A che gioco giochiamo – parte 2 –

 Ecco qui di seguito il racconto scaturito dalle vostre fervide menti in questi due giorni. Siete davvero bravi, sono orgogliosa di voi.

Ho sistemato direi bene l’incrocio fra Stella ed Arthur, mentre qualche problema ho ancora con Alan, il nostro eclettico Alan (!). Potrei organizzare dei flash back con il suo racconto, ma per farlo ho bisogno dell’insieme della storia. Dunque leggete ciò che mi sono inventata per darvi il senso della cosa e  la possibilità di continuare a giocare.

Siete il gruppo più fantastico di giocatori che abbia mai incontrato. una grande soddisfazione avervi come amici.

Speriamo che il gruppo si allarghi, il gioco è aperto a tutti coloro che passano di qui e ne hanno voglia.

Ecco qui dunuqe la nostra storia. Buon proseguimento…

p.s. Ho messo i vostri nomi per adesso in nota all’inizio dei vostri racconti…poi vediamo. La parte in corsivo qua e là è la mia.

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C‘era una volta un computer.

Era un nuovo notebook Asus, elegante come una farfalla: il “perfetto connubio tra design raffinato e tecnologie avanzate”, così recitava la pubblicità. In effetti aveva un look particolarmente raffinato, un profilo sottile elegante e leggero. La cover esterna era nera, brillante e la tastiera, light-in-motion, si accendeva in presenza di scarse condizioni di luce, permettendo così di poter lavorare comodamente anche in ambienti poco illuminati. O meglio di notte. Anche il display da 15.6 pollici a Led, 16:9 HD si adattava in automatico in base alla luce per garantire la massima visibilità.

In grado, quindi, di distinguersi già al primo sguardo per l’aspetto estetico accattivante e curato in ogni dettaglio – connubio perfetto con lo stile della sua proprietaria – il nuovo Asus rappresentava anche lo stato della quasi perfezione sul piano delle soluzioni tecnologiche, potendo garantire performance importanti e al contempo bassi consumi energetici .

Sol’ lo aveva acquistato solo tre settimane fa, e ne era a dir poco entusiasta. Lo utilizzava in massimo modo a casa la sera, nel silenzio della campagna. Una tisana calda e profumata, o una tazza di caffè ben tostato la mattina, un comodo divano, cuffie Sennheiser e un collegamento ADSL veloce costituivano questo suo nuovo divertente mondo..

Aveva aperto un blog presa un giorno da uno strano schiribizzo. Un blog – il termine che deriva dalla contrazione Web-log (traccia su rete) – era una sorta di diario on line, un raccoglitore di pensieri, di opinioni, di riflessioni e considerazioni che Sol’ aveva anche cercato in queste poche settimane di abbellire, addobbare e integrare con musiche, sue fotografie o video. Era sempre alla ricerca di novità, curiosa della vita, volenterosa di fare nuove conoscenze ed esperienze, ed era quindi rimasta immediatamente, affascinata da questo suo nuovo gioco, ma non avrebbe certo mai immaginato che tutto ciò le avrebbe cambiato la vita per sempre.

Quel lunedì mattina, acceso il computer, aveva trovato fra sua nuova posta un messaggio quando 1d’un tratto, nel bel centro della stanza, apparve un coleottero.

Sulle prime, in considerazione della calda e intensa penombra che avvolgeva l’ambiente, Sol’ non seppe comprendere se realmente vi fosse qualcosa, là di fronte a lei, o se si trattasse del frutto della sua immaginazione, alimentata dai bagliori dell’ampio visore.

Sollevò la schiena, soppresse il volume, scostò e fece scorrere all’indietro l’auricolare destro, piegò lo schermo verso la tastiera e focalizzò vista e udito su quello che, ora, appariva proprio per quello che era: una sorta di insetto volante, di fattezze e di dimensioni che ella non aveva mai veduto in precedenza.

