Archivio Mensile: dicembre 2009

Partenze

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 Kublai domanda a Marco: “Quando ritornerai al Ponente, ripeterai alla tua gente gli stessi racconti che fai a me?”

“Io parlo parlo” Dice Marco, “ma chi mi ascolta ritiene solo le parole che aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei capannelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno del mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella con uno scrivano di romanzi d’avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio”.

(Italo Calvino, Le città ivisibili)

Le valigie sono pronte, finalmente si parte. Una breve check list per controllare che ci sia tutto.

- n. 2 caricatori cellulari ;

- n. 1 caricatore batteria macchina fotografica;

- n. 1 caricatore pc;

- n. 1 caricatore DS;

- n. 1 caricatore PSP;

- n. 5 libri;

- n. 6 banconote da 50;

- n. 2 carte di credito;

- n. 5 valigie;

- n. 3 zaini.

- cappello, guanti, sciarpotta e scarpette rosse…

La mia partenza è illuminata da un magnifico raggio di luce. Al mio rientro saprete.

Io racconterò con la mia voce e ognuno di voi ascolterà con il proprio orecchio….

A presto, vostra Sol’


25 dicembre 2009

 * * * *

A u g u r i 

 

 

 

Oh Cielo….Babbo Natale, sempre di fretta….vedo!!

 

 

Noo…le mie scarpette rosseeee!!! Qualcuno mi aiuti!!!     Regalerò zucchero filato a tutti, prometto!

BUON NATALE


Bolle di …

Ci sono bolle e…. bolle.

Ci sono quelle di sapone, che si riempiono di arcobaleno al primo raggio di sole, che si fanno trasportare leggere dal vento e  ci fanno gioire e sorridere scoppiettandoci fra le dita.

Ci sono quelle che da piccoli facevamo con le gomme, tutte rosa che quando scoppiano si appiccicano sul naso.

Ci sono quelle di vetro, con dentro piccoli gioielli creati da abilissimi artigiani e che nascondono i miei sogni di bambina….ma questa è tutta un’altra storia.

Anzi è la storia che ho regalato per questo Natale a Morena Fanti e tramite lei regalo a tutti voi.

Vieni  a leggere   Bolle di Natale…   poi mi farai sapere dove tieni nascosti i tuoi sogni.

Infine, con quella rossa strana bolla che è il mio cuore  auguro a te e ai tuoi amori un felice Natale.

Sol’


Il Paradiso è…

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Un giorno l’Allievo chiese al proprio Maestro:

“Maestro, ma esiste il Paradiso su questa terra?”

“Ma certo che esiste.” rispose il Maestro.

“Maestro, ma esiste anche l’Inferno, su questa Terra?”

“Ma certo mio caro che esiste anche l’Inferno.”

“Scusa ancora Maestro, ma quali sono le persone che vivono nell’Inferno?”

“Tutti coloro che non si sono accorti che questo è il Paradiso”. **

Alla Vigilia di queste settimane di festa vorrei dedicare questo dialogo a tutta la mestizia e scontentezza che continuo a riscontrare fra le pagine dei giornali, quando la sera accendo la televisione e anche in molti dei vostri birbantissimi blog.

Il dialogo è lineare e rappresenta molto bene il mio pensiero personale. Se vogliamo, qui su questa terra, possiamo trovare il nostro piccolo Paradiso personale .  

 Un caffè al mattino,  tostato male, ma preso guardando negli occhi un amico, è il Paradiso.

Dieci minuti dopo pranzo seduta in poltrona con le pagine del mio libro preferito, è il Paradiso.

Vedere che il tanto sospirato golfino rosso è arrivato finalmente in vetrina scontato, è il Paradiso.

Potersi soffermare a guardare un  prato bianco di brina al mattino, è il Paradiso.

Offrire un cappuccino caldo ad Alì, il mio amico del Senegal, è il Paradiso.

