori in Abruzzo.

Non so i paracaduti, ma il tempo vola davvero in fretta e a volte porta via con sé tutti i nostri sogni migliori.


Downshifting

Sto facendo downshifting e non lo sapevo.

Downshifting significa cambiare i parametri, abbassare il tenore di vita, scalare marcia. Convinta che la vita non vada vissuta come se  durasse per sempre (lo diceva anche Seneca 2000 anni fa), sto lavorando da oramai quasi quattro anni alla mia ritirata. Il mio sogno: comprarmi un 40  piedi (una barca a vela intendo) e trasferirmi a giro per il Mediterraneo.

E i soldi? I figli? La famiglia? Il lavoro?

Infatti ragazzi, ci sto lavorando su … e non prevedo nessun drastico cambiamento per i prossimi 5 anni. Ma ieri ho avuto un’illuminazione: ho scoperto di fare downshifting e  di essere sulla strada giusta.

L’illuminazione me l’ha data un ex manager italiano di 43 anni. Il suo nome, Simone Perotti, vi dice niente? Questo signore è autore di un cambiamento radicale nella sua vita. Manager milanese di successo, un 4 luglio a trentadue anni, mentre era immerso nel caos del Grande Raccordo anulare di Roma ebbe un’istante di lucidità, si guardò attorno e capì che le cose così non potevano andare. Le sue passioni erano la scrittura e la barca a vela, ma non aveva tempo per concedersi nessuna delle due: come la maggioranza di noi la mattina si ritrovava in un ufficio, con persone che non avrebbe voluto incontrare,  sognando la libertà di avere un’occasione per fare altro.

L’occasione se l’è costruita nei tredici anni successivi. Nell’autunno del 2009, infine,  è uscito un suo libro: “Adesso basta” edizioni Chiarelettere.  Che dire: sembra che Simone ce l’abbia fatta! Ha iniziato a ridurre le proprie spese, cambiando consumi e  abitudini; ha imparato a stare bene da solo e a ricostruirsi una vita più “umana”, imparando a lavorare per se stesso; restaurandosi una casa da solo, creandosi un orto e viaggiando per mare. Il libro non è solo il racconto del suo “successo”, ma vuole essere un aiuto per tutti quanti (come me) stanno cercando “l’alternativa” al caos dei nostri tempi. Simone ci offre seriamente una mappa per trovare il tesoro, e non ci dice che sarà facile, nè se ce la faremo ma ci offre gli strumenti di riflessione per capire se davvero lo vogliamo e dunque quali passi percorrere per arrivare alla meta “vittoriosi”.

Sì lo so, ragazzi miei, vi vedo scuotere la testa in segno di disincanto: “Bella forza”, vi direte, “ma lui era un manager, sarà ricco. Io invece? Se smetto di lavorare come campo?”.

Simone (che ricco sembra non esserlo) tiene a precisare, che i soldi sono soltanto l’ultimo dei problemi. “Finora abbiamo pensato che ci sia solo un modo di guadagnare soldi e lavorare, cioè il nostro. Non è così” scrive. E lo dimostra con  esempi precisi a partire dalla sua fortunata esperienza, con tanto di tabelle e numeri in colonna.

Personalmente, sono felice di aver letto il suo libro  ed aver visitato il suo blog (QUI). Ho anche parlato con lui e mi ha simpaticamente concesso un’intervista che troverete sul prossimo numero di The Best.

Non so se riuscirò fra qualche anno a completare il mio percorso. Mi piace però tanto, nel frattempo,  gustarmi il mio sogno; limarlo nella sua fattibilità e renderlo sempre più concreto e serio. I cambiamenti che ho attuato alla mia vita negli ultimi quattro anni sono già tanta cosa e altri ne verranno sicuramente. Una cosa è certa ho già raggiunto una libertà di tempi invidiabile e non capisco come tutto il resto dell’universo non veda e non cerchi di cambiare.

“…la nostra vita è troppo programmata, camminate troppo sul solido. Toglietevi le scarpe, bagnatevi i piedi, non vi capiterà niente di così grave. L’acqua dell’oceano, la sua schiuma frizzante, vi faranno intirizzire le caviglie, certamente, ma che bella sensazione di libertà affondare i piedi nella sabbia della battigia!”

(Adesso basta, S. Perotti, ed. Chiarelettere, 2009, p. 183)


Non perdere il vizio

… di farti la ceretta, mia cara, su tutta la gamba!