Per quel che poteva scorgere, Solindue lo intuiva grande come un dito della mano! Mostrava due grandi occhi che brillavano di arancio, mentre emetteva un ronzio discreto, rotondo e in certo grado orripilante.

In preda a un’intensa inquietudine, Sol’ si sfilò completamente le cuffie, depose quelle e il notebook sul divano, affianco a sé, e lentamente si alzò.

Incerta sul da farsi, con movimenti lenti e ponderati girò attorno al tavolino da fumo e prese ad avvicinarsi all’intruso, interamente percorsa dai brividi eppure determinata ad affrontare quanto stava avvenendo.

L’animale rimase a librarsi sul posto, appena ruotando il corpo al fine di seguire, con quegli occhi, tanto più spaventosi quanto più parevano capaci di intelligenza, i movimenti di Sol’, la quale, mentre con circospezione indicibile si avvicinava, potette scorgerne ancora meglio le caratteristiche: il colore era scuro; il corpo, di proporzioni mai immaginate, era ricoperto interamente di una fine e corta e fitta peluria; le ali erano pressoché invisibili, per il battere rapidissimo, per la consistenza, per la scarsa illuminazione e gli occhi, ah quegli occhi incredibili, agghiaccianti e indagatori, erano occhi spaventati e minacciosi al tempo stesso, di un arancio tanto brillante e tanto intenso come di pietre preziose rese cosa viva.

Sol’ si portò quasi a distanza di braccio, ma non osò avvicinarsi oltre, incapace di elaborare un qualsivoglia piano d’azione che le consentisse di dare una svolta allo stallo, a quella stasi di tutto il tempo e concentrazione di tutto lo spazio in cui ora si trovava.

In quella, le sovvenne che il messaggio, appena ricevuto in posta, parlava di Linneo, che nulla aveva a che fare con i suoi interessi, con la sua vita.

Perché qualcuno avrebbe dovuto scriverle di Linneo?

E poi Linneo chi era costui? I Suoi ricordi al momento erano davvero lontani per potersi fors’anche rammentarsi qualcosa. E il coleottero poi adesso dov’era? Il suo cuore rallentò i battiti ed un sospiro rallentò nella sua gola.

2Eppure Sol’ sapeva che doveva avere un senso. Appoggiò i gomiti sul tavolo e si mise a fissare lo schermo del portatatile. Dopo un po’ si accorse che il suo sguardo si era perso al di la del monitor, come se questi fosse diventato trasparente. Il ronzio del coleottero veniva amplificato dal silenzio notturno, di fuori le foglie parevano battere le mani al venticello caldo che le accarezzava, miriadi di presenze minuscole e invisibili, lavoravano incessantemente per assicurarsi la presenza nel giorno che sarebbe giunto tra poche ore. Poi l’insetto si fermo sul bordo dello schermo, proprio al centro dove c’era l’occhio elettronico del computer. Le sembro che la guardasse intensamente, ma le apparve subito chiaro che era solo una sua fantasia. Infine diresse lo sguardo di nuovo alla mail che aveva appena ricevuto. Linneo, un lavoraccio immenso per catalogare tutte le specie conosciute. Lo immaginò affaccendato a contare zampette e ali di farfalle. Linneo, la stessa pazienza delle formiche, ma forse aveva dimenticato di catalogare qualcosa.

3Ma come si suol dire, la curiosità è donna e quindi ci mise praticamente meno di un attimo ad aprire quel messaggio e… dapprima rimase un po’ delusa, ma poi, leggendo e rileggendo, si rese conto che qualcosa doveva farla subito e quindi, appoggiò il computer sul suo bel tavolo fratino, un gioiello del seicento, realizzato tutto con incastri a tenone e mortasa, con un bel piano costituito da una tavola unica, di circa 5 cm di spessore, ancora lavorata con sgorbia in noce, si stiracchiò un attimo, fece un bel sospiro di sollievo e si diresse verso la porta della camera da letto.

