Schadenfreude

    

Io faccio davvero difficoltà a vivere senza un dizionario in mano.

Un po’ perché è difficile sapere tutto; un po’ perché c’è sempre da imparare (che forse poi è lo stesso);  un po’ perché devo sempre capire le differenze che ci sono fra un sostantivo e un altro o fra un aggettivo e un altro; un po’ perché ho delle lacune pazzesche; un po’ perché sto invecchiando e ho dei vuoti di memoria (sinonimo dei  buchi di conoscenza di cui sopra) sempre  pazzeschi.

Leggevo un libro a letto ieri sera. Di quelli leggeri senza peso, con la copertina morbida, che si leggono bene senza avere i crampi alle mani per il volume oneroso, quando nel secondo rigo della nona pagina m’imbatto in un “filantropo”.  Lapsus totale. Tanto ero concentrata nella  lettura di quel briciolo di filosofia che l’autore del libro cercava di trasfondermi,  che il vuoto di significato per una parola abbastanza ordinaria nella sua straordinarietà (suvvia, quanti filantropi conoscete?) è stato totalizzante.

Dentro di me sapevo di conoscere il significato della parola e comunque  il senso della frase mi faceva capire che gran bel sant’uomo fosse il tizio, ma il bisogno della spiegazione “ufficiale” davvero mi mancava. In questi casi mi fondo dalla curiosità di sapere se il termine venga usato anche con altre accezioni, se esiste uno specifico contrario  o addirittura se sia mai esistito nella storia  un “filantropo” d’eccezione.

Credetemi: per dubbi simili sono capace di rimanere serate intere collegata in mondovisione a google, wikipedia, generatori di contrari e sinonimi, dizionari, traduttori  e un numero infinito di blog che hanno taggato la mia parola chiave.

Ma ieri sera il dubbio fra lasciare quelle sicure e calde coperte per calpestare un freddo pavimento alla ricerca di una sagace risposta mi  ha fatto desistere. Purtroppo  la concentrazione dei dubbi sul “filantropo” del giorno, mi ha fatto perdere la concentrazione appropriata  per portare a termine la mia lettura. Ho perciò spento la luce senza trovare minimamente il sonno del giusto e ho rischiato di trascorrere  una notte agitata fra benefattori misericordiosi  e spietati aguzzini.

Fortuna ha voluto che da lì a poco telefonasse un angelo al quale ho immediatamente chiesto (dopo i saluti di rito, chiaramente)  il significato di “filantropo”.  La sua risposta è stata assolutamente esaudiente ed i miei problemi d’insonnia scomparsi…

… almeno oggi nessuno di voi leggendo questo articolo potrà  essere accusato di aver provato anche solo un po’ di  shadenfreude!

 

     

p.s. Dice il proverbio :”La Schadenfreude è la forma di gioia più perfetta (perché viene dal cuore)”.

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48 responses to “Schadenfreude

  • morenafanti

    oh, beh.. la schadenfreude mi sfuggiva… conoscevo il filantropo, ma la schadenfreude no. anche oggi ne ho imparata una nuova. grazie

  • melacandela

    Ci sono parole che diamo per assimilate (magari per averle imparate in seconda media), e che abbiamo incontrato decine di volte. Poi, però se qualcuno dovesse chiedercene il significato, non sapremmo bene cosa rispondere. Almeno, uno la shadenfreude se la va a guardare, sperando di non scordarsi tutto entro il prossimo post e che qualcun’altro non giosca troppo per la nostra sfortunata ignoranza… Ciao!

    • solindue

      La Shadenfreude, fino ad oggi, era sfuggita a molti.
      Avrei forse dovuto scrivere il significato di questa bellissima parola “intraducibile” in fondo all’articolo, ma ha ragione Melacandela, vi sareste scordati il significato ben prima del fine settimana. A questo serve la fatica di ricercarla in un dizionario.
      Adesso che sapete, pensate che meraviglia: la prossima volta che scivolerete su una buccia di banana potrete urlare – fra l’iralità generale – S H A D E N F R E U D E!!!

      p.s. Mi raccomando la pronuncia!

  • Luciano Marcelli

    Ciao.
    Bella storia!
    Allora, a questo proposito, cito le parole del sociopsicologo, con l’auspicio che possano portare un contributo utile alla discussione.