Lo so che sembrano biondi ma credimi, si vedono! Sono certamente peli chiari,  ma si vedono … e si vedono ancora di più se ti radi fino al ginocchio: lo stacco è tremendo!

Sto parlando alle nostre amiche nordiche, qui in Italia in vacanza o forse per studio, che passeggiano ogni giorno per il centro con gonnelline o pantaloncini più o meno corti … e ciabattine infradito di gomma. La pelle bianca leggermente arrossata o a volte terribilmente arrossata. Il polpaccio spesso non troppo sottile … e i piedi sempre terribilmente sporchi.

Parlo a te che spesso cammini addirittura scalza sui gradini di marmo in Piazza Duomo; la bottiglia di acqua  semivuota in mano … e lo zaino adagiato su una spalla.

Posso accettare lo squallore della maglietta scolorita, slargata al collo,  con  la macchia di sudore che si spande dalle ascelle. Posso capire che sei stanca … e che non ti aspettavi questo caldo … e che il deodorante non sia all’altezza … e che mi bivacchi su ogni marciapiede, purchè sia all’ombra.

Capisco che il sapore di una pesca italiana ti abbia stupito … e non pensavi fosse così succosa … e che la cosa ti abbia preso in contropiede … e che senza volere ti sei sbrodolata tutta con il succo … e allora di asciughi la bocca con il dorso delle mani sporche … perchè ti eri appena massaggiata i piedi, che quelle maledette ciabattine di plastica, con questo caldo, ti hanno lasciato delle ferite.

E se verranno i giorni di vero caldo, lo so che cercherai refrigerio nelle nostre fontane del ‘600, ho visto anche io “La dolce vita”,  mia cara ragazza del nord, so già che succederà … e lo posso accettare.

Si può accettare tanta sciattaggine dal turista accaldato e stanco, che irrompe nelle nostre città senza molto ritegno o rispetto … ma quelle cosciotte arrossate e pelose no! Ragazza mia credimi: Anita Ekberg era sì svedese come te, ma son certa che, prima di farsi il bagno in abito da sera nero nella Fontana di Trevi, si sia depilata tutta … coscia compresa.

Suvvia un po’ di decenza!


La bat box no!

Buongiorno cari Italiani,

mi chiamo  Johann e sono un pipistrello.

So di essere considerato da voi umani brutto e di farvi anche un po’ ribrezzo, mi sono visto allo specchio anche io  e come darvi torto! Infatti  non esco mai di giorno, ma al crepuscolo, non appena le rondini, agili ed eleganti, si ritirano. Allora entro in scena io, lontano dai vostri sguardi “schifati”. Sono il re della notte e indisturbato volo nelle campagne fra boschi e qualche vecchio casolare dove nelle soffitte abitano alcuni miei compagni. Ogni tanto decidiamo di arrivare fino alle vostre città. Ma quasi all’albeggiare, quando i rumori ed i suoni si sono fatti più lievi anche da voi. Gironzoliamo allora attorno a qualche lampione, in cerca di una falena o due, così per terminare la serata in allegria. Poi via, di nuovo nel verde.

Molte delle leggende che raccontate su di noi sono false: i vostri capelli non ci interessano e tanto meno il vostro sangue.

Molte sono le cose del vostro mondo che non comprendiamo, ma anche noi ci divertiamo tantissimo ad ascoltare la storia dell’uomo pipistrello: Batman. Oramai è diventata anche dalle nostre parti una novella da raccontare ai nostri piccini. Non vi è dubbio che avete davvero tanta fantasia.

Davvero tanta fantasia avete messo anche quando vi siete ingegnati a costruire per noi una casa: la bat box. All’inizio davvero non credevamo fosse possibile: avete passato secoli a scacciarci e a considerarci una delle specie animali più immonda. Poi un giorno vi siete svegliati e ci avete costruito una casetta addirittura di betulla (!). Ci avete stampato sopra il nostro  simbolo alato e l’avete sistemata sulle vostre terrazze. Ho sentito dire che sia il gadget della vostra estate! Tutti la vogliono e ne sono state vendute già 12.000 pezzi …

Di fantasia ne avete davvero tanta.

La mia specie è su questa terra da 50 milioni di anni e ce la siamo sempre cavata da soli. Il vostro interesse per noi fa tenerezza, ma non potete davvero pensare che finiremo per venire a vivere nell’inquinamento delle vostre incasinate città … saremo brutti e faremo ribrezzo,  MA NON SIAMO CERTO CRETINI!

Con affetto,

il vostro Johann


Diversità

 

Quale fosse la scarpa giusta per la serata di ieri, non so. Forse la mia, forse la sua. Certo è che abbiamo avuto idee diverse, assai diverse.