Appena entrata, diede un’occhiata al letto ancora disfatto, fece spallucce e si diresse verso la cabina armadio, praticamente il suo regno, dove dentro teneva tutto ciò che in certi momenti, le serviva per farla sentire meglio: abiti corti, lunghi, sportivi, da sera e da passeggio, gonne adatte per tutte le occasioni, maglie, maglioni e magliette d’ogni tipo, camice che nel tempo avevano conosciuto tantissime riletture da parte dei creatori di moda a lei più fedeli, modelli classici, con maniche lunghe chiuse da bottoni ed abbottonate davanti, colli con punte aguzze, arrotondate, alla koreana, o con il taglio stondato, senza contare l’enormità di scarpe che, in bella vista su di uno scaffale, davano l’impressione di non essere state mai usate.

Diede un’occhiata poco convinta a tutto l’insieme, prese in mano un paio di jeans, il modello più sdrucito che aveva, un dolce vita a coste larghe di un bel colore rosso amaranto, li accostò uno accanto all’latro, scosse la testa con fare compiaciuto e li appoggiò sul letto, guardandoli ancora come se li avesse visti per la prima volta.

Incominciò a spogliarsi, prima la gonna, che lanciò con una mossa felina sulla poltrona in fondo alla stanza, poi mimando movenze voluttuose, tolse la maglia, facendola scivolare lentamente sulla pelle, come fosse una carezza, con l’occhio incollato allo specchio della toletta, un bellissimo pezzo di fine ottocento di origine francese, in noce nazionale e piano di marmo originale di Carrara, e l’immagine che le rimandava, probabilmente la teneva su di giri, tant’è che incominciò perfino a ballare, come se una musica in sottofondo, una “Balada Para un Loco” di Astro Piazzolla guidasse i suoi passi, ora felpati, ora decisi e sicuri, comunque sia sensuali.

In un balzo, tolse anche gli ultimi indumenti rimasti e, presa l’asciugamano dentro all’armadio, andò a farsi una doccia, sempre canticchiando la musica che prima l’aveva per un attimo rapita…

… le piace stare sotto la doccia, aprire tutta l’acqua calda e immobile con gli occhi chiusi, starsene lì e pensare il nulla. Lascia che l’acqua la massaggi, i rivoli le scendono dai capelli, appena tagliati corti alla maniera di Valentina, sul suo bel viso e sul seno, la fanno rinascere, pace, benessere ed eccitazione al tempo stesso.

Il vetro della doccia, è già tutto appannato e aprendo gli occhi, nel vedere la sua immagine riflessa e sfogata, la ripercosse con un dito, segnandone i contorni… un gioco nuovo, mai sperimentato, sagome che una sopra l’altra si confondevano, segnati ogni volta da un sussulto, come se per la prima volta, riuscisse a vedersi in un corpo a corpo che il suo stesso corpo le rimandava, centuplicandone gli effetti e le sensazioni…Poi di nuovo qul ronzio…

4 Sol non riusciva a non pensare al coleottero che più lo guardava nel suo soggiorno e poi vicino al pc diventava sempre più grande, stile Alice nel paese delle meraviglie, solo che qui di meraviglioso non c’era nulla. Sotto la doccia, i getti della’acqua calda le intorpidivano i pensieri, ma nonostante tutto il suo pensiero continuava andare al coleottero e a quel messaggio che nulla c’entrava con la sua vita.

…..ma ancora una volta la sua immagine distorta dai suoi segni e riflessa nel vetro della doccia ofuscato dal vapore le occupò la mente.