    Appare chiaro come la Weltanschauung dei filantropi mal si concilierebbe con la Schadenfreude, la quale, al contrario, affligge talora gli anacoreti (asceti, cenobiti o altri che siano), per i quali essa si può presentare accompagnata, in sovrappiù, da una certa saudade per la vita mondana, sentimento che opera come contraltare al loro anelito di trascendenza.
    In ogni caso, la Schadenfreude risulta da una Gestalt non portata a compimento. Ciò avviene, altro caso tipico, nelle relazioni sentimentali affette da ricorrenti crisi di gelosia, ove la proiezione dell’introietto retroflesso, ciclicamente, si ripropone, come in una perversa sciarada senza termine.
    Tra i possibili rimedi, quello che più caldamente suggerisco è senz’altro la somministrazione di Koan, da un lato, e di meditazioni dinamiche, dall’altro, congiuntamente a pratiche di stampo olistico; tali metodologie di lavoro, però, si addicono a soggetti predisposti, per inclinazione e per disponibilità dei tempi necessari e delle ambiance adeguate.
    Negli altri casi, un percorso di re-modeling psicosociale risulta lo strumento più adeguato,al fine di ricalibrare i processi adattivi e cognitivi, pregressi e correnti, verso un’interazione proattiva e non più passiva con l’altro da sé.
    Altra condizione tipica dalla quale possa generarsi la Schadenfreude è la percezione della mancanza di un nesso escatologico tra le vicende umane, estesa poi all’esistenza in toto; ovvero, l’inaccettabilità dell’immanente e del transeunte come uniche condizioni conoscibili del vivere.
    È infatti l’aspetto gnoseologico quello che maggiormente urta la sensibilità e il raziocinio di chi non sappia rassegnarsi all’inconoscibilità dei noumeni, i quali conservano il proprio ineffabile tratto arcano a qualsiasi stadio, dal particolare all’universale.

    Che ne dici, il tuo bel cagnolone intellettuale assopito sarà d’accordo o starà prosaicamente e gratificantemente sognando un osso da spolpare grande così?
    Mah!
    Un abbraccio.
    Post scriptum: non è che conosci qualcuno fidato per fare un po’ di rolfing e della moxibustione?

    • solindue

      Oh Cielo Luciano! Non dirmi che hai di nuovo quel dolore alla spalla che non ti fa riposare la notte … Mi spiace davvero. Vedrò magari di consigliarti letture più semplici: mai pensato a qualche pagina di Tex Willer prima di dormire?
      Comunque per il Rolfing puoi senza dubbio andare dalla D.ssa Gentilini in zona Stadio, mentre per la moxibustione ti consiglierei di attendere l’estate. Come ben sai l’artemisia vulgaris utilizzata al fine di ottenere una calorificazione della cute e, di riflesso, di strutture sottostanti e interne, viene colta per tradizione il 21 giugno per il solstizio d’estate. Io davvero ti sconsiglio di utilizzare quella raccolta lo scorso anno … hai una pelle così sensibile!

  • barbie

    buongiorno!!!
    Stamattina non ho fatto proprio in tempo per il caffè…
    …posso recuperare col caffè del dopopranzo???

    P.S. per sicurezza cmq mi sono andata a cercare “filantropo”…🙂

  • Darling

    Accipicchia Sol’ che musino stanco hai nella foto…ma ora che vedo hai anche cambiato occhiali!

  • arthur

    Oh perbacco, quanta bella discussione senza di me…

    Torno dopo.

    Buona serata!

  • aurora267

    anch’io spesso devo informarmi sul significato di qualcosa, ma spesso la vince la mia atavica pigrizia, soprattutto se come te mi trovo nelle calde coperte e mi riprometto di farlo l’indomani ma spesso mi dimentico, così dovrei prendere la buona abitudine di portare un dizionario sul comodino o almeno di segnalarmi con una piccola orecchietta la pagina,
    questo gioverebbe al mio lavorio mentale e alla lettura..

    • solindue

      se vuoi ti lascio il numero del mio angelo che sa sempre tutto. Una telefonatina e lui risponde risolvendo i quesiti e consentendoci di restare a poltrire fra calde coperte!

