Archivi del mese: marzo 2010

La mia vela e …

La mia vela e …                                  The Best Magazine #2

Ebbene sì, anche questo mese siamo ready on_line! Sul nuovo numero di The Best Magazine troverete tutto questo e mille altro di più!  Buona lettura…

 

La mia vela e …

solindue's property

«Senza voler togliere nulla agli altri mezzi di propulsione, la vela infatti per me rappresenta molto più di un semplice motore. Non è facile esprimerlo, ci provo: la vela è intima simbiosi con la natura, talvolta è cosciente e rispettosa sfida alle sue forze, dalle potenzialità smisuratamente maggiori delle nostre, è ricerca della perfezione, è grande senso di libertà, è purezza assoluta e chissà quant’altro ancora. Le sensazioni che suscita, diceva Beppe Croce, sono paragonabili a quelle dell’appassionato di arte quando ammira i dipinti più belli o ascolta la musica preferita o legge la più elevata poesia». Giancarlo Basile (Parola di skipper, Roma, 2007, Editrice Incontri Nautici)

 

All’inizio del mese di marzo, in previsione di sogni marini facilitati dall’arrivo del primo sole primaverile, mi ero ripromessa di scrivere per voi le mie impressioni sull’andar per mare a vela.

Ho passato ben tre settimane a riflettere, con una sorta di blocco dello scrittore … eppure mi ripetevo, so bene cosa provo quando sono lì, fra le onde io e la vela.

E conosco bene la sensazione di libertà che offre quella brezza che scompiglia i capelli; e il significato dei raggi di luce che squarciano le nubi. Continua a leggere

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Il calore dei sogni

 

Due grandi scatole di cartone contenenti cinquanta pacchi. Ogni pacco contiene due libri. Eccoli lì, sul bancone delle poste, in attesa di essere spediti.

Ho fatto un gioco.

Ne faccio tanti, direte voi.

Bene, visto che insistete vi racconto.

Sono un’accanita lettrice, divoratrice di tutto dal romanzo ottocento, al saggio filosofico, al libro di viaggi … fino all’ultima pubblicazione di Fabio Volo, che non ho però ancora acquistato.

Come qualcuno di voi sa, mi sono iscritta da poco ad aNobii, una rete sociale su internet dedicata ai libri. Mi sono iscritta, ho messo in linea alcuni dei volumi da me letti e mi diverto a condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri … e interagisco con altri lettori, direttamente o attraverso gruppi.

Ho conosciuto, lì fra quelle pagine, una casa Editrice INTERMEZZI che ha “bandito una selezione” … in altre parole era alla ricerca di 50 lettori <forti> sparsi in tutta Italia. Ho mandato un mail di presentazione gradevole, simpatica, lungimirante ed evidentemente convincente; sono risultata una “vincitrice” della selezione. Adesso riceverò gratuitamente uno di quei pacchetti che vedete lì incartati sul bancone delle poste, contenente due libri scelti immagino a caso dall’Editore per me. Leggerò quelle pagine e poi vi illustrerò con recensioni varie.

Tutto qui il gioco? … eh mica così semplice.

Quel pacchetto contiene due libri. In questo istante non conosco né i titoli, né tanto meno gli autori. Però sento che dentro quel pacchetto ci sono i sogni di due persone. Due scrittori; e io mi sento in parte coinvolta nell’avveramento o meno dei loro desideri. Immagino le loro notti trascorse davanti ad un computer a scrivere e limare quella storia; nonché l’ansia di vedere le proprie parole pubblicate; la scelta della copertina, del titolo; le dediche fatte e quelle dimenticate… e adesso mi domando:  “Cosa si aspettano questi due scrittori da me e dagli altri 49 lettori <forti>”?

Sarò all’altezza della recensione che si aspettano? E se un libro non dovesse piacermi, saprò essere serena e leale o mi troverò a fingere pensando … al calore dei loro sogni?


Pensieri estremi

  

Non esistono eventi ma pensieri e le difficili svolte del cuore,

nel suo lento imparare ad amare e chi amare.

