Archivi del giorno: 6 Mag 2010

lo so che lo sai

  

Mi guardi in quel modo così strano da quando sei rientrata. Lo capisco dal rumore dei tuoi passi quando entri in casa, se qualcosa non va. A volte saltelli facendo i gradini due alla volta. Inizi a parlarmi dal fondo delle scale e la tua voce arriva sempre più schietta e squillante via via che ti avvicini salendo. Oggi ho sentito un mugugno incomprensibile. Forse era un “Ciao…” o forse un “Ci sono…”. Hai salito le scale ricurva, sotto il peso di mille problemi. Mille dubbi. Sembra di vedere il tuo cervello lavorare ininterrottamente: se fosse una macchina a vapore si vedrebbero gli sbuffi uscirti dagli orecchi. Come nei cartoni animati o nei fumetti quando il protagonista si arrabbia.

Ti sei seduta sul divano, ostentando una tranquillità che non regge. Sembra tu debba esplodere da un momento all’altro. Hai le gambe accavallate in segno di chiusura e oscilli il piede sinistro dietro impulsi o spasmi di nervosismo. Sospiri continuamente e non riesci a trovare una posizione comoda che ti faccia rilassare. Non sei seduta sul divano ma su di un cuscino di spine.

Continuo a far finta di niente. Sto qui in piedi a raccontarti della giornata. Continuo a ridere, giocherellare con le mani e sorrido. Non ho il coraggio di guardarti tanta è la paura che tu mi possa fulminare con un solo sguardo. C’è una luce accecante davanti a me e continuo a fissarla. Gli occhi mi bruciano e inizio a vedere tanti puntini neri. Strizzo gli occhi e il mio sguardo viene rapito dalla visione di un chiodo nel muro. Un chiodo che regge l’effigie di un Cristo in legno  sulla croce.  Un tenue raggio di luce illumina la testa del chiodo che sembra, sotto la spinta di quella luce, potersi divincolare da quel muro e liberarsi dal peso che lo affligge.

Mi volto. Ti guardo. Ti sorrido. Niente.

Ti prego urla la tua rabbia. Ho capito che lo sai. Non ho avuto il coraggio di dirtelo subito e poi la cosa si è trascinata  fino all’inverosimile. Non volevo. Credimi non avrei mai voluto arrivare a tanto. Ti prego strilla fino a distruggermi. Ascolterò in silenzio. Il capo chino e prenderò tutto  il tuo maledetto sfogo. Solo così forse saprò difendermi. 

Mi siedo anche io sul divano, ma non oso avvicinarmi. Un alone di fuoco ti circonda. Esplodi ti prego. Esplodi adesso.

Così non è leale.