      • kate

        Sii si può fare sul serio??????
        Per quanto mi riguarda, sto rendendomi conto che aiutare il mio ometto a studiare la grammatica e tutti quei metodi assurdi di operazioni che neanche mi sognavo ai miei tempi, mi stanno facendo fare una nuova cultura…certo è una faticaccia rispolverare tutto, ma in compenso basta cliccare sul pc e almeno in quello sembra utilissimo, si trovano spiegazioni soddisfacenti a go go…
        ma, se penso che inizia la vera geografia, la vera storia, i popoli, la vera grammatica….mi serve un aspirina…

        Il tuo angelo può fare qualcosa???????

        Consigli genitoriali scolastici pronto servizio??????
        Baci baci e un abbraccio
        kate🙂

  • Estragone

    A Darling
    Quanta protervia celata in una frase così carina, ricordati che qui sei un ospite; al posto di Sol’ non avrei autorizzato il tuo commento. Se proprio non riesci a controllare la tua gelosia te la devi prendere con quel pavone di Lucio, che non perde occasione per venire qui a fare la sua ruota.

    • solindue

      Oh Cielo Extra! son dovuta andare sul dizionario a cercare la definizione di “protervia”! Lo sai che non voglio parolacce nel mio sito!
      Protervia significa essere arroganti e presuntuosi a tal punto di rischiare di mettersi nei pasticci e mandare molte cose a scatafascio!! Suvvia non esageriamo!
      Darling è una mia amica e fra le mie pagine lascio la libertà di espressione totale, se decente e non offensiva. Il suo, sono certa, era un gioco ironico e vorrei continuasse a essere mia ospite senza riserve.
      Per quanto riguarda “Lucio il pavone” … devo ammettere che impazzisco per lui quando viene a fare la ruota fra le mie pagine! :*)

  • arthur

    Come Morena, non per niente siamo amici, anch’io conosco il significato di filantropo ma non di S H A D E N F R E U D E (parola impronunciabile… )

    E comunque, Wikipedia, google, sono sempre a portata dei miei clic all’occorrenza, ma vogliamo mettere una bella Treccani?

    Evvabè… mai andare a nanna con dubbi atroci, generano altri dubbi e chi li ferma più?

    ‘notte!

    ps: beh, se non altro, abbiamo scoperto che non dormi con i calzini…🙂

  • Estragone

    Carissima padrona di casa,

    sei troppo gentile con Darling, ma capisco il tuo desiderio di minimizzare le polemiche e quindi accetto, di buon grado, l’osservazione semantica sulla parola “protervia”: sono pronto a sostituirla con la parola “perfidia”, ma non intendo addolcire ulteriormente il mio messaggio, e ti invito a diffidare di Darling; temo che la sua gelosia la porterà a non tenere in eccessiva considerazione la vostra amicizia.

  • BabEle

    Ieri mi sono immersa in due dizionari e in Wikipedia! Grazie a te ho un nuovo concetto :p

    • solindue

      Le amiche servono anche a questo!
      P.s. Mi sono comprata il “tuo” libro e finito in un baleno.
      Una delizia, e sono io a ringraziarti: nessuno meglio di me sa essere infelice adesso!😆

      • BabEle

        UHHUAHUAHUAHUAHUUHA!
        Ora sappi che ce n’è un altro di quel genere che si chiama “Di bene in peggio – istruzioni per un successo catastrofico” che è sempre di questo tipo :p Contenta di aver divulgato il verbo di Watzsdghjtyrvik!

  • Antonella

    Ciao Solindue!
    Capita anche a me di tormentarmi sull’esatto significato di qualcosa… poi per pigrizia passo avanti rimandando a domani e poi ancora a domani… perchè? Ogni sera leggo qualcosa e quando mi assale un dubbio mentre rifletto mi addormanto…proprio come questo bellissimo cagnetto!
    Grazie per le parole che hai lasciato da me… Buon fine settimana sperando che sia pieno sole!

  • Estragone

    Oremus, amen.