5Sorrise, passo le mani tra i capelli e chiuse l’acqua. Per un attimo restò ancora ferma immobile, poi sorridendo ancora, apri la porta e prese l’asciugamano morbido di spugna, bianco, con sopra ricamato a grandi lettere il suo nome” Sol’…

Mentre indossava i jeans, si accorse che si era fatto tardi, e fu allora che le venne in mente quell’e-mail, scarna, di poche righe, ma al tempo stesso incisiva, quasi fosse stato un perentorio avvertimento… uhmmmm… ma no, era soltanto la scusa per dirle di quella volta…

Improvvisamente si accorse che s’era dimenticato cosa c’era scritto in quel messaggio… destino o forse la voglia di non pensarci… si guardò in giro, vide il computer ancora appoggiato sul suo bel tavolo fratino, e senza pensarci due volte, si avvicino vedendo che nel frattempo era arrivata un’altra e-mail, con sua grande sorpresa, ancora più perentoria di quella di prima, poche le parole ma assai chiaro il significato, e la senti persino quella voce che diceva: “A che gioco giochiamo?”

6All’improvviso si volto verso la porta della doccia, quando intravvide l’ombra di Lui, era immenso. “No, non può essere” sto sognando, si ripetè. Apri l’acqua fredda e urlò: “Ma questo non è un sogno, l’acqua è gelata veramente”. Il terrore negli occhi di Sol. Sulla sua pelle brividi di freddo e di paura. Iniziò a battere i denti…

e tutto le tornò a mente.

Si trattava di una storia 7di gioventù di innovazione e di futuro contemporaneamente, così lontana dal suo essere e dal suo sentirsi.

Lui si narra avesse 999999 anni, almeno così qualcuno insisteva nell’attribuirgli, in verità molti ma molti di meno, da quando aveva iniziato a contarli erano solo 999 (?), quindi per potervi raccontare la storia, posso solo cercare di recuperare qualche sprizzo di memoria, sempre che i due miei neuroni ancora vivi decidano di collaborare e di darmi il permesso ed il loro essenziale aiuto, senza di loro nulla posso, sono loro che gestiscono il tutto.

Ottenuti i permessi di cui vi ho accennato e la relativa promessa d’aiuto, visto l’incipit iniziale, legato al mondo dell’informatica, mi accingo ad aprire la cassaforte ignifuga dove sono custoditi i ricordi più belli, quelli a cui tengo in modo particolare e come dopo avere attraversato una porta astrale, una specie di stargate della memoria, eccomi ritornato ai miei anni migliori, erano gli anni 70, anni di transizione, un mondo in fermento, dove tutto sembrava possibile, tralascio volutamente l’inutile politica, per tutto il resto i sogni con un minimo di fatica diventavano possibili, la tecnologia stava uscendo dal suo periodo primordiale di genesi, ogni giorno venivamo sbalorditi da quello che l’umano sembrava saperci regalare, ed ecco che il mondo dei grandi e mostruosi computer, usati unicamente dalle grandi aziende e dagli enti statali, fece passi da gigante e si apri verso il foltissimo mercato delle piccole/medie aziende, la mamma di tutte le aziende informatiche era ovviamente l’IBM, che inizio a mettere sul mercato i primi computer dalle piccole prestazioni, appunto adatto ad un mondo che fino al giorno prima usava L’audit della Olivetti con i suoi nastrini perforati e le sue grandi schede di cartone, una nuova era si stava aprendo per le masse di aziende medio/piccole, l’era della meccanografia e dei relativi centri meccanografici , anche dove io lavoravo con una mansione diversa cedettero all’impulso di innovazione ed affittarono (allora non si comperavano) un Sistema/3 della IBM per gestire le tre contabilità aziendali (Contab.Generale, Clienti Fornitori e IVA) e per gestire il carico/scarico dei materiali di magazzino, ebbene questa macchina fantascientifica per il periodo era così composta :

Un tavolo di una scrivania di quelle grandi, con una tastiera elettromeccanica ed una stampante ad aghi, collegata alla tastiera, entrambe incastonate nel piano, sotto c’era una doppia cassettiera cin due dischi, uno fisso (per il sistema operativo) ed uno removibile ed interscambiabile, per un tot. di 5MB, attaccato al piano della scrivania c’era un armadio contenente 12 pannelli delle memorie, per un totale di memoria ram di 12 KB (di cui solo 9Kb a disposizione dei programmi utente), pensare che il primo game computer nato agli inizi degli anni 80 il famoso Commodore di Kb ne aveva ben 64, quindi se guardiamo le capacità dei computer di oggi mi stupisco tuttora come facevamo a gestire circa 10.000 input vari ed altrettante pagine di tabulato nei vari registri di contabilità.