 Il resto non sono che storie e pettegolezzi per altri momenti.

Annie Dillard, Holy the firm

 

Dedicata alle nostre lunghe chiaccherate telefoniche notturne

sincope

  

Sincope: la sincope in medicina è una forma di patologia caratterizzata da una improvvisa perdita di coscienza.
Sincope: la sincope in musica,  dal punto di vista ritmico, è un particolare effetto ottenuto dal prolungamento del suono, dal tempo debole della battuta al tempo forte della stessa battuta o di quella successiva.

Sincope: la sua etimologia (dal greco syn koptein ‘spezzare, tagliare insieme’) comunica quell’idea di improvvisa rottura che  in generale la difficile parola lascia trasparire. 

Sincope: la sincope in linguistica esprime la caduta, il perdersi di un suono all’interno di una parola. In  termini drastici sincope è un abbreviazione mediante la quale viene eliminata la parte centrale di una parola: dr [doctor], jr [junior], sr [senior], cfr [dall’imperativo latino confer, confronta].

E dunque veniamo a noi: la sincope linguistica non vuole il punto.

Purtroppo molti di coloro che scrivono sottovalutano l’importanza della punteggiatura (magari io per prima), che invece ritengo debba servire a dare il tempo della lettura e della narrazione. Capita spesso di imbattersi in stonature di ritmo nelle frasi. Forse dovremmo provare a scrivere tenendo in sottofondo un metronomo che ci potrebbe, con le sue oscillazioni, a battere il tempo  e a farci tenere il ritmo giusto fra virgole e punti.

Immagino che ognuno di noi abbia il proprio movimento sinuoso e ondulatorio dell’andamento del paragrafo nella propria testa. Ma quanti di noi usano il punto e virgola? Siamo normalmente abituati, forse per semplicità a fare: frase-punto, frase-punto; oppure frase-virgola, frase-virgola. Provate a scrivere seguendo una regola diversa: frase-virgola, frase-punto e virgola, frase-punto. Vi faccio un esempio:

Questo articolo è diviso, per ragioni di comodità, in paragrafi; ogni paragrafo è più insignificante dell’altro.

Non è meraviglioso? Leggere un articolo con una delicata e musicale cadenza aiuta ad arrivare in fondo al testo senza ansia né affanno; mantenendo il nostro cuore rilassato, con il giusto battito; allontanando  l’odiosa possibilità di accelerazioni brusche e violente che potrebbero comportare cardiopatie importanti con rischio effettivo … di una sincope … che vi obbligherebbe a chiamare il dr di turno!

Se avete dubbi sull’uso della punteggiatura: Accademia della Crusca.


Schadenfreude

    

Io faccio davvero difficoltà a vivere senza un dizionario in mano.

Un po’ perché è difficile sapere tutto; un po’ perché c’è sempre da imparare (che forse poi è lo stesso);  un po’ perché devo sempre capire le differenze che ci sono fra un sostantivo e un altro o fra un aggettivo e un altro; un po’ perché ho delle lacune pazzesche; un po’ perché sto invecchiando e ho dei vuoti di memoria (sinonimo dei  buchi di conoscenza di cui sopra) sempre  pazzeschi.

Leggevo un libro a letto ieri sera. Di quelli leggeri senza peso, con la copertina morbida, che si leggono bene senza avere i crampi alle mani per il volume oneroso, quando nel secondo rigo della nona pagina m’imbatto in un “filantropo”.  Lapsus totale. Tanto ero concentrata nella  lettura di quel briciolo di filosofia che l’autore del libro cercava di trasfondermi,  che il vuoto di significato per una parola abbastanza ordinaria nella sua straordinarietà (suvvia, quanti filantropi conoscete?) è stato totalizzante.

Dentro di me sapevo di conoscere il significato della parola e comunque  il senso della frase mi faceva capire che gran bel sant’uomo fosse il tizio, ma il bisogno della spiegazione “ufficiale” davvero mi mancava. In questi casi mi fondo dalla curiosità di sapere se il termine venga usato anche con altre accezioni, se esiste uno specifico contrario  o addirittura se sia mai esistito nella storia  un “filantropo” d’eccezione.

