Archivi del mese: Mag 2010

Emergenza connessione

E’ evidente che  nella vita c’è router e router; instradatore e instradatore. Il mio che per semplicità chiameremo James, è un dongiovanni, sempre a caccia, un po’ insofferente ai problemi  ma certamente non noioso. Uno di quei router che non fanno le corse per caricarti le pagine. Anzi spesso la sera si addormenta. A volte si tratta di un sonnelino di pochi minuti, altre volte, più sovente, ha bisogno di essere rinfrescato. Ci sono poi pagine che non ama caricare, forse perchè troppo pesanti o forse perchè  l’età non glielo consente più.  Una volta al giorno, infine, bisogna armarsi di santa pazienza e scollegarlo dalla rete elettrica per poi ricollegarlo, sembra che solo così riesca a recuperare un po’ di energia: a volte, anche per lui, non c’è niente di meglio di una bella sferzata di corrente elettrica!

Parlando in generale, il router è una periferica che si occupa di scegliere quale sia il percorso migliore per i dati scambiati da due computer connessi ad una rete.
Tra il vostro pc e qualunque altro computer in internet, ci sono sicuramente vari router in mezzo, fra i quali James, che voi non vedete, ma che è indispensabile per smistare il  vostro traffico ed il mio. Purtroppo se siete dotati di un router femmina –  immaginiamo che si chiami per semplicità Halle –  i vostri problemi saranno uguali ai miei:  provate ad immaginare l’incontro in rete del mio James con la vostra Halle … capirete bene perchè spesso  entrambi hanno bisogno di una rinfrescatina. 

Invio dati:  James contatta  Halle per una pagina, lei si accende, lo vede e la passione prende il sopravvento. Come nei migliori film di 007  il tutto viene sancito dalla frase: “Oh James …” e la vostra router si è congelata … oramai sentimentalmente coinvolta.

Del resto c’è da comprenderle, nonostante l’età, il mio James resta un router di altri tempi, con quella piccola lucina verde che lampeggiando sembra fare l’occhiolino,  è estremamente romantico,  il che al giorno d’oggi fa di lui un essere straordinario. Certo le sue abitudini di vita lenta e sonnacchiosa non lo rendono, in senso darwiniano, un router desiderabile,  specialmente per una donna che vuole costruirsi un futuro on-line e un blog come di deve, ma per la vostra router Halle, è senza dubbio l’ideale: lento quanto basta, comprensivo e dotato della giusta esperienza.

Purtroppo tutto questo suo flirtare in rete rende il mio lavoro spesso particolarmente snervante, fatto di attese e colpi di scena: bozze non salvate e commenti non inviati ma persi. Ma cosa si può chiedere ad un router dongiovanni? In fondo  la vita è fatta di continui contrattempi e non essendo la perfezione cosa di questo mondo, il mio James viaggia nella perfetta normalità.

Altre sono le emergenze di cui preoccuparsi: le abbiamo affrontate su The Best di maggio. Io credo che abbiamo fatto un gran lavoro e voi?


Amaltea, Zeus e l’infanzia

 

L’infanzia

                                    è quel periodo di vita che va dalla nascita di un individuo fino al momento in cui il piccolo non arriva al pieno utilizzo della ragione, quindi intorno ai dieci anni (con tutte le dovute eccezioni!). E’ il periodo di maggiore crescita e sviluppo e si tende ad affermare come sia proprio in questo periodo che si generano la maggior parte delle condizioni che determineranno successivamente la corretta formazione di un individuo sano: sembra che nell’infanzia siano già presenti addirittura i germi di tutte le perversioni dell’età adulta!

Si comprende bene quindi come nel periodo dell’infanzia si debba agire sempre saggiamente affinchè lo sviluppo, soprattutto psichico-mentale del bambino, sia  sano e corretto.

    

Zeus

                          fratello fra gli altri di Era, Ade e Poseidone era il più giovane. Padre degli Dei, sovrano dell’Olimpo, Dio del cielo e del tuono … era figlio del titano Crono e di Rea

Ebbene sì, il padre degli Dei è stato a suo tempo anche lui un bambino.

La sua infanzia, come vi racconterò,  sembra non sia stata delle più felici (così si direbbe oggi) e forse è per questo che poi da grande con estrema   facilità, finiva per sfogarsi scagliando fulmini su noi umani … suvvia ammettiamelo, anche un po’ a casaccio e a suo gradimento.

Si sposò con sua sorella Era (all’epoca sembra non abbia fatto poi così tanto scalpore), ma è rimasto famoso sia per le sue avventure extraconiugali, che per  i tanti figli frutto di queste sue avventure: Apollo, Hermes, Perseo, Elena, Artemide. Meno famosi certamente,  i figli legittimi: conoscevate Ilizia protettrice delle nascite?