Quel mondo inizialmente era bellissimo, forse il più bello ed avveniristico di tutti, ma nel corso degli anni è cambiato tutto talmente tanto velocemente che in effetti è costato una enorme fatica stargli dietro, ora sono 11 anni che sono tornato ad essere padrone del mio tempo e quando ho chiuso la mia carriera gestivo un AS/400 della IBM con 4 stabilimenti produttivi on line, le capacità tutto sommato non erano mostruose, 600 MB di ram e 18 GB di disco, ora so che sono passati alla nuovissima generazione di AS/400 e si parla di TB terabytes, ogni terabytes è circa 1000 GB e so che ci sono almeno altre due o tre entità superiori di misura, pazzia pura, d’altra parte gli ultimi PC in commercio hanno delle capacità per certi versi astronomiche, impensabili fino a qualche anno fa, ormai le ultime ram sono minimo a 8 Gb e si parla di terabytes di disco anche sui PC, se pensiamo che sulla luna nel 1969 ci sono andati con PC del tipo IBM AT ram da 256 KB e dischi da 30MB o similari, sembra veramente di avere vissuto in un film di fantascienza.

Ma non era un film di fantascienza quello che stava vivendo Sol’. Tutto pareva vero. L’Asus, il coleottero, le due mail e Lui.

Lui, dopo 999  (?) anni era di nuovo lì.

L‘acqua gelata della doccia l’aveva realmente scossa. Con un gesto felino raccolse l’asciugamano sul letto e riusci a chiudere la porta della camera a chiave. Nel salotto aveva lasciato il suo Asus, il coleottero e Lui.

Lei lì solo con i jeans addosso, i capelli bagnati, lo sguardo incredulo e impaurito. La mente confusa sul daffarsi. La finestra della camera dava sul giardino. Si asciugò con un gesto sensuale i capelli, passando l’asciugamano bianco fra le corte ciocche striate di  biondo, e un attimo lo sguardo si fermò sullo specchio. I suoi occhi le parvero terrorizzati, sembrava non riconoscersi. La mente zampillava di notizie, ricordi. Continui flash back che le ofuscano la vista.

Si accostò alla finestra. Quasi terrorizzata di trovarsi l’ombra di Lui davanti. Fuori stava albeggiando. La luce fioca della luna stava cedendo il posto a languidi colori sempre più luminosi. Il silenzio fuori regnava.

Scostò la tenda. Il suo cuore inizio nuovamente a sussultare. Sempre più forte. I suoi battiti sembravano rimbombare nella stanza. Poggiò una mano sul petto, comprimendo il seno ancora nudo come per fermare quel battito. Ma non poteva servire. La vena sul collo pulsava. Cercò di respirare. Una volta, e poi ancora una. Fuori non sembrava esserci anima viva.

Forse l’ombra vista nello specchio era stata un’immaginazione. Forse stava impazzendo. O forse…

(scrittori in nota)

1Lulù

2Alfonso

3Arthur

4Stella

5Arthur

6Stella

7Alan

Informazioni su solindue


6 responses to “A che gioco giochiamo – parte 2 –

  • solindue

    (di seguito per facilitarvi riporto l’ultima parte scritta: così sapete da dove ripartire… 🙂 )

    Ma non era un film di fantascienza quello che stava vivendo Sol’. Tutto pareva vero. L’Asus, il coleottero, le due mail e Lui.