Dipingere di azzurro la porta di cucina, è il Paradiso.

Il beep del tuo sms che mi da il bacio della buonanotte, è il Paradiso.

Riscoprire la gioia della  libertà dopo che tu mi hai lasciato, è il Paradiso.

Trovare subito  le chiavi della macchina nella borsa al mattino, è il Paradiso.

Lo spi che si gonfia stagliandosi colorato nel cielo, è il Paradiso.

La barretta di cioccolato fondente che ho appena finito…quella sì che mi ha fatto stare in Paradiso!

**(Ricordo di aver letto un dialogo simile in un racconto di Borges, non ricordo quale e chiedo scusa. Suvvia ogni tanto concedetemi una mezza citazione!!)


Caro Babbo Natale,

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Caro Babbo Natale,

davvero non saprei dire se quest’anno sono stata buona o meno.  Anzi a pensarci bene un po’ più birbona rispetto agli altri anni lo sono stata senza dubbio. Ma chi non lo è? Sono solo una bambina che ogni tanto fa un po’ di capricci e dice qualche bugia, abbastanza innocua, ma a volte si sa la verità vera, vera, spesso nessuno la vuole sentire.

Per questo Natale sono un po’ in imbarazzo e non so cosa chiederti. Gli ultimi cinque anni ti ho sempre chiesto qualcosa più per gli altri che per me. La salute per la mia famiglia, la fine di tutte le guerre e la pace nel mondo…

Capirai che mi sento un po’ delusa. A questo punto immagino che tutto questo sia impossibile per te e non vorrei quindi perseverare e diventare magari noiosa con queste richieste un po’ dèja vu.

Quindi faremo così, se sei d’accordo: come tutti gli anni il 24 sera io ed i miei bambini ti prepareremo i biscotti con gli smarties e lo zucchero a velo. Lasceremo vicino all’albero una grande ciotola con  il latte per le tue renne (a proposito come sta Rudolf? Lo scorso anno aveva un po’ di tosse, ricordi?); e non mancherà neanche un goccetto di grappa per riscaldarti le ossa se sarà una serata fredda.

 In cambio pensavo: io farò da sola i regali ai miei bambini (tu devi già pensare alle famiglie povere…) ma se tu potessi farmi avere le scarpette rosse come quelle di Karen, perchè io possa ballare incessantemente per tutto l’anno…sarebbe meraviglioso!

Grazie.

Ti abbraccio con immenso affetto,

Sol’

(Chiunque voglia scrivere a Babbo Natale può farlo sul suo sito http://babbonatale.wordpress.com)


Giochiamo senza la O

 

Mi piace l’idea di scrivere with an Handicap. La mancanza di una lettera. Sì quella.

Avrei per tutti quanti degli af*rismi:

- Cerca di essere sempre te, un dì dirai di essere l’unicita.

- Dal diamante nasce nulla, dal letame nasce margherite.

- L’arte della vita sta nell’imparare a ridere, e nell’imparare a patire.

- La gente è la più grande recita della terra, e mai si paga il ticket.

 Facili sistemi per cambiare qualche frase e far sì che sempre vada bene. Mica sempre.  Ma divertente come cantare la frase di Garibaldi che si fece male alla gamba e che faceva:

Garabalda fa farata fa farata ad ana gamba Garabalda ca camanda, ca camanda al battaglan!

Ghirighildi fif firiti fi firiti id ini ghimbi Ghirighildi chi cimindi, chi chiminfi il bittiglin!

Ghereghelde fe ferete fe ferete ed ene ghembe Ghereghelde che chemende che chemende el betteglen!

Guruguldu fu furutu fu furutu ud unu gumbu Guruguldu cu cumundu cu cumundu ul buttuglun!

 Rimembri? Anzi rimembrate?

Vai avanti anche tu, se canti e balli va bene assai anche se scrivi è diligente… basta dimenticare una lettera.