  • karin

    Schadenfreude.
    Mi sento competente: per pronuncia, per interpretazione.
    Volutamente e coscientemente incompetente alla sfera della sua applicazione.
    Misero sentimento di piacere di riflesso al danno che si arreca costui a noi vicino, di fronte.
    Affligge costui in mancanza di un se stesso. Chi pieno e soddisfatto molto difficilmente potrà sperimentare gioia nella disgrazia altrui.
    Misera categoria di esseri miseri, senza empatia né compassione.
    Brutta parola, brutto significato, brutta dimensione di sentimento di piccolo e limitato umano.
    Ciarla e pettegolezzo compagni di indegna compagnia.
    @ luciano
    Che l’asceta debba esser afflitto di Schadenfreude – no.
    La sostanza, la qualità del tessuto, l’essenza d’un uomo definisce o produce le sue capacità, la profondità delle emozioni. Non il vestito in cui temporaneamente si trova.
    Come dici:
    >tali metodologie di lavoro, però, si addicono a soggetti predisposti, per inclinazione e per disponibilità dei tempi necessari e delle ambiance adeguate.Tra i possibili rimedi, quello che più caldamente suggerisco è senz’altro la somministrazione di Koan, da un lato, e di meditazioni dinamiche, dall’altro, congiuntamente a pratiche di stampo olistico; tali metodologie di lavoro, però, si addicono a soggetti predisposti, per inclinazione e per disponibilità dei tempi necessari e delle ambiance adeguateÈ infatti l’aspetto gnoseologico quello che maggiormente urta la sensibilità e il raziocinio di chi non sappia rassegnarsi all’inconoscibilità dei noumeni, i quali conservano il proprio ineffabile tratto arcano a qualsiasi stadio, dal particolare all’universale<
    Già, accettare l’inafferrabile rimane impossibile a chi rigido di immaginazione e fantasia nella realizzazione dell’esistenza.
    @ solindue: gli angeli – per me son caduti, beata te.

    Leggete, dico, potrebbe salvarvi la vita, anche liberarvi dalla Schadenfreude.

    • solindue

      ^^^^ RATA_TATA_PLAN ^^^

      Dolce Karin,
      intanto dovremo senza ulteriori indugi stappare una bottiglia di champagne. Il nostro incontro nella rete va in qualche modo festeggiato e questa data 19 marzo sarà evidenziata sul mio calendario non più solo come “festa del papà”.
      Credo nella presenza su questa terra di “filantropi, angeli e santi”, così come credo alla presenza di “canaglie, sciacalli e diavoli”.
      O Cielo! Sottolineando l’accezione non religiosa del termine.

      Suvvia Karin: non sono forse un angelo io per te?

  • karin

    Se hai un dono, e non è né una novità né tantomeno te ne ho fatto segreto, e quel di farmi ridere di gusto. Potrei sposarti fossi uomo. Chi mi fa ridere mi seduce.
    Sul “dolce”, come riflettevo ieri: o mi scambi con qualcuna…, o mi ami. Mi stanno bene tutt’e due.
    L’affondo:? Eccolo servito:
    La festa del papà e la più colossale idiozia sulla faccia delle invenzioni sociopsicologiche che possono esser stati inventati.
    Piccola lezione di matriarcato amorevole:
    Primo: E’ la donna che concepisce, esponendosi a trattamenti dei più vari emozionali e fisici.
    Secondo: E’la donna che matura il feto, esponendosi a rischi, isolamento, posizione di debolezza, si carica di responsabilità ad una sana riuscita del futuro nascituro.
    Terzo: E’ la donna che partorisce, esponendosi al rischio di morire. Accettando una lunga serie di modificazioni fisiche e psicologiche del suo corpo come della sua mente.
    Quarto: E’ la donna che allatta.
    Quinto: E’ la donna – grande madre fornito d’empatia previene il dolore, insegna cosa è il mondo, protegge, bacia.
    … lasciami quel tempo che mi serve e ti farò leggere cosa è la grande madre e cosa significa per il maschio la grande madre in termini di felicità.
    Son inclusi i sistemi: danaro, religione, cibo, tempo, silenzio, IO… il padre si è depauperato della propria legittimità accettando che sia la religione prima e poco dopo il Mamon, lasciandoli scappare dai recinti, a imporsi come detentori del tempo. Chi è detentore del tempo è dio.
    La donna menstruata aveva già il suo calendario, il suo tempo… per giunta andava benissimo.
    >Credo nella presenza su questa terra di “filantropi, angeli e santi”, così come credo alla presenza di “canaglie, sciacalli e diavoli”.
    O Cielo! Sottolineando l’accezione non religiosa del termine.<
    Tu mi credi un po’ troppe cose. Questo è sospetto. La mia adesione al pensiero di Dennett, Dawkins, Hitchens e Harris ti è o non è sfuggita? Ed è una burla. Sei investita di lessico clericale: credo, angeli, santi, credo, diavoli, O cielo (questa non so: è clericale o è astrofisica?)
    Firlefanz…! Questa si che è una parola buona.
    Saranno contenti i tuoi, qui, a metter in soqquadro fra pasticcini, brioche e caffe- latte il concetto del credere.
    Butto L‘amo: Cosa son le intenzioni?
    Devo andare in palestra.

