Archivi del mese: novembre 2009

Donne Inascoltate

Solindue's property

Venerdì 27 novembre su La Repubblica è uscito un articolo di Umberto Veronesi intitolato “Donne Inascoltate” che potete leggere per intero con un semplice click, e relativo alle complicazioni che continua a trovare in Italia l’introduzione della pillola Ru486. Vi lascio riflettere sul passaggio più interessante e che mi trova in perfetta sintonia.

(… )  Interrompere una gravidanza è per ogni donna una decisione che ferisce l’ essenza dell’ animo e della biologia femminile. L’ essere madre è una pulsione del Dna ed è la realizzazione più appagante dell’ io femminile. Come si può pensare di influenzare la scelta di rinunciare a questo evento, soltanto rendendolo meno traumatico dal punto di vista fisico? Come si può sottovalutare fino a questo punto il dolore di una donna che si trova nella necessità tragica di dover abortire? Certo, possono verificarsi casi limite di donne che usano l’ interruzione di gravidanza al posto del contraccettivo; ma l’ esercito silenzioso delle donne che si avvicina all’ interruzione di gravidanza, si porta dentro il dramma di una decisione lacerante che non avrebbe mai voluto prendere. Ci si ritrovano per un errore tragico, per ignoranza, per disperazione,a volte per motivi psicologici insondabili; decidono di interrompere una gravidanza quasi sempre da sole, a volte con le loro madri o con le sorelle, più raramente con il loro uomo. Si tratta di persone estremamente fragili in quel momento, e se vogliamo proteggerle e salvarle davvero, non serve dire no alle novità della ricerca biomedica, che potrebbero rendere meno traumatica la loro decisione e la loro vita futura. (…)
Io credo che dovremmo occuparci di più delle donne, e soprattutto molto prima che il dilemma di una gravidanza non desiderata si possa presentare. Dovremmo impegnarci sulla maternità consapevole, sull’ informazione e l’ educazione circa i metodi contraccettivi. E poi dovremmo accompagnare l’ eventuale scelta di interruzione con strumenti medicie giuridici che non aggiungano un dramma al dramma. Per esempio dovremmo educare all’ uso della pillola anticoncezionale, che è stata molto demonizzata, e invece si è scoperto che ha addirittura poteri protettivi nei confronti del temibile tumore dell’ ovaio. Dovremmo diffondere l’ uso del preservativo come atto di amore e di rispetto nella coppia, anche occasionale È in questo spirito preventivoeducativo che è stata approvata la legge 194, che ha reso l’ aborto legale nel nostro Paese. Una legge sacrosanta, perché legalizzare non significa promuovere, ma sottrarre alla clandestinità fenomeni o eventi che non si possono sradicare né con una legge né con l’ assenza di una legge. È inutile chiudere gli occhi: se una donna arriva al punto di voler interrompere la sua gravidanza, lo farà, anche se il resto della società le volta le spalle. Qui sta l’ incomprensione profonda del pensiero femminile. Sul perché oggi non possiamo intervenire, ma sul come, sì; tanto più se la scienza ci dà degli strumenti di riduzione del trauma fisico. Mi auguro quindi che il ministro Sacconi continui sulla via illuminata che ha annunciato, e si schieri decisamente a favore del pensiero femminile dando rapidamente e finalmente il via libera alla diffusione della Ru486.

Segreteria telefonica

Salve, risponde la segreteria di Solindue.

Purtroppo non sarò in rete fino a martedì. Potete lasciare un commento dopo il segnale acustico e sarete contattati appena possibile.

***BEEEP!!!***

(Fidanzato geloso)

Ma dove cavolo sei, si può sapere? T’ho cercato anche sul cellulare, ma ce l’hai spento da due ore! 

(Fidanzato apprensivo)

Amore, tesorino mio, dove sei? Sono due ore che ti cerco, non ti sarà successo qualcosa vero, Oddio e se ti sei sentita male, amore, mi chiami subito che sto in pena….

(Fidanzato dubbioso)

Sol’? Ho sbagliato numero? Pronto Sol’? Ma è la tua segreteria? Pronto? Pronto? Non ci sei??