La cosa non mi ha turbato più di tanto, anzi mi ha divertito e scherzandoci sopra ho scattato la foto. Anzi la foto l’ha scattata lui. Quello dal calzino grigio, corto, in spugna: “Robe Di Kappa” tiene a precisare…

Ieri sera ho percepito la differenza non come un limite ad un rapporto ma come potente affermazione di due personalità. Credo fermamente che la diversità sia un bene da tutelare con grande valore positivo: le diversità rafforzano e se le sappiamo leggere ci consentono di avere la visione di una stessa situazione ma da una diversa angolazione: ci permettono di vedere con altri occhi e di camminare con altre scarpe. Le situazioni collaudate sono certamente più rilassanti ma non ci rafforzano, non ci fanno crescere, e personalmente mi annoiano perché non consentono alcuno scambio culturale.

Fra il mio sandalo e il suo calzino, invece, c’è di mezzo un mondo ancora tutto da scoprire, che mette in discussione magari anche molte certezze, che non richiederà certo tolleranza ma assoluta condivisione di una divertente novità!


Caro Marco…ti censuro

…anzi no, ti scrivo.
Per la prima volta decido di non pubblicare un commento – anzi due.

Sono lì fermi in moderazione da questa notte.

Marco, nascosto dietro questo cappuccetto nero, ha trovato degli errori (ben due!) nei miei articoli.

“Faccio solo una considerazione d’ordine grammaticale… anzi culturale, visto che quelle grammaticali potrei farle in altre sedi di questo blog…”

così inizia la sua missiva

“Mi meraviglio anche che nessuno dei tuoi lettori, che fanno tanto i colti, te l’abbia segnalato: chi ha un blog, chi scrive in internet, ha il dovere di non divulgare ignoranza. Qualcuno che cerca informazioni potrebbe leggere e apprendere male, capitando qui.”

prosegue …

“puoi trovare tutte le informazioni a riguardo, nel web o fuori, se solo prendessi la briga di farti una cultura. Inutile poi sbandierare i libri su aNobii, se si scrivono certi strafalcioni nel blog!”

termina, infine.

Marco ha terribilmente ragione. Sono una capra! … e forse non dovrei tenere neanche un blog. Però anche voi, lettori che fate tanto i “colti”, potevate avvertirmi: questo non è un gioco, sto addirittura divulgando ignoranza!

Ringrazio dunque Marco per le segnalazioni e ho, ovviamente, corretto gli errori. Adesso è tutto perfetto

… anzi no: ho ancora due commenti in moderazione, ma sono così poco educati e detto fra noi (senza che Marco ci senta) preferisco continuare a scrivere rischiando di divulgare ignoranza piuttosto che presunzione, arroganza e maleducazione!

p.s. questa volta ho controllato su internet: tutti e tre i termini calzano a pennello a “cappuccetto nero”!


Undici, dodici e tredici

 

Ci sono giorni che sono un vero e proprio travaglio…anche per me.

Anche per me che sorrido sempre.

Anche per me che non mi arrabbio mai.

Anche per me che non chiedo mai aiuto.

Forse proprio per me che non chiedo mai aiuto.

Giornate colmate fino all’orlo di acqua salata che brucia gli occhi, secca la pelle e inaridisce il cuore.

Giornate  ricoperte di neve che ghiacciano il fiato, congelano lo sguardo e bloccano il cuore.

 Vorrei poter lavorare in miniera almeno quel giorno all’anno. Tutto pur di non pensare.

Scendere la mattina presto in profondità, nelle viscere più assurde della terra e restare lì a faticare, senza respiro, senza più anima. Il volto annerito; … e le mani rovinate; … e lo stomaco rivoltato; … e i ginocchi contusi; … e i capelli annodati … ed eccomi a risalire solo dopo la mezzanotte.

E allora sorridere alla luna che fa capolino da quella strana nuvola. Un cielo di giugno stellato, dominato da un brillante gioco di luci: Cassiopea e il Grande Carro sembrano ricorrersi intorno alla Stella Polare  questa notte.

Adesso tutto è passato. Il travaglio è finito.

Anche per me che sorrido sempre.

Anche per me che non mi arrabbio mai.

Anche per me che non chiedo mai aiuto.

Anche per me, fino al prossimo anno.

In un gioco assurdo di date lancio un bacio infinito alle mie due splendide bimbe nate sotto lo stesso cielo.

Vi amo ragazze, ma questo lo sapevate già!