Amaltea, Zeus e l’infanzia

 

L’infanzia

                                    è quel periodo di vita che va dalla nascita di un individuo fino al momento in cui il piccolo non arriva al pieno utilizzo della ragione, quindi intorno ai dieci anni (con tutte le dovute eccezioni!). E’ il periodo di maggiore crescita e sviluppo e si tende ad affermare come sia proprio in questo periodo che si generano la maggior parte delle condizioni che determineranno successivamente la corretta formazione di un individuo sano: sembra che nell’infanzia siano già presenti addirittura i germi di tutte le perversioni dell’età adulta!

Si comprende bene quindi come nel periodo dell’infanzia si debba agire sempre saggiamente affinchè lo sviluppo, soprattutto psichico-mentale del bambino, sia  sano e corretto.

    

Zeus

                          fratello fra gli altri di Era, Ade e Poseidone era il più giovane. Padre degli Dei, sovrano dell’Olimpo, Dio del cielo e del tuono … era figlio del titano Crono e di Rea

Ebbene sì, il padre degli Dei è stato a suo tempo anche lui un bambino.

La sua infanzia, come vi racconterò,  sembra non sia stata delle più felici (così si direbbe oggi) e forse è per questo che poi da grande con estrema   facilità, finiva per sfogarsi scagliando fulmini su noi umani … suvvia ammettiamelo, anche un po’ a casaccio e a suo gradimento.

Si sposò con sua sorella Era (all’epoca sembra non abbia fatto poi così tanto scalpore), ma è rimasto famoso sia per le sue avventure extraconiugali, che per  i tanti figli frutto di queste sue avventure: Apollo, Hermes, Perseo, Elena, Artemide. Meno famosi certamente,  i figli legittimi: conoscevate Ilizia protettrice delle nascite?

Ma non siam qui per discutere se sia meglio nascer sotto il segno della legittimità o meno, ma a parlare di  lei, la nostra Amaltea.

  

Amaltea

                       era una capretta che viveva a Creta sul monte Ida. Un posticino assolato e tranquillo. Viveva in un sano equilibrio in una bella grotta: ottima esposizione ai venti e una deliziosa vista sul mare.

I problemi si sa, ci sono in tutte le famiglie, ma in quella di Zeus i problemi erano davvero seri. Suo padre Crono divorava i propri figli.

Rea, sua moglie era disperata. Lei partoriva e lui se li ingoiava interi, così, di brutto.  Zeus fu allora partorito di nascosto sul Monte Liceo, fu tuffato immediatamente nel fiume Neda e affidato a balia alla nostra capretta Amaltea, il cui latte era famoso per essere il migliore sul mercato (niente conservanti, nè tantomeno additivi chimici). Si narra che  intere generazioni di api abbiano fatto per anni la spola fra i lussuosi prati fioriti a valle  e il monte Ida, dove depositavano il miele direttamente sulle labbra di Zeus, mentre bianche colombe lo ricoprivano di ambrosia.

Il nostro pargoletto crebbe così, certo in solitudine, ma sano e vigoroso assai.

Amaltea fu una brava e gioiosa balia e lo accompagnò fino all’età della ragione, cercando come fanno tutte le mamme, di barcamenarsi come meglio poteva affinché i germi delle perversioni restassero tali e silenti. Ma il giorno della sua dipartita per un mondo migliore, Zeus prese il suo vello e ne fece un mantello che utilizzo poi come corazza per “far fuori” suo padre.

Sì, certo avete letto bene: per “far fuori” suo padre … ma cosa vi aspettavate da un giovane allevato da una capra? Che parlasse forse greco antico?

Per la cronaca e per chiudere il cerchio mitologico, Crono fu costretto dal figlio Zeus a bere del veleno che gli fece rivomitare i figli ingoiati. Dopo di ché fu rinchiuso per l’eternità e Zeus fu finalmente acclamato dai fratelli – rinati – quale Signore indiscusso dei cieli: d’altronde un  minimo di gratitudine ci sembrava dovuta.