  • LaVale

    questa è una particolarità di poche persone che mi piace molto, non vergognarsi di non conoscere una cosa/parola e chiedere!

  • Luciano Marcelli

    A Karin.
    Non so dire se ti sia sfuggito o tu abbia colto il fatto che non sono affatto io il sociopsicologo (qualifica che persino dubito che esista, ufficialmente) che ho citato nel commento al quale ti riferisci nel primo dei tuoi interventi, dal momento che la mia è una citazione inventata di parole mai pronunciate né scritte da un esperto inesistente appartenente a una categoria che forse (non so) non è neppure codificata. Di sicuro, non sono io quell’esperto.
    Né so dire se a tua volta anche tu abbia voluto giocare, dissimulando il tuo divertimento dietro al velo più serioso, oppure se, al contrario, la tua sia una risposta seria per davvero.
    Per non lasciare adito a fraintendimenti, ti invio alcune note di replica: puoi immaginarmi serio, in questo momento, giacché lo sono, ma con un bel sorriso stampato in volto.
    Vediamo.
    Mi sono divertito un monte a scrivere tutte quelle corbellerie, sebbene più o meno verosimili, ancorché diversamente condivisibili o avversabili, e attinte quasi tutte da cose che conosco e delle quali ho avuto esperienza, più o meno superficiale o profonda, secondo i casi, nel corso degli anni; cose che, come ogni altra cosa, si offrono a tutta la serietà o tutta la facezie che da loro si vuole ricavare: serietà e facezie che stanno in chi ne parla, ne fa uso, ne diffonde la pratica o ci scherza sopra; serietà e facezie che non stanno nelle cose in sé. Serietà e facezie che, a me personalmente, stanno bene entrambe, specialmente quando vanno a braccetto l’una dell’altra.
    Insomma, mi sono fatto un paio di risate da solo, mentre le scrivevo. Se poi ho fatto ridere qualcun altro sono contento; in caso contrario, non è affar mio.
     
    Vengo ai punti sui quali hai richiamato la mia attenzione, nonché ad alcuni interessanti spunti che offre il tuo secondo commento. Non vengo in antagonismo a quello che scrivi. Vengo ad aggiungere, non a togliere o a fronteggiare.
     
    Gli asceti possono o meno essere afflitti da Schadenfreude? Non ne ho la più pallida idea.
     
    Dici: “La sostanza, la qualità del tessuto, l’essenza d’un uomo definisce o produce le sue capacità, la profondità delle emozioni. Non il vestito in cui temporaneamente si trova.”
    Certamente: l’abito non fa il monaco. È un detto molto antico. Non per questo è necessariamente vero. Ci può stare o anche no. In fondo chi ci autorizza a pensare che tra contenitore e contenuto non vi sia alcuna relazione? La forma non è essa stessa sostanza? Se ci ammantiamo di una Gestalt, non ne prendiamo i colori e, a nostra volta, non la modelliamo su di noi? Non trovi che vi sia un’interazione reciproca tra fuori e dentro? Esistono davvero fuori e dentro? Eccetera.
    Ho già speso sulla questione un certo numero di sinapsi, negli anni, e ho deciso che non mi importa di arrivare a una conclusione certa su questa faccenda. Se vedessi uno dall’aria minacciosa che si dirige verso di me, credo che prenderei molto sul serio la forma: meglio avere paura che buscarne, si dice da queste parti. Se vedo un monaco, do per scontato che sia uno che ha aderito a una qualche religione e che a me farebbe un gran danno imitarlo. Se vuole convincermi del contrario, è libero di provarci, ma dovrà anche sorbirsi il mio punto di vista.
     
    Dici: “Già, accettare l’inafferrabile rimane impossibile a chi rigido di immaginazione e fantasia nella realizzazione dell’esistenza.”
    Perché accettare l’inafferrabile? Per quanto mi riguarda, io faccio così, nei momenti in cui riesco a dare il meglio di me: mi arrendo alla vita (forse è un modo diverso di dire la stessa cosa che dici tu), senza combatterla: è quanto di meglio so fare. In tutti gli altri casi (il che è quasi sempre), sopravvivo: è quanto di meglio so fare.
     
