Archivi del giorno: 3 dicembre 2009

Sol_in_sogno

Ci si ritrova sempre comunque soli. Se qualcuno pensa ancora di convincermi che si può contare sul “due” sta perdendo il suo tempo. L’unica forza che possiamo trovare per proseguire nella vita è dentro di noi, là fuori è tutto evanescente. Ghiaccio trasparente che assomiglia a un diamante. Tutto un gran luccichio di piroette in un coloratissimo cocktail, dal retrogusto sempre amaro.

Ah quanto vorrei essere un’inglese, fredda, sentimenti contenuti e discorsi prevedibili. Sempre diversa, invece. Discorsi sconfusionati e sentimenti violenti. Sempre sola, presente più oltre, dove il mondo non arriva.

Mi fermo nelle umide giornate di nebbia sulle panchine lungo il fiume. Come nei film americani. Dietro di me gli alberi lunghi e affusolati, qualche ragazzo senza volto che corre. Sto lì. Un libro in mano. Faccio finta di leggere e penso: “Adesso mi fermo perchè  qualcuno mi possa raggiungere e si sieda al mio fianco”. Ma il freddo penetra le mie ossa e il cuore congela. Questo non è il mio film. Mi alzo.

Chiudo il mio cervello in una gabbia. Lo blocco. Lo incateno. Non regalo una via d’uscita. Lui si divincola, scalpita come un purosangue ferito. Bava alla bocca e fumo dalle narici. Il sudore è sempre più acre proiettato fuori da ormoni imbestialiti. Lo sento urlare. Non puoi tenermi in gabbia! Non puoi. Mollami!

Adesso  lui. Un ruvido impasto di fango dove nascondere e anestetizzare il mio cuore. Il sangue si coagula, si mescola alla terra. Mi guarda. il suo battito non si ferma. Prendo altro fango ma un rivolo di sangue macchia le mie mani di un rosso laccato che luccica. Fermati! Sento il sapore metallico del sangue in bocca. Sangue, sempre più sangue.  E allora mangio fango, fango e ancora fango.

Guardo le mie mani. Non c’è più acqua. La terra è diventata arida e si sgretola fra le mie dita. E’ terra senza un battito. Polvere secca. Nessun seme dentro di lei. Non ci sono fili d’erba, nè radici che  la tengano assieme. Eppure qui c’era vita un tempo. Lo sento. Avvicino un pugno di terra al mio volto.  Annuso. Lo sento. C’era vita. La terra profuma ancora di quello sperma vitale che ha generato l’universo.

Trascendo. Il dolore allo stomaco è impressionante. Vacillo. Non più eretta, crollo supina accartocciata su me stessa. Sfinita. Violentata dal desiderio di  una vita che anche questa volta non sarà mia. Che non può essere la mia. Mi arrendo.

C’è un bellissimo prato di margherite bianche. Poco oltre. All’orizzonte tre bimbi felici che corrono. Farfalle. Una tiepida brezza accarezza la mia pelle. Sono nuda è vero, ma posso liberamente piangere.

Lacrime sulla mia pelle.

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