Archivi del mese: gennaio 2010

The Best number zero

Anche questa mattina sono uscita di casa verso le otto e mezza. Bavero alzato, cappello e guanti.

Anche questa mattina la mia Ypsilon ha fatto i capricci per partire. Sembra anche lei stanca del freddo di questo inverno. Tossisce e borbotta sempre un po’ prima di mettersi in moto. Uno di questi giorni mi lascerà a piedi, me lo sento.

Anche questa mattina ho acceso la musica e sono partita per la stessa strada. Un cancello, poi l’altro. Un primo stop, poi il secondo. Infine via, dritta giù per la collina. Stesse curve e stesse macchine di sempre. Ci incontriamo agli stessi incroci, immagino.

Ad un tratto un clacson mi scuote. Sono in pieno traffico cittadino. Il semaforo in fronte a me è verde. Ingrano la prima grattando e parto. La mia mente torna al presente, alle macchine che mi sfrecciano accanto, ai suoni della città. Il prossimo incrocio è il mio; volto verso il la zona a traffico limitato. Il traffico diminuisce ed io mi domando come ho fatto ad arrivare lì, a quel semaforo senza neanche accorgermene.

Lo stesso è accaduto nell’ultimi mesi, qui in rete. Un articolo, qualche commento e neanche io mi capacito come ho fatto ad arrivare alla pubblicazione di un mensile … ma si tratta della realtà.

The Best number zero  è qui.

Non avendo risposta al mio interrogativo non posso far altro a questo punto che ringraziare principalmente tutti voi lettori che mi avete incitato a proseguire con i vostri continui commenti positivi.

Voglio ringraziare i miei collaboratori Blogger che hanno scritto per questo primo numero del Magazine, e scritto in tutta fretta. Coraggio il prossimo mese sarà più facile avremo tutto il tempo.

Ringrazio infine il mio Art Director, che ha lavorato a fianco a me in continuo negli ultimi giorni, per rendere la rivista graficamente accattivante, e allo stesso tempo seria e spero elegante.

Oh Cielo!!  Sono convinta che vi piacerà!

p.s. Grazie davvero amici, questa notte non si lavora, prometto: vi lascio dormire!


The origin of “The Best”

 

È cosa molto interessante il contemplare questo Web ridente, coperto di molti Blog d’ogni sorta, cogli uccelli dei vostri sogni che cantano nei cespugli, con diversi insetti che romanzano da ogni parte e perchè no, coi vermi che strisciano sull’umido terreno della rete: ed il considerare che queste forme concepite, elaborate e scritte con tanta maestria, tanto differenti fra loro e dipendenti l’una dall’altra, in maniera così complicata, furono tutte prodotte per effetto delle leggi che agiscono continuamente intorno a noi Bolgger. Queste leggi, prese nel senso più largo, sono: lo Sviluppo colla Riproduzione; l’Eredità che è quasi implicitamente compresa nella Riproduzione; la Variabilità derivante dall’azione diretta e indiretta delle condizioni esterne della vita “reale” e dall’uso o dal non-uso; la legge di Moltiplicazione  dei Blog in una proporzione tanto forte da rendere necessaria una Lotta per l’Esistenza, dalla quale deriva l’Elezione naturale, la quale richiede la Divergenza del Carattere e l’Estinzione delle forme di Blog meno perfezionate. Così dalla guerra della natura, dalla carestia e dalla morte segue direttamente l’effetto più stupendo che possiamo concepire, cioè la produzione di Blog più elevati e interessanti. Vi ha certamente del grandioso in queste considerazioni sulla vita in rete e sulle varie facoltà di essa, che furono in origine impresse dal Creatore del Web  in poche forme od anche in una sola; e nel pensare che, mentre il nostro pianeta di onde si aggirò nella sua orbita, obbedendo alla legge immutabile della gravità, si svilupparono da un principio tanto semplice, e si sviluppano ancora infinite forme, vieppiù belle e meravigliose.

