Florentia

firenze

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Sempre nell’ottica che questo mio blog è il vostro blog, pubblico il bel commento di Lulù alla mia foto Florentia. Da leggere col fiatone! 

(clicca sulla foto per ingrandire e…)

 
 

Intrattengo con Firenze una relazione discontinua. Non vi risiedo, vi abitai per anni e avverto la mancanza. Non la privazione che avverta chi, originario di colà, si trovi ora lontano.
 
La mia nostalgia è quella di non aver radici, di non essere di alcun luogo, di non avere appartenenze. Orsù, non è tristezza. È nostalgia.
 
I miei genitori provengono da altrove, io nacqui in un altrove ulteriore e approdai con loro a Firenze in tenera età.
 
Firenze fu la mia casa a lungo, vi compii tutti gli studi. Partii; dopo molto vi tornai. Attualmente non vi risiedo, ma sono nei paraggi.
 

 
Stagione fredda, la mattina presto. Tuta da ginnastica aderente e felpata, scura. Scarpe di alta tecnologia, lievissime. Corro in una bruma leggera.
 
Quiete, rari veicoli, la cadenza dei miei passi. Il ciclo del mio respiro, in un rapporto uno a quattro con le falcate. Il metronomo batte il Presto.
 
Lascio alle spalle piazza Piave, valico il ponte San Niccolò ed eccomi in viale Michelangelo. L’aria stiletta le narici; il buio è ferito ma non vinto dai lampioni.
 
Oltrepasso il piazzale con la falcata da pianura e sono sotto le fronde del viale Galileo. Costeggio la scalinata di San Miniato. Ancora avanti e poi a sinistra, nuovamente in salita: Giramontino, Torre del Gallo, Pian dei Giullari a sinistra.
 
Mi segui?


 
Scorro su di una toponomastica che evoca i sapori dell’adolescenza.
 
Con uno sforzo anaerobico inane mantengo in qualche modo il passo su per l’erta che conduce a Santa Margherita a Montici. Mentre scollino, catturo con l’iride, dal sommo del crinale, la vallata che si apre a mano dritta.
 
So cosa viene tra breve. La storia cambia. L’eccitazione sale. È giunta l’ora della discesa a perdifiato, l’ora dello sparo, l’ora della follia.
 
Come un proiettile, mi sospinge da dietro un’esplosione molto più di quanto mi attragga dal basso la gravità. Il ritmo è rapido, cadenzato; a ogni passo potrei librarmi, se avessi le ali, mentre avverto tutta la possanza di animale terrestre.
 
Accelero ancora, la discesa è ripida, sfioro il massimo, mantengo soltanto un residuo di controllo. Il passo, prima sicuro, è divenuto una scommessa. Le giunture sono al limite: non lo dicono, ma io lo so. Quanta luce che sorge, intorno a me. Io sono l’onda di un’esplosione che non si smorza. Voglio ancora, ancora, ancora. Peccato dover morire.
 
Peccato che il tratto più esaltante e pazzesco di questo giro mi porti in un battibaleno a correre in un imbuto stretto, buio, umido, tra le alte mura grigie, muschiose di via Fortini. Il tempo è scorso, le auto stanno prendendo il possesso della città. Mi sopraggiungono dalle spalle. Ancora discesa, corro ancora forte, forte, ma per calcolo infantile, non più per pazzia, con l’illusione di essere tanto veloce da ridurre il rischio che mi atterrino. Le sento sopraggiungere, talora a treni, talora isolate. Sfilano rasentandomi.
 
Poi, finalmente, la salvezza. Anche per oggi: il vicolo si fa strada, la discesa si fa piano, la luce schiarisce.
 
Attraverso il viale.
Si è fatto giorno. Per via della Fornace eccomi sul lungarno Cellini.
Esibisco ora un passo maturo, un incedere esperto; un trotto da passeggio ma ancora aggressivo, sebbene disincantato, conscio di sé.
Piazza Poggi, la torre di San Niccolò, il lungarno Serristori. Ecco, si va appagando la lena. Posso dispormi al rientro.
 
Dal ponte alle Grazie volgo lo sguardo a sinistra, al rallentatore. Ammiro: il lato B della tua foto. Grazie.

Informazioni su solindue


7 responses to “Florentia

  • solindue

    Grazie a te Lulù, sei speciale!

  • arthur

    Ho persino il fiatone anch’io e poi, come non emozionarmi al suono di quei nomi che, in epoca passata, quando ancora non ero del tutto conscio di ciò che mi aspettava, ho letto e riletto sulle targhe appese sugli spigoli dei palazzi.

    Devo dire, e non esagero nel farlo, che ho assistito a un doppio miracolo, l’emozione che con l’immagine, fantastica, surreale, si è trasformata in parole.

    Solindue e Lulù… donne meravigliose! (Oops… l’ho detto… ;))

  • koalanation

    Ed ecco come non servono grandi storie per catturare respiri , emozioni e incanto …basta una corsetta mattutina , ricca di golosi particolari che evocano immagini da favola , per lasciarci tutti lì a “vedere” Firenze con occhi che non abbiamo mai avuto !

    E io , che di questa meravigliosa città ho solo un lontano e sbiadito ricordo d’infanzia , prometto , ci tornerò!

  • Ermanno

    Cara signora Solindue, la foto che hai pubblicato è bellissima, sembra quasi una stampa d’altri tempi e, la descrizione che ha fatto la signora Lulù, come dice Koala, è molto emozionante, una visita guidata per le vie di Firenze che, mio malgrado, ammetto di non conoscere per niente.

    Adesso so a chi chiedere informazioni nel caso dovessi andarci, a Lulù, il percorso migliore per conoscerla, a te, signora Solindue, il modo migliore per poterla guardare.

    • solindue

      To Ermanno & Koala
      La cosa più bella del tenere un blog è leggere i vostri commenti. Ma non per pavoneggiarsi, della serie… più commentano più mi sento importante, assolutamente non per me.
      Ma perchè nei vostri commenti mettete le vostre sensazioni ed io riesco ad avere una visione di voi particolareggiata, pur non conoscendovi.
      Ermanno è un personaggio meraviglioso, che mi chiama con rispetto e serietà “signora”, riuscendo poi a manifestare una grande sensibilità intuendo la possibilità di vedere (come dice la mia amica Koala) e “vivere” una città a lui sconosciuta attraverso la visione dei miei occhi e le parole magiche di Lulù
      Grazie.

  • Fra Puccino

    Bella la foto e belle le parole di Lulù, Arthur ha ragione e vi combinate molto bene insieme🙂

    • solindue

      Arthur, Arthur, ovunque si parla di Arthur ma lui non c’è mai…si concede proprio poco in rete.
      Però è vero. La foto è davvero bella (sono stata fortunata) e Lulù ha avuto l’intuito giusto che ha fatto venire il fiatone a tutti!

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