Lui, il vuoto

Solindue's property

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Voglio continuare a credere che sia un dono. Di quelli speciali. Non so se sia così, ma spesso non riesco a vedere le cose come le vedono gli altri. Dove tutti vedono un bellissimo fiore, io vedo tanti  petali con gradazioni di colori diversi, e soprattutto vedo il non-fiore. Vedo ciò che c’è tra un petalo e l’altro, tra una foglia e l’altra.

Da piccola disegnavo, e disegnavo i non-oggetti, cioè lo spazio, il vuoto fra una cosa e l’altra.

Da più grandicella sono stata attratta, con sentimento pulsante, dalla macchina fotografica, quella magica scatoletta che mi permetteva di immortalare i miei spazi vuoti. Adoravo fotografare gli spazi fra gli oggetti sul tavolo dove studiavo. Passavano a volte setttimane prima che il rullino finisse ed io ritrovassi poi, dopo averlo  sviluppato, i miei vecchi spazi ancora lì con me.

Con l’arrivo del digitale, qualche piacere se n’è andato, ma mi sono adeguata alle sue comodità. Ho avuto per un lungo periodo una piccola macchietta compatta e tascabile che era sempre con me, nella mia borsa, e che tiravo fuori nei momenti più impensati e insensati. Certo fotografavo i miei bambini in crescita, i loro compleanni, cieli al tramonto e albe radiose, ma poi, quasi di nascosto fotografavo i miei spazi vuoti.

Infine il grande passo verso la reflex. Obbiettivamente  intrigante e con opportunità quasi infinite. Sensibilità nel colore, profondità di campo, sensori che eliminavano le vibrazioni … troppo bella e  me ne sono già disfatta, regalandola a mia figlia adesso che se ne è andata lontano da casa per studiare all’università. Si diverte senza ombra di dubbio più lei!

A me davvero non servono stabilizzatori di immagine, obiettivi macro o ultragrandangoli.  I miei non-oggetti, sono i miei spazi vuoti e non servono lenti speciali per ritrarli. Sono lì dove li vedo io. Spesso solo io. Presto forse tornerò alla matita  e al carboncino. Segno di vecchiaia ahimè!

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11 responses to “Lui, il vuoto

  • alanford50

    “io vedo tanti petali con gradazioni di colori diversi, e soprattutto vedo il non-fiore. Vedo ciò che c’è tra un petalo e l’altro, tra una foglia e l’altra.”

    Concetto stupendo, che condivido appieno, anche se io lo vivo in un modo differente, il senso è il medesimo ed è appagante e completo, a te piace il vuoto e a me il silenzio, ma non un silenzio qualsiasi, ma bensì il silenzio ritmico tra un rumore e l’altro, quindi è molto simile al tuo senso legato allo spazio ed al vuoto.

    Vivere la propria solitudine.

    Vivere in mezzo al mondo non vuol dire vivere nel mondo, molto spesso si è soli in mezzo alle moltitudini, beato chi impara a convivere con la propria solitudine, perché non sarà mai solo.Viverla con serenità e padronanza di se è un dono Divino, è una sensazione che è da pochi, significa entrare in una dimensione parallela dove tutto vive con estrema lentezza, dove si odono i propri battiti del cuore scandire il proprio tempo, dove si sente il proprio respiro alimentare la propria vita, dove il pensiero rimbalza tra la mente e l’anima alla musica dei rintocchi del cuore e tra un battere ed un levare, in quell’attimo di silenzio, di vuoto e di attesa del battito successivo si gode di se e di tutto ciò che ci circonda, e finalmente ci si sente padroni coscienti del proprio brevissimo vivere.

    Alanford50

    Ciaooo neh!

  • alanford50

    A proposito di vuoto e di silenzio.

    – il vivere tra il battere ed il successivo levare dello scandire del proprio cuore è una condizione molto particolare, consente una cosa molto bella che difficilmente il vivere normale del quotidiano ci consente e ci concede, il riconoscere e l’assaporare quel silenzio tra un battito ed il successivo, quell’attimo di silenzio che riempie i vuoti che a volte accompagnano gli spazi e i tempi non gestibili della vita, ossia si gusta il senso della massima estensione del nostro tempo e quel silenzio si riempie di verità non eludibili…

  • 3D

    una mia passione che non ho mai coltivato ed un arte che non ho mai avuto, è proprio la fotografia!
    amo il bianco&nero, tira fuori l’anima della foto, ma ahimè, ripeto, dio non mi ha fornito di tale grazia😀

  • arthur

    Non è facile e non è da tutti andare al di là delle cose, riuscire a vederle non per quello che sono realmente, ma con gli occhi di chi vive le emozioni ed ha voglia di ritrovarle in ogni cosa.

    Anche per me il disegno è stato per tanti anni un compagno di viaggio, ma ho incominciato presto ad usare la macchina fotografica, e poi la telecamera, ognuno, a modo suo, diverso dagli altri, una realtà raccontata fermando l’attimo o percorrendolo nella sua più intima rappresentazione di se.

    Amo la tecnologia e quindi non vivo il limite che alle volte sembra esserci, perché dietro ad una macchina fotografica super tecnologica, ci sono ancora io, con i miei occhi, le mie emozioni, con quello che voglio raccontare.