Con queste parole (modificate da me nei termini in chiaretto)  si chiude l’Origine della specie di Charles Darwin. L’opera pubblicata nel 1859 capovolse la teoria della nascita dell’uomo e i meccanismi della sua evoluzione.

Considero THE BEST magazine una forma di evoluzione e integrazione del mio e dei vostri Blog. Spero una delle forme  più “belle e meravigliose” auspicate nel lontano ‘800 . La redazione è in fermento. Le rubriche in aumento. La mia posta al collasso.

La prossima settimana dovremo riuscire a mettere on line il primo numero.  Abbiamo, nel frattempo,  deciso di istituire una casella di posta dedicata thebest.redazione@gmail.com .

Come sempre pronti a migliorare assieme a voi.

 


Pop-Up

In rete i pop-up sono banner (striscioni o finestrelle) che spuntano fuori quando meno te l’aspetti o meglio in continuo.  Spesso sono attivi o interattivi e una volta cliccati fanno aprire una nuova pagina web.  All’interno sempre una forma di pubblicità: non a caso Pop è l’acronimo di Poin of purchase (punto di acquisto).

Questo è il mio POP-UP …

Evviva!!! Sei il mio lettore numero 8.000!!!

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B come … Bacio a pesce

 

Immaginatevi la scena.

Seduti sul divano, in perfetta sintonia, una coppia di genitori con due figli si gustano un tranquillo film serale di metà anni ’90 quando l’immagine si sofferma sulle labbra dei due protagonisti, che dopo un minimo di perplessità, si uniscono in un Bacio assai intraprendente.

Il figlio grande (10 anni) con lo sguardo illuminato, ridacchia in sordina; il bimbo piccolo (anni 5) esclama: “Che fanno mamma? Sembra un Bacio a Pesce!”… immagino intendesse ciò per il prolungato stato di apnea dei due protagonisti!

La bocca è una delle parti del nostro corpo più sensibili e luogo di transito del cibo (quale grande soddisfazione!) ma più che altro è un punto di seduzione e sensualità.

Con le labbra si sorride alludendo a un desiderio di contatto o conoscenza, così come con la bocca appena socchiusa tendiamo ad indicare una buona disponibilità all’incontro.

Al Bacio in sé per sé, ritengo vada l’Oscar quale attività più importante sia nel corteggiamento che nella passione amorosa, e la scenetta alla quale ho assistito e vi ho appena descritto, mi ha fatto riflettere come nel corso degli anni ci sia stata una vera e propria trasformazione dell’interpretazione del Bacio almeno nel cinema.

Penso al famoso Bacio1 fra Rossella e Rhett nel drammatico film di Fleming del 1939, “Gone with the wind” e ai tanti baci immortalati nei filmoni in bianco e nero. L’intensità allora si esprimeva con la capacità dell’uomo di mandare indietro la testa della donna, la quale tendeva ad abbandonarsi completamente nel sicuro abbraccio dell’amato, stimolando il pensiero “Sono tua!”.

Quanta strada per arrivare ai film di oggi, dove l’immagine si poserà prima sulle labbra che non saranno mai sottili: una bocca carnosa è la sola oramai considerata simbolo di erotismo e aggressività sessuale. Il movimento  sarà sempre rallentato, sottolineando il colore intenso delle labbra e perpetrando nell’incertezza. Lo spettatore resterà  lì, sospeso nel breve spazio di insicurezza che separa le morbide labbra dei due attori, immedesimandosi nei loro respiri, sospiri e desideri. Le bocche dei protagonisti infine  si apriranno e l’immagine si concentrerà sul successivo infinito movimento che come in un gioco erotico segnalerà  l’intensità, stimolando questa volta  il pensiero “Suvvia, sbrigati che c’ho voglia!”.

Trovo il Bacio una cosa bellissima, un affascinante contatto e un importante scambio sentimentale. Partendo dai baci innocenti, quelli dati sulle guance che comportano sempre e comunque un coinvolgimento affettivo. Baciare il proprio partner è certamente un modo per sedurre carico di valori: importante in un corteggiamento carico di passione, così come nei preliminari amorosi.

