Sol_in_sogno

Ci si ritrova sempre comunque soli. Se qualcuno pensa ancora di convincermi che si può contare sul “due” sta perdendo il suo tempo. L’unica forza che possiamo trovare per proseguire nella vita è dentro di noi, là fuori è tutto evanescente. Ghiaccio trasparente che assomiglia a un diamante. Tutto un gran luccichio di piroette in un coloratissimo cocktail, dal retrogusto sempre amaro.

Ah quanto vorrei essere un’inglese, fredda, sentimenti contenuti e discorsi prevedibili. Sempre diversa, invece. Discorsi sconfusionati e sentimenti violenti. Sempre sola, presente più oltre, dove il mondo non arriva.

Mi fermo nelle umide giornate di nebbia sulle panchine lungo il fiume. Come nei film americani. Dietro di me gli alberi lunghi e affusolati, qualche ragazzo senza volto che corre. Sto lì. Un libro in mano. Faccio finta di leggere e penso: “Adesso mi fermo perchè  qualcuno mi possa raggiungere e si sieda al mio fianco”. Ma il freddo penetra le mie ossa e il cuore congela. Questo non è il mio film. Mi alzo.

Chiudo il mio cervello in una gabbia. Lo blocco. Lo incateno. Non regalo una via d’uscita. Lui si divincola, scalpita come un purosangue ferito. Bava alla bocca e fumo dalle narici. Il sudore è sempre più acre proiettato fuori da ormoni imbestialiti. Lo sento urlare. Non puoi tenermi in gabbia! Non puoi. Mollami!

Adesso  lui. Un ruvido impasto di fango dove nascondere e anestetizzare il mio cuore. Il sangue si coagula, si mescola alla terra. Mi guarda. il suo battito non si ferma. Prendo altro fango ma un rivolo di sangue macchia le mie mani di un rosso laccato che luccica. Fermati! Sento il sapore metallico del sangue in bocca. Sangue, sempre più sangue.  E allora mangio fango, fango e ancora fango.

Guardo le mie mani. Non c’è più acqua. La terra è diventata arida e si sgretola fra le mie dita. E’ terra senza un battito. Polvere secca. Nessun seme dentro di lei. Non ci sono fili d’erba, nè radici che  la tengano assieme. Eppure qui c’era vita un tempo. Lo sento. Avvicino un pugno di terra al mio volto.  Annuso. Lo sento. C’era vita. La terra profuma ancora di quello sperma vitale che ha generato l’universo.

Trascendo. Il dolore allo stomaco è impressionante. Vacillo. Non più eretta, crollo supina accartocciata su me stessa. Sfinita. Violentata dal desiderio di  una vita che anche questa volta non sarà mia. Che non può essere la mia. Mi arrendo.

C’è un bellissimo prato di margherite bianche. Poco oltre. All’orizzonte tre bimbi felici che corrono. Farfalle. Una tiepida brezza accarezza la mia pelle. Sono nuda è vero, ma posso liberamente piangere.

Lacrime sulla mia pelle.

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22 responses to “Sol_in_sogno

  • Fra Puccino

    Che racconto onirico… Ma davvero baratteresti il tuo cuore che batte con un’algida vita britannica?

  • arthur

    No, non si è mai veramente soli, e magari ciò di cui abbiamo bisogno è lì a portata di mano.

    Ho letto tutto d’un fiato questo tuo scritto, bello per certi versi, poetico per altri, scritto in modo da non lasciare spazio a discussioni di sorta, perché quello che c’era da dire, quello che volevi dire, è chiaro e non ammette repliche. Hai descritto divinamente, anche se, a mio parere, con tinte un po’ troppo fosche, questo tuo sentirti in gabbia, angoscia e oppressione, a cui dai libero sfogo, in una serata nata magari con altre aspettative. Hai ragione quando dici che “fuori”, tutto luccica con uno sfavillio evanescente, ma non potrebbe essere diversamente, perché quel tutto non ci appartiene, non più di quanto può appartenere ad Arthur o a Ermanno, è lì a portata di mano, ma se nessuno si prende la briga di farselo proprio, resta ancora lì, evanescente senza scampo.