Divenuto Re e signore dell’Olimpo, il nostro Zeus, per riconoscenza verso la sua cara balia Amaltea, decise di donare un magico potere alle corna della capretta: il suo possessore avrebbe potuto esaudire ogni desiderio. Di qui la nascita della cornucopia, il corno dell’abbondanza o appunto corno di Amaltea.

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.

 (Maria Montessori, da Educazione per un mondo nuovo)

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21 responses to “Amaltea, Zeus e l’infanzia

  • Luciano Marcelli

    Ecco, mi ha colpito e mi piace quella faccenda dell’ambrosia, che sembra perfino più invitante della manna di un’altra nota mitologia. Sempre che si parli dell’ambrosia quale cibo (oppure bevanda secondo gli autori) degli dei; se, invece, quando dici che “bianche colombe lo ricoprivano di ambrosia”, intendi dire che proprio lo tenevano al calduccio ricoprendolo con delle fronde, allora è in virtù del fatto che l’ambrosia pare indicare una pianta molto fragrante; carino, ma a quest’ora sono più sensibile alle tentazioni alimentari che a quelle del vestiario… e non solo a quest’ora. Come vuole il detto popolare, infatti, che più di una volta ho sentito rammentare con riferimento al mio appetito, è meglio comperarmi un vestito nuovo che invitarmi a pranzo; tanto per restare a cavallo tra i due possibili temi.
    In ogni caso, deve essere proprio una gran cosa il venire nutriti dall’alto, senza che ci si debba impegnare per procurarci cibo.
    Come accade ai lattanti, per l’appunto.

  • solindue

    L’ambrosia di cui parlo è il “nettare degli dei”, che si immagina fosse una sorta di miele, di una consistenza un pochetto unta con cui poteva essere anche lavato, piuttosto che massaggiato, il corpo e che aveva il potere di conferire immortalità: purtroppo, o per fortuna, il miele che è poi arrivato ai giorni nostri ha conservato solo un leggero potere curativo e purificante.
    Sul cospargersi ai giorni nostri il corpo di miele … tocca a voi giocare di fantasia!🙂

  • Franz

    C’è qualche analogia con una realtà a noi abbastanza nota, a riprova dell’eterno valore del mito.
    Anche qui da noi il capo degli dei è allevato (intellettualmente) da una capra (la tv), e circondato da fratelli vomitati non dal Tempo (Kronos) ma dalla Giustizia, un padre che il nostro Zeus ha avvelenato definitivamente…

    Salutone un po’ amareggiato un po’ divertito.

    • solindue

      Carissimo Franz,
      tanto per fare ancora un passo temporale indietro ti illustrerò il detto “Tale padre, tale figlio”.
      Crono era figlio di Urano e Gea. Ora sembra che anche Urano non fosse un padre “modello”. La leggenda infatti narra che giacesse costantemente su sua moglie impedendo ai figli concepiti di uscire dal suo grembo.
      Crono stufo di non poter avere le attenzioni del padre sempre “sul pezzo” non ci pensò su due volte e non appena fu il momento lo evirò di brutto, gettando l’organo in mare e prendendo il suo posto alla guida del mondo.
      Quando si dice la storia si ripete, ma nessuno sembra imparare!
      Saluto certamente divertito, dai!

  • alanford50

    Mi immagino la scena B., con un purpureo matello, aggirarsi pavoneggiante nei corridoi a rimirarsi negli specchi del palazzo, e dopo avere accusato la pugnalata fatale e funesta, nel rigirarsi, vedendo la mano di chi cotanto gesto ebbe l’ardir, eccolo sussurrare le fatidiche ed ultime parole “Tu quoque, Fini, fili mi!”

    Questa è storia, ragazzi, e la storia si ripete sempre…..

    Ciaooo neh!

  • solindue

    Ed è così, che mentre calano le tenebre ed il mio sonno si fa sempre più pesante, Castore e Polluce (Franz e Alan) si riuniscono in combriccola alle tre di notte fra le mie pagine per parlare o sparlare dei propri “parenti”.
    Miei cari Dioscuri (immagino che Alan sia Polluce l’immortale vista la sua età…) vorrei ricordarvi che la storia è stata fatta dall’uomo e voi due non ne siete indenni: partecipando alla spedizione degli Argonauti avete – in un’altra epoca – consegnato a Giasone (in nostro Prodi?) il Vello d’oro e assieme a questo il regno in un piatto d’argento…è chiaro che Zeus poi si sia irritato!
    Vi abbraccio neh!