Sembra di essere scemi, ma è divertente assai!


Aspettando Godot

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Quel che si deve fare è ‘passer le temps’.

La piazza è quasi vuota. Gli scricchiolii delle chiusure dei negozi di questa piazza inquietano. 
Non di  meno le sagome che spiccano in fondo alla strada. Dopo tanta pioggia, un rosso tramonto illumina i monumenti.

Come in un fondale  scarno spicca Lei la torre completamente  inanimata. Quella che dovrebbe essere un simbolo del nostro paese ridente, che con la sua stranezza perpetuata nel tempo scandisce le sue stagioni. 
A  quest’ora un luogo che non offre niente.
Solo desolazione e forse paura.
Eventi misteriosi e violenti mi tormentano all’avvicinarsi della notte.

Ricordi angoscianti di un undici settembre di diversi anni fa.
Fitte lancinanti scandiscono ancora il tempo. Un tempo che per molti non c’è più.
Un dolore mi trafigge il corpo e l’anima o forse una paura che si  trasferisce dall’anima al corpo quando qualcosa mi scuote, che sia un pensiero o un ricordo scomodo? Uno stato emotivo alterato?
Un impulso di fuga mi rapisce l’anima.

Devo correre. Fuggire. Mi volto. Il boato.

Due corpi e due anime ammaccate e pericolanti. Io e Lei la torre.  Intrepide, sospese oramai tra ansia e inazione. Il non più.

Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove smette. E così per il riso. Non diciamo troppo male, perciò, della nostra epoca; non è più disgraziata delle precedenti. Ma non diciamone neanche troppo bene. Non parliamone affatto.
 
- E adesso che facciamo?
- Non lo so. 
-  Perché?
-  Aspettiamo Godot.
-  Già, è vero.

OH CIELO!!!

(Dedicata al nio nuovo lettore Esragone ed al mio Quid Pluris…)

UPDATE 10.12.2009  

Assurdo per Assurdo…foto di NON STATICHE … PRESENZE… 


C’incontriamo oggi…

Oh Cielo ha detto di sì, che verrà!

Mi domando perchè dobbiamo sempre fare il primo passo noi donne. Mamma che stress. E poi figurati se io non dovevo fare il fenomeno…

…. ti aspetto in Piazza San Pancrazio, seduta sui gradini della chiesa (attento, ci sono due chiese, una più grande e una più piccola, non puoi sbagliare… ), non ti dico come sono, che abiti indosso, se porto la frangetta o i capelli raccolti…

 a parte sa benissimo che ho il taglio a Valentina e poi ci voleva un secondo ad inviargli una foto…

Ma come mi vengono mi domando.  Sol’, Sol’ ne combini sempre una. Ma oramai è fatta. Suvvia vestiamoci…  Jeans, maglietta rossa come nella storia…  ecco fatto. Oh Cielo il computer!

…  posso usare il mio Compact Regimental come segno di riconoscimento, che terrò sulle mie gambe, così non potrai sbagliarti…

Ma cosa avrò nella testa…  aspetta mi trucco un po’, almeno il mascara…  uffa guarda qui che faccia…  così davvero non va…  mettiamoci anche un po’ di crema…  ma mica posso nascondermi dietro un paio di occhiali da sole, diamine…  siamo in Dicembre…

……ma dov’è? Vuoi vedere che non viene. Son qui da dieci minuti su questi gradini di pietra con il computer sulle gambe, che sfigata…  è anche l’ora della messa, continua a salire gente che mi guarda. Ma di lui nessuna traccia. Bella figura, adesso mi danno buca anche i blogger….  ha detto che veniva un po’ prima e che a tracolla, avrebbe avuto

 il suo Ragtime, fiammante e nuovo di zecca,

così per poterlo riconoscere… boh io non so neanche cosa sia un Ragtime…  vabbè comunque vuoi che non lo riconosca. Suvvia lo sentirò arrivare in lontananza. Lo so. Il mio cuore lo sa e inzierà a sussultare non appena arriverà in questa piazza.