Sono stati fatti centinaia di studi relativi al Bacio e il risultato è sempre lo stesso: baciarsi fa bene! Come il sorriso, il Bacio attiva un’infinita serie di muscoli del viso, calma la mente e allevia il dolore grazie alla produzione di endorfine, il battito cardiaco e la pressione arteriosa aumentano …

… e che dire degli ormai famosi Baci a Pesce ( … sospiro …!) quelli prolungati che ci tolgono il respiro. Quelli pieni e tondi in cui l’apporto di ossigeno a disposizione del cervello si riduce, e noi ci sentiamo confusi e annebbiati fino a quando il nostro corpo, aumentando la frequenza respiratoria, ci convince che siamo pronti a morire per amore … stimolandoci infine  il pensiero “Oh Cielo! Speriamo sia la volta buona?!”.


Ma voi piace baciare?

 

1. Leggo: “L’aneddoto più famoso del film “Via col Vento” è legato al fatto che Vivien Leigh detestava le scene in cui doveva baciare Gable che, benché ancor giovane, già portava la dentiera e aveva, secondo l’attrice, un alito “mefistofelico”.

Parola di Wikipedia …ma da non credere!!!

 


Baby G. Birthday

Questo è il mio regalo per voi.

Voi cosa mi regalate?

Baby G.


Ultimi riflessi II

Solindue's property

Correva l’anno 2009, quando a conclusione di un  fine settimana …come dire alternativo o birichino, postavo una mia foto, con accennata, nell’angolo destro,  una linea gialla e sottotitolavo:

Forse non avrei mai dovuto oltrepassare la “linea gialla”

Bene, questo pomeriggio l’ho fatto di nuovo.

Premetto che avevo letto all’epoca  – nel lontano 2009 – con serietà e consapevolezza i vostri consigli e/o commenti, ma questo non è servito a tenermi lontana dal ripetermi.

Il problema, evidente, è che amo il rischio. Rischio che io ritengo calcolato…ma chi può dirlo?! Non ne sono mai certa fino all’ultimo. E allora allungo, tiro e moltiplico la situazione fino a che non diventa, a mio sentire,  “troppo pericolosa” e mollo. Lascio la presa. Chiaramente pronta a pagarne le conseguenze. Conseguenze che io ritengo calcolate…ma chi può dirlo?!

Il quesito è: imparerò mai?  Potrò mai smettere di godere nel portare le situazioni al limite? Quante volte ancora oltrepasserò quella linea gialla, nella consapevolezza per di più che rischio anche sofferenze altrui?

Confesso in realtà che provo un gran piacere a essere un po’ birichina e a trasgeredire alle regole, ma a volte, come questo pomeriggio, sembra che io lo faccia per mettere alla prova gli altri, per vedere fin dove arrivano, come reagiscono, per capire che persone sono, convinta, consapevole e sicura che comunque sarò io a dire stop, nel caso il gioco diventasse troppo “esuberante”… certo sempre con un mio dispedio di energie,  logoramento e sovraffaticamento non indifferente. Ma fa parte del “gioco”. Ogni vetta va raggiunta con travaglio e sacrificio.

Beninteso che se mi guardo indietro mi sovviene da esclamare:” Oh Cielo, come sono birichina!”

 Aggiungendo poi “Oh Cielo però, quali vette sto scalando!”

 

 

 


Profumo di pane

solindue's property

Una delle prime cose che ho fatto rientrata dalle vacanze è stato il pane.

Uno s’immagina lavatrici, pulizie, apertura della posta arretrata, ma invece io ho fatto il pane.

Una casa chiusa per quindici giorni, ha bisogno di calore e niente come il profumo del pane fa sentire a casa: immagino sia un po’ come la vista di un San Bernardo quando ti ritrovi congelato in mezzo alla neve!