  • danysweet

    Ambrosia… nettare dell’immortalità… ne vorrei un pò cosi sono eterno… ma credo che dovrò trovare altre vie… mah
    pensandoci bene poi… non è che poi mi stanco si quest’immortalità?

    Buona domenica Sol

    • solindue

      Se c’è una cosa che non mi pesa nella vita è quella di non essere immortale: sai che tragedia continuare a invecchiare, invecchiare, invecchiare … invecchiare … invecchiare …
      Vivere ogni giorno come fosse l’ultimo in serenità e piena di passioni: questo sì che mi piace!
      Buon lunedì Dany!

  • riccardo

    @ Luciano: “birra e salsicce” è una citazione da Totò, giusto? Grande Totò!
    @ Sol’: adesso ci buttiamo anche nel “racket” della graeca myhologia, eh? Brava, approvo ed apprezzo!!!
    Rilevo una piccola contraddizione quando parli di serenità” piena di passioni” ma no problem: io sono una contraddizione dalla testa ai piedi.
    Salutonissimo!

    • solindue

      Confermo la mia serenità e la mia vita piena di passioni. Perchè mai dovrebbe essere una contraddizione? Non ho mica detto che ho una vita calma e noiosa. Tutt’altro, è proprio la serenità con cui affronto le giornate con tutti i loro contrattempi che mi permettono di vivere spassionatamente ogni accadimento.
      Bacissimi.

  • riccardo

    Intendevo dire che la passione o le passioni travagliano il nostro animo.
    Invece la serenità (che non considero sinonimo di “vita calma e noiosa”, tutt’altro!) dovrebbe prescindere dalla passione e dalle passioni o addirittura, farne a meno.
    Perchè chi è sereno sta benissimo così.
    Non a caso, per certi Greci la ataraxia (imperturbabilità o se vogliamo, anche serenità) era l’ideale e la meta del saggio.
    Certo, gli Dèi avevano un sacco di passioni, quindi forse gli stoici chiedevano agli uomini quel che non potevano raggiungere neanche i Celesti…
    Ma non badarmi, Sol’: come ho scritto nel “Gioioso tormento”, sono un “Dostoevskij da strapazzo”!
    Kississimi.

  • riccardo

    Aggiungo che per me le contraddizioni sono un pregio!
    Besos!

    • solindue

      In effetti pensandoci io sono un tipo un po’ imperturbabile e con un sangue freddo che spesso fa impressione … ecco … come Divinità mi vedrei proprio bene: potrei gestire le mie imperturbabili passioni senza paura di contraddizioni!
      Che Gioioso Tornemto leggerti!
      ‘notte Riccardo!

  • riccardo

    Sono contento, Sol’ di leggere questo tuo commento.
    Stavo iniziando a temere d’averti creato un po’ di irritazione, con la mia mania di spaccare il capello in quattro.
    Che dire? La solita mania dei filosofastri…
    Probabilmente proiettavo su di te una mia, attuale mancanza di serenità.
    Allora, a proposito di “proiezioni” forse mi converrebbe andare un po’ al cinema!
    Ottima giornata, Sol’.

    • solindue

      Ancora poche ore d’attesa e potrai scegliere se vedere o meno il “filmone” del momento… Su The Best uscirà una recensione giusta, giusta per il fine settimana!
      Ottima giornata anche a te Riccardo!

  • Fabio

    Piu- che il mito greco mi ha colpito la conclusione di Maria Montessori. Noi riponiamo le speranze per il futuro della societa- nei bambini, nei piu- giovani. Per questo e- necessario che abbiano sempre il giusto apporto e tutti gli insegnamenti necessari. La nostra esperienza deve essere un po- come il vello di Amaltea, una protezione ma anche lo stimolo a non ripetere gli errori di chi li ha preceduti. A presto, Fabio

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