Ma non siam qui per discutere se sia meglio nascer sotto il segno della legittimità o meno, ma a parlare di  lei, la nostra Amaltea.

  

Amaltea

                       era una capretta che viveva a Creta sul monte Ida. Un posticino assolato e tranquillo. Viveva in un sano equilibrio in una bella grotta: ottima esposizione ai venti e una deliziosa vista sul mare.

I problemi si sa, ci sono in tutte le famiglie, ma in quella di Zeus i problemi erano davvero seri. Suo padre Crono divorava i propri figli.

Rea, sua moglie era disperata. Lei partoriva e lui se li ingoiava interi, così, di brutto.  Zeus fu allora partorito di nascosto sul Monte Liceo, fu tuffato immediatamente nel fiume Neda e affidato a balia alla nostra capretta Amaltea, il cui latte era famoso per essere il migliore sul mercato (niente conservanti, nè tantomeno additivi chimici). Si narra che  intere generazioni di api abbiano fatto per anni la spola fra i lussuosi prati fioriti a valle  e il monte Ida, dove depositavano il miele direttamente sulle labbra di Zeus, mentre bianche colombe lo ricoprivano di ambrosia.

Il nostro pargoletto crebbe così, certo in solitudine, ma sano e vigoroso assai.

Amaltea fu una brava e gioiosa balia e lo accompagnò fino all’età della ragione, cercando come fanno tutte le mamme, di barcamenarsi come meglio poteva affinché i germi delle perversioni restassero tali e silenti. Ma il giorno della sua dipartita per un mondo migliore, Zeus prese il suo vello e ne fece un mantello che utilizzo poi come corazza per “far fuori” suo padre.

Sì, certo avete letto bene: per “far fuori” suo padre … ma cosa vi aspettavate da un giovane allevato da una capra? Che parlasse forse greco antico?

Per la cronaca e per chiudere il cerchio mitologico, Crono fu costretto dal figlio Zeus a bere del veleno che gli fece rivomitare i figli ingoiati. Dopo di ché fu rinchiuso per l’eternità e Zeus fu finalmente acclamato dai fratelli – rinati – quale Signore indiscusso dei cieli: d’altronde un  minimo di gratitudine ci sembrava dovuta.

Divenuto Re e signore dell’Olimpo, il nostro Zeus, per riconoscenza verso la sua cara balia Amaltea, decise di donare un magico potere alle corna della capretta: il suo possessore avrebbe potuto esaudire ogni desiderio. Di qui la nascita della cornucopia, il corno dell’abbondanza o appunto corno di Amaltea.

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.

 (Maria Montessori, da Educazione per un mondo nuovo)


Villaggio Barona

                      

Inaugurato nel 2003, il Villaggio Barona nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Attilio e Teresa Cassoni e la Parrocchia dei Santi Nazaro e Celso con il supporto dell’Associazione di volontariato Sviluppo e Promozione e ha portato alla riqualificazione di un’area milanese di oltre 45.000 mq, fino a qualche anno fa occupata da attività industriali e artigianali, e alla trasformazione della stessa in un complesso adibito a  servizi di assistenza (centro di aggregazione per anziani autosufficienti e per disabili, nido per bimbi di famiglie in difficoltà, poliambulatorio psichiatrico dell’ospedale S. Paolo di Milano, assistenza al disagio psichico), residenze (dedicate a famiglie in difficoltà, malati terminali, anziani non autosufficienti), pensionato per studenti, attività commerciali e verde pubblico.

Non so se sia tutt’oro quel che luccica, per onestà ammetto di non averlo mai visitato e di leggere su Wiki: “Nel 2006 un servizio del noto programma televisivo Le Iene aveva provato a dimostrare che il quartiere di Barona non fosse tanto diverso da quello napoletano di Scampia. Nel servizio andato in onda, però, il giornalista Giulio Golia, recatosi in via Mazzolari, ha dovuto constatare come in realtà la zona fosse molto tranquilla; il servizio finiva con le riprese degli interni di uno dei condomini della via, rimarcando solo la qualità scadente del complesso immobiliare e i relativi disagi degli inquilini”.

Immagino quindi, che da allora,  molti ancora siano stati gli sforzi fatti e tante le soddisfazioni ottenute, almeno a leggere dai numerosi eventi organizzati dalle diverse associazioni legate al Villaggio; non ultima questo anno, il 14 aprile,  la quarta edizione  del Seminario di formazione per giornalisti sui temi del disagio e della marginalità, dal titolo: “Giornalisti nonostante. Sottotitolo: Sussulti, idee, scenari per una formazione bella e possibile”.