    Insomma, voglio dire che si può anche cercare di essere parte di ciò che ci circonda per non sentirsi soli, ma in che modo si è disponibili a farlo, quale prezzo pagare per dar libero sfogo ad un cervello in gabbia che non chiede altro?

    E poi… beh, mi soffermo un attimo, con piacere, sul quel prato di margherite bianche, segno di purezza e di serenità, o sulle voci di bimbi felici o di farfalle svolazzanti e finalmente vedo lacrime sulla tua pelle, finalmente…

  • kate

    Sentimenti forti con contrapposizione tra la fredda “Londra”, la confusa “Solindue” e la chiara visione di “un prato e di bimbi che giocano”.
    Tre elementi che si sovrappongono e che immagino siano ben attaccati alla tua anima anche se contemporaneamente…non è così strano, anch’io mi sento confusa, non solo a giorni, ma anche a ore alterne e fa male, così male che non riesco a respirare a volte…la confusione è positiva perchè ci costringe a chiarire i nostri dubbi, ma ci uccide dentro e ci consuma perchè siamo gli schiavi dei nostri pensieri.
    Un abbraccio da un mondo che non c’è kate.

  • Ermanno

    Mia cara Signora Solindue, se devo essere sincero leggere di cervelli in gabbia, di ruvidi impasti di fango, di mani senza acqua, di catene, di terra senza battito, insomma, mi preoccupa un po’, e forse vuoi dire, come dice Kate, che sei un po’ confusa? Alle volte capita e comunque, belle le cose che hai scritto, ma devo ammettere che adesso il confuso sono io, perché non ci ho capito nulla, anche se l’ho letto tre volte di seguito e l’ho fatto leggere anche al mio amico, che se non lo facevo era meglio, perché lui subito ha detto che si trattava di Ufo, di una visione che tu avevi avuto e che la stai descrivendo a noi e in un certo senso ci avevo creduto, ma poi rileggendo meglio, da nessuna parte ho letto di ufo e allora l’ho mandato a quel paese.

    Cara Signora Solindue, lo so che in questo momento sarebbe meglio che io me ne stessi zitto, ma come faccio a farlo se tu dici che ti fa male anche lo stomaco?

    Forse ho fatto una confusione fenomenale, no scusa, volevo dire una confusione enorme e spero che tu mi scuserai, e comunque, non credi che sia meglio fare qualche esame approfondito allo stomaco, anche perché la terra non fa bene annusarla, con tutte queste malattie che arrivano dalla Cina, non si sa mai.

    Bene, adesso ti saluto, sperando che nel frattempo tu stia un po’ meglio.

    Tuo, per sempre, Ermanno.

  • solindue

    Oh Cielo! Oggi qui nevica!
    Chissà, avrei dovuto respirare ieri sera, prima di pubblicare questo testo, uscito da una Solindue un po’ diversa alla quale non vi avevo abituato. Ma è andata così. Uno scritto un po’ forte ricco di colori un po’ troppo scuri, e sensazioni violente. Mi fa ancora male leggerlo.
    Lascio i vostri commenti liberi di vagare e non andrò oltre. Lasciamo che la neve lo ricopra. OK?

  • kate

    Anche se è comparsa una solindue che non conosciamo non vuol dire che non ci sia!
    Non lasciare che la neve copra quella parte di te, perchè poi la neve si scioglie e tutto torna fuori…
    usalo e fanne tesoro…baci kate

  • arthur

    E perchè mai deve essere ricoperto? Hai dato libero sfogo alle tue emozioni e noi le abbiamo respirate insieme a te, quindi… guardiamo invece la neve cadere, tra l’altro, lo sai che io sono come i bambini quando nevica? Mi attacco ai vetri della finestra e sto lì rapito a guardarla cadere, come se fosse la prima volta. Mi affascina, mi emoziona, non so per quale motivo io provi queste sensazioni, probabilmente perché la neve l’ho incominciata a vivere da grande e quindi in un certo senso vorrei recuperare tutto il tempo che ho perduto… boh, non lo so di preciso, fatto sta che chi mi vede, si mette a ridere, guardando la mia faccia…

    Ciao Sol’, buona serata!