(Fidanzato sicuro di sè)

Sono io chiama.

(Fidanzato musicista)

Ciao sono iiiio, amore miiio, non restistevo piùùù pensavo a teeee. Quando verraaii ….


Sol’_in_blue

(….segue A CHE GIOCO GIOCHIAMO)   Scostò la tenda. Il suo cuore inizio nuovamente a sussultare. Sempre più forte. I suoi battiti sembravano rimbombare nella stanza. Poggiò una mano sul petto, comprimendo il seno ancora nudo come per fermare quel battito. Ma non poteva servire. La vena sul collo pulsava. Cercò di respirare. Una volta, e poi ancora una. Fuori non sembrava esserci anima viva.

Forse l’ombra vista nello specchio era stata un’immaginazione. Forse stava impazzendo. O forse…

(Monica) Sol era in un suo mondo parallelo. I pensieri ancora annebbiati. O forse, non erano solo pensieri. Era ancora li, davanti al suo immenso specchio nel bagno, e con la coda dell’occhio guardava la porta della doccia. All’improvviso l’ombra di lui sempre più grande. Sol si strofinò gli occhi. Ma chi era questo lui di 999999 anni, il coleottero gigante o il misterioso uomo delle mail? Ma come, Sol si domandò: come faccio io a non saperlo? E linneo? Confusione nella mente di Sol. All’improvviso si ricordò del libro che l’amica Stella le aveva consigliato e che lei aveva divorato. Si ricordò di Luca e di quel messaggio ricevuto per errore. Lei, che per giorni aveva sognato di trovare, un giorno, il suo Luca. Allora corse al computer e si accorse che entrambe le mail provenivano da Luca. “Sol Sol” si disse, cosa ti sta succedendo? Luca, ma chi è Luca?

Luca era il terzo di cinque fratelli, aveva vissuto un’infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Della madre aveva ereditato la fine sensibilità, del padre il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, cosa che aveva portato la famiglia da una condizione agiata ad una difficile situazione economica.  Luca non aveva tardato a manifestare una personalità priva di complessi e inibizioni, portata al confronto competitivo con la realtà

(Lorena) Quando entrò  nel 1981 in Comune, non esistevano i computer ma c’erano solo i terminali ne esisteva uno per tutto il settore collegato col ced centrale, Luca  aveva perfettamente in mente due trascinatori ad anelle dentellate, posti ai lati della stampante (che regolarmente si spaccavano e dal ced  le inviavano per sostituirle). A seconda delle stampate aveva la carta più larga e più stretta da cambiare all’occorrenza. Si ricordava le ore ad inserire in “atms” le presenze alla mensa dei bambini per mandare i bollettini di pagamento alle famiglie… Ed ancora ricordava bene quei “cassoni” delle prime macchine da scrivere elettroniche “Editor 4” della Olivetti …Successivamente arrivarono le prime macchine da scrivere a testina rotante  intercambiabile della Ibm,  le prime che avevano anche il nastro correttore e via andare. … Luca usava ancora i ciclostili prima a mano (a manovella) e poi elettrici, quante volte usandoli, scaricando male a terra la corrente prendeva delle piccole scosse. Usava inchiostrarle con un inchiostro ad olio nerissimo aprendo un tappo in cima al rullo, che colava da tutte le parti e con quelle ci stampava le matrici dei consigli di quartiere …altri tempi …Ed oggi  a Luca sembrava, impossibile ed incredibile, avere un computer collegato in rete a fibre ottiche. … E poi internet ecc. ecc. Altro che passi da gigante aveva  fatto il web dagli anni ’80 ad oggi!!!

Per Luca quella era ‘ la più grande rivoluzione, in assoluto, del secolo passato!!

Aveva incontrato Sol’ in rete e fra loro era nata subito una assidua frequentazione nel rispettivi Blog.


Sol’_in_blue copertina

Ecco pubblicata la foto, se non vi piace cercherò di fotografare un coleottero….  SOL’_IN_BLUE PHOTO

Per godere appieno delle forti sensazioni che la foto potrà scatenare…io accenderei anche un po’ di musica…giusto?