Credetemi: per dubbi simili sono capace di rimanere serate intere collegata in mondovisione a google, wikipedia, generatori di contrari e sinonimi, dizionari, traduttori  e un numero infinito di blog che hanno taggato la mia parola chiave.

Ma ieri sera il dubbio fra lasciare quelle sicure e calde coperte per calpestare un freddo pavimento alla ricerca di una sagace risposta mi  ha fatto desistere. Purtroppo  la concentrazione dei dubbi sul “filantropo” del giorno, mi ha fatto perdere la concentrazione appropriata  per portare a termine la mia lettura. Ho perciò spento la luce senza trovare minimamente il sonno del giusto e ho rischiato di trascorrere  una notte agitata fra benefattori misericordiosi  e spietati aguzzini.

Fortuna ha voluto che da lì a poco telefonasse un angelo al quale ho immediatamente chiesto (dopo i saluti di rito, chiaramente)  il significato di “filantropo”.  La sua risposta è stata assolutamente esaudiente ed i miei problemi d’insonnia scomparsi…

… almeno oggi nessuno di voi leggendo questo articolo potrà  essere accusato di aver provato anche solo un po’ di  shadenfreude!

 

     

p.s. Dice il proverbio :”La Schadenfreude è la forma di gioia più perfetta (perché viene dal cuore)”.


Piccoli crescono


Virtuale

 

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Sono andata questa mattina a visitare il sito di una mia “amica” e l’ho trovato bloccato. Chiuso. Geschlossen!

“Oh Cielo!” mi sono detta, “eccomi arrivata al virtuale”.  La mia “amica” è sparita nel nulla. Non ho nessuna possibilità di rintracciarla, di sapere se sta ancora bene, cosa le sia successo, se magari le manco.

Sì, perché spesso la mattina andavo a darle il buongiorno e lei veniva da me a salutarmi. Come dire: virtualmente prendevamo il caffè assieme. Ci facevamo gli auguri per il fine settimana. Le mi mandava tanti abbraccioni, ed io spesso la salutavo con un baciotto. Leggevo con piacere i suoi post e mi piaceva commentarli, discuterli e fermarmi a riflettere su ciò che esprimeva. Erano sentimenti spesso importanti. Pensieri che definirei profondi. Non ho mai capito se fosse bionda, mora, o quanto fosse alta, ma sapevo bene come la pensava sull’amore. Perché lei diceva di essersi nuovamente innamorata, di essere felice dell’uomo che aveva incontrato. Raccontava dei suoi pranzi a lume di candela, raccontava dei suoi figli a scuola, e dei problemi che le dava la sua maggiore, con quel ragazzo sempre fra i piedi che a suo avviso le impediva di studiare. Ci eravamo scambiati consigli e insieme avevamo riso pensando a quando noi avevamo sedici anni.  Ho sempre immaginato fosse un normale rapporto di amicizia il nostro.

Lei era sempre una delle prime a leggere i miei articoli. Commentava divertita e diceva che leggermi le dava serenità,  gioia. Per il compleanno di Baby G. aveva scritto un commento di auguri dolcissimo … quasi lo conoscesse, come se fosse stata lì a cantare, mentre lui stava spengendo le candeline sulla torta di crema e cioccolata.

Quindi,  “Amici” blogger, immagino che questo sia il virtuale. La nostra realtà simulata. Acciderbolina devo ammettere che si è raggiunto un livello di realismo così elevato da rendere indistinguibile l’ambiente simulato da quello reale! Perché io ci credo al caffè preso assieme a voi  la mattina. I vostri auguri affinchè il mio fine settimana sia piacevole me li sento dentro che affluiscono attraverso le mie tempie ed arrivavano dritte al cuore.

Certo riflettendo etimologicamente della parola “virtuale” proviene dal latino virtus, un chiaro  riferimento alla virtù. Immagino sia la virtù di fingere con gli altri … questa davvero io dai nostri antenati romani  non l’ho proprio ereditata. Che peccato!