  • arthur

    ps: manco a farlo apposta, io e Kate abbiamo detto la stessa cosa (mentre io scrivevo, lei scriveva…)…🙂

    • kate

      Caspiterina mi sono accorta dopo che abbiamo detto la stessa cosa nello stesso minuto e alla stessa persona…che strana la vita!😉
      Ciao Artur ciao Solindue
      kate

  • solindue

    Carissimo Ermanno,
    tutto si può dire di me ma non che io sia confusa. Ho usato in questo scritto, qualche metafora un po’ forte e mi spiace se ti ho spiazzato. Comunque niente a che vedere con gli UFO.
    Quella di ieri è stata una serata in cui la stanchezza ha preso il sopravvento. Sono talmente sempre piena di doveri che a volte sogno come tutti una vita diversa, più facile e leggera, ma mi rendo sempre conto che non è possible.
    Capita inotre che mi senta a volte “usata” perchè in molti sono attratti dalla Solindue che gioca sempre allegra e spensierata. E chiedono sempre il 100% da me senza poi dare in cambio neanche la metà di ciò che prendono.
    E dunque ieri ho puntato i piedi e ho urlato al mondo blog il mio dolore.
    Il mio stomaco è stato subito meglio. Ho sputato fuori il fango e poi mi sono lavata ben, bene i denti.
    Ti ringrazio infinitamente per il tuo interessamento. Sto bene adesso.
    Tua per sempre Sol’

  • solindue

    To Kate e Arthur
    Grazie per aver compreso. Non spalerò la neve, ma voi attenti a non scivolare!
    P.s. Certo davvero che tempismo…ma non vi eravate messi d’accordo?

  • alanford50

    O boia faus a fioca….complimenti per gli effetti speciali.

    Ciaooo neh!

  • koalanation

    Ehm …. scusa Sol ma stamattina non ce la posso fare a star seria … il neurone è completamente in panne ! Ma la neve? Dove l’hai presa ? LA VOOOOOOOOOOOOOOOOGLIOOOOOO!

    • solindue

      Nessun bisogno di avere un Koala vicino “serio”, vai benissimo felice come sei. Anzi grazie. Oggi comunque sono poco seria anche io e per la neve….si vede che io ho studiato più di voi!!!🙂

  • kia71

    in realtà è così, fa male, ma realmente nei problemi personali, quelli interiori, siamo soli…
    p.s. complimenti per gli effetti speciali, creano una bell’atmosfera

  • Roberto

    Cara Sol’,
    sono un tuo lettore da diverse settimane. Di quelli silenziosi, che non trova mai il coraggio di parlare, o farsi avanti per dire la sua. Mi piacciono i tuoi scritti, mi divertono…come dire… faccio il tifo per te.
    Ho letto di questo tuo dolore, e mi si è stretto il cuore. La sofferenza fa parte di questa vita, così come la gioia, ma chiudersi in un guscio può non essere la soluzione giusta. Sto leggendo un libro di uno scrittore francese Guillaume Musso dal titolo ben augurante “Quando si ama non scende mai la notte” e c’è un passo a pag 90 che vorrei condividere con te:
    “la necessità di indurirsi per resistere al peggio, dell’armatura inviolabile che bisogna pazientemente costruirsi negli anni per evitare di naufragare (…) ma non bisogna difendersi troppo, altrimenti non si sente più niente. Il cuore diventa di ghiaccio, ci si trasforma in morti viventi e la vita perde il suo sapore”.
    Non so, continua a girarmi nella mente e mi viene voglia di dirti… non mollare!
    Grazie per avermi ascoltato.

