Archivi del giorno: 19 aprile 2010

Eyjafjallajokull

Finalmente qualche buona notizia!

Forse voi non ci crederete ma da due giorni Sharm el Sheik è diventata una località esotica. Di quelle difficili da raggiungere. Solitarie. Che richiedono passione e sforzi per essere conquistate. Non più scorribande di Italiani che da Malpensa prendono l’aereo la mattina come fosse una metropolitana  e si ritrovano, tutti assieme  il pomeriggio,  in coda per lo snorkeling. Pesci Napoleone, Angelo, Leone, e Cernie libere di vagabondare nei fondali senza dover sorridere forzatamente agli scatti subacquei dei turisti connazionali. I voli da Milano sono stati cancellati.

Il mare resta calmo, di un azzurro invitante. Le onde scorrono tranquille fino a riva, increspandosi solo un po’ più dolcemente laggiù dove la barriera corallina è rialzata. Niente più Banana boat si aggirano rumorose e schiamazzanti nell’acqua, nè ragazzini immersi in  cavalcate su neri pneumatici.  Ferme in porto anche le glass-boat: magnifica idea di barca con lo scafo di plexiglass che permette al turista di vedere i pesci senza bagnarsi neanche i piedi. Cito pedissequamente la pubblicità: “adatta soprattutto per chi non sa nuotare ma ama comunque  fare un’esperienza diretta a contatto con il mondo marino…” Esperienza diretta a contatto… con un vetro graffiato e opaco, più che con il fondo marino!

Cammelli rilassatamente seduti in riva  al mare e non più obbligati alla “cammellata” sulla spiaggia con la turista imbranata che ridacchia urlacchiando – “Aiuuuuto!” – ad ogni passo.

Ma il silenzio si nota la sera. Terminati gli schiamazzi nei pub anche l’Hard Rock Cafè sembra aver messo il silenziatore alle sue urlanti casse stereofoniche. In realtà io non ho mai capito come si possa fare ad andare in Egitto e finire a mangiare un hamburger “unto e bisunto” all’Hard Rock Cafè di Sharm, lo posso concepire a Memphis … ma tant’è!

Così, mentre è sempre più difficile la situazione dei trasporti aerei  e molti passeggeri, non potendo partire in aereo si sono riversati nelle stazioni e alla ricerca di traghetti – comunque insufficienti ad arginare il problema – una parte del modo sta respirando. Eolo e Vulcano hanno finalmente deciso di allearsi, liberando i nostri cieli da mostri alati che perforano bianche candide nuvole … inquinandole. Pensate, miei cari lettori, che il gas di scarico di un aeromobile contiene: anidride carbonica, vapore acqueo, ossido di azoto, monossido di carbonio, idrocarburi come il metano, solfati, fuliggine  e particelle metalliche!! 

Non sapremo quanto durerà. L’ultima eruzione del vulcano Eyjafjallajokull nel lontano 1821 è durata un anno e mezzo. C’è quindi molta speranza per tutti.

Sopratutto per le aragoste, torturate nei ristoranti di Sharm  in piccole vasche di plastica: loro sì che tirano un sospiro di sollievo, anzi se da ieri provate ad appoggiare un orecchio al vetro della vasca sentirete una nenia ridondante che assomiglia però molto a un coro esultante da stadio: Eyjafjallajokull, Eyjafjallajokuull, Eyjafjallajokuuull, Eyjafjallajokuuuull!!!”  C’è da capirle, ogni giorno in più di vento e di fumate vulcaniche, si traduce per loro in  un giorno in più di vita!