Archivi del mese: Mag 2010

Lo sai che lo so

Lo so che mi hai mentito, o almeno che hai volutamente omesso di raccontarmi tutto.

Lo sento dall’ondeggiare della voce quando mi parli. Lo sento dalla variazione dei toni, da quell’oscillare fra alti e bassi.  Lo vedo nei tuoi occhi che evitano d’incontrare i miei. Li vedo svolazzare fra le pareti e il soffitto; si concentrano sulla luce artificiale, sul quadro appeso lì sul muro. Guardo le tue mani, normalmente tranquille, che gesticolano senza armonia, quasi volessero cancellare su una lavagna immaginaria quel racconto rimasto a metà; volutamente lasciato sospeso all’inizio di un precipizio. E’ lì, fermo che si  dondola, in attesa che qualcosa accada. Ma non accadrà niente.

Rifletto, seduta sul divano. Sospiro. No anzi non è un sospiro, è solo un respiro più profondo, perchè l’istinto mi spinge a smascherarti. Sarebbe così semplice! Ma non voglio, dunque cerco di rilassarmi e mantengo tutta la mia razionalità. E tu continui a parlare come niente fosse, sorridi.

Non posso non domandarmi il perché di questa tua menzogna. Cosa ti ha spinto a non dirmi, a non raccontarmi. Sono talmente brava che finisco per pensare che la colpa sia mia, del mio modo di essere spesso “brusca”, del mio non concedermi errori e nel non volerne concedere agli altri. Pensi che non sarei stata capace di ascoltarti? Di capirti?  Di accettare?

Ecco, finalmente mi guardi negli occhi e sorridi. Pensi forse di avercela fatta. Ma il mio volto è immobile. Non  ricambio il tuo sorriso.

 Allora ti siedi anche tu sul divano. Lontano da me con le braccia conserte.  Il tuo sguardo si ferma, sconfitto. Lo sai che ho capito e questa mia calma ti innervosisce. Avresti voluto sentirmi urlare, strillare, esplodere in un ringhio feroce. Volevi lottare, fronteggiarmi e contraddirmi. Avevi pronte così tante scuse! Eri pronto a ribattere, a combattere, ad attaccare e  a misurarti con me.

So bene a  cosa stai pensando: così non è leale! E’ una sconfitta assurda, senza possibilità di recupero, né tanto meno di tempi supplementari.

Nessuna chance,  credimi mi spiace … ma in guerra e in amore tutto è concesso.

つづく

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Grom

 

GROM è il nome comune delle forze speciali polacche (GROM in polacco significa TUONO). Il GROM dipende direttamente dal ministero della difesa polacco e la sua formazione è preparata per operare in tempo di pace, crisi e guerra, specialmente nell’ambito dell’antiterrorismo e del recupero di ostaggi. In altre parole è un corpo d’èlite. In Italia abbiamo i GIS dei Carabinieri; i NOCS della Polizia di Stato; i COMSUBIN della Marina Militare …  ed abbiamo anche noi  il GROM.

Il GROM nostrano si chiama Federico e, assieme a Guido Martinetti, ha fondato l’omonima catena di gelaterie.

Trenta le gelaterie già aperte in Italia e quattro le filiali nel resto del mondo: Malibù, New York, Parigi e Tokio. I gusti più famosi:  il limone Sfusato di Amalfi, la nocciola Tonda Gentile delle Langhe, la pesca di Leonforte, il pistacchio di Bronte, la fragolina di Ribera.

Un cono piccolo costa 2.50 euro.

Il loro gelato – come quello di ogni gelataio – si ottiene incorporando semplicemente aria all’interno di una miscela liquida durante la gelatura e mantecatura della miscela stessa. L’idea fortunata di GROM – oltre all’utilizzo di nomi “sofisticati” e  di materie prime “prelibate”  – è stata la scelta di distribuire nelle diverse gelaterie le  miscele liquide (GROM doc)  confezionate  come fossero latte fresco.

Quando ero piccola avevo sotto casa una latteria che faceva il gelato: limone, fragola, crema, cioccolata e ovviamente pistacchio. Il pistacchio era verde, e il cioccolato era cioccolato. Non esisteva il gelato di cioccolato al latte, né di cioccolato fondente, né tanto meno l’Extranoir o il gusto bacio, né il cioccolato all’arancio … Crema e pistacchio era la mia scelta preferita e normalmente sceglievo la coppetta perché adoravo, come molti bambini, lasciare che il gelato si sciogliesse un po’ per poi mescolare i due gusti. Ne usciva una cremina di un colore forse poco invitante ma dal sapore delizioso. Oh Cielo! Impazzivo per quella zuppetta.

Mio papà diceva sempre che  il gelataio bravo – e quindi il gelato buono – lo si riconosceva da tre cose:

  1. il gelato doveva essere cremoso;
  2. doveva sciogliersi in fretta;
  3. il pistacchio doveva sapere di pistacchio.

Era semplice buon senso o saggezza popolare, ma in effetti, più il gelato è cremoso, ovvero meno si avvertono i grumi di ghiaccio, maggiore è la sua qualità e inoltre, se il gelato non si scioglie in fretta, soprattutto se la temperatura è elevata come in estate,  è molto probabile che contenga grassi vegatali idrogenati (nobbuoni).

Infine, veniamo al gelato di pistacchio che è prodotto con frutta secca macinata e ridotta in pasta. In questo caso la qualità della materia prima è fondamentale. Mentre per  un gelato alla crema la qualità e il sapore del latte e delle uova  non influenzano molto la qualità del prodotto, un gelato al pistacchio realizzato con  pasta di pistacchio di bassa qualità, risulterà probabilmente “pesante” perchè tale scarsa qualità dovrà essere mascherata caricando con zucchero e  grassi (quindi con calorie)  la miscela liquida per il gelato.
Ben vengano quindi le gelaterie GROM, con il loro pistacchio di Bronte, la vaniglia di Mananara, la liquirizia di Rossano Calabro, ed il caffè delle Terre Alte di Huehuetenango cru “San Pedro Necta”, anche se, suvvia a esser sinceri, quella Stracciatella con granella di cioccolato Colombia “Teyuna”  di ben 6 mm (!) … per quanto squisita … davvero a me sembra un gusto un po’ troppo d’elite!