  • Luciano Marcelli

    Ciao Solindue.

    Ho aperto un mio blog da pochissimi giorni e questa sera vengo finalmente a trovarti.
    Sono Luciano, il “fratellone” di Lulù.

    La sai una cosa? Anche là da me nevica. Fin dal primo giorno e non accenna a smettere. Tanto che mi chiedo dove vada poi a finire, tutta quella neve. Mi sa che si scioglie con il calore dello schermo. Sì, altrimenti me la troverei tutta sulla tastiera. Però non fa vapore. Si vede che è lievissima.

    Le corazze, alle quali accenna Roberto: sono sicuro che più la corazza è spessa, più il frastuono e il dolore sono grandi quando, prima o poi, l’armatura cede sotto un fendente più potente degli altri.
    Molti anni addietro frequentai per svariati mesi un corso di aikido, un’arte marziale basata proprio sull’assenza di corazze e sulla capacità di accogliere i colpi, anziché contrastarli. Una rivelazione.
    Anni prima si sperimentò con degli amici la possibilità di assottigliare le nostre corazze, prendendo a modello il bicchiere di vetro: quanto più è spesso, tanto più facilmente la differenza di temperatura tra quella della bevanda da un lato e quella ambientale dall’altro lo spaccherà; quanto più è sottile, tanto più rapidamente si trasferirà il calore tra le due pareti e tanto più difficilmente il vetro si danneggerà.

    Ti auguro tutto il bene.

  • solindue

    Caro Roberto,
    felice di fare la tua conoscenza in questo freddo giorno di Dicembre. Difficile non far ghiacciare il cuore con tutta questa neve…non credi?
    Ti ringrazio, per aver avuto voglia di condividere con me un passo così interessante di un libro, che certamente leggerò.
    Mi fa molto piacere sapere che segui il mio blog da settimane, spero di averti divertito. E’ un bel gioco, a volte intrigante, a volte romantico o sentimentale. Ma è un gioco.
    Lì fuori accanto a te c’è la vera vita. Simpatica, incasinata e direi… tendente all’incertezza…capirai che che per viverla serve se non un forte strato di armatura almeno un buon giubbotto di salvataggio per non annegare!!! Vedrò comunque di non perdene il sapore (almeno non tutto!)
    Spero di risentirti presto. Buona serata.😉

  • solindue

    Oh Cielo!!! Il fratellone di Lulù fra le mie pagine!!!
    Benvenuto!
    Che dire…stai parlando con un’incassatrice strepitosa, che ama bicchieri di leggero cristallo, non fosse altro per quel delizioso suono che emettono strusciandone il bordo.😆
    Benvenuto in questo pazzo mondo blog!!

  • Luciano Marcelli

    Grazie Sol.
    È un piacere essere qua.

    Hai visto che bello: c’è Roberto che fa il tifo per te. Credo che sia una cosa che fa sentire bene, sapere che c’è uno fa il tifo per te.

    A presto

  • Estragone

    Cara Sol’, anche io, come Roberto, sono un frequentatore di quelli silenziosi, che non trova mai il coraggio di parlare, o farsi avanti per dire la sua. Trovo interessanti i tuoi scritti, hanno una forte pulsione sorgiva che li rende vitali e anche io, a mio modo, faccio il tifo per te. Leggendo il tuo sogno ho visto un cuore in inverno e mi sono deciso a scriverti, del resto tenere legato un purosangue è un crimine contro la vita. Dare consigli è sempre difficile; penso che per ottenere qualcosa di bello e duraturo bisogna uscire dalla propria fortezza e rischiare, solo chi rischia può guadagnarsi ciò che desidera, certo si può anche perdere tutto e soffrire, come accade al personaggio del tuo racconto onirico; fuggire, rinchiudersi è una soluzione: chi non rischia non soffre ma nemmeno vive, nel migliore dei casi può accontentarsi di guardare le vite degli altri.

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