    Lui, dopo 999 (?) anni era di nuovo lì.

    L’acqua gelata della doccia l’aveva realmente scossa. Con un gesto felino raccolse l’asciugamano sul letto e riusci a chiudere la porta della camera a chiave. Nel salotto aveva lasciato il suo Asus, il coleottero e Lui.

    Lei lì solo con i jeans addosso, i capelli bagnati, lo sguardo incredulo e impaurito. La mente confusa sul daffarsi. La finestra della camera dava sul giardino. Si asciugò con un gesto sensuale i capelli, passando l’asciugamano bianco fra le corte ciocche striate di biondo, e un attimo lo sguardo si fermò sullo specchio. I suoi occhi le parvero terrorizzati, sembrava non riconoscersi. La mente zampillava di notizie, ricordi. Continui flash back che le ofuscano la vista.

    Si accostò alla finestra. Quasi terrorizzata di trovarsi l’ombra di Lui davanti. Fuori stava albeggiando. La luce fioca della luna stava cedendo il posto a languidi colori sempre più luminosi. Il silenzio fuori regnava.

    Scostò la tenda. Il suo cuore inizio nuovamente a sussultare. Sempre più forte. I suoi battiti sembravano rimbombare nella stanza. Poggiò una mano sul petto, comprimendo il seno ancora nudo come per fermare quel battito. Ma non poteva servire. La vena sul collo pulsava. Cercò di respirare. Una volta, e poi ancora una. Fuori non sembrava esserci anima viva.

    Forse l’ombra vista nello specchio era stata un’immaginazione. Forse stava impazzendo. O forse…

  • arthur

    Direi, coleottero a parte, che la storia ha preso forma e consistenza, abbiamo scoperto come Sol’ fa la doccia, quanti abiti ci sono dentro la sua cabina armadio ecc. ecc..

    Brava, hai fatto un bel cuci_cuci, cosa non facile devo dire. Quindi, adesso per un attimo mi riposo (oggi giornataccia… aspetto di curiosare la continuazione di Alan, Lulù e Stellina e poi dico la mia…🙂

    E chissà che magari Ermanno non si fa vivo.

    Vista l’ora, buon pranzo e mi raccomando, altri enti i jeans non entrano più…😆

    ps: una curiosità, il bambino di spalle e la ragazza, seduti al bar, sono i tuoi figli?
    Mannaggiammecomeequantosonocurioso!!!

  • Monica

    Sol era in un suo mondo parallelo. I pensieri ancora annebbiati. O forse, non erano solo pensieri. Era ancora li, davanti al suo immenso specchio nel bagno, e con la coda dell’occhio guardava la porta della doccia. All’improvviso l’ombra di lui sempre più grande. Sol si strofinò gli occhi. Ma chi era questo lui di 999999 anni, il coleottero gigante o il misterioso uomo delle mail? Ma come, Sol si domandò: come faccio io a non saperlo? E linneo? Confusione nella mente di Sol. All’improvviso si ricordò del libro che l’amica Stella le aveva consigliato e che lei aveva divorato. Si ricordò di Luca e di quel messaggio ricevuto per errore. Lei, che per giorni aveva sognato di trovare, un giorno, il suo Luca. Allora corse al computer e si accorse che entrambe le mail provenivano da Luca. “Sol Sol” si disse, cosa ti sta succedendo? Luca, ma chi è Luca?

    • solindue

      Ma che mito!!! Sììì, Mi piace Luca nel nostro racconto, che idea!!! EVVIVA!
      Ho anche fotografato nel frattempo Sol’ sotto la doccia, domani vi faccio vedere fra le mie foto e voi mi dite se vi piace….ok?
      A me sembra un gram bel pezzo di figliola….però sai con gli autoscatti non sempre do il mio meglio!!!
      Grazie, davvero un gran bel seguito

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