Il valore sociale di ogni iniziativa svolta al Villaggio Barona si inquadra nella tolleranza e nel rispetto della diversità; nella volontà di creare proprio all’interno del Villaggio tutto quanto possa contribuire a rendere la vita dei residenti il più normale possibile allontanando il rischio di ghetizzazione cui, in una realtà come questa, si può venire facilmente incontro.

In questa cornice socio-culturale, si svolgerà il prossimo  4 – 5 – 6  giugno, per il secondo anno consecutivo, l’iniziativa SCRIVERE SUI MARGINI  Festival delle letterature  e delle società. Obiettivo principale dell’evento è il porre l’attenzione sui margini della nostra società partendo dai racconti, dai luoghi e dai personaggi.

Ho trovato l’evento, la sua realizzazione, nonché la sua collocazione all’interno del Villaggio Barona, estremamente interessante ed ho quindi  intervistato per voi il suo “creatore”: Alessandro Zaccuri … e scusatemi se è  poco!

L’intervista uscirà su The Best Magazine di fine mese, ma se non potete attendere fino ad allora … suvvia ragazzi, vi regalerò il trailer!

The Best Magazine_intervista Zaccuri.


Cattelan o Ryman?

   

(ANSA) – NEW YORK, 13 MAG – Continua la corsa al rialzo del mercato dell’arte contemporanea a NY con una vendita da Sotheby’s 3 da 190 mln di dlr. Un’opera di Maurizio Cattelan, ‘Senza Titolo’, (un uomo di cera vestito di rosso che spunta da un buco nel pavimento) ha piu’ che raddoppiato a 7,92 milioni di dollari il record precedente per l’artista padovano.

Maurizio Cattelan … nel 2000 riuscì a persuadere il suo gallerista, Emmanuel Perrotin, a passare un mese mascherato da gigantesco fallo rosa.

Strana vita quella dei galleristi; strana arte quella degli artisti contemporanei. Forse l’aspetto che definisce meglio l’arte contemporanea è la difficoltà vuoi di definirla criticamente, vuoi di capirla: cosa ci sarà mai di tanto interessante in un  uomo di cera che esce da un buco per pagare 7.920.000 dollari?

E ancor più: quale emozione  potrà mai scaturire  una delle tele bianche di Robert Ryman?

“Oggi non basta più saper dipingere realisticamente una mela, ma occorre saper rendere quel che di invisibile ha dentro” scrive il critico d’arte Francesco Bonami. Colpa o merito della fotografia che  ha sostituito la pittura nella capacità di riprodurre la relatà. L’arte è divenuta una provocazione e dovrà essere  l’estro creativo dell’artista – assieme a  una gran buona dose di marketing – a stupirci, divertirci, stimolarci ed emozionarci.

Un artista di talento non è più di nessun interesse, ciò che oggi interessa è “il fenomeno”: sarà  l’opera, l’installazione o ancor più la performance ad attirare l’attenzione – e consequentemente il portafoglio – del pubblico.

Allo stupore per la  perfezione tecnica di Leonardo si sostituisce, quindi, lo stupore per l’innovazione. Così le tele tagliate di Lucio Fontana diventano una rivoluzione, così forse come lo erano stati  i volti così duri e crudi dipinti nel ‘600 dal Caravaggio. Certo, per l’epoca, una vera provocazione.

In realtà, ci assicurano i critici,  le tele bianche di Ryman, nascondono un messaggio “Il pittore aveva intuito che oggi non spaventano tanto le guerre (messe in scena da Paolo Uccello nel XV secolo) quanto il vuoto e la noia. Se l’arte è espressione della società, questa è la società che abbiamo: vuota. E che cosa poteva meglio rappresentare la noia di una tela bianca? Ryman fa quindi arte: senza dare sfoggio di grandi capacità tecniche ma lanciando messaggi che ci fanno pensare“.

In realtà, vi assicuro io,  visto i passaggi milionari alle aste anche delle tele bianche di Ryman ciò che mi vien da pensare … è perchè non c’ho pensato io!

 


Caffè Gambrinus

Gambrinus è un leggendario re delle Fiandre, considerato come patrono della birra.

L’origine del personaggio viene attribuita principalmente alla figura di Giovanni il senza paura, da alcuni ritenuto inventore della birra con malto e luppolo. (…)Vi sono diverse ipotesi sull’etimologia del nome: potrebbe derivare dal termine latino cambarus (cellerario, addetto alle cantine) o da ganeae birrinus (colui che beve in una taverna), oppure si tratterebbe di una storpiatura del nome Jan Primus, riferito al duca Giovanni I di Brabante. Altre ipotesi farebbero, inoltre, derivare Gambrinus da un errore di trascrizione del nome “Gambrivius” o dal termine celtico camba, che indica la pentola dove viene preparata la birra.