    Dici: “Leggete, dico, potrebbe salvarvi la vita, anche liberarvi dalla Schadenfreude.<
    Sono d’accordo in pieno. Aggiungo: anche una risata potrebbe salvarmi la vita. Anzi, sono convinto che quando rido la mia vita sia migliore, che il ridere possa prolungarla e che il pianeta non abbia che da guadagnarne: sai di quella faccenda del battito di ali di una farfalla a non so dove, metti New York, che provoca una tempesta a chissà quale distanza, metti Tokio?
    Ora, che pretese! La mia risata non è minimamente paragonabile all’immane potenza di un battito d’ali di una farfalla. Nel mio piccolo, tuttavia, so che se sorrido, comincio a stare meglio io. Da là a rendersi utili il passo è meno lungo di quando ho il muso lungo. Faccio bene a me stesso, che è la cosa più importante di tutte, e quindi c’è qualche probabilità che io possa risultare di un qualche ausilio agli altri. D’altronde, che se ne fa il mondo di uno mogio mogio?
     
    Dici: “La festa del papà e la più colossale idiozia sulla faccia delle invenzioni sociopsicologiche che possono esser stati inventati.<
    Genitore non sono voluto diventare, anche per una posizione ideologica, dietro la quale non voglio nascondere gli altri motivi.
    Gli altri motivi sono, soprattutto, una discreta dose di codardia, di pigrizia, di egoismo. Un tempo pensavo che avrei avuto 5 o 6 figli. Ancora li rimpiango, ma temo di non averli mai desiderati con tutto me stesso.
    L’ideologia, invece, è la seguente (ora divento serissimo, più di quanto lo sia stato nelle righe qua sopra, che sono già parecchio serie; quindi vedrò se più in giù riesco a ravvedermi e a rimediare con una risata): l’essere umano è una iattura per il pianeta Terra e per lo spazio cosmico nei suoi pressi. Se la razza umana scomparisse, la Terra sarebbe salva. Mettere al mondo altri miliardi di bipedi pensanti è una responsabilità della quale dovremmo renderci bene conto, altrimenti arriveremo presto a vergognarcene, se già non ci siamo arrivati.
    Le nostre pretese, il nostro modo di vivere, la potenza che possediamo stanno rendendo sempre più difficile la vita a tutte le specie animali e vegetali. So che non dico nulla di nuovo, ma è un anello della mia argomentazione. Che poi continua, ma non starebbe bene parlare spudoratamente di cose tanto abbiette, che ci sono anche i bimbi in ascolto.
     
    Quanto alla tua lezione di matriarcato: che il maschio sia una femmina malriuscita, incapace di procreare mi pare assodato da tempo. Ma senza fuchi niente regno delle api. Quindi, mi verrebbe da dire, ci teniamo quello che abbiamo.
    Però no, perché al genere umano, per lo meno per i pochi millenni di cui siamo testimoni, sembra proprio non potersi applicare alcuna sorta di “A ognuno il suo”. Perché quello dotato di maggiore potenza (richiamando senz’altro i tuoi sistemi “religione, denaro, cibo, tempo, io<, senza dimenticare la guerra) crede che quella potenza gli serva per spadroneggiare, soggiogare, sovrastare, condizionare, imporsi, soffocare, reprimere, abbattere, anziché per servire.
    Il maschio sulla femmina, il nordovest del globo sul resto del pianeta, il potente sul debole, il superbo sull’umile e via di questo passo. Servire? Ma scherziamo? Essere serviti, per questo siamo nati.
    Ecco fatta la frittata.
    Il modello maschile impera da millenni quasi ovunque. Guardiamoci intorno: lo schifo che vediamo, quello è il risultato; questo è il capolavoro che se ne può ottenere.
    Tra socialismo reale e capitalismo: ehi, c’è nessuno che abbia un’idea nuova? Io ci penso, ogni tanto, ma non ne trovo. Non so se mi mancano i neuroni giusti oppure non mi applico abbastanza oppure non ho la formazione necessaria o magari tutte queste cose insieme.
    Però sento che qualcuno scrive e parla di decrescita, altri di downshifting e chissà quanti pensieri alternativi che non conosco affatto. Dico: rivediamo la nostra vita al ribasso. Potrebbe nascere forse da qua una speranza flebile? Può darsi. Non lo griderei, ma ci si può provare. Altrimenti siamo condannati, che ce ne rendiamo conto o meno. La natura, quando una razza è sovrapopolosa, trova sempre il modo di farla fuori. Noi siamo troppo forti, forse, e quindi la natura non ce la farò. Pertanto ci penseremo da soli ad annientarci e anche il principio di conservazione dell’energia sarà salvo. A proposito, è ancora valido, per la fisica moderna? Boh.
     