Optical illusion

Ok tutto è pronto. Con un difficile ma geniale autoscatto, pochi minuti fa ho ripreso Sol’ sotto la doccia. Tempo di gestire la fotografia e la pubblicherò nel mio blog fotografico, affinche voi scrittori possiate dirmi se la ritenete soddisfacente quale copertina per la nostra storia. Essendo Sol’ una pesona abbastanza alta mi vedo costretta a “tagliarle gambe” per il resto è stata ripresa interamente nel suo lato A…forse non il migliore, ma…

Adesso faccio un salto in palestra, vista la foto…non ho un attimo da perdere! 😉

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Di seguito un regalo di LuLù. Buona giornata a tutti!

Una e cinque di notte. L’altoparlante del Regionale annuncia la mia stazione. Mi preparo alla porta sul lato sinistro guardando la marcia. Disorientata alcuni istanti, realizzo: il convoglio si arresta al binario secondo, sul lato opposto a quello sempre osservato.

Problemi lungo la linea? Pesante ritardo annunciato per il senso contrario.

Scendo: nebbia densa d’intorno. Altri tre come me.

Odore acre lieve, nell’aria.

Mi incammino; i miei tacchi producono il suono consueto, ma procedo assai più dei minuti usuali. Avanzo fino al primo schiarire e non sono arrivata.  È l’orario del bianco e del nero; l’ora del grigio, del bianco e del nero. È l’ora in cui, se l’aria è umida e spessa, vieta che il sole ridia i colori alle cose.

Il clinker bruno di sempre si tramuta in nuvole grigie, davanti a me, un passo davanti; a ogni avanzare parrei dover scendere dal solido piano di cotto e trovarmi tra nembi di ghiaccio, ma non avviene: il marciapiede si estende se incedo, nell’indefinito colore d’ombra di stanza dei miei di quando ero bambina al risveglio.

Se voglio sapere, se voglio colori, un gesto ci vuole.

Mi raccolgo. Mi tuffo; di là oltre il noto.


A che gioco giochiamo – parte 2 –

 Ecco qui di seguito il racconto scaturito dalle vostre fervide menti in questi due giorni. Siete davvero bravi, sono orgogliosa di voi.

Ho sistemato direi bene l’incrocio fra Stella ed Arthur, mentre qualche problema ho ancora con Alan, il nostro eclettico Alan (!). Potrei organizzare dei flash back con il suo racconto, ma per farlo ho bisogno dell’insieme della storia. Dunque leggete ciò che mi sono inventata per darvi il senso della cosa e  la possibilità di continuare a giocare.

Siete il gruppo più fantastico di giocatori che abbia mai incontrato. una grande soddisfazione avervi come amici.

Speriamo che il gruppo si allarghi, il gioco è aperto a tutti coloro che passano di qui e ne hanno voglia.

Ecco qui dunuqe la nostra storia. Buon proseguimento…

p.s. Ho messo i vostri nomi per adesso in nota all’inizio dei vostri racconti…poi vediamo. La parte in corsivo qua e là è la mia.

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C‘era una volta un computer.

Era un nuovo notebook Asus, elegante come una farfalla: il “perfetto connubio tra design raffinato e tecnologie avanzate”, così recitava la pubblicità. In effetti aveva un look particolarmente raffinato, un profilo sottile elegante e leggero. La cover esterna era nera, brillante e la tastiera, light-in-motion, si accendeva in presenza di scarse condizioni di luce, permettendo così di poter lavorare comodamente anche in ambienti poco illuminati. O meglio di notte. Anche il display da 15.6 pollici a Led, 16:9 HD si adattava in automatico in base alla luce per garantire la massima visibilità.

In grado, quindi, di distinguersi già al primo sguardo per l’aspetto estetico accattivante e curato in ogni dettaglio – connubio perfetto con lo stile della sua proprietaria – il nuovo Asus rappresentava anche lo stato della quasi perfezione sul piano delle soluzioni tecnologiche, potendo garantire performance importanti e al contempo bassi consumi energetici .