Non è facile,  in effetti,  ricollegarsi al mondo di sempre dopo un’assenza così prolungata. Tutto sembra pesare. La mente continua a volare altrove. Impossibile impostare l’ordine del giorno. Sembriamo nervosi, scontrosi, irrascibili e insofferenti. La quotidianeità ci sta stretta e allora pensiamo positivo e abituiamo i nostri sensi a un rientro tenero e ottimista. Le valigie da disfare possono attendere.

Non appena il pane è in forno ed il profumo inizia ad invadere la casa, ecco una bella doccia che allontani la stanchezza del viaggio. Le ore di macchina di un rientro sotto la pioggia e il nevischio si possono cancellare con acqua calda e un massaggio con quella buona crema profumanta che ci hanno regalato a Natale e che non abbiamo ancora inaugurato. La pelle prende così vigore e noi ci sentiamo fresche ed in forma subito. Abiti puliti e magari un buon tè bianco, leggero, soreggiato sul divano. Così si può anche iniziare ad aprire la posta arrivata. Le lettere di auguri in ritardo ci faranno sorridere e le bollette da pagare sembreranno meno pesanti.

Due telefonate agli amici per rassicurarli sul rientro in salute, unito a qualche racconto di gioie appena passate e saremo pronti anche a fare la prima lavatrice.

Il profumo del pane arriva fino in camera adesso.

Mi mancava, così come mi mancava un po’ il mio blog e le mie morbide ciabattine nere di Betty Boop.  Certo è che dalla vacanza ho portato con me ricordi di vita magnifici … ma niente nostalgia o mestizia, solo felicità per ciò che ho avuto la possibilità di vivere, di assaporare e di sognare.

Non dimentico mai che vita privilegiata  sia la mia.


P.G. 2010

Sol' property

Il tempo corre maligno obbligandoci a far di conto di ciò che resta.

Mi sciacquo il volto con l’acqua fredda e mi soffermo a scrutare la mia espressione assonnata. Gli specchi sono implacabili, specialmente alle sette di mattina. Una piega del cuscino ha lasciato un segno sulla mia guancia destra. Predo un po’ di crema e inizio a massaggiare la fronte, intorno agli occhi e sulle guance, scendendo fino al collo. Il segno rimane, occorrerà una buona mezz’ora perché si faccia dimenticare.

E’ il  P.G. (Primo Gennaio) di un nuovo anno. La casa ancora dorme. Sembra proprio il momento giusto per guardarsi allo specchio e fare qualche bilancio della propria vita. Ma non ne ho molta voglia. O forse non ha molto senso. Sono quel che sono non solo per scelte mie, ma per tutti gli imprevisti che ho incontrato nel corso di questi anni. Imprevisti che cerco sempre di non subire, bensì assimilare e far girare in qualche modo a mio favore.

Senza rimpianti o recriminazioni e con molta elasticità.

La stessa elasticità di cui sembra non voler sapere la pelle della mia guancia, ancora solcata dalla piega del cuscino. Un’elasticità che i miei capelli, sempre più bianchi e indomabili, sembrano non aver acquisito nel corso degli anni. Anche il mio pensiero forse, non è più elastico come lo era un tempo, ma l’esperienza accumulata fa sì che io mi senta più sicura, indipendente e senz’altro intraprendente di una volta. Sempre meno sono le cose che mi fanno paura, tanto sono abituata ad affrontare il mondo da sola.

Trascorrerà anche questo nuovo anno. Forte delle mie scarpette rosse lo trascorrerò ballando e sognando; regalando se possibile solo gioia e felicità. Lo trascorrerò a cavallo della giostra della mia vita fino a che non arriverà  il prossimo P.G. e svegliandomi scoprirò altri segni che questo tempo maligno si sarà divertito a disegnare sul mio volto.

…e ancora una volta dovrò far di conto di ciò che resta di me.

(Fra le mie foto i miei “personalissimi” migliori auguri! Poteva forse essere diversamente?)