Per via del forte legame con la bionda bevanda alcolica, il nome e la figura di Gambrinus compaiono in molte marche di birra europee e nordamericane. Tra di esse la Gambrinus, prodotta dalla birreria ceca Plzeňský Prazdroj, essendo lo sponsor ufficiale del campionato di calcio ceco, ha fatto sì che per ragioni pubblicitarie il torneo fosse denominato Gambrinus Liga.

fonte Wikipedia 

“Devi andare in via Pellicceria di fronte all’ex Gambrinus …”

“Ma tu ti sei mai chiesta da cosa deriva il nome Gambrinus?”

Io no, cioè sì, cioè no, non mi ero mai chiesta quale fosse l’etimologia del nome Gambrinus. Mi sto incartando.

Avete mai provato ad aiutare un amico con un indicazione  e a sentirvi  “ignoranti”?

 Io sono ben consapevole della mia ignoranza e sono convinta di essere più saggia di tutti coloro che, pur essendo ignoranti, continuano a professare la propria sapienza. Socrate stesso pose il sapere di non sapere come fondamento di qualunque altra conoscenza. 

Certo è che, ad oggi, tante sono le cose che non mi sono mai chiesta: basterà tutta una vita per riuscire a non viver come bruti … e a  seguire “virtute e canoscenza”?


Mamma

Mamma per la tua festa

avevo preparato un fiore di cartapesta,

ma per la strada il fiore è caduto

o forse sull’autobus l’ho perduto.

Che pasticcio mammina mia!

Avevo imparato una bella poesia

La poesia non la so più;

ora che faccio? Dimmelo tu.

Potevo offrirti un bel ritratto

che a scuola avevo fatto,

ma dallo zaino è volato via

insieme ai compiti di geometria.

Per fronteggiare la situazione

ho fatto di te una descrizione:

   

La mia mamma

La mia mamma è alta e ha i capelli castani e di media lunghezza. Dice di essere grassa e per questo va in palestra. Le piace tanto leggere e scambia libri con mia sorella. La mia mamma fa l’imprenditrice ma prima faceva l’artista e le piacciono tanto gli animali. Per questo abbiamo due cani e un gatto. A mia mamma piacciono tanto le feste soprattutto se le organizza lei.  In queste occasioni è felicissima!

Baby G.


lo so che lo sai

  

Mi guardi in quel modo così strano da quando sei rientrata. Lo capisco dal rumore dei tuoi passi quando entri in casa, se qualcosa non va. A volte saltelli facendo i gradini due alla volta. Inizi a parlarmi dal fondo delle scale e la tua voce arriva sempre più schietta e squillante via via che ti avvicini salendo. Oggi ho sentito un mugugno incomprensibile. Forse era un “Ciao…” o forse un “Ci sono…”. Hai salito le scale ricurva, sotto il peso di mille problemi. Mille dubbi. Sembra di vedere il tuo cervello lavorare ininterrottamente: se fosse una macchina a vapore si vedrebbero gli sbuffi uscirti dagli orecchi. Come nei cartoni animati o nei fumetti quando il protagonista si arrabbia.

Ti sei seduta sul divano, ostentando una tranquillità che non regge. Sembra tu debba esplodere da un momento all’altro. Hai le gambe accavallate in segno di chiusura e oscilli il piede sinistro dietro impulsi o spasmi di nervosismo. Sospiri continuamente e non riesci a trovare una posizione comoda che ti faccia rilassare. Non sei seduta sul divano ma su di un cuscino di spine.

Continuo a far finta di niente. Sto qui in piedi a raccontarti della giornata. Continuo a ridere, giocherellare con le mani e sorrido. Non ho il coraggio di guardarti tanta è la paura che tu mi possa fulminare con un solo sguardo. C’è una luce accecante davanti a me e continuo a fissarla. Gli occhi mi bruciano e inizio a vedere tanti puntini neri. Strizzo gli occhi e il mio sguardo viene rapito dalla visione di un chiodo nel muro. Un chiodo che regge l’effigie di un Cristo in legno  sulla croce.  Un tenue raggio di luce illumina la testa del chiodo che sembra, sotto la spinta di quella luce, potersi divincolare da quel muro e liberarsi dal peso che lo affligge.

Mi volto. Ti guardo. Ti sorrido. Niente.

Ti prego urla la tua rabbia. Ho capito che lo sai. Non ho avuto il coraggio di dirtelo subito e poi la cosa si è trascinata  fino all’inverosimile. Non volevo. Credimi non avrei mai voluto arrivare a tanto. Ti prego strilla fino a distruggermi. Ascolterò in silenzio. Il capo chino e prenderò tutto  il tuo maledetto sfogo. Solo così forse saprò difendermi. 

Mi siedo anche io sul divano, ma non oso avvicinarmi. Un alone di fuoco ti circonda. Esplodi ti prego. Esplodi adesso.

Così non è leale.