Sol’ lo aveva acquistato solo tre settimane fa, e ne era a dir poco entusiasta. Lo utilizzava in massimo modo a casa la sera, nel silenzio della campagna. Una tisana calda e profumata, o una tazza di caffè ben tostato la mattina, un comodo divano, cuffie Sennheiser e un collegamento ADSL veloce costituivano questo suo nuovo divertente mondo..

Aveva aperto un blog presa un giorno da uno strano schiribizzo. Un blog – il termine che deriva dalla contrazione Web-log (traccia su rete) – era una sorta di diario on line, un raccoglitore di pensieri, di opinioni, di riflessioni e considerazioni che Sol’ aveva anche cercato in queste poche settimane di abbellire, addobbare e integrare con musiche, sue fotografie o video. Era sempre alla ricerca di novità, curiosa della vita, volenterosa di fare nuove conoscenze ed esperienze, ed era quindi rimasta immediatamente, affascinata da questo suo nuovo gioco, ma non avrebbe certo mai immaginato che tutto ciò le avrebbe cambiato la vita per sempre.

Quel lunedì mattina, acceso il computer, aveva trovato fra sua nuova posta un messaggio quando 1d’un tratto, nel bel centro della stanza, apparve un coleottero.

Sulle prime, in considerazione della calda e intensa penombra che avvolgeva l’ambiente, Sol’ non seppe comprendere se realmente vi fosse qualcosa, là di fronte a lei, o se si trattasse del frutto della sua immaginazione, alimentata dai bagliori dell’ampio visore.

Sollevò la schiena, soppresse il volume, scostò e fece scorrere all’indietro l’auricolare destro, piegò lo schermo verso la tastiera e focalizzò vista e udito su quello che, ora, appariva proprio per quello che era: una sorta di insetto volante, di fattezze e di dimensioni che ella non aveva mai veduto in precedenza.

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A che gioco giochiamo?

 

Buongiorno ragazzi, a che gioco giochiamo questa settimana?

Nascondino…sudoku…tetris….noooo, suvvia siamo blogger, siamo qui per condividere i nostri pensieri, i nostri scritti, i nostri sentimenti.

Questa è quindi la mia idea per i prossimi giorni.

Di seguito troverete l’incipit della “nostra” favola. Ognuno di voi potrà aggiungerne, nello spazio dei commenti, un pezzo che abbia un minimo di senso con i personaggi e la storia che precede. Ognuno con la propria modalità di scrittura. Potete inserirci una poesia se siete poeti, una canzone se siete feticisti di “youtube”, ossimori, proverbi, frasi famose  e ciò che più preferite.

Io alla fine cercherò di farvi da editor, correttore di bozze  e cercherò tra le mie foto la copertina adatta…e vediamo se viene fuori qualcosa di simpatico. Che ne dite? Giochiamo assieme?

C’era una volta un computer.

Era un nuovo notebook Asus, elegante come una farfalla: il “perfetto connubio tra design raffinato e tecnologie avanzate”, così recitava la pubblicità. In effetti aveva un look particolarmente raffinato, un profilo sottile elegante e leggero. La cover esterna era nera, brillante e la tastiera, light-in-motion, si accendeva in presenza di scarse condizioni di luce, permettendo così di poter lavorare comodamente anche in ambienti poco illuminati. O meglio di notte. Anche il display da 15.6 pollici a Led, 16:9 HD si adattava in automatico in base alla luce per garantire la massima visibilità.

In grado, quindi, di distinguersi già al primo sguardo per l’aspetto estetico accattivante e curato in ogni dettaglio – connubio perfetto con lo stile della sua proprietaria –  il nuovo Asus rappresentava anche lo stato della quasi perfezione sul piano delle soluzioni tecnologiche, potendo garantire  performance importanti e al contempo bassi consumi energetici .

Sol’ lo aveva acquistato solo tre settimane fa, e ne era a dir poco entusiasta. Lo utilizzava in massimo modo a casa la sera, nel silenzio della campagna. Una tisana calda e profumata, o una tazza di caffè ben tostato la mattina, un comodo divano, cuffie Sennheiser e un collegamento ADSL veloce costituivano questo suo nuovo divertente mondo…

(…segue)

 

 “That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.”  (W. Whitman)