    Bene: in palestra ci sono stato anche questa mattina, qualche dolce me lo voglio permettere, ma senza zucchero per non far schizzare troppo in alto il mio tasso glicemico già abbastanza alterato, mentre il concetto del credere, nel senso cristiano del termine, sento che non mi appartiene e lascio che ne parli chi ha più titolo di me.
     
    Le intenzioni, dici?
    Di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno. Siccome non credo che l’inferno esista, le intenzioni continueranno a sembrarmi un buon punto di partenza, che siano seguite dai fatti o meno.
    Se io mi vietassi di formulare propositi, di escogitare intenzioni, di sognare mete, allora sarebbe come se levassi la chiave dal cruscotto mentre sto guidando e sono in movimento. Un bel pasticcio!
     
    Ecco: volevo farmi una risata, prima della fine, ma non ho trovato la maniera. Allora mi ripropongo di farmene qualcuna con un mio prossimo racconto o un articolo o un commento.
    Già: volevo anche visitare il tuo blog, ma l’URL associato al tuo gravatar non porta da nessuna parte.
     
    Che ci posso fare? Le intenzioni non hanno mica colpa.
     
    Ciao.

  • solindue

    To Karin:
    ecco fatta la frittata! Sono tornata qui per risponderti … ma vedo che hai fatto la conoscenza di Luciano, il mio/nostro scrittore ermetico! …quando uno se la cerca …
    Come vedi le mie pagine sono un piccolo caffè lett_erario dove c’è tanto caffè e qualche tem_erario.
    Non metterei per questa sera altra carne al fuoco, solo una cosa da te non mi sarei aspettata: quel “potrei sposarti fossi un uomo”…non dirmi che una mente così aperta e moderna come la tua si chiude a riccio davanti ad un possibile matrimonio gay!
    Oh Cielo … astrofisicamente parlando!
    Ti auguro una gentile notte, dolce Karin

    P.s. potrei forse scambiarti per qualcun’altra fra la nebbia di un bagno turco … ma no … io t’amo (nell’accezione più tenera del termine)

  • Luciano Marcelli

    “Ermetico”? Hm, mi sa che dovrò consultare il dizionario oppure Wikipedia… Salvo che un angelo benigno venga a illuminarmi.

  • alanford50

    “Schadenfreude” perdona la mia totale ignoranza, ma non conoscendo la lingua mi sono limitato a tradurlo dal punto di vista puramente onomatopeico e l’ho scambiato per un starnuto in bergamasco, ahahah..

    Ho letto che hai difficoltà a vivere senza un dizionario in mano, devo ammettere che è una sensazione che nel mio piccolo mi trovo anche io a dover sopperire, ossia il bisogno di riempire quei miliardi di buchi che mi sono volutamente ed inconsciamente lasciato dietro nella mia millenaria esistenza, per fortuna però ho intrappreso la carriera meccanografica prima e inofrmatica poi, così ho ad un certo punto potuto sfruttare Wikipedia che è un po’ il Bignami di quesi ultimi decenni.

    Ora lego i due indici dattilografi del mio neurone logorroico, altrimenti ci fa due cose così…

    Ciaooo neh!

    • solindue

      Caro Alan in effetti uno starnuto bergamasco rende bene l’idea della pronuncia!!
      Ti chiederei un favore tu che l’età ti ha fatto così saggio … se capiti dalle parti di Luciano non è che potresti spiegargli come si fa a legare gli indici dattilografi dei neuroni logorroici😆

      • alanford50

        Hai ragione, questa volta Luciano in quanto a dare libero sfogo al neurone logorroico mi ha battuto alla grande, chapeaux, ovviamente non mi permetto di entrare invece nel merito del contenuto del suo dire…..