Sentirò fermarsi il tempo.

Lo so.

Questi gradini diventeranno uno scivolo per una mia nuova vita. I gradini della Chiesa di San Pancrazio…  sarà la “nostra” chiesa…   San Pancrazio…   Oh Cielo!!!! Ma questa non è San Pancrazio,  Sol’!!! San Pancrazio è l’altra piazza!!!! Corri, Sol’ corri…..

Da non credere ho sbagliato chiesa….    forse era destino che dovessimo rimandare l’incontro…


Sol_in_sogno

Ci si ritrova sempre comunque soli. Se qualcuno pensa ancora di convincermi che si può contare sul “due” sta perdendo il suo tempo. L’unica forza che possiamo trovare per proseguire nella vita è dentro di noi, là fuori è tutto evanescente. Ghiaccio trasparente che assomiglia a un diamante. Tutto un gran luccichio di piroette in un coloratissimo cocktail, dal retrogusto sempre amaro.

Ah quanto vorrei essere un’inglese, fredda, sentimenti contenuti e discorsi prevedibili. Sempre diversa, invece. Discorsi sconfusionati e sentimenti violenti. Sempre sola, presente più oltre, dove il mondo non arriva.

Mi fermo nelle umide giornate di nebbia sulle panchine lungo il fiume. Come nei film americani. Dietro di me gli alberi lunghi e affusolati, qualche ragazzo senza volto che corre. Sto lì. Un libro in mano. Faccio finta di leggere e penso: “Adesso mi fermo perchè  qualcuno mi possa raggiungere e si sieda al mio fianco”. Ma il freddo penetra le mie ossa e il cuore congela. Questo non è il mio film. Mi alzo.

Chiudo il mio cervello in una gabbia. Lo blocco. Lo incateno. Non regalo una via d’uscita. Lui si divincola, scalpita come un purosangue ferito. Bava alla bocca e fumo dalle narici. Il sudore è sempre più acre proiettato fuori da ormoni imbestialiti. Lo sento urlare. Non puoi tenermi in gabbia! Non puoi. Mollami!

Adesso  lui. Un ruvido impasto di fango dove nascondere e anestetizzare il mio cuore. Il sangue si coagula, si mescola alla terra. Mi guarda. il suo battito non si ferma. Prendo altro fango ma un rivolo di sangue macchia le mie mani di un rosso laccato che luccica. Fermati! Sento il sapore metallico del sangue in bocca. Sangue, sempre più sangue.  E allora mangio fango, fango e ancora fango.

Guardo le mie mani. Non c’è più acqua. La terra è diventata arida e si sgretola fra le mie dita. E’ terra senza un battito. Polvere secca. Nessun seme dentro di lei. Non ci sono fili d’erba, nè radici che  la tengano assieme. Eppure qui c’era vita un tempo. Lo sento. Avvicino un pugno di terra al mio volto.  Annuso. Lo sento. C’era vita. La terra profuma ancora di quello sperma vitale che ha generato l’universo.

Trascendo. Il dolore allo stomaco è impressionante. Vacillo. Non più eretta, crollo supina accartocciata su me stessa. Sfinita. Violentata dal desiderio di  una vita che anche questa volta non sarà mia. Che non può essere la mia. Mi arrendo.

C’è un bellissimo prato di margherite bianche. Poco oltre. All’orizzonte tre bimbi felici che corrono. Farfalle. Una tiepida brezza accarezza la mia pelle. Sono nuda è vero, ma posso liberamente piangere.

Lacrime sulla mia pelle.


Sol’_in_attesa

In attesa di vedere la storia di Sol’_in _blue terminata ho pubblicato un’altra foto mia…dentro una gabbia…intrigante quasi quanto quella sotto la doccia non credete?


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