Lei, Sandrina (la moglie del Portiere)

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Salve sono Sandra vengo da Brasov, Romania.

Sono in Italia da quasi 7 anni, sono riuscita a partire due anni dopo il crollo del regime di  Ceausescu. La storia del mio paese tanto la sapete tutti. Solo allora sono riuscita a venire in Italia da mio marito. Lui si chiama Mario ed era scappato dalla nostra Romania 3 anni prima. Ha girato in clandestinità tutta l’Europa prima di arrivare in Italia. E’ un brav’uomo ma si era messo in cattiva luce con il regime comunista di allora. Abbiamo passato così tanti guai.

Abbiamo anche un figlio,  Giovanni, che adesso ha 15 anni. E’ stato con noi in Italia fino a questa estate, ma lui qui non si trovava bene.  Non ha voglia di andare a scuola e l’ultimo anno è stato un disastro. Un giorno dopo scuola ha fatto a botte con un compagno e poi ha saltato la scuola per quattro giorni. Quando il Preside mi ha chiamato, sono caduta dalle nuvole. Io non mi ero accorta di nulla. Mi sono arrabbiata tanto con lui, ma Mario dice che sono ragazzate. Comunque adesso è voluto restare in Romania dai nonni e io sono preoccupata che prenda brutte strade.

Mio marito fa il portiere in quel palazzo grande di via Micheli. Viviamo bene lì. Abbiamo due stanze e un bagno. Quando siamo arrivati otto anni fa’  le stanze erano già arredate, ma i mobili erano vecchi e i muri sporchi. Così io e Mario le abbiamo risistemate tutte, Mario è un sant’uomo: ha veramente le mani ed il cuore d’oro.

Io faccio le pulizie negli uffici del palazzo. Non è faticoso. Lavoro  la sera tardi quando tutti se ne sono andati. Alcuni uffici sono molto belli e a me piace stare lì dentro da sola la sera. Al secondo piano c’è uno studio di avvocati. In fondo al corridoio c’è la stanza più grande, con una scrivania di legno con la pelle sopra. A volte la sera mi siedo a quella scrivania e passo un po’ di tempo a sognare. Prendo in mano una penna, quelle nere con l’inchiostro e provo anche io a scrivere su un foglio bianco. Cerco di immaginarmi cosa si prova a stare lì a pensare, a leggere e a parlare con le persone a telefono.

Questa era la vita che speravo potesse avere Giovanni qui in Italia. Per questo io e  Mario abbiamo fatto tanti sacrifici. Non è mica facile neanche per noi la vita lontano dal nostro paese, dalle nostre famiglie e dai nostri amici.

Ma ora è diventato tutto difficile. Giovanni non vuole più tornare qui in Italia. Io credo che si sia impaurito perchè io mi sono ammalata e non ha la forza di vedermi soffrire. Anche lui ha il cuore di suo padre. A volte sembra che tutta una vita di sacrifici non servano. Basta niente e tutto sembra stato inutile, tutto sembra svanire  come una bolla di sapone.

 

p.s.  vedi anche  “L’Antologia del Portiere” da Arthur…

http://ilmondodiarthur.wordpress.com/antologia-del-portiere/

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4 responses to “Lei, Sandrina (la moglie del Portiere)

  • arthur

    Maddai, scrivi della moglie di Mario e non mi dici nulla?🙂

    Mi piace, perché è la storia di tanti che, lasciando il loro paese, sperano di trovare pace e serenità, senza pretese però, perché la loro vita “normale” è l’unica che conoscono.

    Oggi sono gli extracomunitari, ieri erano i nostri immigrati, ed in comune hanno entrambi la speranza di una vita migliore, lontano dalla miseria e dalla mancanza di prospettive e soprattutto, la ricerca di una via per riprendersi la loro dignità di uomini.

    Se non hai nulla in contrario, questo racconto lo aggiungo all’Antologia del Portiere, che ci sta proprio bene.

    ‘pomeriggio!

  • solindue

    Ma Ciao!
    Certo che ho scritto di Sandrina, e vedrò di scrivere prossimamente anche la visione di Giovanni. Una bella trilogia per la tua/nostra antologia. Trovo sempre molto divertente ed interessante ascoltare le diverse visioni della stessa storia. Come dire: ognuno vede il proprio film…non credi?
    Buon pomeriggio anche a te.

  • riccardo uccheddu

    E’ davvero triste come i sogni di tanta povera gente si infrangano contro una realtà a dir poco spietata.
    Il crollo del Muro e di quei regimi aveva fatto pensare (benchè io avessi qualche dubbio già allora) che sarebbe arrivata un’era se non di pace e di prosperità, almeno di relativa tranquillità.
    Invece, quelle persone hanno ricevuto in dono una fedele… replica della vita che subiscono tanti, tante di noi.
    Con l’aggravante, che sono discriminati per non essere italiani e che per quelli rimasti nei loro Paesi, si è addirittura abbassata l’aspettativa di vita.
    Ciao.

  • solindue

    Buongiorno Riccardo,
    felice di ospitarti fra le mie pagine.
    Dove lavoro abita davvero una famiglia rumena più o meno come quella descritta – ripeto però che la storia è in parte di fantasia ed inventata nei nomi – e mi capita spesso parlare con la moglie (noi donne si sa siamo facili alla chiacchera). I problemi che descrivo sono assolutamente reali (malattia compresa, purtroppo) e sono quelli di moltissimi immigrati, prima di tutto di tanti italiani come noi, da sempre come dire…viaggiatori in cerca di una vita migliore.
    I miei portieri sono comunque persone fortunate, che hanno una casa e un lavoro “serio” o forse dovrei dire “umano”. Sono però persone sempre un po’ tristi e raramente vedo nei loro occhi una luce di allegria, o quel guizzo di felicità che ritengo dovrebbe appartenere di diritto ad ogni uomo. Da qui la mia voglia di raccontare.
    Ti ringrazio per la visita, un abbraccio.

    p.s. Ovviamente se anche tu volessi scrivere la tua storia, sia io che Arthur nella “nostra” Antologia del Portiere saremmo onorati di ospitarti.

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