        Purtroppo per quanto riguarda il riuscire a legare gli indici dei neuroni logorroici è legato ad un fattore di età, è una questione di quantità di lustri passati nella più totale sopportazione del suddetto neurone, quindi per ora credo che onestamente ci sia ben poco da fare, se non, una sana reciproca battaglia alla pari, neurone logorroico contro neurone logorroico, quindi datti da fare, tira fuori le unghie e che vinca il migliore…ahahah.

        Ciaooo neh!

        • solindue

          Oh Cielo Alan! Hai visto quanto ha scritto Luciano sul mio nuovo articolo “Sincope”? Tu sei l’anziano del gruppo e tocca a te parlargli! E’ un tuo dovere e non puoi sottrarti!

          • alanford50

            Ho visto, ho visto, non lo avessi visto ma l’ho visto, purtroppo non posso aiutarti, sai che io amo raffigurarmi seduto in riva al mio sacro fiume ad osservare il lento scorrere delle acque e della vita, in questo periodo Luciano è incontenibile, un vero e proprio fiume in piena, le sue acque sono tumultuose ed io povero millenario che si porta sulle povere e deboli spalle tutti i pesi e le miserie del mondo, oltretutto trovandomi momentaneamente con il neurone logorroico con i due indici legati posso fare veramente poco, Luciano è un fiume impetuoso ed incontenibile ed io e le mie stanche membra siamo abituati a fiumi con le acque che scorrono molto più lente, mi dispiace non poterti aiutare, comunque ci tengo a farti sapere che hai tutto il mio appoggio morale, ahahah….

            ciaooo neh!

        • alanford50

          Oltretutto è ampiamente risaputo che a noi poveri anzianotti non ci ascolta ne ci da retta proprio nessuno…sigh, sigh…

          Ari-ciaooo neh!

  • pani

    ‘cramen! (che era un’espressione di mio nonno, mezzo lessico clericale ma anche da osteria), da una parola come filantropo è venuta fuori questa discussione? Altro che palestra per il fisico, qui si mettono a dura prova i neuroni e gli occhi.
    Comunque io, quando ho qualche dubbio consulto saint google o i dizionari on line. Ma poi mi diverto un sacco a leggere il vecchio dizionario di mia nonna, di due secoli fa.

    • solindue

      Buonasera Pani,
      che posso dire, so che conosci bene Karin (sei uno dei suoi più assidui commentatori!) e dove arriva lei la discussione è d’obbligo!
      Comunque più che il filantropo credo abbia interessato il fascino straniero di Shadenfreude…
      Benvenuto nella mia palestra per la mente!😉

  • Luce

    Carissima Sol e carissimi tutti,

    sono tornata, non in perfetta forma, ma qualche giorno a casa mi rimetterà in forma.

    La nostra vita è costellata di segni anche se noi spesso lungo il cammino non li percepiamo come tali.

    E ora appena uscita dall’ospedale mi imbatto in una parola che ho incontrato anni fa durante la preparazione di una tesima, quando vivevo oltre confine. E’ una delle tante parole che se tradotte in altra lingua perde parte del suo ampio significato e diventa vuota, arida, insignificante. Sono tante le parole di lingua tedesca che non si possono tradurre perchè sarebbero necessarie frasi su frasi, con la certezza che tante sfumature andrebbero perse.

    Un’informazione acquisita per me è un granello di ignoranza in meno e questo mi riempie di gioia.

    Quando ero alle superiori ricordo di aver iniziato a leggere il dizionario. Poi, la mia tattica è evoluta. Sono passata al monolingue tedesco, una pagina scelta a caso al giorno. Un giochino per gente fuori di testa? non penso, anche se fuori di testa la ero e la sono ancora, ma non per questo.

    Io lavoro con la pagina on line del dizionario nelle tre lingue che utilizzo costantemente aperto, con tanto di libri dei verbi sulla scrivania, e quando qualcuno mi dice: ma pensavo tu le parlassi perfettamente, ma vedo che non è così sorrido. Le lingue evolvono, crescono, vanno avanti e poi perchè usare sempre le parole che già conosciamo, esistono degli spendidi sinonimi di cui spesso ignoriamo l’esistenza.

    Che articolo ricco di spunti di riflessioni amica cara.

    Luce in riflessione

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