    Tra l’altro, questa è una cosa che ho capito alcuni anni fa, quando pensavo ancora che il computer togliesse qualcosa alla mia creatività, ma poi ho scoperto che la tecnologia era soltanto al mio servizio, come lo era magari un tavolo da disegno, una reflex analogica, una cinepresa super otto, anzi, mi dava la possibilità di sentirmi libero da dover pensare al diaframma migliore, al controluce e via dicendo.

    L’unica cosa che rimpiango è la camera oscura, l’attimo in cui sulla carta bianca appariva l’immagine, un momento magico che neanche il programma di fotoritocco più avanzato è riuscito a darmi. Tu che ami il bianco e nero, ricordi le pellicole della Ilford?

    Magnifiche!

  • solindue

    Santi numi Arthur! la Ilford FP4…così mi fai piangere!!!
    Però hai ragione tu, dietro l’obiettivo ci sono sempre io. Magari a Natale oltre ai pastelli mi compro una Nikon. Forse no.
    E’ solo l’entusiasmo del piccolo Koala con la sua Nikon D5000 che mi ha contagiato…

    To Alan
    Sintonia perfetta. Forse perchè dentro di me scorre per metà sangue piemontese! Comunque hai disegnato con una pennellata la perfetta immagine di un metronomo che scandisce sì il tempo, ma anche – e soprattutto – il “controtempo”.
    Hai mai provato a pensare, sognare o scrivere con in sottofondo i rintocchi dello scorrere tempo?
    http://simple.bestmetronome.com/

    To 3D
    Se riesci ad apprezzare una bella foto e le sensazioni che esprime, sei comunuqe fortunato. Molte sono le persone che passano davanti ad un quadro e non si accorgono neanche del gesto che rappresenta.
    Benvenuto a casa mia.

  • arthur

    Oh mannaggia, la Ilford FP4, mitica pellicola, molto versatile, da 125 ISO, adatta per ritratti e paesaggi, ma soprattutto, magnifica per le sue tonalità di grigio.

    Malgrado possegga una Canon della nuova generazione, le mie “vecchie” reflex ogni tanto le uso ugualmente (raramente purtroppo…) e Ilford è una pellicola che tengo sempre di scorta, insieme alla Fujicrome 64 ISO che enfatizza i colori nei ritratti.

    Maddai… piangiamo insieme…😆

    • solindue

      Ma no dai Arthur, niente pianti.
      Questo almeno è un passato che in teoria si può riprodurre. Dico in teoria perchè anche io ho la mia “vecchia” reflex (ho regalato la nuova Canon a mia figlia, e sono una brava mamma…ma non esageriamo!) e ho provato a far girare nuovamente il rullino dentro. Faccio le foto, e godo della mia tristezza, non ho più modo di stamparmi le foto, che faccio… devo andare da un fotografo…e il rullino magari poi resta lì.
      Ho qui davanti a me una piccolissima Sony Rosa Cyber-shot (giuro! Cielo che squallore!) però it’s so easy…
      Hai di nuovo ragione tu…Facciamo a metà dei Cleenex?!?!😦

  • Mirror

    Il nulla non è negazione.
    I fenomeni diventano il vuoto ed il vuoto i fenomeni.

    Se non hai ancora avuto occasione, dedica del tempo alla lettura di Deshimaru.
    Credo l’apprezzerai.

  • solindue

    To Mirror
    Lo so bene. Il nulla non è assolutamente negazione.

    Non ho mai letto Deshimaru. Filosofia Zen, giusto?
    Mi sono avvicinata, “studiando” (pochino in realtà, almeno per i miei standard), circa tre anni fa’, alla religione Buddista di Nichiren, attraverso dei libri dell’associazione Soka Gakkai. Ma per una serie di motivi ho presto mollato lì.
    Cosa consigli di Deshimaru? Un titolo specifico?
    Intanto comunque grazie, sono un tipo molto curioso e pronta ad imparare, quindi sparate i vostri consigli.

  • alanford50

    @SOLINDUE

    No non ho mai provato a scrivere con il metronomo, perchè lo trovo portatore insano di affanno, specialmente perchè sono estremamente lento nello scrivere, uso la famossima tecnica a due dita, quindi diventerebbe un suono ripetitivo che mi porterebbe all’isteria convulsa, purtroppo i miei pensieri sono rapidissimi ma le dite sono dislessiche rispetto al pensiero, ahahah,.

    Circa la fotografia, ho una reflex YASCHICA FX 2000 praticamente nuova, nel senso che avrò fatto in trent’anni non più di 4 o 5 rullini da 12 pose, poi sono passato ad una digitale ereditata da mio figlio, ma non amo molto fare le foto, tanto amo guardarle e lasciarmi cogliere dai misteri che racchiudono, quanto non amo farle, avendo sempre privilegiato foto panoramiche, ho sempre avuto netta la sensazione che la foto ruba e nasconde realtà alla realtà, e la foto racchiude sempre una visione limitata e impoverità, forse perchè viene appiattita nella sua tridimensionalità, quindi più che farle amo guardarle, convengo con voi comunque che il fascino del bianco e nero non è mai stato eguagliato dalle nuove macchine e tecnologie.

    Ciaooo neh!

    • solindue

      Non è affanno, è ANSIA data dalla percezione dello scorrere del tempo. Io lo chiamo effetto metronomo, ma dopo un po’ ti abitui ed è addirittura rilassante. Certo lo devi mettere lento, lento, 40 battiti a minuto…

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